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    Scoring Butterfly Rising

    I'm scoring right now this great Independent movie written by Tanya Wright.

    This is the synopsis from the website:

    “When her brother dies, singer Lilah Belle sets out to escape her grief and embarks on a road trip, but not before coaxing the new-to-town, most scandalous woman in Artesia “Rose Johnson” to go with her. These two broken souls steal a vintage truck and head out on the open road to a fated encounter with the mythical, magical“Lazarus of the Butterflies.’ What occurs with the strange Butterfly Man transforms their destinies and binds the women together forever”

    The website is http://www.butterflyrisingmovie.com/

    It’s a pleasure to work with a so professional crew, and to have greatfreedom from the director: i have the chance to try lots of different musical generes, from jazz/funk athmospheres to intimate ones, going from chamber music cues to great orchestral ones.

    Hope soon to have the possibility to post something here or on my account on reverbnation to have your suggestions and comments. It’s a full immersion in music for pictures, less than a month to write and record the complete score, but i really enjoy to play all the instrument (digital orchestra…but also lot of acoustic ones, percussion, flutes, piano and guitars).

    Blessing

    Kristian

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    Influenza Coincidenza e RadioTre

    Di solito mi vanto di non ammalarmi mai, anche quando sono a contatto con colleghi o allievi che hanno tossi febbri raffreddori e quant’altro.
    Quest’anno, dopo una resistenza eroica, la cosa mi si è ritorta contro come un boomerang portando con se nel viaggio di ritorno l’influenza Australiana. Dannati canguri e maledetti koala.
    Da un paio di giorni sono uno straccio con picchi di 39 e 9 di febbre, l’influenza mi prende raramente ma quando lo fa, insomma ce la mette tutta…
    Quando sono in questo stato chiaramente non posso suonare, fare lavori in studio, leggere, vedere la televisione and so on…trovo tutto particolarmente insopportabile. L’unica risorsa per combattere gli spettri del tedio è la radio. Ma non tutte le stazioni. Di solito mi concentro su Radio Tre, Skyline e Virgin Radio per l’ottima programmazione musicale. Quando sono moribondo non riesco a concentrarmi neanche sulla musica peggio ancora se c’è qualcuno che parla di argomenti interessantissimi ed importanti.

    Quindi febbre uguale RadioDue, sano entertainment tutto il giorno.
    Il caso vuole però che ieri notte non riuscissi a dormire causa tosse incredibile, così mi sono potuto permetter il lusso di ascoltare l’ottima trasmissione di Pino Saulo “Battiti”, che di solito causa orari incompatibili con il mio stile di vita mi posso al massimo godere sotto forma di podcast. E tra un colpo di tosse e l’altro in quello stato di onirica dormiveglia pensavo, ma chissà quando recensiranno il cd “Jazzfriends for Emergency” ? Devo proprio mandare una mail per vedere se l’hanno ricevuto il cd. Tempo 5 minuti e sento nominare in radio L’Odd Times Quintet, la formazione con la quale ho partecipato a quel cd, ed il mio nome come autore del brano Ludmilla che di li a poco hanno trasmesso. In stato di semiincoscienza ascolto il tutto senza riuscire bene a capire…poi mi fiondo su internet per controllare la tracklist, non tanto per verificare l’eccezionalità dell’evento, quanto quella della concomitanza di fattori. Voglio dire, non sono certo Stefano Bollani e non pubblico due o tre cd all’anno, quindi quante probabilità ci sono che venga recensito in radio un cd al quale partecipo, che venga trasmessa una traccia suonata da una mia formazione, che delle due tracce nel cd venga scelta quella composta da me, che mi sia venuta la febbre e che sia stato tutto il giorno ad ascoltare radio due, che la notte non riuscissi a dormire ed abbia messo su radio tre, che fossi in dormiveglia proprio nel momento in cui hanno fatto ascoltare quel brano.

    Sinceramente non credo un granchè alle coincidenze, perchè devo ammettere che cose dl genere mi capitano spesso. Se qualche esperto di statistica o di misticismo dei grandi numeri vuol spiegarmi l’evento è il benvenuto!
    Se volete potete ascoltare la trasmissione scaricando il podcast all’indirizzo
    Battiti Radio tre

    E vi ricordo chiaramente che il cd Jazzfriends for Emergency è ancora disponibile e che tutto il ricavato, l’intero ricavato dalla distribuzione del cd andrà devoluto ad Emergency, quindi continuate a passar parola perchè ci sono grandissimi nomi nel cd e lo scopo benefico dovrebbe invoglire tutti a acquistarne almeno una copia.
    God Bless You
    Kristian

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    Grammatica della Fantasia

    Un bellissimo libro del 1973 di Gianni Rodari, finito di leggere da poco.
    Consigliato a chi cerca un pò di lievità nelle parole e nei giochi dei bambini e vuole evadere per un pò dalla grigia e a volte superflua concretezza di tutti i giorni.

     In questo breve e piacevole saggio sull’immaginazione sono
    state raccolte le conversazioni degli incontri che Gianni Rodari ebbe nel marzo
    del 1972 a Reggio Emilia con un gruppo di insegnanti delle scuole materne,
    elementari e medie.

    Da questa eloquente lettura emergono la maestria, la grande
    competenza e l’assoluta passione  dell’autore per i temi che riguardano
    l’infanzia, i percorsi di crescita, il desiderio di deragliare dai binari troppo
    concreti del significato. Grande anticonformista le cui conclusioni ed
    osservazioni non sono mai scontate,  perché entrare dalla finestra è più
    divertente quanto più utile
    ,  Rodari denuncia per esempio il fatto che nelle
    nostre scuole si rida troppo poco, ed invita gli operatori a  superare la
    muraglia della routine scolastica stimolando i bambini  con diverse formule che
    accendano loro l’immaginazione, per esempio il binomio fantastico,
    l’accostamento cioè di due parole abbastanza differenti o antitetiche tra loro,
    da cui può scaturire una storia piena di fantasia.

     Un manuale pieno di fascino fitto di esercizi e
    suggerimenti pratici per educatori e genitori. Come formulare ipotesi
    fantastiche, domande buffe e divertenti, come deformare le parole per trarne
    storie sempre nuove, parole estraniate e deformate, il prefisso fantastico, il
    nonsenso, l’errore creativo, cosa ci fa un cane nell’armadio? E il quore che
    cos’è se non un cuore malato? Infatti ha tanto bisogno di vitamina C. Su questi
    piccoli temi, un’infinita serie di idee viene sviluppata e proposta con grande
    saggezza e semplicità, dall’importanza di burattini e marionette (affascinanti
    personcine giunte ai bambini in seguito a una doppia caduta), alle curiose
    “carte di Propp”, all’insalata di fiabe: bosco, lupo, nonna, elicottero.
    Elicottero?,
    e ancora fiabe sbagliate, fiabe al rovescio, fiabe a
    ricalco.

    Un libro assolutamente attuale che, nonostante ci faccia
    provare un brivido di nostalgia per i tempi in cui la televisione era ‘poca’ e
    semplice, ci chiede anche di non arrenderci a questi giorni piatti, perché
    bisogna che il bambino faccia provvista di ottimismo e di fiducia per sfidare
    la vita.

    E ancora, concludendo, spero che il libretto possa essere
    ugualmente utile a chi crede  nella necessità che l’immaginazione abbia il suo
    posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa
    quale valore di liberazione può avere la parola. “Tutti gli usi della parola a
    tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti
    siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

     

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    So Long James

    Con un pò di ritardo scrivo due righe per ricordare James Brown, scomparso il giorno di Natale.

    L’ho ribadito più volte…mi sono avvicinato al Jazz tardi , o meglio ci sono arrivato pian piano. In casa , da piccino, di dischi Jazz non ne giravano, ma bella musica si tanta. Al Jazz ci sono arrivato dal Progressive Rock e dal R’n B , che non è quella musica che si ascolta adesso su Mtv con i video con le “cosce di fuori” . Quando parlo di R’nB parlo di Ray Charles , il suono motown e ovviamente per estensione James Brown. Il primo concerto di James Brown che ho visto , in realtà non l’ho visto…spiego. Mio padre ha portato me ed un mio amico al concerto, era a Porto Recanati. Avevamo preso i biglietti in prevendita…e mi aveva avvisato: Dobbiamo andarci per forza, è un occasione unica lui è vecchio e magari è l’unica occasione che hai per vederlo. Arrivati al luogo del concerto cartello: ” Tour Annullato ” . Mio padre mi ha guardato con una faccia come per dire…troppo tardi : Addio James.

    In realtà nessun problema di salute…infatti questa cosa è successa qualcosa come 15 anni fa…

    L’anno seguente c’è stato modo di recuperare ad Ancona, James è arrivato in ritardo ( e anche li preoccupati…è vecchio si sarà sentito male ) e mi avevano avvisato: non è più quello di una volta speriamo non sia patetico…Sticazzi! Concerto mostruoso, due ore al fulmicotone senza un attimo di respiro! Da quel giorno ogni volta che è stato in zona con il suo tour non ce lo siamo mai perso pensando: Potrebbe essere l’ultima volta che lo vediamo. Più che il timore della sua scomparsa c’era quello di non vederlo in forma o di vedere James che fa l’imitazione di Brown…ed invece mai una delusione. Ultimo concerto visto ad Umbria Jazz, l’anno in cui anche io ero tra gli artisti ospiti insieme alla DJO , non potevo perdere l’occasione di assistere tra il pubblico al concerto di James , ma con il Pass Artist al collo. Per chi lo ha seguito fin da prima di decidere di “fare il musicista da grande” , vi assicuro che è stata un emozione particolare… Ed anche quel concerto è stato il massimo, ricordo oltretutto un suo omaggio a Ray Charles, da poco scomparso, in quella occasione.

    Grazie James quindi per l’influenza positiva che hai avuto su di me come musicista per avermi traghettato verso il Jazz e la Buona Musica, grazie per i Blues Brothers, per “it’s a man man world”, per gli spettacoli con il prestigiatore e le ballerine ( un po kitsch il primo…) , per i passetti…per l’asta del microfono lanciata e ripresa ( per quella volta che è caduta…o meglio l’hai fatta cadere…come per dire non sono più quello di una volta..invece come al circo, faceva parte del gioco…) , per il mantello , per i passettini di danza e le pirolette …

    “LUI HA VISTO LA LUCE”…( cit. )

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    One Night at Night

    Innauguriamo oggi la rubrica : ” I concerti da raccontare ” , sottotitolo : tutto nella vita avrei pensato tranne un giorno di suonare…

    …In un night club. E già , possiamo mettere anche questa esperienza in curriculum , ecco l’invito per la serata.

    eden

    Ovviamente i night club di oggi sono tutt’altra cosa da quelli nei quali 50 anni fa spopolavono i Buscaglione , i Carosone ed i Buongusto… Devo dire però che i nomi esotici sono rimasti quelli. Cosa è cambiato ? beh innanzitutto la clientela che è decisamente più squalliduccia, le ragazze , che sono tutte dei paesi dell’est ed il clima . Una volta si respirava una certa sensualità , un alone di mistero, adesso solo tanta tristezza. Nota positiva, molta gente ballava sulle note dei brani Jazz, cosa che appunto non mi è mai capitato di vedere se non in filmati di repertorio o duranti i matrimoni “all’americana” . Ovviamente gli avventori prediligevano i lenti da palpeggio…e le ragazze i fast per allontanare i palpeggiamenti . Da questo punto di vista niente di nuovo in confronto alla tradizione… ma mentre il massimo dell’erotismo all’epoca era un bello spogliarello , vedononvedovedoforsevedohovistoforseno , tra i nostri due set c’era il momento Clou della serata, il Lesboshow di Irina e Svetlana .

    Anche questa è fatta, Carosone protettore dei musicisti da night , perdonaci!

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    Siae ed Hengel Gualdi

    Mi complimento davvero con la SIAE o meglio con i redattori della rivista VIVAVERDI , che arriva ai soci siae , per aver pubblicato questo bel ricordo del grande Hengel Gualdi nell’ultimo numero. E’ un bell’esempio di rispetto per un grande musicista , e non è la fotocopia della velina che tutti i giornali hanno pubblicato nei giorni successivi alla scomparsa del Maestro.

     

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    La Verità su Paganini

    « Indovina chi voglio che commemoriamo, oggi? »
    « Sentiamo. »
    « Nicolo Paganini. »
    « L’avrei giurato. Anch’io lo commemorerei volentieri. Cominci tu? »
    « No, comincia tu. »
    « Quanti anni dalla sua morte! Pensa che, se non fosse morto, il grande
    violinista avrebbe oggi circa 180 anni. »
    « Che commemorazione da imbecille! »
    « E allora commemoralo tu e non mi seccare. »
    « Centottanta anni! Che peccato che sia morto! »
    « Ma di che è morto? »
    « Non te lo so dire. »
    « Poveretto! Chi glielo avrebbe detto! Un così gran violinista. »
    « E come! Di lui si raccontano cose straordinarie. »
    « Che non ripeteva? »
    « Questo è niente. Sai che nei suoi concerti (naturalmente non nei concerti
    altrui, che non glielo avrebbero permesso), prima di attaccare un pezzo,
    spezzava tre corde del violino e poi suonava su una corda sola? »
    « Meraviglioso. »
    « Pensa che ogni suo concerto costava un occhio del capo soltanto di corde
    rotte. »
    « È straordinario. »
    « Perché lui le spezzava sempre. Era più la spesa per le corde spezzate che
    l’incasso. Gli impresari avevano un diavolo per capello. »
    « Lo credo bene. Ma invece di spezzare le corde prima di suonare… »
    « Non poteva spezzarle dopo, vuoi dire? »
    « No. Dico: non poteva presentarsi con un violino a una corda sola? »
    « Monocorde, intendi? »
    « Me l’hai tolto di bocca. »
    « Be’, non lo so. In ogni modo era una cosa sorprendente e di sicuro effetto
    vederlo spezzare le corde con tanta maestria prima di cominciare il
    concerto. Certe volte era più la fatica per spezzare le corde che quella per
    suonare. Perché sono corde resistentissime. Ci voleva una forza di leone. La
    gente andava al concerto non tanto per sentirlo suonare, quanto per vedere
    com’era bravo a spezzare le corde. Appena spezzate le corde, la gente se ne
    andava. Spesso era necessario dargli manforte nella bisogna. Allora, per il
    pubblico era una pacchia: tutti a tirare la corda da una parte e dall’altra.
    E, poi, certi ruzzoloni da alzar l’idea. Insomma, un carnevaletto. »
    « Bellissimo. »
    « Quando lui doveva dare un concerto, mica si esercitava a suonare. Si
    esercitava a strappare le corde. »
    « Fortuna che non era un concertista d’arpa. »
    « E se ti dicessi che io ho conosciuto un celebre suonatore di campane,
    bravissimo, un grande sacrestano, insomma, che una volta strappò la corda
    della campana e poi la suonò? »
    « La corda? »
    « La campana, sciocchino. »
    « E come fece? »
    « Agitò il batacchio con la mano. »
    « Meraviglia delle meraviglie. Ma Paganini ha fatto cose ben più
    straordinarie. »
    « Non tenti per caso di fare impressione sulle anime semplici con ragguagli
    mendaci? »
    « No. Una volta, mentre eseguiva un concerto, strappò prima una corda, poi
    un’altra, indi la terza e all’ultimo la quarta. E continuò a suonare. »
    « Senza corde? »
    « Se ti dico che le aveva strappate! E poi strappò gli applausi. »
    « Lui strappava tutto. »
    « Tutto. Non si salvava niente. Una volta, pensa, dopo avere strappato le
    corde, si strappò persino le falde della marsina e continuò a suonare. »
    « A Parigi? »
    « Non so se a Parigi o nei dintorni. »
    « Era un diavolo. »
    « Un’altra volta, dopo aver strappato le corde, si strappò i capelli. »
    « Per la disperazione di non avere altro da strappare? »
    « No, perché non poteva suonare. Un’altra volta suonò con un violino rotto.
    A Parigi, dopo aver strappato le corde, spezzò l’archetto e continuò a
    suonare. A Vienna ruppe anche il pianoforte dell’accompagnatore, e continuò
    a suonare. »
    « Lui continuava sempre a suonare. »
    « Sempre. Non smetteva nemmeno con le cannonate. »
    « Magnifico, superbo, immenso. »
    « Umile, serafico sentimentale. Quanto più poteva rompere più era contento.
    Ma la maggiore impresa, la cosa più straordinaria la fece a Lucca. »
    « Sentiamo, Ardo. »
    « Prima di cominciare un concerto, spezzò le corde, infranse l’archetto,
    sfondò il violino in testa al pianista, prese a calci tutti gli spettatori
    della prima fila e poi suonò un bellissimo pezzo. »
    « Con un altro violino? »
    « Questo non te lo so dire. »
    « Comunque, è sempre una cosa meravigliosa. »
    « Indubbiamente. Una volta strappò tre corde ed eseguì la Sesta di Beethoven
    sulla quarta, una terza sotto per la seconda volta a una prima. »
    « Dove? »
    « A Ottawa. »

    Achille Campanile – Vite degli uomini illustri (1975)

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    Bates and Zorn

    Cito il finale di una intervista di Django Bates, musicista definito il “Monthy Python” del Jazz Britannico …

    D: John Zorn ha contribuito al tuo progetto Premature Celebration , l’omaggio a Evan PArker che hai messo insieme cucendo sessanta battute commissionate ad altrettanti compositori .

    R: Si il contributo di Zorn è consistito in due battute vuote . “Immaginavo che un pò di silenzio ti avrebbe fatto comodo” mi ha scritto.

    D: Che cosa ne hai fato ?

    R: Le ho usate , dopo averle trasportate di una dodicesima.

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    Blog!

    E’ con estremo imbarazzo che vi comunico che da oggi anche io ho un Blog…

    per la serie entriamo nella fitta schiera di Cani e Porci che presuntuosamente pensano di avere qualcosa di interessante da dire: BENVENUTI !