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    COLONNE SONORE E CONTRATTI PER COMPOSITORI


    Come si firma un contratto, cosa bisogna scrivere? Chi deve farlo, questo contratto, lo faccio io oppure lo fa la casa produttrice, il regista etc.?

    Premessa: ogni progetto è un discorso a sé stante. Ogni progetto ha le sue caratteristiche, le sue esigenze, ogni produttore ha le sue necessità. Io vi do qui, in questo articolo, alcuni consigli per tirarne fuori le penne nella maniera più dignitosa possibile.

    Innanzitutto, dipende se stiamo parlando di progetti internazionali o in Italia. Questo perché, per mia esperienza, i contratti in Italia spesso “valgono poco”, per buchi legislativi che abbiamo nel nostro settore e anche per come funziona qui la giustizia.

    In Italia i budget per i film non sono mostruosi. Ci sono, ma non sono incredibili, quindi, a corti discorsi, laddove il produttore o regista non rispetti il contratto: che faccio? Faccio causa, chiamo l’avvocato, affronto tutte le spese del caso per “pochi euro”? Oltretutto, pregiudicandomi tante possibilità lavorative. Non che, se un regista non rispetti un contratto, io debba cedere e farmi star bene la cosa, per paura poi di non lavorare più con lui. Anzi, se un regista non paga, meglio non lavorare con lui in futuro. Dico che, nonostante il contratto, sarà una cosa complicata, poi, vedere quei soldi se il regista o la produzione hanno “deciso” di non pagare.

    Mi è capitato più volte, con diversi registi o produzioni, non di non essere pagato ma di non veder rispettate delle clausole del contratto che avevo ben indicato, che avevo tenuto a specificare. Ad esempio, in un contratto fatto un paio di anni fa, era previsto (io lo metto in tutti i miei contratti) che mi venisse inviata la copia digitale del film per approvare come erano state sincronizzate le musiche, e chiaramente alcune copie del DVD. Io ancora questo film non l’ho visto e sono passati anni. Cosa faccio? Faccio causa al regista che non mi ha inviato i DVD anche se questa clausola era parte integrale del contratto?

    Un contratto va rispettato in tutti i suoi aspetti, e non c’è clausola più o meno importante. Perché mettiamola dal mio punto di vista: se in un contratto c’è scritto che devo scrivere e consegnare le musiche registrate, non è che se le scrivo e basta e invio la partitura al regista e non consegno i brani registrati, allora sono a posto. Devo rispettare la clausola, quindi anche il regista o la produzione, sono tenuti a rispettarle a loro volta.

    Questo non avviene spesso, però ripeto: cosa fai? Poi fai causa al regista perché non ti ha mandato dei DVD? Purtroppo non è possibile. 

    Questa superficialità l’ho notata anche per grandi produzioni o network. Mi è capitato di firmare il contratto per un grande lavoro, con una grande produzione, mesi dopo la messa in onda del film, ci rendiamo conto? Il contratto (che dovrebbe essere stipulato a priori) redatto e firmato mesi dopo la messa in onda (!?).

    Lavorando molto con l’estero, invece, devo dire che io, tutte le volte, ho potuto notare un rispetto estremo di quanto era scritto nel contratto e tutto si è svolto nel migliore dei modi, alla perfezione. Questo perché fuori c’è un concetto diverso del rispetto di un contratto, di legalità, perché ci sono effettivamente delle conseguenze se uno non rispetta dei tempi o delle clausole. C’è anche una differenza tra contratti italiani e quelli americani. Io, anche per progetti enormi e molto ben pagati, all’estero ho fatto contratti di una pagina, di una semplicità e di una linearità indescrivibile. In Italia, anche per il contratto più sciocco, per poche centinaia di euro, mi è capitato di stampare venti pagine, venticinque pagine, contenenti oltretutto clausole che poi non vengono rispettate.

    Detto questo, come si fa di solito il contratto? Qualcuno mi ha chiesto: “ma occorre andare da un avvocato?”. No, il contratto è un documento che si fa tra una produzione e te, che tu sia un privato o meno, dove vengono scritte una serie io cose che una persona chiede e che vuole ottenere dall’altra. Di solito, a scanso di equivoci, il contratto lo preparo io a meno che non si tratti di una produzione estremamente grande. In quel caso preferisco che se ne occupi il mio agente (che a sua volta magari si affida per una consulenza specifica ad un avvocato specializzato nel settore).

    Ci sono dei punti fermi che chiedo nel contratto, potete segnarveli così la prossima volta anche voi potrete fare richieste simili.

    • Chiedo di mantenere i diritti. Mantenere sia i diritti d’autore sia i diritti di riproduzione meccanica (ovvero sia il master sia le edizioni, perché io risulto anche come editore per l’ASCAP) quindi richiedo di tenere tutti i diritti. In questa maniera posso sfruttare successivamente, nella maniera in cui preferisco, la colonna sonora che ho registrato.

    Questo è un dettaglio fondamentale per tutti i lavori che andiamo a fare, perché delle volte si firmano contratti dove noi rinunciamo a parte dei diritti (delle volte anche a tutti i diritti). Ad esempio, se io ho un editore, al quale cedo parte dei diritti dei brani che compongo (questo avviene anche al di fuori del cinema), io poi non ho più il controllo, se non in parte, di quei brani. Ovvero: io scrivo un brano, poi cedo alla casa editrice parte dei diritti del brano, così che poi possa pubblicarlo come preferisce. Se poi, un giorno, bussa alla mia porta Spielberg (faccio sempre il suo esempio perché adoro i suoi lavori) e mi dice: “senti, vorrei utilizzare quel brano, posso?”. Io personalmente direi “sì”, però bisogna prima sentire la casa editrice, che dice: “Io voglio che Spielberg mi dia TOT soldi per utilizzare quel brano”. L’utilizzo dei brani, a quel punto, non è più pensiero solo nostro ma se ne occupa anche la casa editrice, che può mettere tutti i veti che vuole perché ha il diritto di farlo. Per questo motivo, io, se possibile, chiedo di mantenere i diritti anche sulle edizioni.

    Che uno debba mantenere il diritto d’autore sembra una cosa ovvia, ma non lo è così tanto perché alcuni (e capita soprattutto all’estero) chiedono di firmare un contratto “for hire”: tu vieni assunto per scrivere e registrare le musiche, magari vieni pagato anche bene, però cedi ogni tipo di diritto. I brani, praticamente, non sono più tuoi. Questa è una scelta da fare, alla quale io di solito dico no. Forse mi è capitato una volta agli inizi, per inesperienza, di firmare un contratto del genere.

    Per alcune case produttrici, soprattutto quelle indipendenti più piccole che non vogliono grane, è la scelta più rapida e più comune. Ti dicono: “io ti do soldi, ti pago bene però non voglio più sapere niente da te, e con i brani faccio tutto quello che voglio”.

    Oltretutto questa cosa, per noi che abitiamo sul territorio italiano e che siamo iscritti alla SIAE (se non siete iscritti, dovreste esserlo almeno ad altre società per proteggere il vostro lavoro), non è legalmente possibile. Penso ci siano anche delle scappatoie, ma di base, se siamo iscritti alla SIAE, il nostro diritto alla paternità dei brani è inalienabile. Se noi ne scriviamo uno e siamo iscritti, siamo tenuti per forza a depositarlo. Accetto smentite, ma a me risulta così. Una volta mi era capitato di non aver depositato un brano perché volevo concederlo, regalarlo ad un lavoro di un amico, e la SIAE dalla sede di Roma mi telefonò e mi disse: “guarda che tu non puoi non depositare un brano. Se sei iscritto devi per forza depositarlo. È un diritto inalienabile per la legislazione attuale”.

    Vi faccio un altro esempio: anni fa, la colonna sonora di “Up” scritta da Giacchino, che per il film ha ottenuto l’Oscar, era in mano come diritti totalmente alla Disney, che aveva scelto di non pubblicare il CD, pensando non fosse utile o economicamente vantaggioso. Dopo la vittoria agli Academy Awards è stato stampato. Purtroppo il compositore non poteva intervenire in tal senso, e stiamo parlando di un compositore di Serie A…

    Quindi, per questa prima parte del contratto, di solito scrivo una clausola dove non è che dico: “il compositore mantiene il diritto d’autore, di edizione etc etc.”. No, semplicemente sancisco che: “io compositore cedo alla produzione o al regista il diritto di UTILIZZO dei brani”. Vuol dire che i brani sono miei, le edizioni sono mie, e loro possono utilizzare i brani in quel film, cortometraggio etc. È una cosa ben diversa e questa clausola si spiega da sé.

    • Concedo la possibilità di utilizzare il mio lavoro e dopo, a seconda del budget a disposizione, specifico di quanto vengo retribuito. Poi aggiungo ulteriori clausole, ovvero: limitazioni di tempo, progetto o piattaforma. Ad esempio, cedo l’utilizzo dei brani per tre anni, quattro anni, cinque anni. Posso mettere questo se utilizzo un brano per una pubblicità: non voglio che la utilizzino in eterno. Dopo gli anni scelti, si fa un nuovo contratto (dove magari posso chiedere anche di più per quell’utilizzo e dunque ricontrattare il pagamento).
    • In un altra clausola specifico che il lavoro è solo per la composizione dei brani, e quindi io vengo retribuito solo per quello. Potenzialmente, una volta consegnate le partiture io ho finito il mio lavoro, e questa è una delle cose che preferisco perché si separano l’ambito della composizione (che è il mio ambito principale), dall’ambito della produzione, registrazione e magari anche dell’arrangiamento.

    Io compongo, faccio i provini e aspetto che siano approvati dalla produzione. Poi, una volta che è tutto approvato, io ho, teoricamente, finito il mio lavoro. È compito della produzione poi  provvedere economicamente alla registrazione dei brani, a chiamare l’orchestra, il copista, pagare lo studio, pagare i musicisti, pagare i music editor pagare chi mixa l’orchestra, insomma tutte le maestranze che ci vogliono per portare a termine un lavoro che sia dignitoso. Di conseguenza ho meno responsabilità, posso concentrarmi esclusivamente sulla composizione e tutto il budget deve gestirlo poi la produzione. Questo ci consente di lavorare con molta libertà.

    L’alternativa (che in realtà per piccoli progetti è lo standard) è quello che gli americani chiamano il buy-out, ovvero: io ti pago “qualcosa” di più però tu devi provvedere a tutto. Mi devi consegnare la colonna sonora finita, gli stems vari per poi fare il mix finale. In questa maniera posso guadagnare di più perché posso trovare un modo per risparmiare, perché lavoro con un orchestra o con uno studio determinato da tanto tempo, per questioni d’amicizia o clientelismo (inteso nell’accezione migliore possibile). Però delle volte può essere il contrario. Può essere che la produzione ha già accesso a questi servizi  a costi minori di quanto possa fare io. Magari guadagno un  po’ di più, però ho tutto il rischio d’impresa e non sappiamo cosa può andare storto…

    Ad esempio, il regista potrebbe chiederti: “guarda, sì, tu hai già registrato, hai già fatto tutto ma questo pezzo dobbiamo rifarlo, perché io ho ulteriormente lavorato al montaggio di quelle scene, ho tagliato o ho aggiunto, etc.”. Allora un conto è che il regista ti dice “ho aggiunto una scena mi devi scrivere un nuovo brano”. Ci sta, fa parte del contratto. Ma un conto è che quel brano, oltre a comporlo, io debba di nuovo registrarlo con l’orchestra, rientrare in studio etc. Quindi, sia al livello di costi di studio che di musicisti rischio di “andare in rosso”, è pericolosissima come opzione. Può farci guadagnare molto se siamo tanto “potenti” a livello produttivo (se ad esempio ho un studio di registrazione mio, dove registro con l’orchestra, ed ho una serie di musicisti regolari che lavorano con me e che sono a stipendio), allora in quel caso non ci sono troppi problemi nell’aggiungere sezioni di registrazione.

    Io tendo ad evitare questa opzione, così come ad esempio il costo per l’acquisizione di brani esterni, perché può capitare che nella colonna sonora del film ci sia la necessità, del regista, di mettere un brano o una citazione o un arrangiamento nuovo di un brano più o meno conosciuto (o addirittura l’acquisizione dei diritti per mettere l’originale). Allora bisogna chiarire che questi sono tutti costi dei quali non si occupa il compositore e che sono quindi a parte, che sono quindi responsabilità della produzione.

    • Poi inserisco la data di consegna del lavoro, fondamentale perché altrimenti potrebbero chiederci all’improvviso (o peggio in continuazione) nuovi materiali. Il lavoro del compositore non può essere “aperto” ed infinito, è necessario per entrambe le parti sancire un momento di chiusura della collaborazione.
    • La data di consegna dovrebbe sancire anche la data di pagamento, e di solito io inserisco nel contratto che parte del lavoro viene pagata alla firma dell’accordo, quindi immediatamente o una settimana dopo da quando si firma, e l’altra parte viene pagata una volta che viene consegnato il lavoro, quindi le partiture con i demo o negli altri casi le registrazioni. Questo è fondamentale perché delle volte, se noi indichiamo il pagamento alla consegna, con i progetti cinematografici non sappiamo mai come va a finire. Capita con progetti piccoli, ma delle volte anche grandi, che il film vada per le lunghe, si trascini per anni. Quindi, se io vengo pagato alla consegna alla fine del film e nel frattempo lo mettono in standby, io magari ho lavorato tante ore, tanti giorni o mesi e poi non vedo niente per anni. Quello che faccio è dire: metà della cifra pattuita alla firma, e metà alla fine del lavoro quando viene consegnato tutto, in modo che il regista sia soddisfatto (questa è una cosa che tengo a specificare).
    • Come detto prima, chiedo di approvare grossomodo come viene gestito il mix.
    • Chiedo copie finali del lavoro.
    • Esistono poi alcuni casi particolari, dove magari il budget non è enorme come nel caso di un film indipendente nel quale ci sono pochissimi soldi a disposizione.  Il progetto magari è bellissimo ed ha delle ottime potenzialità, cosa faccio? Accetto di lavorare gratis pur di prenderne parte? Chiaramente no… Se io credo molto in quel progetto e scommetto su di esso, magari posso chiedere una percentuale come produttore. Sì, mi paghi non moltissimo per la musica, però mi dai un 3% o un 4% della produzione del film. Vuol dire che da quel film, che ritengo sia una cosa molto bella e penso che possa andare avanti, poi posso ottenere dei guadagni successivi sulla messa in onda o sullo sfruttamento di eventuali diritti- Posso diventare a tutti gli effetti co-produttore di un film e questo, qualche volta, mi è capitato di farlo per progetti veramente indipendenti, piccolissimi, come gesto anche di incoraggiamento per un film che ritenevo interessante.

    In alcune produzioni i registi fanno un po’ i furbi dicendo: “Abbiamo finito il budget del film, lo abbiamo già chiuso e adesso dobbiamo fare la musica ma non abbiamo più soldi”. Premesso che il film non è finito finché non avete lavorato alla musica e al suono, perché, come dice George Lucas, la musica e il suono sono la metà del film. Se un regista finisce il film e poi alla fine pensa alla colonna sonora secondo me è una persona che non ha capito niente di Cinema. E non lo dico per amor del nostro mestiere ma perché è la realtà dei fatti. La Colonna Sonora di un film è non solo importante ma è davvero metà del lavoro di una pellicola (altrimenti lavoreremmo ancora nell’epoca del Cinema Muto). Se ci si pensa proprio alla fine, vuol dire che tu, regista o produttore, non ritieni la Musica ed il suono elementi importanti e allora io, chiaramente,  non ho interesse a lavorare per il tuo film.

    Quindi a priori fuggite da progetti del genere, dove vi chiamano alla fine e non hanno il budget, l’hanno consumato tutto per pagare gli attori o per registrare in 4K HD e poi la musica la fanno fare al vicino di casa con i le tastierine.

    • Un’altra clausola che io metto per serietà è che libero la produzione e il regista (di solito la inseriscono loro, altrimenti provvedo io) da responsabilità nei confronti di terzi. Se io scrivo un brano e cito la melodia di un altro compositore, firmo dicendo che ci ho pensato io a tenere tutte le autorizzazioni del caso e quindi tu, regista, legalmente sei libero da ogni responsabilità. Questo, ovviamente, se decido io di mettere qualche tipo di citazione o di utilizzare un campionamento di un’artista per non so quale motivo. Se è una cosa che richiede il regista o la produzione, allora è loro responsabilità preoccuparsi di avere tutte le autorizzazioni del caso.

    Sottolineo la responsabilità nei confronti dei terzi perché non riguarda solo le citazioni o l’utilizzo di campionamenti nei brani, ma riguarda anche se, ad esempio, mi occupo della registrazione dell’orchestra o anche di un solista, di tutte le autorizzazioni. Quando lavoro con dei musicisti devo fargli firmare un documento che dice che io ho il diritto di utilizzare le registrazioni che ho fatto nella maniera che più preferisco. Altrimenti, se non ho queste attenzioni e mi occupo di registrare un musicista o un orchestra, quando esce il film in sala il violinista solista potrebbe dirmi: “ah no, senti, io ho registrato sì il tuo brano, ma non ti ho dato l’autorizzazione di utilizzarlo in quella colonna sonora”. Quindi, se mi occupo io della registrazione anche di un unico solista, devo fargli firmare tutte le autorizzazioni del caso.  Diventa una responsabilità mia se metto questa clausola, perché libero la produzione da tutte queste grane, altrimenti, se non la metto, il musicista potrebbe non voler aver rivalse economiche su di me ma sulla produzione. Quindi bisogna essere molto precisi anche da questo punto di vista.

    La responsabilità nei confronti di terzi vuol dire anche l’utilizzo di library, di strumenti campionati. Attenzione, e spero che nessuno di voi faccia utilizzo di software contraffatto, perché è una cosa che mi trova totalmente contrario, è una pratica che trovo raccapricciante soprattutto se a farlo sono dei professionisti, delle persone che poi traggono un vantaggio economico dall’utilizzo di quella library. Il produttore di quel VST potrebbe riconoscere quel determinato suono nel film e poi riscontrare che il compositore che l’ha utilizzato non ne ha licenza, quindi può chiedergli i danni (a lui o alla produzione). Quindi, quando si fanno dei lavori a qualsiasi livello di professionalità, utilizzate tutti software originali perché si solleva anche la produzione da ogni tipo di problema.

    Questi sono i principali dettagli che inserisco. Ovviamente, più entriamo nello specifico, più garantiamo una certa serietà da parte nostra e avremo meno problemi successivi, possiamo quindi concentrarci esclusivamente sul nostro lavoro. Ci capiteranno contratti più approfonditi, ed occhio a leggerli in tutte le loro forme, le famose scritte piccole insomma, perché potrebbe esserci qualcosa che ci sembra potenzialmente innocuo ma che in realtà poi va a danneggiare il nostro lavoro o alcuni dei nostri diritti. Non esiste un contratto unico ma esiste un contratto che è più adatto alle nostre esigenze e a come vogliamo gestire la nostra immagine, i diritti che abbiamo sulla nostra musica.

    Spero di avervi dato un’idea di quello che è importante chiedere in un contratto. È una cosa molto semplice: cerchiamo di capire cosa vogliamo, su cosa possiamo, vogliamo e dobbiamo cedere e su cosa invece no. In base a questo firmiamo o non firmiamo qualcosa.

    Delle volte mi è capitato di rinunciare a lavori perché venivano chieste delle cose sulle quali assolutamente io non volevo cedere, alle quali non volevo rinunciare. Dobbiamo essere abbastanza ferrei, darci delle regole morali e poi rispettarle il più possibile.

    Ciao a tutti e alla prossima!

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    Attenti al Lupo! Mai lavorare Gratis…

    Ogni singolo musicista ha almeno una volta ricevuto la richiesta di suonare gratis…e praticamente tutti, almeno una volta, per le ragioni più diverse abbiamo accettato. Il problema è un pò più grave quando a chiedere di lavorare gratis sono le produzioni cinematografiche, che hanno budget comunque più alti del pub sotto casa e che davvero a volte non riesce a pagare per la musica dal vivo.

    Il più brevemente possibile vi spiego perchè è sbagliato prestare i propri servizi gratuitamente e come gestirsi quando ci viene richiesto

    1. Il regista o la produzione ci dicono che sono arrivati alla post-produzione senza un soldo e devono per forza chiederci di lavorare senza poter pagare il lavoro. Fuggire da queste produzioni, se non hanno previsto nel budget iniziale una percentuale da destinare alla post- produzione ed alla musica significa che o non sono dei professionisti, o ancora peggio, se lo sono, che non ritengono la musica importante per il loro film. Lavorando gratis ad un film del genere avvaloriamo la loro testi…e verremo trattati con la stessa importanza che loro riservano alla musica, ovvero nessuna.
    2. Il regista ci chiede di lavorare gratis, per questa volta, il prossimo film ci sarà un budget decente. Per la mia esperienza personale non è mai vero, la seconda volta semplicemente cercheranno un altro musicista che lavorerà gratis, al posto nostro. Oppure nel caso abbiano un budget decente chiamano un nome più conosciuto del vostro…se posso spendere perchè chiamare uno sconosciuto? Il consiglio in tal caso è di firmare un contratto a nostra tutela. Mi è capitato giusto questa estate, una produzione mi ha chiesto 10 minuti di musica per un piccolo lavoro, assicurandomi in cambio il lavoro retribuito sul successivo cortometraggio. Una volta consegnato il lavoro (“Sei stato bravissimo…grazie eh!” quell “Eh!” alla fine mi ha terrorizzato) e partita la produzione del corto, finanziato molto bene dal MIBACT tra l’altro, hanno detto che la musica non occorreva (“grazie eh!”).
    3. Il regista ci dice che tutti hanno lavorato gratuitamente e dunque anche il compositore deve farlo. Questo discorso può anche starmi bene, per una produzione piccolissima posso anche concedere i miei servizi gratis, ma le REGISTRAZIONI della colonna sonora devono venire pagate, così come i musicisti che partecipano. Non credo infatti che al negozio di attrezzature abbiano affittato gratuitamente le camere, o che le memorie e gli hard disk siano stati regalati, o che il benzinaio abbia offerto il carburante gratuitamente per gli spostamenti della troupe.
    4. Se proprio vogliamo offrire i nostri servizi gratuitamente, al progetto di un caro amico, o ad un documentario che sposa una causa alla quale teniamo particolarmente ad esempio, pretendiamo SEMPRE di mantenere i diritti d’autore sul nostro lavoro e la non esclusiva sui brani. Questo vuol dire che in un secondo momento possiamo sempre licenziare il lavoro fatto per altri progetti e guadagnare due centesimi grazie ai diritti d’autore.
    5. Se prestiamo i nostri servizi gratis chiediamo qualcosa in cambio. Io posso offrirti la mia musica, tu regista o produttore dammi una mano montando e preparando per me uno showreel che consenta di veicolare la mia musica. Offriamo un servizio? Chiediamone in cambio uno di pari valore!
    6. Se i soldi sono effettivamente finiti, proponiamo di diventare co-produttori del film. Io ti cedo dei brani, tu mi cedi una quota degli incassi futuri. Se davvero credi tanto nel tuo progetto da lavorare gratis, permetti che rischi anche io, ma che in caso di successo ne tragga anche un vantaggio economico. Visto mai che quel filmetto indipendente non diventa un cult?
    7. Il regista ci chiede della musica gratis, ma non ha budget, il progetto è però effettivamente bello ed è interessante legare il proprio nome a quel film. Offriamo della nostra musica pre-esistente. A noi non costerà nulla, e se il progetto è veramente bello ci consentirà di utilizzarlo come biglietto da visita.
    8. Ultimo punto, legato al precedente, chiediamo SEMPRE di vedere una copia lavoro del progetto. Delle volte offriamo la nostra musica gratuitamente per progetti che sono talmente brutti da non essere utilizzabili a livello promozionale ma anzi dannosi per la nostra carriera futura.

    Il post in questione è nato dopo l’ennesima richiesta di un regista, del quale non faccio il nome per pudore, al quale con molta gentilezza mi sono offerto di venire incontro.

    Il budget era finito (vedi punto 1), ma il progetto sembrava interessante anche per i nomi coinvolti. Ho dunque offerto di utilizzare dei miei brani pre-esistenti. Il regista voleva dei brani in esclusiva e non presenti in altri film precedenti. Ho quindi proposto dei brani composti ma mai sincronizzati (un’ottima occasione dunque per far “girare” dei brani che sono comunque chiusi in un cassetto).

    A questo punto mi viene chiesto di firmare un contratto. Ho pensato inizialmente che ci fosse qualcosa che non andava, ma poi mi sono detto “caspita che professionalità! in effetti è un buon modo per garantire che dopo aver utilizzato i brani il mio nome compaia effettivamente nei credits, devono essere molto seri per interessarsi così a me”.

    Leggendo poi il contratto, in inglese ovviamente, ho notato dei punti che nessun compositore dovrebbe mai accettare.

    Il contratto è il seguente, ometto per Privacy i dati sensibili

    For value received, I agree and consent exclusive rights to LA PRODUZIONE TAL DEI TALI or company nominees and assigns to use the music pieces I recorded on my own, or any reproduction thereof, in any form, together with any writing and/or other advertising and/or publicity material in connection therewith, including the use of my name as the company may select.
    I understand that my talents and/or services and any related advertising and publicity materials are to be used in connection with the project: TAL DEI TALI . In compensation for my work, I’ll receive credit for the music used in the film on the film official website, imdb.com and in the film itself.
    I agree to transfer the rights to Produzione tal dei Tali of the following tracks below. I also agree to remove them from my website and all websites where I have control of, upon signing this Release Form.

    TITOLI DEI BRANI SCELTI
    I’ll have the option to add thirty second samples of each music piece on my website at a time convenient to me.
    I give permission to PRODUZIONE TAL DEI TALI  to replace the name of the music pieces to adjust to the film where they will be used, and to cut them as they are needed in the film TITOLO DEL FILM
    This consent is given by me without limitations upon any use for projection, playback, reprints, rerun, broadcast, telecast, or publication of every kind, including the advertising and publicity connected therewith. I agree that I shall receive no monetary compensation whatsoever. I also agree that the originals and copies therefrom shall be and remain the exclusive property of PRODUZIONE TAL DEI TALI or its nominees and assigns. I agree NOT to use any of the music stated above, for my own purpose unless it is provided by PRODUZIONE TAL DEI TALI after they are edited and film have been released to the general public.

    In neretto ho evidenziato i punti più critici.

    Se avessi firmato tale contratto avrei ceduto, PER SEMPRE ed IN ESCLUSIVA i miei brani alla produzione che ne diventava la legale proprietaria, a tal punto che avrebbe potuto rinominarli o ricomporli a proprio piacimento. Non solo, non avrei nemmeno potuto più utilizzarli come demo sui miei siti internet e se avessi voluto utilizzarli per altri scopi avrei dovuto chiedere ogni volta il permesso a tale produzione.

    Capirete da voi che una proposta del genere, a meno che non ci sia un compenso di diverse migliaia di euro, non è , e non deve essere, accettabile per nessun musicista, anche il più scalcinato ed in cerca di visibilità.

    Avrei potuto rispondere in malomodo a tale proposta, ma sono una persona che si sforza di essere estremamente diplomatica, gentile e disponibile, magari il produttore non si rendeva conto della richiesta che stava facendo (può capitare…).

    Ho così proposto il seguente contratto.

    COMPOSER AGREEMENT

    Agreement between PRODUZIONE TAL DEI TALI (Producer) and Kristian Sensini (Composer) to confirm the mutual agreement whereby Producer has hired Composer to furnish an original musical score for the motion picture tentatively entitled TITOLO DEL PROGETTO

    the Composer authorize the Non – exclusive rights to use the following tracks for the project TITOLO DEL PROGETTO

    Producer has right to use the compositions and recordings in connection with the picture, prequel, sequel, remake and promotions thereof in perpetuity throughout the universe in all media now known or hereafter devised without any further payment. Composer shall own and administer One Hundred Percent (100%) of the music master recordings and music publishing.

    The Composer hereby warrants that all material written, composed, prepared or submitted by him during the term hereof or any extensions, shall be wholly original with Composer and shall not be copies in whole or part from any other work.Producer shall accord Composer billing on a separate card by the phrase, “MUSIC BY KRISTIAN SENSINI”

    Composer will be rewarded receiving credit for the music used in the film on the film official website, imdb.com and in the film itself.

    Composer have the option to add no more than thirty second samples of each music piece on his website for 6 months, after this term the full tracks can be uploaded on the website.

    Con questo tipo di contratto mantengo la proprietà dei brani, consento alla produzione di utilizzarli come preferiscono, ottengo i credits che mi spettano e posso oltretutto licenziarli per altri film. Una soluzione che dovrebbe accontentare tutti no? A questo contratto allego la seguente mail

    Ciao ti invio il contratto standard che posso concedere, fammi sapere se per te va bene, non posso dare l’esclusiva o cedere tutti i diritti ma come leggerai, in questa maniera ti consento di utilizzare i brani come vuoi, gratuitamente oltretutto. E’ una soluzione giusta sia per me che per te.
    Ricordate il punto dove dicevo che se lavoriamo gratis veniamo trattati con la stessa importanza con la quale il regista tratta la musica?
    Ecco la risposta del suddetto professionista (in un italiano stentato, ma fa del suo meglio poverino non critichiamolo anche per questo).
    No, non e quello che abbiamo accordato per SCRITTO su FB.  La prima cosa che ti ho proposto e la ‘donazione’ dei brani, la seconda ‘sclussivita”. Vai leggere, cosi vedi.  Ma ho una fila di musicisti, allora dimentica perche neanche sono granche i brani che c’hai.
    Ovvero non solo non si accontenta ma procede all’insulto perchè non è stato avallata la sua proposta. Ora i brani che erano talmente preziosi da volerli in esclusiva “neanche sono granche”.
    Altre persone si sarebbero inalberate, ma sono paziente e gentile e rispondo, anzi vengo ulteriormente incontro proponendo un’esclusiva per un periodo di tempo limitato (sono o non sono un angelo?).
    Non è molto professionale quello che scrivi, nè la richiesta, nè il tuo modo di reagire.
    A te non cambia nulla con il contratto che ti propongo, ti dono l’utilizzo dei brani e non ti chiedo niente in cambio, mi sembra di essere disponibile no? L’esclusività posso concederla per un periodo di tempo, un anno ad esempio, non per sempre, non sarebbe corretto non credi?
    Sono contento che tu abbia la fila di musicisti e sono convinto siano anche molto bravi.
    Il tuo giudizio sui miei brani non è molto educato, mi spiace fartelo notare, se non sono granchè perchè me li chiedi (oltretutto in esclusiva) ? Rimango comunque a disposizione, a presto!
    Have a good day 🙂
    E la risposta definitiva è stata

    Adesso mi insulti?  E il tuo attegiamento che non e professionale, dici una cosa, ma quando arriva il momento di firmare cambi quelo che hai accordato per scritto.  Donare significa ‘rigalare’, prendi un dizionario in qualsiasi lingua per capire.  Sclussiva per un periodo?  Ma, con chi pensi chi stai parlando?  Si, non sono granche, solo accettabile, e considerabile come donazione sclussiva, se non fosse cosi gia qualcuno ti aveva pagato un euro, al meno, no?  Ti ho detto, che gia c’ho la musica, solo ho il desiderio di cambiare qualcun brani, che gia ho comprato in forma non sclussiva. Allora, cosa cambiarebbe con tu storta proposta? Non abbiamo niente da che parlare, ti ho cancellato la tua mail, e non vedro mai se scrivi di nuovo.  Ti sei perso una grande opportunita d’essere in un film storico.  Addio!

    Giudicate voi…ma nel frattempo rileggetevi le regole di cui parlavo prima, vi saranno utili per la vostra carriera.

    Il vostro lavoro vale, non lasciate che nessuno si approfitti di voi, della vostra arte e del vostro entusiasmo!

    Kristian che scrive musiche che non sono un “granche” ma comunque non lo fa gratis 😉

     

  • NEWS - PRESS

    Rocks in My Pockets vince il premio ColonneSonore 2014

    Cari amici, sono stati annunciati ieri i vincitori del premio ColonneSonore 2014.
    Sono lieto di comunicarvi che “Rocks in My Pockets” ha vinto il premio come Miglior Colonna Sonora per film straniero.
    Come vedete i voti sono stati tantissimi, e di questo non posso che ringraziarvi
    http://www.colonnesonore.net/news/premi-e-concorsi/3612-premio-colonnesonorenet-2014-i-vincitori.html

    “E’ ancora un compositore italiano a conquistare il premio nella categoria Migliore Musica per Film Straniero 2014: il giovane Kristian Sensini vince per la colonna sonora del film d’animazione lituano Rocks In My Pockets, sbaragliando illustrissimi nominati nella medesima categoria. La sensibilità mostrata dal compositore lauretano per questo piccolo e insolito film lo porta a diventare una delle voci più interessanti tra i giovani talenti nostrani. Alexandre Desplat, fresco vincitore del Premio Oscar, viene insignito del premio come Migliore Compositore Straniero 2014 in un’annata che lo ha visto assoluto protagonista del panorama cine-musicale internazionale grazie a partiture eccellenti per film come The Grand Budapest Hotel, The Imitation Game, The Monuments Men e il mega-blockbuster Godzilla. Desplat sta diventando rapidamente il più celebre compositore di musica applicata a livello mondiale e anche il premio dei nostri lettori ne è una testimonianza.”
    La mia colonna sonora è la migliore tra i film stranieri del 2014? Obiettivamente no, tra i concorrenti c’erano musicisti molto più meritevoli di me, ma mi fa sinceramente piacere che tante persone abbiano votato e sostenuto il mio lavoro.
    Spero che un premio del genere riesca a dare visibilità alla mia musica e che possa tornare presto a scrivere musica per il Cinema Italiano, che pur con le sue mille idiosincrasie merita il nostro affetto e la nostra attenzione.

    Vi ricordo che se volete potete ascoltare la colonna sonora su Itunes e Spotify

    L’elenco completo dei vincitori
    Migliore Compositore Italiano 2014
    GIORDANO CORAPI
    Migliore Compositore Straniero 2014
    ALEXANDRE DESPLAT
    Migliore Musica per Film Italiano 2014
    GIORDANO CORAPI  Take Five
    Migliore Musica per Film Straniero 2014
    KRISTIAN SENSINI  Rocks In My Pockets
    Migliore Canzone per Film Italiano 2014
    MARCO TESTONI, EDOARDO DE ANGELIS e MARIA CRISTINA DI GIUSEPPE, “Io credo, io penso, io spero”, interpretata da ANTONELLA RUGGIERO – dal film BlackOut
    Migliore Musica per Fiction Italiana 2014
    STEFANO LENTINI  Braccialetti rossi

  • NEWS - PRESS

    Intervista con Red Ronnie – Barone Rosso

    Lunedì 19 Gennaio sono stato ospite di Red Ronnie nella trasmissione “Barone Rosso” .

    Non mi limito a condividere il video (che trovate in replica qui di seguito), ma voglio sottolineare perchè questa intervista è stata particolarmente importante per il sottoscritto.

    Rinunciando fin da ora all’opzione di intavolare un discorso organico, mi limito a fare una lista dei…

    I 6 MOTIVI PER I QUALI L’INTERVISTA CON RED RONNIE E’ STATA UN EVENTO DA RICORDARE

    1. Essere intervistati da Red Ronnie è come essere invitati ad un pranzo vegano cucinato da Paul McCartney (oppure è come suonare un brano dei Beatles con il medesimo). Voglio dire…Red ha intervistato i più grandi, Paul incluso per rimanere in tema. Anzi, ha anche portato a casa una delle rarissime interviste a George Harrison nel periodo post-Beatles (tanto rara che compare anche nel documentario che Martin Scorsese ha dedicato al chitarrista). La lista dei nomi è veramente imponente (David Bowie, Mick Jagger, Fidel Castro per citarne alcuni).
    2. Red è uno dei giornalisti che si è sempre battuto per mantenere una voce indipendente (da tutto e da tutti) e che ha sempre cavalcato, anzi anticipato, tutte le forme di comunicazione. A partire dalla carta stampata, alla radio, alla televisione, fino ai supporti multimediali ed ora lo streaming.
    3. La trasmissione “Barone Rosso” è per me un sunto di tante cose che amo e con le quali sono cresciuto. Le pareti stipate di vinili, il logo che ricorda sia l’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” che “Il circo volante dei Monty Python”, per non parlare di Bonvi e delle Sturmtruppen (fumetti che ho letto grazie alla collezione di papà Andrea).
    4. Il tono colloquiale, amichevole e scanzonato dell’intervista. Non amo chi si prende “troppo” sul serio, e a mia volta mi sento in imbarazzo a parlare troppo seriamente del mio lavoro (facciamo musica non chirurgia cardiaca…). Red è un intervistatore amico, nel senso che colloquia come si farebbe con un caro conoscente, parlando del più e del meno. Ma attenzione…se deve fare una domanda scomoda non si tira indietro e qui è la differenza con tanta stampa specializzata (in Italia come all’estero) che tende ad osannare tutto e tutti durante le interviste, pur di garantirsi la presenza nelle grazie di questo o quel musicista. E’ amichevole ma non amicone (c’è una bella differenza…)
    5. E’ uno dei pochissimi che sostiene (da sempre e comunque) la musica indipendente. Pur avendo una colonna sonora ed un film in gara agli Academy Awards, nessuna testata specializzata (nè di cinema nè di musica) si è degnata di diffondere la notizia. Gli unici sono stati alcuni blog di settore, gli immancabili Colonnesonore.net e Cinemaitaliano.info, qualche cronaca locale ed il sito della SIAE. Silenzio assoluto da parte del resto della stampa. Red Ronnie, informato della notizia (che avevo chiesto semplicemente di diffondere in rete) è andato oltre dedicando a me e soprattutto alla mia musica un’ora di trasmissione.
    6. Perchè sono uno di quei musicisti che da studente si prendeva delle “lunghe pause studio” per guardare Help e Roxybar, e che hanno subissato Red di demo in musicassetta ( si, prima del cd e molto prima degli mp3 e della musica “liquida”). Il signor Ronnie è uno dei responsabili della formazione musicale di tanti di noi, musicisti e/o appassionati di buona musica.

    Il tutto, è il caso di ricordarlo, per amore della musica e dei musicisti. Quante volte ci chiedono di fare concerti o di scrivere musica per “fare promozione” o “ottenere visibilità” quando il realtà lo scopo è quello di non investire budget di alcun tipo sulla musica? Beh il signor Ronnie è uno di quelli che offre veramente visibilità e che lavora ogni giorno da decine di anni affinchè gli artisti possano esprimersi.

    Grazie Red

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  • NEWS - PRESS

    Marianelli e Sensini nella pre-lista degli Oscar alle colonne sonore

    http://www.cinemaitaliano.info/news/27439/marianelli-e-sensini-nella-pre-lista-degli.html

    L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha reso noti i nomi dei compositori ed i titoli delle colonne sonore che sono candidate al premio Oscar e che aspirano ad entrare nella cinquina delle nomination che verranno annunciate il prossimo 15 gennaio.
    Due sono gli Italiani in gara, il già premio Oscar: Dario Marianelli e Kristian Sensini. Entrambi concorrono con una colonna sonora scritta per un film di animazione, Marianelli ha scritto la soundtrack per il film "Boxtrolls", mentre Sensini ha lavorato allo score per il film "Rocks in my Pockets" diretto da Signe Baumane.
    Rocks in my Pockets è un lungometraggio d’animazione che tratta il tema della depressione attraverso una storia di mistero e di redenzione, è basato su eventi realmente accaduti che coinvolgono la regista newyorkese di origini lettoni Signe Baumane e le donne della sua famiglia nella loro lotta contro la follia. Il film, che solleva questioni come quanto la genetica e la famiglia determinino chi siamo e se è fattibile superare in astuzia il proprio DNA è ricco di metafore visive, di un immaginario surreale e un contorto senso dell’umorismo che fa parte della personalità della regista.
    La colonna sonora è stata premiata negli scorsi giorni ai Global Music Awards e nei mesi passati ha ricevuto nomination a premi importanti come i Jerry Goldsmith Awards e gli Hollywood Music in Media Awards.

    15/12/2014, 08:35

    Marianelli e Sensini nella pre-lista degli Oscar alle colonne sonore

  • NEWS - Uncategorized

    I 10 problemi del Cinema italiano Contemporaneo

    “Il cinema Italiano è in crisi!” è il ritornello, quasi rassicurante, che si ripete da poco dopo l’invenzione del cinema da parte dei fratelli Lumiére. Il cinema non è in crisi, o almeno se lo è lo è più per le idee che ne stanno alla base che per i finanziamenti mancati e gli spettatori che disertano le sale.

    In tempi di social vanno tanto di moda le liste, da cinefilo (e spettatore praticante del cinema italiano) ecco la mia elencazione dei problemi evidenti che stanno assassinando, in particolare negli ultimi 20 anni, il nostro amato cinema.

    1. Le commedie. Non sono un intellettuale e penso che la commedia in Italia sia uno dei generi più geniali e rispettati in tutto il mondo (non erano commedie la maggior parte delle pellicole di Fellini?). Il problema è la commedia “becera”quella che strappa un sorriso, a malapena, quando è infarcita di luoghi comuni e parolacce forzate. Di per sè anche queste commedie devono avere il loro spazio, non la totalità dello stesso, altrimente facciamo passare il messaggio che il cinema italiano è solo quello (poi non lamentiamoci dicendo “il pubblico è ignorante”). Oltretutto negli anni d’oro del cinema le commedie, ed il film di genere per estensione, erano produzioni a basso costo, realizzate con il preciso scopo di “fare cassetta” e finanziare poi film di diversa caratura artistica e culturale.
    2. I Cast. Produttori, registi, responsabili dei casting: Basta! Davvero non è pensabile avere 3 film a stagione con lo stesso identico cast di attori che passa da un film all’altro. Crea una confusione enorme, quando passano i trailer si ha la sensazione  di vedere lo stesso film con il titolo diverso. Lo dico nell’interesse dei film stessi che avrebbero un buon potenziale  anche senza “lo stesso identico attore” che fa la stessa identica parte in ogni pellicola. Come corollario aggiungo che molte volte (senza distinzione tra esordienti e professionisti consumati) si prova imbarazzo a sentir recitare alcuni attori, assenza di dizione totale che rende incomprensibili anche i dialoghi.
    3. I Titoli dei film che riprendono le canzoni. Poteva essere un’idea interessante, ora ha un pò rotto… Registi e distributori, ma pensate ancora sia una botta di genio intitolare il film con lo stesso titolo di una canzone italiana o con un verso tratto da essa? Manca solo che qualcuno intitoli la sua prossima pellicola “Osteria Numero Mille” e abbiamo davvero esaurito i titoli del Canzoniere da spiaggia.
    4. Le tematiche. Crisi della famiglia (sottocategorie, crisi della coppia e conflitto generazionale). Immigrazione. Gay. Malattia. Emarginazione. Il tutto raccontato in una maniera talmente mediocre che la sensazione che si ha è che siano svolgimenti di temi scritti da ragazzi delle medie o dei primi anni delle superiori (oltretutto poco dotati). Perchè non scriviamo un film con soggetto “Parla della Pioggia”, con il seguente svolgimento “Quando piove sono triste perchè non posso uscire a giocare, però sono felice per i contadini che così possono annaffiare i campi”? In alternativa suggerisco il sempreverde “Parla del tuo compagno di banco”.
    5. La sovrabbondanza di tematiche. A corollario di quanto detto sopra, esistono film che affrontano CONTEMPORANEAMENTE, tutte le tematiche sopra descritte, in maniera banale e quantomeno confusa. Va bene, viviamo nella società della complessità, ma sceneggiature gestite in maniera del genere nascondono una malcelata incapacità di decidere quale direzione far prendere al film.
    6. Assenza di Storytelling. Non so come tradurlo in italiano, ma i personaggi che hanno reso grande il Cinema Italiano, erano tutti artisti che avevano una storia da raccontare e che soprattutto sapevano farlo in maniera originale ed affascinante. Storie che avresti potuto ascoltare a bocca aperta anche semplicemente tramandate a voce senza l’ausilio del mezzo visivo. A mio parere se un film non parte da questo punto fisso, ha a priori dei problemi e dei buchi che è impossibile poi “tappare” con la sovrabbondanza di temi o con cast che richiamano pubblico (vedi sopra). Se la storia c’è poi è importante farla raccontare a chi sa farlo, molti registi dovrebbero fare molti passi indietro, esistono tanti mestieri, non è detto che si debba per forza fare Cinema a tutti i costi ( o che occorra per forza farlo dietro la macchina da presa ).
    7. La Musica. Ma davvero i registi pensano di aver finito un film senza aver pensato ad un budget decente per la musica? Attenzione non parlo di filmetti indipendenti o di studenti, parlo di film italiani che hanno un bel budget a disposizione e che dopo aver strapagato “il medesimo cast” non si preoccupano di investire una cifra minima per la composizione e soprattutto la registrazione della colonna sonora, delegando questo compito alle case editrici. Questo meccanismo poteva funzionare venti anni fa, quando le case editrici potevano contare su un ritorno dovuto dalla vendita dei dischi, ma ora è una pretesa semplicemente ridicola. Finchè non si è lavorato anche alla colonna sonora il film non è finito. Punto. Ah dimenticavo, basta spendere migliaia di euro per ottenere licenze di utilizzo di canzoni più o meno note, anche per brani che non sono funzionali (alla fine dei conti) alla narrazione del film. Investiamo quei soldi per far registrare qualche orchestra, per i musicisti in carne ed ossa. Come corollario, basta anche riciclare musicisti pop e fargli scrivere colonne sonore. Per scrivere musica per film occorre innanzitutto una conoscenza ed un amore nei confronti del cinema, non è pensabile chiamare il cantautore di turno per scrivere una colonna sonora, perchè magari “attira gente in sala”.
    8. La distribuzione. Si possono girare tutti i bei film che vogliamo, ma se non vengono distribuiti in maniera seria e decente, non li vedrà nessuno. Che novità! Vogliamo concedere una quota di sale ai film italiani (non solo alle commedie natalizie)? Il pubblico va educato e messo in condizioni di fruire del nostro cinema.
    9. I Contributi ai progetti di interesse culturale. Molto probabilmente occorre rivedere e riconsiderare  i parametri che rendono “Culturalmente Interessante” un film, perchè troppo spesso vediamo in sala film che ottengono questo riconoscimento finanziario ma che di culturale non hanno niente. O, ancor peggio, vediamo film che, pur di ottenere tale riconoscimento, mettono nel calderone di tutto (vedi punti 4 e 5).
    10. L’autoreferenzialità. E’ una mia personale impressione o il nostro cinema è inesorabilmente ripiegato su se stesso ? Difficilmente mi capita di vedere film esportabili all’estero che trasmettano messaggi universalmente comprensibili pur parlando la nostra lingua e della nostra terra. Pretendo troppo? Negli anni ’70 ed ’80 molti film italiani, anche di serie Z, venivano girati direttamente in inglese ed i nomi dei registi venivano storpiati in improbabili nomi dal suono Anglofono, nella speranza di vendere i diritti all’estero. Non mi si parli dello strapotere del cinema USA, citerei come esempi molti film spagnoli degli ultimi 15 anni, distribuiti ( e spesso coprodotti) negli USA e con grande successo. Questione di idee originali e condivisibili con un pubblico più ampio.

    Ovviamente i punti sovraespressi non colpiscono indiscriminatamente tutta la produzione italiana, diciamo la maggior parte dei film che escono in sala. Il che non è tutta la produzione italiana, esistono centinaia di bravissimi attori e registi, molti appena usciti da scuole come il Centro Sperimentale di Cinematografia, con tantissime idee originali e con tanta voglia di raccontarle in maniera nuova e fresca. Esistono film che non esistono (direbbe Maccio Capatonda) o meglio che non vedono la luce (anzi il buio) delle sale perchè c’è chi non li produce sedotto dalla mediocrità dei film che puntano su una cifra stilistica basata quasi esclusivamente sul decalogo sopra elencato. Che poi alcuni esordienti abbiano un’idea di cinema che affonda le sue radici proprio nella cinematografia che sto analizzando…beh è un altro problema.

    Quel decalogo può andar bene per le produzioni televisive, le fictions a basso costo. No neanche per quelle alla fine, perchè se guardiamo alle produzioni televisive estere ci si accorge immediatamente dell’estrema qualità delle Series, che spesso superano per cinematografia, inventiva e narrazione, le produzioni cinematografiche.

    Ultima considerazione (la sintesi non è il mio forte) ma davvero pensiamo di risollevare il Cinema (non solo quello nostrano), senza un’educazione seria (alla cinematografia ed alla legalità) che andrebbe fatta già a scuola? Non dimentichiamoci che gli spettatori non mancano, tutti vedono gli ultimi film, sia quelli più beceri che quelli più ricercati, l’unica differenza è che non sono spettatori paganti: oggi i film li si “scaricano” (parola odiosa che ricorda più lo sciacquone del cesso che altro). Senza un intervento educativo al rispetto del Cinema e alla sua comprensione, non si uscirà mai dalla crisi “economica” del cinema.

    Per quanto riguarda le idee, prima di iniziare a girare, dare un’occhiata ai punti qui sopra può essere un utile momento di riflessione ed autocritica.

  • NEWS - PRESS

    “Rocks in my Pockets” intervista su Cineblog.it

    Colonna Sonora disponibile su Itunes.
    http://www.cineblog.it/post/445234/rocks-in-my-pockets-blogo-intervista-lautore-di-colonne-sonore-kristian-sensini
    Blogo intervista Kristian Sensini autore della colonna sonora di “Rocks in My Pockets”, il film d’animazione che rappresenterà la Lettonia agli Oscar 2015.

    Cineblog dedica spesso spazio alle colonne sonore cinematografiche e così abbiamo colto l’occasione di intervistare il musicista e autore di colonne sonore Kristian Sensini.

    Sensini grazie alle musiche realizzate per l’acclamato film d’animazione Rocks in My Pockets, candidato per la Lettonia ai prossimi Oscar 2015, si è guadagnato una nomination per il prestigioso Jerry Goldsmith Film Music Award.

    Scopriamo il lavoro di Sensini, il suo background musicale e le sue fonti di ispirazione tra cui non poteva mancare il grande maestro Ennio Morricone.

    L’amore per il Cinema e quello per la Musica, non credo sinceramente ci siano altre strade per avvicinarsi seriamente a questa professione.

    Sensini inizia da adolescente a studiare pianoforte e flauto traverso e dopo aver ottenuto la maturita’ classica studia presso il Dipartimento di Musica e spettacolo (Dams) indirizzando i suoi studi verso il campo dell’educazione e dell’antropologia musicale.

    Dal 1996 al 1999 si occupa della Direzione Musicale di diversi spettacoli teatrali; nel 2003 collabora alla produzione e registrazione di spot pubblicitari e Jingles; nel 2007 si diploma in Jazz presso il Conservatorio di Pesaro; nel 2009 consegue l’abilitazione all’insegnamento dell’Educazione Musicale; nel 2013 compone musiche destinate all’utilizzo televisivo e musiche destinate alle trasmissioni di giornalismo d’inchiesta delle reti RAI.

    Per quanto riguarda le composizioni da film Sensini ha musicato il docufilm Tamburini la Costruzione del potere, l’antologia horror Poetry of Eerie, il dramma Butterfly Rising di Tanya Wright e gli horror House of Flesh Mannequins, The Museum of Wonders e Hyde’s Secret Nightmare tutti diretti da Domiziano Cristopharo.

     

    Rocks in my Pockets è un lungometraggio d’animazione che tratta il tema della depressione attraverso una storia di mistero e di redenzione.

    Il film è basato su eventi realmente accaduti che coinvolgono la regista newyorkese di origini lettoni Signe Baumane e le donne della sua famiglia nella loro lotta contro la follia.

    Il film che solleva questioni come quanto la genetica e la famiglia determinino chi siamo e se è fattibile superare in astuzia il proprio DNA è ricco di metafore visive, immaginario surreale e un contorto senso dell’umorismo che fa parte della personalità della regista.

    La Baumane ha optato per l’animazione perchè lo ha visto come un mezzo capace di esprimere pienamente la sua immaginazione e ci tiene a spiegare che l’animazione è spesso erroneamente considerata per bambini quando invece può essere un mezzo di narrazione molto sofisticato, in cui i sentimenti interiori e pensieri possono essere rappresentati in modo astratto e con sfumature che una macchina da presa non potrebbe mai cogliere, e per ribadire tale concetto la regista cita Walt Disney: “L’animazione è in grado di spiegare tutto ciò che la mente umana può concepire“.

    Sito ufficiale del film

    Conosciamo meglio Kristian Sensini

    Prima di inoltrarci nella parte in cui Sensini ci spiega la genesi dello score composto per Rocks in my Pockets poniamogli qualche domanda per meglio conoscere il suo backgound da musicista.

    Cosa è che ti ha fatto avvicinare alla musica da film?

    Sarò banale… l’amore per il Cinema e quello per la Musica, non credo sinceramente ci siano altre strade per avvicinarsi seriamente a questa professione. Ci sono molti musicisti che si “improvvisano” musicisti per il cinema, ma non hanno una cultura consolidata in materia (e frequentano anche poco le sale cinematografiche o i festival), altri sono veri cinefili ma non hanno la preparazione musicale necessaria (sono quelli che scrivono esclusivamente musica al computer… o meglio che “suonano” musica al computer). Posso ritenermi fortunato nel definirmi una via di mezzo tra le due categorie. Prima ancora di iniziare a lavorare per il cinema molte persone mi avevano fatto notare come le mie composizioni avessero una qualità narrativa particolare, evocativa di immagini. Di conseguenza il passaggio alla composizione di Musica per Immagini è stato il passo successivo. Questo è avvenuto oltretutto in un periodo nel quale ho iniziato ad abbandonare l’ambito live come flautista jazz, deluso in parte dal fatto che il pubblico nei locali incominciava ad essere in numero inferiore a quello dei musicisti presenti sul palco e dal fatto che il jazz aveva incominciato ad involversi e ad essere restio alle sperimentazioni ed alle innovazioni. Inaspettatamente ho trovato molta più libertà compositiva nella musica per film.

    Chi tra i grandi compositori di colonne sonore ti ha più ispirato?

    Dovrei fare una lista lunghissima… il primo in assoluto è stato John Williams, l’utilizzo narrativo e metalinguistico della musica in Star Wars mi ha aperto un mondo. Poi Rota e Morricone (che tutti ci invidiano…) ed i grandi della Golden Age di Hollywood, Bernard Herrmann, Max Steiner, Franz Waxman e Erich Wolfgang Korngold. Negli ultimi anni sono molto affascinato da quei compositori che sanno lavorare bene anche in economia di mezzi, per formazioni più cameristiche, ad esempio Alexander Desplat, Michael Price, Bruno Coulais, Alberto Iglesias e Abel Korzeniowski, mi interessa molto il suono “Europeo” per così dire.

    Che tipo di musica ti piace abitualmente ascoltare?

    Molti rispondono a questa domanda dicendo “Tutta!”, e di solito è un’esagerazione (ad esempio nessuno vuole ascoltare la musica “brutta”). Diciamo che non sono un esclusivista e che mi porto dietro tanta musica che ho ascoltato durante la mia formazione. Il classic rock ad esempio, ovviamente il jazz (non molto il bebop…), alcune colonne sonore (soprattutto dei Maestri citati nella risposta precedente) e molta musica classica (soprattutto ‘800 e inizi del ‘900). Poi dipende anche dai progetti ai quali sto lavorando, sono uno di quei compositori che prima di immergersi in un progetto fa ricerche musicali. Per “Rocks in my pockets” ad esempio ho ascoltato moltissima musica popolare e colta dei paesi dell’Est Europa, in particolar modo dell’area baltica e della Lettonia (dove è ambientato parte del film).

    Ci puoi descrivere a grandi linee il processo creativo che ti porta a creare le singole tracce per un film?

    Dipende molto dal progetto, l’approccio è sempre un po’ diverso, e dal tempo che ho a disposizione. Se ho molto tempo (e ho la fortuna di poter lavorare sul montato, anche se provvisorio), vedo molte volte il film e parlo molto con il regista per chiarire il suo punto di vista e magari fa
    rgli notare quale potrebbe essere il mio (questo per essere chiari sul messaggio che si vuole far passare, che potrebbe altrimenti essere travisato). Poi inizio a scrivere (carta, matita e gomma, vecchia scuola…) i temi principali e preparo degli sketches per le orchestrazioni, infine procedo all’orchestrazione vera e propria fatta al computer. E’ un metodo molto dispendioso in termini di tempo ma che ti dà modo di entrare davvero dentro le immagini, a livello sia musicale che narrativo, e di restituire emozioni e significato attraverso la musica. Molte volte, troppe volte, non c’è questo tempo e occorre lavorare a tempi record (un’ora di musica composta, arrangiata e registrata in meno di un mese), in casi del genere non si ha tempo per i ripensamenti, e preferisco allora lavorare d’istinto: seguo la cronologia del film e scrivo una scena dopo l’altra cercando di vederla solo una volta e di ricordarmi bene la sensazione emotiva che mi ha dato la prima volta. Se vedo che la scena manca di ritmo o è narrativamente confusa, cerco tramite il mio intervento di renderla più comprensibile e immediata. E’ un qualcosa a metà tra “mestiere” e “ispirazione”.

    Abbiamo notato che hai spesso musicato film horror, hai una qualche predilezione per il genere?

    Assolutamente sì, sono sempre stato un appassionato del genere, fin da bambino. Adoro sia l’horror “old style” (più i mostri della Universal che quelli della Hammer) che i progetti più recenti (Eli Roth ad esempio), senza dimenticare la grande stagione dei Maestri degli anni ‘70 ed ‘80 (periodo nel quale c’era molta più creatività narrativa e di effetti speciali, probabilmente dettata dai budget ristretti…). Il genere oltretutto consente di affrontare musicalmente una vasta gamma di stili, si può essere MOLTO sperimentali in alcune scene, molto melodici nella successiva, mescolare l’orchestra con l’elettronica, utilizzare strumenti musicali rari e poco conosciuti o ancora utilizzare strumenti noti in maniera inusuale.

    Spesso l’importanza di un azzeccato e puntuale contrappunto musicale in un film viene sottovalutata, puoi elencarci cinque colonne sonore che secondo te hanno contribuito inequivocabilmente al successo di un film?

    Devo rispondere in maniera molto scontata, ma gli esempi più conosciuti sono: Jaws (la musica ci fa percepire lo squalo anche quando fisicamente non c’è), Star Wars (potrebbe essere un film addirittura noioso senza la colonna sonora), E.T. (guardate gli ultimi dieci minuti di film senza la colonna sonora, ci emozioniamo ancora nella stessa maniera?), Arancia meccanica (la musica classica riletta in chiave elettronica da Wendy Carlos è il perfetto contrappunto alle atmosfere estranianti di Kubrick) e qualsiasi frutto della collaborazione Fellini/Rota (davvero non saprei scegliere un esempio, regista e compositore sono un’unica persona in quei film).

    Rimanendo nell’ambito di score thriller e horror, i temi principali di “Profondo rosso”, “L’esorcista”, “Lo squalo” e “Halloween” sono partiture musicali di grande effetto evocativo, ma anche notevolmente semplici nella loro struttura, secondo te qual’è il segreto del loro enorme impatto sull’immaginario dello spettatore?

    La semplicità stessa. Una musica “semplice”, o meglio, che noi percepiamo tale, ci mette inconsciamente a nostro agio come spettatori ed allo stesso tempo può risvegliare in noi sensazioni ancestrali, antiche o infantili. Come sostiene Bruno Coulais: “cosa c’è di più terrorizzante dell’infanzia e dei suoi ricordi?”, non è forse per questo motivo che in molti film horror troviamo suoni apparentemente innocui come quello del carillon, o litanie infantili e ninne nanne? Va anche sottolineato che le melodie e le strutture semplici si “incollano” alla memoria (o meglio al subconscio) in maniera più immediata e sono più facilmente gestibili come leitmotif all’interno di una colonna sonora.

    Parlando della colonna sonora di “Rocks in my Pockets” com’è nata la collaborazione con la regista Signe Baumane?

    Come spesso accade nel nostro mestiere, per caso… avevo contattato il regista Bill Plympton per fargli ascoltare alcuni miei lavori e casualmente Signe, amica e collaboratrice di Plympton, stava cercando un compositore per il suo primo lungometraggio animato. Dopo esserci scambiati alcune mail ho preparato dei mockups per due scene del film, sono piaciuti e… ho iniziato immediatamente a lavorare al film.

    Rocks in my Pockets - Colonna sonora - Intervista a Kristian Sensini - Oscar 2015