Report · EVO – I Linguaggi del Gioco · Macerata
Dal tavolo alla riflessione: Dadi, Maghi e Draghi a EVO 2026
Una giornata divisa in due momenti complementari: al mattino un laboratorio esperienziale per insegnanti, la sera un incontro pubblico dedicato al passaggio dal gioco al metodo educativo.
Il contesto
Il gioco come linguaggio educativo
L’edizione 2026 di EVO – I Linguaggi del Gioco ha trasformato Macerata in un laboratorio diffuso dedicato alle molte forme del gioco: analogico, digitale, culturale, formativo e sociale.
All’interno di questo contesto, il progetto Dadi, Maghi e Draghi ha proposto una giornata specificamente centrata sul gioco di ruolo come ambiente di apprendimento: non una lezione “sul gioco”, ma un percorso che partisse dall’esperienza concreta per arrivare alla riflessione metodologica.
L’Università di Macerata ha partecipato a EVO 2026 come partner scientifico della manifestazione, contribuendo a valorizzarne la dimensione culturale e formativa.
Mattina · 10:00–13:00
Il laboratorio esperienziale per insegnanti
La prima parte della giornata è stata dedicata agli insegnanti. L’idea era semplice: prima di discutere di applicazioni scolastiche, bisognava sedersi al tavolo e giocare.
I partecipanti hanno sperimentato direttamente una breve sessione di gioco di ruolo, confrontandosi con scelte, imprevisti, informazioni incomplete, collaborazione e necessità di costruire una decisione comune. Proprio queste dinamiche sono poi diventate il punto di partenza per ragionare sulle possibili ricadute educative.
Durante il laboratorio sono stati utilizzati anche i materiali semplificati sviluppati per il progetto: schede dei personaggi essenziali, supporti visivi e strumenti pensati per ridurre il carico iniziale delle regole e lasciare maggiore spazio all’esperienza.




Sperimentare prima di spiegare
Il punto di partenza è stato il gioco vissuto in prima persona, non una definizione teorica.
Osservare le dinamiche
Scelta, negoziazione, ascolto, errore e imprevisto sono diventati materiale pedagogico.
Tradurre in metodo
L’esperienza al tavolo è stata riletta in funzione di classi, laboratori e gruppi educativi.
Sera · 18:00–20:00
Dal gioco al metodo: il confronto con Stefano Polenta
La seconda parte della giornata, aperta al pubblico, ha spostato il centro dell’attenzione dall’esperienza di gioco alla sua interpretazione pedagogica.
Il talk ha visto il confronto con il professor Stefano Polenta, docente di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Macerata. Il dialogo ha permesso di mettere in relazione la pratica del gioco di ruolo con temi centrali nella formazione: ruolo dell’educatore, libertà e regole, coinvolgimento, responsabilità delle scelte, relazione e costruzione condivisa del significato.
L’obiettivo non era trasformare il gioco in una tecnica rigida, ma interrogarsi su ciò che accade quando un gruppo è chiamato a immaginare, scegliere e agire insieme dentro un sistema di regole.


Galleria fotografica
Il laboratorio al tavolo
Alcuni momenti del laboratorio esperienziale: confronto nel gruppo, materiali semplificati, mappe, dadi e scelte condivise.












Talk pubblico
Dal gioco al metodo


Una giornata, due prospettive
Dal fare al comprendere
Il doppio appuntamento ha permesso di tenere insieme due aspetti che nel progetto Dadi, Maghi e Draghi sono inseparabili: la forza dell’esperienza concreta e la necessità di riflettere sul modo in cui quell’esperienza viene progettata, accompagnata e rielaborata.
Il laboratorio del mattino ha mostrato cosa succede al tavolo; il talk serale ha offerto lo spazio per chiedersi perché alcune dinamiche funzionano, quali competenze mettono in movimento e quale responsabilità abbia chi conduce.
È proprio in questo passaggio — dal gioco al metodo — che il gioco di ruolo può diventare una risorsa educativa senza perdere ciò che lo rende vivo: libertà, immaginazione, relazione e possibilità di scegliere.
Per approfondire il contesto del festival: EVO – I Linguaggi del Gioco e Università di Macerata.
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