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    Quanto costa fare il compositore?

    Oggi voglio parlarvi di quanto costa fare il compositore di colonne sonore e, come a breve vedrete, si tratta di un bel tuffo nella realtà perché parliamo di un mestiere che non è soltanto fonte di guadagni ma si accompagna anche a tutta una serie di costi che devono essere sostenuti.

    Per fare chiarezza sull’argomento vi parlerò nello specifico di quelle che sono le spese più o meno fisse o ricorrenti e che sono strettamente correlate ai vari servizi digitali necessari alla professione.

    Il primo di questi strumenti è Google One. Google One è la suite a pagamento di Google che permette di ottenere più spazio di archiviazione per conservare i propri dati su Google Drive, Gmail e Google Foto rispetto ai 15 GB di storage offerti gratuitamente da Google a tutti i suoi utenti. Google One ha un costo di 1,99€/mese (24€/anno) e offre uno spazio di archiviazione di 100 GB. Perché personalmente ho deciso di acquistare quest’espansione? Non tanto per avere più spazio su Google Drive quanto per averne di più dedicato alle mail che sono lo strumento principale che utilizzo per lavoro dovendo scambiare file con i registi, produttori, montatori. Quindi capite bene che mi si rende necessario avere anche un archivio dello storico online delle conversazioni intercorse nonché di tutti gli allegati.

    A Google One si aggiunge Cubase, un software per compositori che copre tutte le fasi della produzione musicale: dalla composizione al mastering. Il costo base di Cubase è di 570€  ma è un costo che non metto in budget perché una volta acquistato resta vostro a vita. Il costo da mettere in budget, invece, è quello relativo ai suoi upgrade che escono solitamente una volta l’anno ed hanno un costo di circa 100€. Quindi c’è da mettere in conto che per avere l’ultima versione di Cubase ogni anno dobbiamo spendere 100€ e dobbiamo averla perché ogni upgrade apporta dei notevoli miglioramenti che semplificano e velocizzano il nostro lavoro. Quindi ai 24€/anno di Google One sommiamo i 100€/anno di Cubase e siamo ad un totale di costi di 124€/anno.

    Altro programma da acquistare è Dorico, programma di notazione musicale che io utilizzo molto quando compongo. Anche qui il discorso è il medesimo, la base d’acquisto è di 570€ con aggiornamenti annuali di 100€ che sommati ai precedenti costi calcolati ci danno un totale annuo di 224€.

    Veniamo adesso a SoundCloud che è la piattaforma (gratuita o a pagamento) che ci consente di caricare le nostre creazioni musicali e diffonderle in streaming. Anche se non proprio economica la ritengo molto utile perché molti Music Supervisor la frequentano e possono creare playlist in cui inserire anche i nostri brani andandoli ad incorporare (cosa che non potrebbero fare se fossero caricati unicamente sul nostro sito). In questo modo la nostra musica ha la possibilità di raggiungere molte più persone e in luoghi chiave della produzione cinematografica e della discografia, quindi ve lo consiglio. Potrete inoltre realizzare le vostre playlist dove aggiungere/eliminare brani, vedere quali sono i più ascoltati e avere altre opzioni quali 3-4 mastering dei brani effettuati al mese. Principalmente io utilizzo questa piattaforma per caricare il mio archivio da far ascoltare o per creare playlist per i registi a cui inviarne il link affinché possano ascoltarle ovunque. Il servizio base di SoundCloud è gratuito e consente di caricare un totale di 2 ore di musica, ma capite bene che per chi non è proprio agli esordi ma ha un repertorio più vasto queste risultano insufficienti. Per ovviare al problema è disponibile la versione a pagamento che offre un minutaggio illimitato con un costo di 8,25€/mese (99€/anno), per cui il nostro totale dei costi arriva a 324€/anno.

    Per la gestione del sito internet, poi, avremo bisogno di WordPress la cui versione base (che è un blog “nome”.wordpress.com) è gratuita, ma spendendo 4€/mese (48€/anno) si può ottenere un  dominio personale (“nome”.com). Io vi consiglio di avere sempre un vostro sito personalizzato e credo che quella di WordPress sia la soluzione più economica e pratica che possiate avere a disposizione. E così i nostri costi complessivi salgono a 372€/anno. Quella di WordPress ovviamente è la soluzione più economica ma ne esistono anche altre. Personalmente io sono passato da WordPress ad Aruba (sempre un sistema WordPress), quindi ho caricato il software WordPress su server Aruba. Perché io ho fatto questa scelta?

    1. In questo modo ho ottenuto una mail aggiuntiva personale (info@kristiansensini.com) che conferisce una certa professionalità.
    2. Sul blog WordPress non potevo andare a caricare dei file molto pesanti poiché c’è un limite di dimensioni che con Aruba viene meno.

     

    Parliamo poi di IMDB (Internet Movie DataBase) la cui versione Pro costa 135€/anno. E’ il posto nel quale si deve essere! all’estero se non siete su IMDB non esistete, non siete professionisti del cinema! Quindi cercate di lavorare innanzitutto per avere dei credits su IMDB, assicuratevi che i lavori piccoli o grandi che fate siano listati in questo sito che è il contenitore assoluto del cinema soprattutto americano. La quota annuale di 135€/anno di IMBD Pro vi consente di poter gestire il vostro account mettendo foto, di poter aggiornare liberamente il vostro curriculum e tutto quello che riguarda la vostra attività, di inserire dei brevi showreel (anche se non di elevatissima qualità). Sommando anche questo importo arriviamo ad un totale di costi complessivi di 507€/anno.

    Altri costi sono quelli collegati alla SIAE in cui è fondamentale essere presenti perché è una società di collecting che si occupa di incassare per noi le royalties del diritto d’autore. Il costo dell’iscrizione annuale alla SIAE è di 150€, costo che però potrebbe anche andare ad azzerarsi nel momento in cui i diritti di autore incassati lo vadano ad eguagliare come importo. Se così non fosse, però, questo costo si sommerebbe a tutti i precedenti arrivando al totale di 657€/anno.

    In più io faccio parte almeno di una paio di associazioni i cui una è l’Acmf (Associazione compositori di musica per film) il cui costo d’iscrizione come socio sostenitore è di 150€. Potete andare sul loro sito (http://www.acmf.it/) per verificare le varie quote disponibili dato che potete partecipare all’associazione anche come associati con costi diversi. Io vi consiglio vivamente di prenderne parte perché ci aiuta a combattere delle piccole battaglie che come compositori sono per noi fondamentali.

    Un’altra associazione americana a cui sono iscritto è la Scl (Society of Composers & Lyricists ) il cui costo è di 58€ (208€/anno) che aggiunto ai costi precedenti porta ad un totale complessivo di 865€/anno.

    Veniamo ora ai costi legati al commercialista tenendo conto che le cifre di cui vi parlerò possono variare in base al luogo in cui voi abitate e da dove si trova il commercialista a voi più vicino, così come dal tipo di pratiche deve fare ecc. Tenendo conto di quella che è la mia gestione (per un compositore un commercialista non deve fare tantissimo in realtà, le pratiche necessarie non richiedono lunghe tempistiche) calcolo circa 600€/anno che sommati agli altri costi ci portano a 1465€/anno.

    Altra componente fondamentale è l’Energia necessaria al funzionamento delle nostre macchine, per gli strumenti e per la Workstation soprattutto che consuma anche parecchio. Ebbene sì, noi compositori consumiamo molta energia per tutta la nostra attrezzatura! Tenendomi basso ho calcolato un costo di 180€/mese (2160€/anno) che sommati ai costi già visti ci portano a 3625€/anno. Personalmente il gestore di energia elettrica che io ho scelto di utilizzare è NeN. NeN prevede il pagamento ogni mese della stessa cifra come se fosse un abbonamento e poi a fine anno la rata viene ricalcolata sulla base dei consumi effettivi rilevati nell’anno precedente. NeN consente di gestire tutto tramite app e con una piccola spesa aggiuntiva ci installa sul contatore un dispositivo (Robo) che a mezzo dell’ app analizza gli elettrodomestici e ne monitora i consumi. Per tutte queste ragioni ritengo che NeN sia un valido sistema per tenere d’occhio la bolletta e per gestire il nostro lavoro, perché se io so che spendo 180€ al mese dovrò lavorare e guadagnare almeno…180€ al mese. Quindi tutte queste cifre ci servono proprio per comprendere quanto è percorribile la carriera del compositore (o del musicista in generale) perché dobbiamo riuscire a guadagnare più di quanto spendiamo! Se volete passare anche voi a NeN usufruendo di uno sconto potete farlo utilizzando il mio codice sconto @maclura161.

    Parliamo adesso di Spotify, strumento che possiamo scegliere di avere o meno poiché non indispensabile per il nostro lavoro di compositori. Personalmente io utilizzo Spotify ma “obtorto collo” perché non mi piace la politica dell’azienda, non mi piace quanto vengono pagati i musicisti per ogni streaming poiché ce ne vuole più di un migliaio per disco per ottenere la stessa cifra che si otterrebbe dalla vendita di un singolo CD! Ma per noi compositori di musica per film Spotify è ahimè un male necessario. Questo perché molti supervisor e molti registi lo frequentano e si fanno le playlist lì, quindi pubblicare su Spotify è utile per questo come lo è anche per noi perché ci consente di: – creare le nostre personali playlist suddivise per aree tematiche in cui raccogliere i brani che più ci interessano – creare playlist dove caricare la musica prodotta da noi da far ascoltare. Spotify è disponibile in versione gratuita (quindi con tutte le pubblicità possiamo andare comunque a fruire della musica) ma io ritengo un gesto di buona volontà sceglierne la versione a pagamento perché almeno quei 99€/anno di abbonamento vengono distribuiti tra i musicisti che si va ad ascoltare. Quindi adesso il nostro totale complessivo di costi è di 3724€/anno.

    Veniamo a CrashPlan, sistema di backup online dove fare l’upload protetto di tutto il nostro archivio musicale e non su un server dedicato. Il costo è di appena 108€/anno e lo ritengo una cosa fondamentale. Personalmente spendo molto più volentieri 100€/anno per CrashPlan che per Spotify o IMDB proprio perché mi consente di conservare tutto il materiale di cui potrei sempre usufruire anche se avessi in studio un crash mostruoso che mi facesse saltare il NAS e tutti gli hard disk! Aggiungendo quindi ai costi complessivi CrashPlan arriviamo a 3832€/anno.

    Altra spesa da sostenere è l’affitto/mutuo con una spesa di 6000€/anno (mi sono tenuto molto basso, poi dipende da dove si abita). Questo perché se non abitiamo a casa di mamma e papà l’affitto/mutuo è una cosa che dobbiamo tenere in considerazione, è una cifra da inserire sia che lavoriate da casa sia che affittiate uno spazio apposito per farne il vostro studio. E siamo a 9832€/anno di spese.

    Poi c’è la Fibra poiché chiaramente del collegamento internet non se ne può fare a meno dovendo lavorare con i file da inviare ai compositori colleghi, ai registi e produttori. Qui dipende da quali sono le offerte dei vostri gestori e quindi genericamente quantifico questa spesa in 30€/mese (360€/anno) che ci portano a 10198€/anno di spese.

    Poi ancora c’è Distrokid, il sistema che uso per pubblicare su Spotify e su tutti gli Store digitali. Con 32€/ anno tutto incluso Distrokid ci consente i pubblicare tutto quello che vogliamo in qualsiasi momento. E’ chiaro che poi i guadagni che si hanno dallo streaming e dalla distribuzione digitale sono veramente miserrimi, però è importante esserci, è importante che il nostro nome giri su: iTunes,   Apple Music, Amazon Music, Spotify, perché vuol dire che lavoriamo.

     

    Arriviamo così a un totale finale di 10230€/anno e qui mi fermo.

     

    Ma quindi tutto ciò cosa vuol dire?

    Considerando che un compositore per un progetto quale un film indipendente guadagna in Italia come premio partitura all’incirca 10000€, si può pensare che facendo un film all’anno si possa vivere tranquillamente andando a sopperire ai costi poc’anzi calcolati… In realtà non è così! Non è così perché poi dovrete anche vivere, mangiare, sostenere i costi della macchina ad esempio o altre spese non necessariamente connesse all’attività di compositore. Quindi fare un film all’anno non basta! Anche perché quei 10000€ li devo fatturare e quindi devo pagare una serie di tasse. Quindi se io faccio un film per 10000€ per via della legislazione fiscale italiana in realtà ne guadagno circa la metà. Poi è chiaro che dobbiamo organizzarci per guadagnare di più per essere tranquilli, e qui si apre una parentesi enorme ovvero il dover avere dei guadagni che sono alternativi a quelli derivanti dallo scrivere e pubblicare una colonna sonora. Devo avere guadagni di SIAE, devo avere guadagni di royalties (quindi pubblicare e fornire brani alle music libraries), avere tutta una serie di introiti cosiddetti “passivi”, cioè che entrano mensilmente o annualmente senza che voi facciate “niente” (il diritto d’autore è uno di questi).

    Se volete fare i liberi professionisti (noi compositori siamo tali) il mio consiglio fondamentale è di avere comunque un secondo lavoro che vi consenta di avere degli introiti facendovi vivere il vostro lavoro di compositore in tranquillità e al riparo da piccoli problemi che possono esserci (un film che vi è stato promesso che poi invece salta, ad esempio). Io stesso combino l’attività di insegnante di musica part-time nella scuola a quella di compositore e avere questo stipendio fisso mi consente di stare tranquillo, di poter gestire la mia attività di compositore lavorando come dico io, con i miei tempi e rifiutando lavori che in passato non avrei mai potuto rifiutare perché avrei avuto solo spese insomma. Sinceramente vi dico che attualmente guadagno più come compositore che come insegnante di, però laddove mi saltassero una serie di impegni in studio o di progetti per i motivi più vari diversi (vedi i recenti anni di pandemia o l’attuale guerra mondiale alle porte) avrei comunque una sorta di “paracadute” a proteggermi. Molto poi dipende anche dal vostro regime fiscale. Se avete una partita IVA tradizionale alcune delle spese citate le potrete scaricarle, se invece siete nel regime dei minimi (fatevi consigliare dal vostro commercialista…) no. Naturalmente se siete agli inizi considerate che passerà del tempo prima che iniziate a guadagnare, avrete più spese che guadagni per poi pian piano andarvi ad assestare. In conclusione non prendete quanto qui detto come un modo per volervi scoraggiare bensì ma come una “doccia di realtà”!

    Spero che i consigli derivanti dalla mia esperienza personale che ho voluto condividere con voi  possano tornarvi utili nella gestione delle spese annuali o ricorrenti derivanti dalla vostra attività di compositori.

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    COLONNE SONORE E CONTRATTI PER COMPOSITORI


    Come si firma un contratto, cosa bisogna scrivere? Chi deve farlo, questo contratto, lo faccio io oppure lo fa la casa produttrice, il regista etc.?

    Premessa: ogni progetto è un discorso a sé stante. Ogni progetto ha le sue caratteristiche, le sue esigenze, ogni produttore ha le sue necessità. Io vi do qui, in questo articolo, alcuni consigli per tirarne fuori le penne nella maniera più dignitosa possibile.

    Innanzitutto, dipende se stiamo parlando di progetti internazionali o in Italia. Questo perché, per mia esperienza, i contratti in Italia spesso “valgono poco”, per buchi legislativi che abbiamo nel nostro settore e anche per come funziona qui la giustizia.

    In Italia i budget per i film non sono mostruosi. Ci sono, ma non sono incredibili, quindi, a corti discorsi, laddove il produttore o regista non rispetti il contratto: che faccio? Faccio causa, chiamo l’avvocato, affronto tutte le spese del caso per “pochi euro”? Oltretutto, pregiudicandomi tante possibilità lavorative. Non che, se un regista non rispetti un contratto, io debba cedere e farmi star bene la cosa, per paura poi di non lavorare più con lui. Anzi, se un regista non paga, meglio non lavorare con lui in futuro. Dico che, nonostante il contratto, sarà una cosa complicata, poi, vedere quei soldi se il regista o la produzione hanno “deciso” di non pagare.

    Mi è capitato più volte, con diversi registi o produzioni, non di non essere pagato ma di non veder rispettate delle clausole del contratto che avevo ben indicato, che avevo tenuto a specificare. Ad esempio, in un contratto fatto un paio di anni fa, era previsto (io lo metto in tutti i miei contratti) che mi venisse inviata la copia digitale del film per approvare come erano state sincronizzate le musiche, e chiaramente alcune copie del DVD. Io ancora questo film non l’ho visto e sono passati anni. Cosa faccio? Faccio causa al regista che non mi ha inviato i DVD anche se questa clausola era parte integrale del contratto?

    Un contratto va rispettato in tutti i suoi aspetti, e non c’è clausola più o meno importante. Perché mettiamola dal mio punto di vista: se in un contratto c’è scritto che devo scrivere e consegnare le musiche registrate, non è che se le scrivo e basta e invio la partitura al regista e non consegno i brani registrati, allora sono a posto. Devo rispettare la clausola, quindi anche il regista o la produzione, sono tenuti a rispettarle a loro volta.

    Questo non avviene spesso, però ripeto: cosa fai? Poi fai causa al regista perché non ti ha mandato dei DVD? Purtroppo non è possibile. 

    Questa superficialità l’ho notata anche per grandi produzioni o network. Mi è capitato di firmare il contratto per un grande lavoro, con una grande produzione, mesi dopo la messa in onda del film, ci rendiamo conto? Il contratto (che dovrebbe essere stipulato a priori) redatto e firmato mesi dopo la messa in onda (!?).

    Lavorando molto con l’estero, invece, devo dire che io, tutte le volte, ho potuto notare un rispetto estremo di quanto era scritto nel contratto e tutto si è svolto nel migliore dei modi, alla perfezione. Questo perché fuori c’è un concetto diverso del rispetto di un contratto, di legalità, perché ci sono effettivamente delle conseguenze se uno non rispetta dei tempi o delle clausole. C’è anche una differenza tra contratti italiani e quelli americani. Io, anche per progetti enormi e molto ben pagati, all’estero ho fatto contratti di una pagina, di una semplicità e di una linearità indescrivibile. In Italia, anche per il contratto più sciocco, per poche centinaia di euro, mi è capitato di stampare venti pagine, venticinque pagine, contenenti oltretutto clausole che poi non vengono rispettate.

    Detto questo, come si fa di solito il contratto? Qualcuno mi ha chiesto: “ma occorre andare da un avvocato?”. No, il contratto è un documento che si fa tra una produzione e te, che tu sia un privato o meno, dove vengono scritte una serie io cose che una persona chiede e che vuole ottenere dall’altra. Di solito, a scanso di equivoci, il contratto lo preparo io a meno che non si tratti di una produzione estremamente grande. In quel caso preferisco che se ne occupi il mio agente (che a sua volta magari si affida per una consulenza specifica ad un avvocato specializzato nel settore).

    Ci sono dei punti fermi che chiedo nel contratto, potete segnarveli così la prossima volta anche voi potrete fare richieste simili.

    • Chiedo di mantenere i diritti. Mantenere sia i diritti d’autore sia i diritti di riproduzione meccanica (ovvero sia il master sia le edizioni, perché io risulto anche come editore per l’ASCAP) quindi richiedo di tenere tutti i diritti. In questa maniera posso sfruttare successivamente, nella maniera in cui preferisco, la colonna sonora che ho registrato.

    Questo è un dettaglio fondamentale per tutti i lavori che andiamo a fare, perché delle volte si firmano contratti dove noi rinunciamo a parte dei diritti (delle volte anche a tutti i diritti). Ad esempio, se io ho un editore, al quale cedo parte dei diritti dei brani che compongo (questo avviene anche al di fuori del cinema), io poi non ho più il controllo, se non in parte, di quei brani. Ovvero: io scrivo un brano, poi cedo alla casa editrice parte dei diritti del brano, così che poi possa pubblicarlo come preferisce. Se poi, un giorno, bussa alla mia porta Spielberg (faccio sempre il suo esempio perché adoro i suoi lavori) e mi dice: “senti, vorrei utilizzare quel brano, posso?”. Io personalmente direi “sì”, però bisogna prima sentire la casa editrice, che dice: “Io voglio che Spielberg mi dia TOT soldi per utilizzare quel brano”. L’utilizzo dei brani, a quel punto, non è più pensiero solo nostro ma se ne occupa anche la casa editrice, che può mettere tutti i veti che vuole perché ha il diritto di farlo. Per questo motivo, io, se possibile, chiedo di mantenere i diritti anche sulle edizioni.

    Che uno debba mantenere il diritto d’autore sembra una cosa ovvia, ma non lo è così tanto perché alcuni (e capita soprattutto all’estero) chiedono di firmare un contratto “for hire”: tu vieni assunto per scrivere e registrare le musiche, magari vieni pagato anche bene, però cedi ogni tipo di diritto. I brani, praticamente, non sono più tuoi. Questa è una scelta da fare, alla quale io di solito dico no. Forse mi è capitato una volta agli inizi, per inesperienza, di firmare un contratto del genere.

    Per alcune case produttrici, soprattutto quelle indipendenti più piccole che non vogliono grane, è la scelta più rapida e più comune. Ti dicono: “io ti do soldi, ti pago bene però non voglio più sapere niente da te, e con i brani faccio tutto quello che voglio”.

    Oltretutto questa cosa, per noi che abitiamo sul territorio italiano e che siamo iscritti alla SIAE (se non siete iscritti, dovreste esserlo almeno ad altre società per proteggere il vostro lavoro), non è legalmente possibile. Penso ci siano anche delle scappatoie, ma di base, se siamo iscritti alla SIAE, il nostro diritto alla paternità dei brani è inalienabile. Se noi ne scriviamo uno e siamo iscritti, siamo tenuti per forza a depositarlo. Accetto smentite, ma a me risulta così. Una volta mi era capitato di non aver depositato un brano perché volevo concederlo, regalarlo ad un lavoro di un amico, e la SIAE dalla sede di Roma mi telefonò e mi disse: “guarda che tu non puoi non depositare un brano. Se sei iscritto devi per forza depositarlo. È un diritto inalienabile per la legislazione attuale”.

    Vi faccio un altro esempio: anni fa, la colonna sonora di “Up” scritta da Giacchino, che per il film ha ottenuto l’Oscar, era in mano come diritti totalmente alla Disney, che aveva scelto di non pubblicare il CD, pensando non fosse utile o economicamente vantaggioso. Dopo la vittoria agli Academy Awards è stato stampato. Purtroppo il compositore non poteva intervenire in tal senso, e stiamo parlando di un compositore di Serie A…

    Quindi, per questa prima parte del contratto, di solito scrivo una clausola dove non è che dico: “il compositore mantiene il diritto d’autore, di edizione etc etc.”. No, semplicemente sancisco che: “io compositore cedo alla produzione o al regista il diritto di UTILIZZO dei brani”. Vuol dire che i brani sono miei, le edizioni sono mie, e loro possono utilizzare i brani in quel film, cortometraggio etc. È una cosa ben diversa e questa clausola si spiega da sé.

    • Concedo la possibilità di utilizzare il mio lavoro e dopo, a seconda del budget a disposizione, specifico di quanto vengo retribuito. Poi aggiungo ulteriori clausole, ovvero: limitazioni di tempo, progetto o piattaforma. Ad esempio, cedo l’utilizzo dei brani per tre anni, quattro anni, cinque anni. Posso mettere questo se utilizzo un brano per una pubblicità: non voglio che la utilizzino in eterno. Dopo gli anni scelti, si fa un nuovo contratto (dove magari posso chiedere anche di più per quell’utilizzo e dunque ricontrattare il pagamento).
    • In un altra clausola specifico che il lavoro è solo per la composizione dei brani, e quindi io vengo retribuito solo per quello. Potenzialmente, una volta consegnate le partiture io ho finito il mio lavoro, e questa è una delle cose che preferisco perché si separano l’ambito della composizione (che è il mio ambito principale), dall’ambito della produzione, registrazione e magari anche dell’arrangiamento.

    Io compongo, faccio i provini e aspetto che siano approvati dalla produzione. Poi, una volta che è tutto approvato, io ho, teoricamente, finito il mio lavoro. È compito della produzione poi  provvedere economicamente alla registrazione dei brani, a chiamare l’orchestra, il copista, pagare lo studio, pagare i musicisti, pagare i music editor pagare chi mixa l’orchestra, insomma tutte le maestranze che ci vogliono per portare a termine un lavoro che sia dignitoso. Di conseguenza ho meno responsabilità, posso concentrarmi esclusivamente sulla composizione e tutto il budget deve gestirlo poi la produzione. Questo ci consente di lavorare con molta libertà.

    L’alternativa (che in realtà per piccoli progetti è lo standard) è quello che gli americani chiamano il buy-out, ovvero: io ti pago “qualcosa” di più però tu devi provvedere a tutto. Mi devi consegnare la colonna sonora finita, gli stems vari per poi fare il mix finale. In questa maniera posso guadagnare di più perché posso trovare un modo per risparmiare, perché lavoro con un orchestra o con uno studio determinato da tanto tempo, per questioni d’amicizia o clientelismo (inteso nell’accezione migliore possibile). Però delle volte può essere il contrario. Può essere che la produzione ha già accesso a questi servizi  a costi minori di quanto possa fare io. Magari guadagno un  po’ di più, però ho tutto il rischio d’impresa e non sappiamo cosa può andare storto…

    Ad esempio, il regista potrebbe chiederti: “guarda, sì, tu hai già registrato, hai già fatto tutto ma questo pezzo dobbiamo rifarlo, perché io ho ulteriormente lavorato al montaggio di quelle scene, ho tagliato o ho aggiunto, etc.”. Allora un conto è che il regista ti dice “ho aggiunto una scena mi devi scrivere un nuovo brano”. Ci sta, fa parte del contratto. Ma un conto è che quel brano, oltre a comporlo, io debba di nuovo registrarlo con l’orchestra, rientrare in studio etc. Quindi, sia al livello di costi di studio che di musicisti rischio di “andare in rosso”, è pericolosissima come opzione. Può farci guadagnare molto se siamo tanto “potenti” a livello produttivo (se ad esempio ho un studio di registrazione mio, dove registro con l’orchestra, ed ho una serie di musicisti regolari che lavorano con me e che sono a stipendio), allora in quel caso non ci sono troppi problemi nell’aggiungere sezioni di registrazione.

    Io tendo ad evitare questa opzione, così come ad esempio il costo per l’acquisizione di brani esterni, perché può capitare che nella colonna sonora del film ci sia la necessità, del regista, di mettere un brano o una citazione o un arrangiamento nuovo di un brano più o meno conosciuto (o addirittura l’acquisizione dei diritti per mettere l’originale). Allora bisogna chiarire che questi sono tutti costi dei quali non si occupa il compositore e che sono quindi a parte, che sono quindi responsabilità della produzione.

    • Poi inserisco la data di consegna del lavoro, fondamentale perché altrimenti potrebbero chiederci all’improvviso (o peggio in continuazione) nuovi materiali. Il lavoro del compositore non può essere “aperto” ed infinito, è necessario per entrambe le parti sancire un momento di chiusura della collaborazione.
    • La data di consegna dovrebbe sancire anche la data di pagamento, e di solito io inserisco nel contratto che parte del lavoro viene pagata alla firma dell’accordo, quindi immediatamente o una settimana dopo da quando si firma, e l’altra parte viene pagata una volta che viene consegnato il lavoro, quindi le partiture con i demo o negli altri casi le registrazioni. Questo è fondamentale perché delle volte, se noi indichiamo il pagamento alla consegna, con i progetti cinematografici non sappiamo mai come va a finire. Capita con progetti piccoli, ma delle volte anche grandi, che il film vada per le lunghe, si trascini per anni. Quindi, se io vengo pagato alla consegna alla fine del film e nel frattempo lo mettono in standby, io magari ho lavorato tante ore, tanti giorni o mesi e poi non vedo niente per anni. Quello che faccio è dire: metà della cifra pattuita alla firma, e metà alla fine del lavoro quando viene consegnato tutto, in modo che il regista sia soddisfatto (questa è una cosa che tengo a specificare).
    • Come detto prima, chiedo di approvare grossomodo come viene gestito il mix.
    • Chiedo copie finali del lavoro.
    • Esistono poi alcuni casi particolari, dove magari il budget non è enorme come nel caso di un film indipendente nel quale ci sono pochissimi soldi a disposizione.  Il progetto magari è bellissimo ed ha delle ottime potenzialità, cosa faccio? Accetto di lavorare gratis pur di prenderne parte? Chiaramente no… Se io credo molto in quel progetto e scommetto su di esso, magari posso chiedere una percentuale come produttore. Sì, mi paghi non moltissimo per la musica, però mi dai un 3% o un 4% della produzione del film. Vuol dire che da quel film, che ritengo sia una cosa molto bella e penso che possa andare avanti, poi posso ottenere dei guadagni successivi sulla messa in onda o sullo sfruttamento di eventuali diritti- Posso diventare a tutti gli effetti co-produttore di un film e questo, qualche volta, mi è capitato di farlo per progetti veramente indipendenti, piccolissimi, come gesto anche di incoraggiamento per un film che ritenevo interessante.

    In alcune produzioni i registi fanno un po’ i furbi dicendo: “Abbiamo finito il budget del film, lo abbiamo già chiuso e adesso dobbiamo fare la musica ma non abbiamo più soldi”. Premesso che il film non è finito finché non avete lavorato alla musica e al suono, perché, come dice George Lucas, la musica e il suono sono la metà del film. Se un regista finisce il film e poi alla fine pensa alla colonna sonora secondo me è una persona che non ha capito niente di Cinema. E non lo dico per amor del nostro mestiere ma perché è la realtà dei fatti. La Colonna Sonora di un film è non solo importante ma è davvero metà del lavoro di una pellicola (altrimenti lavoreremmo ancora nell’epoca del Cinema Muto). Se ci si pensa proprio alla fine, vuol dire che tu, regista o produttore, non ritieni la Musica ed il suono elementi importanti e allora io, chiaramente,  non ho interesse a lavorare per il tuo film.

    Quindi a priori fuggite da progetti del genere, dove vi chiamano alla fine e non hanno il budget, l’hanno consumato tutto per pagare gli attori o per registrare in 4K HD e poi la musica la fanno fare al vicino di casa con i le tastierine.

    • Un’altra clausola che io metto per serietà è che libero la produzione e il regista (di solito la inseriscono loro, altrimenti provvedo io) da responsabilità nei confronti di terzi. Se io scrivo un brano e cito la melodia di un altro compositore, firmo dicendo che ci ho pensato io a tenere tutte le autorizzazioni del caso e quindi tu, regista, legalmente sei libero da ogni responsabilità. Questo, ovviamente, se decido io di mettere qualche tipo di citazione o di utilizzare un campionamento di un’artista per non so quale motivo. Se è una cosa che richiede il regista o la produzione, allora è loro responsabilità preoccuparsi di avere tutte le autorizzazioni del caso.

    Sottolineo la responsabilità nei confronti dei terzi perché non riguarda solo le citazioni o l’utilizzo di campionamenti nei brani, ma riguarda anche se, ad esempio, mi occupo della registrazione dell’orchestra o anche di un solista, di tutte le autorizzazioni. Quando lavoro con dei musicisti devo fargli firmare un documento che dice che io ho il diritto di utilizzare le registrazioni che ho fatto nella maniera che più preferisco. Altrimenti, se non ho queste attenzioni e mi occupo di registrare un musicista o un orchestra, quando esce il film in sala il violinista solista potrebbe dirmi: “ah no, senti, io ho registrato sì il tuo brano, ma non ti ho dato l’autorizzazione di utilizzarlo in quella colonna sonora”. Quindi, se mi occupo io della registrazione anche di un unico solista, devo fargli firmare tutte le autorizzazioni del caso.  Diventa una responsabilità mia se metto questa clausola, perché libero la produzione da tutte queste grane, altrimenti, se non la metto, il musicista potrebbe non voler aver rivalse economiche su di me ma sulla produzione. Quindi bisogna essere molto precisi anche da questo punto di vista.

    La responsabilità nei confronti di terzi vuol dire anche l’utilizzo di library, di strumenti campionati. Attenzione, e spero che nessuno di voi faccia utilizzo di software contraffatto, perché è una cosa che mi trova totalmente contrario, è una pratica che trovo raccapricciante soprattutto se a farlo sono dei professionisti, delle persone che poi traggono un vantaggio economico dall’utilizzo di quella library. Il produttore di quel VST potrebbe riconoscere quel determinato suono nel film e poi riscontrare che il compositore che l’ha utilizzato non ne ha licenza, quindi può chiedergli i danni (a lui o alla produzione). Quindi, quando si fanno dei lavori a qualsiasi livello di professionalità, utilizzate tutti software originali perché si solleva anche la produzione da ogni tipo di problema.

    Questi sono i principali dettagli che inserisco. Ovviamente, più entriamo nello specifico, più garantiamo una certa serietà da parte nostra e avremo meno problemi successivi, possiamo quindi concentrarci esclusivamente sul nostro lavoro. Ci capiteranno contratti più approfonditi, ed occhio a leggerli in tutte le loro forme, le famose scritte piccole insomma, perché potrebbe esserci qualcosa che ci sembra potenzialmente innocuo ma che in realtà poi va a danneggiare il nostro lavoro o alcuni dei nostri diritti. Non esiste un contratto unico ma esiste un contratto che è più adatto alle nostre esigenze e a come vogliamo gestire la nostra immagine, i diritti che abbiamo sulla nostra musica.

    Spero di avervi dato un’idea di quello che è importante chiedere in un contratto. È una cosa molto semplice: cerchiamo di capire cosa vogliamo, su cosa possiamo, vogliamo e dobbiamo cedere e su cosa invece no. In base a questo firmiamo o non firmiamo qualcosa.

    Delle volte mi è capitato di rinunciare a lavori perché venivano chieste delle cose sulle quali assolutamente io non volevo cedere, alle quali non volevo rinunciare. Dobbiamo essere abbastanza ferrei, darci delle regole morali e poi rispettarle il più possibile.

    Ciao a tutti e alla prossima!

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    Colonne Sonore e Tutela del repertorio – SIAE – ASCAP – PRS – Copyright

    immagine-articoli-dirittodautore

    Oggi parliamo di un argomento che mi avete richiesto in molti: il rapporto dei compositori con la SIAE ed in generale quali sono i metodi per proteggere la paternità del proprio lavoro. E’ raccomandata per questo la SIAE o è meglio rivolgersi a qualche altra associazione sua pari?

    Io sono stato in passato molto critico nei confronti di questa società, nel mio sito potete leggere diversi articoli in cui tratto l’argomento. Il suo principale difetto è quello di essere un’associazione di vecchio stampo, non aggiornata, anche se qualcosa ultimamente sta cambiando, in meglio ovviamente.

    Tutelare e proteggere le proprie opere è un conto, mentre tutt’altra faccenda è richiedere ad una società di occuparsi di quello che riguarda lo sfruttamento del diritto d’autore delle proprie opere. Nessuna associazione che conoscete (SIAE, BMI, ASCAP, PRS) si occupa di entrambe le cose.

    Tutte queste associazioni si occupano di raccogliere i soldi derivanti dal diritto d’autore e di ridistribuirli agli associati in base a quanto l’opera viene sfruttata, riprodotta e sincronizzata. Nessuna di queste associazioni tutela l’opera. Quando si tratta di fare una causa legale contro chi ha copiato un nostro lavoro, la SIAE non si preoccupa di sostenerci in quella causa, semplicemente non è il suo compito. Può portare delle prove, come ad esempio lo spartito, indicando il giorno in cui è stato depositato, però questo non è sicuramente sufficiente per vincere una causa e tutelarsi.

    Se il vostro intento è quello di proteggere le vostre opere in modo che non se ne possa appropriare qualcun altro, queste associazioni risultano essere insufficienti. Esse garantiscono un livello di tutela che è pari alla cosiddetta “tutela del povero” che si usava una volta (e che qualcuno usa tutt’ora) che consiste nello spedirsi i CD o le partiture della propria musica, per avere il timbro postale che fa fede della data di creazione dell’opera. Quella busta chiusa certifica, laddove servisse una prova futura in tribunale, che quell’opera esisteva in quella specifica data. Questa prova in tribunale ha la stessa valenza di quello che può fare la SIAE. E’ già qualcosa, ma non è sufficiente.

    Se volete tutelare le vostre opere dovete inviare tutto all’associazione americana del copyright. Ci sono anche altre associazioni, ma la migliore è sicuramente questa. Potete mandare il vostro materiale direttamente online, il costo è di circa 60 dollari per ogni upload che può arrivare a massimo un giga in totale, il che corrisponde ad un bell’archivio se mandiamo soprattutto spartiti in pdf ed mp3. Inviando il materiale si sancisce la proprietà dello stesso, senza possibilità di mettere in discussione la cosa.

    Qualcuno di voi mi chiede anche se quando invio il materiale demo ai registi è già protetto da copyright. Quando si lavora con un regista c’è di mezzo un contratto. Quando si lavora con un contratto alla fine il materiale prodotto è anche di proprietà del regista ed in questo caso non c’è il rischio che venga rubato. Se si comunica col registra tramite email c’è lo scambio epistolare che certifica la proprietà del materiale. Quindi se sto lavorando con un regista sotto contratto registro tutto solo alla fine anche perché quando si lavora ad un film non si ha davvero tempo di preoccuparsi della burocrazia (a meno che non avete una serie di collaboratori che si occupano di questi dettagli. Inoltre il materiale potrebbe essere modificato diverse volte prima di arrivare alla versione definitiva.

    Se invece sto facendo ascoltare al regista dei provini, e non c’è ancora un rapporto di collaborazione contrattualizzato la questione è un po’ diversa. Se si tratta di brani abbozzati, nemmeno in questo caso registro, se però il brano per il provino è già corposo, ci ho lavorato molto ed è già concluso e con un’identità ben precisa, allora faccio una preregistrazione, non all’ufficio del copyright, ma magari alla SIAE e alle altre associazioni alle quali sono associato. Quindi un po’ mi tutelo, anche se non è la mia priorità, che è invece scrivere.

    Attualmente sono iscritto alla SIAE, all’ASCAP e alla PRS, alcuni di voi mi hanno chiesto se è possibile essere iscritti a più associazioni ed eventualmente quale consiglio.

    Dipende tutto da come lavorate e quali sono le vostre esigenze primarie.

    Io sono iscritto alla SIAE dal ‘93 – ‘94, quindi ho un corpus ingente di opere depositato.

    Sono iscritto alla SIAE, che tutela il mio repertorio per tutto il mondo, ma ho richiesto, attraverso un modulo, il distacco per alcuni territori. Le mie opere quindi vengono tutelate dalla SIAE in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti e nel Canada, dove ho affidato la tutela delle mie opere all’ASCAP, e in Irlanda e Gran Bretagna, dove vengono tutelate dalla PRS.

    Attualmente sono mandante per la SIAE e non socio. La differenza tra mandante e socio è che il socio può votare alle elezioni della SIAE, ma è un voto inutile perché il mio voto ha un diverso valore in base a quanto riesco a guadagnare all’anno di diritti d’autore. Il mio voto avrà quindi un valore diverso da quello di Mogol, che guadagna più di me. Non è una società tra pari ma un’oligarchia in cui il voto di pochi conterà molto più di quello di tutti gli altri soci.

    Ho deciso così di rinunciare ad essere socio per essere mandante. Disiscrivermi avrebbe infatti comportato tutta una serie di problemi, cioè avrei dovuto tutelare nuovamente tutto il mio repertorio e sarebbe stata una cosa complessa perché cominciavo ad avere più di cinquecento brani in repertorio. L’altro motivo per cui non mi sono distaccato completamente dalla SIAE è che lavoro molto in Italia. Ho rapporti con RAI, Mediaset, alcuni registi indipendenti italiani e dal punto di vista burocratico se sono iscritto alla SIAE semplifico molto le operazioni ai miei datori di lavoro italiani. Nel nostro mestiere occorre essere dei collaboratori che risolvono i problemi, non persone che ne creano.

    Per lo stesso motivo mi sono iscritto all’ASCAP. Se vado a spiegare ad un regista o a un produttore americano quanto sono complicate alcune operazioni in SIAE loro diventano completamente matti e la volta successiva che devono fare un lavoro preferiscono lavorare con un compositore americano iscritto all’ASCAP. Essere iscritto a più società per me significa semplificare la vita alle persone con cui lavoro. Il mio agente a Los Angeles, quando abbiamo fatto il contratto per un film un paio di anni fa, è stata contentissima quando ha scoperto che ero iscritto all’ASCAP perché il lavoro burocratico di ore o addirittura giorni si è ridotto ad un lavoro di pochi minuti.

    L’ASCAP è anche molto veloce, sia nel rispondere alle mail che nel risolvere i problemi. Questa è una cosa molto americana.

    Tra l’altro iscriversi all’ASCAP ha un costo irrisorio. Sono circa 36 dollari una tantum, non come alla SIAE, dove il pagamento è annuale. Sotto i 30 anni l’iscrizione alla SIAE è gratuita, superati i trenta bisogna iniziare a pagare la quota annua che è sugli 80 – 100 €. Quando mi sono iscritto io negli anni 90 era previsto anche un esame.

    Anche alla PRS si paga una quota iniziale, forse un po’ più alta, e poi più niente.

    L’ASCAP è molto brava nel attirare a sé nuovi iscritti. Crea anche una serie di opportunità, organizza corsi per i soci, di cui molti gratuiti, programmi di tutorship, premi in denaro per gli iscritti. Ci tengono molto a creare lavoro e a far girare soldi, in questo modo anche loro guadagnano.

    Quindi un’associazione in realtà vale l’altra a livello di tutela. I vantaggi sono un po’ quelli che vi ho detto, oltre anche alla distribuzione del denaro. Se lavorate con ASCAP e PRS avendo la residenza fiscale in Italia, su quello che vi verrà inviato dovrete pagare una serie di tasse in Italia.

    Altro vantaggio è la velocità con cui effettuano i pagamenti. La SIAE è molto lenta nel collezionare i soldi e altrettanto lenta nel ridistribuirli. Ho fatto una serie che è andata in onda nel settembre 2015 e ho ricevuto i diritti d’autore più di un anno e mezzo dopo. L’ASCAP è molto più precisa in questo. Dal sito vedi quando è andato in onda il tuo brano e dopo poco ti arriva il denaro.

    Non è tanto una questione di denaro. Lavoro poco con la televisione, quindi non parliamo di grandi cifre. E’ però importante per me sapere in tempi brevi quali brani funzionano e quali no, quali brani sono stati depositati e finiscono in onda e quali no.

    Certo è un po’ stressante dover registrare i brani in tre diverse associazioni, ma forse l’ASCAP sta risolvendo anche questo problema. Qualche anno fa parlavo con un responsabile ASCAP per l’Europa e diceva che stanno lavorando a dei sistemi per travasare automaticamente tutti i brani dalla SIAE all’ASCAP.

    In sintesi: per tutelare i brani bisogna registrarli sul sito copyright.gov. Per la raccolta dei diritti d’autore SIAE, ASCAP, PRS e altre società consorelle vanno bene tutte. La SIAE mi sento di consigliarvela se lavorate prevalentemente in Italia, ovviamente tutela anche i lavori che fate all’estero. Inizialmente iscrivetevi alla SIAE, poi se lavorate tanto con l’estero prendete in considerazione di iscrivervi anche all’ASCAP.

    Se pensate di lavorare prevalentemente all’estero e il territorio italiano non vi interessa o vi interessa solo marginalmente, iscrivetevi direttamente all’ASCAP perchè ne avrete molti vantaggi e tanta praticità.

    Spezzo una lancia a favore della SIAE comunque perché negli ultimi due anni ha velocizzato molto le operazioni di deposito grazie al deposito online di spartiti ed mp3, fino a non molto tempo fa occorreva inviare faldoni pieni di spartiti e moduli per depositare le proprie opere.

    Iscrivetevi ad almeno una di queste associazioni. Non mandate solo i brani all’ufficio del copyright per proteggerli. Diversamente, se il vostro brano dovesse finire su un film famosissimo, non vedreste nemmeno un soldo di diritto d’autore. Pretendete sempre dalle persone con cui lavorate di conservare i diritti d’autore, non è una cosa scontata perché alcuni produttori vi chiederanno una parte o la totalità dei diritti d’autore dei brani che scrivete per quel film. Se siete agli inizi iscrivetevi alla SIAE. Ha però un costo annuale che dovete valutare se riuscite a ripagare con i lavori che fate. Se siete ancora a livello amatoriale, iscrivetevi all’ASCAP, facendo una spesa unica. Dovete però essere ferrati con l’inglese. Le pratiche non sono complicate, ma un po’ di dimestichezza con l’inglese dovete averla.

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    Compositori di Colonne Sonore – è utile partecipare a premi e concorsi?

    ennio-morricone

    Vale la pena per un compositore di colonne sonore partecipare a concorsi? Ha senso? Ha un’utilità? Cosa può portare di buono? Sono una perdita di tempo? Non servono a niente?

    Io ho un’opinione ben precisa al riguardo. Premetto che io ho partecipato a molti concorsi. Alcuni sono andati meglio, alcuni sono andati peggio. Fa chiaramente piacere quando si vincono mentre si hanno delusioni quando non si vincono, ma essi non ci danno il valore della nostra arte e del nostro lavoro perché quello che viene giudicato è esclusivamente personale, soprattutto se parliamo  di musica per le immagini.

    Lo stesso Morricone ha detto più volte che si è trovato molto in difficoltà quando ha fatto parte di alcune giurie perché in realtà non esiste un modo unico di musicare una scena, ci sono tanti modi quanti sono i compositori che musicano quella scena e tutti a modo loro sono adeguati ed esatti. Morricone diceva che aveva difficoltà a decidere perché tutti andavano bene. Poi c’erano alcuni che potevano piacergli di più e altri di meno, però tutti andavano bene: il giudizio finale è un elemento relativo perché dipende dal gusto di chi fruisce  dell’opera.

    Se io dovessi fare il giurato in un concorso lo farei in base ai miei gusti personali, al mio background, alla musica che mi piace ascoltare, indipendentemente da come viene gestita la scena: la musica arriva “prima” ed in maniera subconscia. Poi ovviamente ci sono casi di clamorosi errori di sincrono o di interpretazione, ma sono abbastanza rari.

    Quando partecipiamo ad un concorso lo facciamo non tanto per affermare che il nostro modo di gestire la scena è migliore di quello degli altri. Partecipare ai concorsi è un modo per mettersi alla prova e per avere degli stimoli ben precisi. Parlo soprattutto per quei compositori che non hanno una grande esperienza ovvero non hanno ancora fatto un film completo o un documentario, che hanno fatto solo piccoli lavori e cortometraggi. Il consiglio è di partecipare ai concorsi perché sono utili per mettersi alla prova.

    Sono innanzitutto un banco di prova per la gestione del tempo. Se devo partecipare ad un concorso non posso perdere troppo tempo a lavorare alla musica perché le scadenze di consegna dei concorsi di solito sono abbastanza strette. Questo mi sarà utile perché quando mi trovo a lavorare ad un film a livello professionale la data di consegna è rigida ed improrogabile. Partecipare ai concorsi dunque ci abitua a lavorare in economia di tempo.

    In secondo luogo sono una fonte di ispirazione inaspettata spesso ci vengono già dati filmati sui quali lavorare (uguali per tutti) è dunque un modo per ascoltare il lavoro degli altri partecipanti, vedere come hanno interpretato le scene, i sincroni e che soluzioni tecniche e narrative hanno utilizzato.

    Questo indipendentemente dal risultato perché i risultati vi assicuro che sono veramente indipendenti dalla nostra bravura. Parlo dei premi più piccoli, fino ai più grandi.

    Per quanto riguarda gli Oscar ad esempio non sono convinto che i cinque che arrivano alla nomination siano i migliori score dell’anno. Ci sono vari parametri che andranno ad influenzare il giudizio finale. La colonna sonora di “La La Land” ad esempio è stato favorita perché il film è un musical, ha un background molto forte, incentrato su un certo tipo di jazz, e, conoscendo i membri votanti dell’Accademy, probabilmente questo è stato un fattore decisivo. Se vado ad inseguire i gusti posso guadagnarmi le grazie dei votanti. Non vince la migliore colonna sonora, vince quella che in quel momento, quegli specifici giurati ritengono più adeguata e più vicina alla propria sensibilità musicale.

    I concorsi sono importanti da fare, fateli, ma indipendentemente dal risultato. Poi se arrivano premi e riconoscimenti, ci fanno piacere e vanno a compensare le tante sofferenze che il compositore patisce di giorno in giorno.

    Hanno un’influenza grande sulla nostra carriera? In realtà penso di no. Il prossimo regista con cui andremo a lavorare è in realtà più interessato alla musica che stiamo scrivendo che ai premi che vinciamo. E’ difficile che un regista scelga un compositore perché ha vinto tanti premi. Per un discorso di public relations il vostro agente sarà contento vedervi vincere molti premi perché gli darà modo di pubblicizzarvi meglio, ma il regista in realtà è disinteressato a questo, anche ad alti livelli. Il produttore di un’importante casa cinematografica vi considererà sempre l’ultimo arrivato anche se avete vinto vari riconoscimenti.

    I riconoscimenti ci fanno lavorare di più? Sinceramente non ne sono convinto. Esiste ad esempio la “maledizione” del vincitore all’Oscar. Molti compositori, dopo aver vinto il prestigioso premio, hanno lavorato meno di altri colleghi.

    Molti mi chiedono se possono partecipare ad un concorso se non hanno mai lavorato ad un film o ad un cortometraggio. I consigli che vi do sono di vari tipi. Se non avete un cortometraggio fatto da un vostro amico o da un regista che conoscete che necessiti di una musica originale, prendete qualcos’altro di avulso. Cercate su Youtube e troverete una marea di materiale. La prima cosa che mi viene in mente sono i film muti. Io qualche anno fa ho scritto una colonna sonora per Nosferatu. Basta che cercare “silent movie” e troverete una quantità incredibile di materiali

    Bisogna avere i diritti d’autore per utilizzare questi film? In realtà no perché perché sono ad uso personale, per ragioni di studio a tutti gli effetti, ovviamente meglio selezionare film che sono di pubblico dominio. Al seguente link trovate una lista incredibile di pellicole di questo tipo http://publicdomainflix.com .

    Prendete uno di questi film e scaricatelo. Per farlo da Youtube ci sono mille applicazioni che vi permettono di scaricare in formato mp4, dopodichè lo importate su Cubase (o sulla DAW che utilizzate normalmente) e iniziate a lavorare.

    Un’altra idea è prendere una scena famosa di un film conosciuto e lavorare su quella. Basta togliere la musica dal video originale e iniziare a lavorarci. Per basta mettere in mute la traccia audio. Una volta terminato il processo di composizione potete montare insieme video ed audio con Movie Maker ad esempio, un programma gratuito disponibile per Windows, ci sono ovviamente programmi gemelli sulla piattaforma Apple. Consiglio di prendere dei film che non hanno una musica già troppo iconica (lascerei stare ad esempio qualsiasi cosa composta da John Williams o Morricone, le immagini sono inseparabili dalla musica in quei casi, almeno a livello di immaginario comune). Guardate le scene del film senza ascoltare la musica, che potrebbe influenzarvi troppo, e poi scrivete la musica.

    Un’altra idea che vi posso dare è di utilizzare film degli anni 70 e 80, che hanno molta meno musica dei film che si girano oggi. In essi abbiamo scene in cui c’è il dialogo, ma non c’è la musica. Io qualche anno fa avevo presentato dei lavori su film dotati già di colonna sonora, lavorando su scene dove la colonna sonora era assente.

    Un altro punto di partenza potrebbe essere prendere video di scene di vita reale e non di fiction. Ad esempio, per lavorare su una musica d’azione si può prendere una scena di un incontro di box o un filmato sportivo in generale, potreste studiare come si accompagna un dialogo provando a musicare il discorso d’insediamento di uno dei presidenti degli Stati Uniti. In rete trovate anche molti cortometraggi di animazione sui quali potete lavorare, ovviamente togliendo la musica originale.

    I concorsi mi sono serviti tantissimo per comporre delle musiche e cimentarmi in alcuni generi che diversamente non avrei mai affrontato. Oltretutto mi hanno consentito di accumulare molto materiale originale (audio) e di avere diversi filmati che, una volta montati insieme, sono andati a formare i miei primi show-reel che ho utilizzato per mostrare ai registi le mie potenzialità.

     

    Di seguito alcuni link a concorsi italiani ed internazionali:

    http://faculty.oticons.com

    https://www.filmmusiccompetition.ch/en/

    http://filmmusicfestival.org/en/jerry-goldsmith/

    http://www.masawards.com/international/

    https://www.worldsoundtrackawards.com/en

    http://www.lavagninofestival.it/

     

     

     

     

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    Review of “Karma” OST on BuySoundtrack

    http://buysoundtrax.com/larsons_soundtrax-7-25-18.html

    KARMA/Kristian Sensini/Records DK – digital
    KARMA is an independent Italian supernatural horror film made in 2017. It received a limited release in Italy, but it was shortened to a 24-minute version which has been posted to Facebook. It’s a pretty provocative movie, and very nicely scored by Kristian Sensini (HYDE’S SECRET NIGHTMARE, ROCKS IN MY POCKETS), whose music has been released as a digital soundtrack. The plot has to do with six teenage boys who, over the course of a weekend, will soon have to face off against their karma, as an evil entity seeks to punish them for their mistakes. “The music I wrote for the movie has a sort of ‘woodish’ quality,” Sensini told Soundtrax. “I’ve extensively used strings (particularly the low textures of cellos and basses) and woodwinds because they remind me of the warm and dark nature of the wood that has a special part in this movie. I’ve tried to avoid the classical horror soundtrack clichés and give each cue in the movie its unique “breath,” in the true sense of the word: if you listen carefully, you can actually feel a mysterious and ominous breath (done with instruments). It’s as if the soundtrack itself is the Evil, a character that is watching the young boys and waiting in the Darkness, ready to hit.”
    The digital soundtrack is available from amazon, iTunes, and can be heard on Spotify.
    For more information on the composer, see www.kristiansensini.com.

     

    Buy Soundtrax KARMA

  • PRESS - Uncategorized

    Karma – Review by Film Score Monthly

    logo4

    Full album available at https://itunes.apple.com/us/album/karma-atonement/id1211759271

    Karma follows a group of young boys whose past behavior catches up with them as they are tested and punished by an embodiment of evil. The film’s horrific score comes
    courtesy of Kristian Sensini (Rocks in My Pocket, La Sorpresa). Karma’s opening title track features an enticing arpeggiated idea and a long, lyrical line with a gothic feel. “Staircase” pushes forward with an intriguing melody that again references the arpeggiating figure before becoming more disjointed as it slowly moves upward over a menacing undertow. By contrast, the “Woods Theme” features a soaring
    high string idea over rich low strings and a breathy vocalise.
    The score overall does a fine job of establishing subtle textures that become creepier as various motivic components float through them, evidenced in tracks like “Tensive
    Dialogue” and “Dirty Secrets.” Similarly, many cues feature low pedals and slow builds that add tension, which occasionally releases, as in “The Attic.” The arpeggiated idea
    also recurs throughout the album as connective tissue.
    “The Cellar” moves us most firmly into horror territory, with close intervals and sudden hits set against a high string drone. After a passage for a music-box melody and crescendoing vocals, the cue moves into a quasi- rock-based section reminiscent of a Richard Band score.
    “Abductions” offers more macabre sounds intermingled with low strings, including a cello line that lends an emotional pull to the proceedings. The “Trailer” music wraps up the playlist nicely, providing one last burst of intense horror music.

    Karma FSM ONLINE

  • NEWS - PRESS

    KARMA–ATONEMENT Review by BSO Spirit

    http://www.bsospirit.com/2017/04/12/karma-lespiazione/

    SOUNDTRACK AVAILABLE on ITUNES  https://itunes.apple.com/us/album/karma-atonement/id1211759271

    Dos premisas arriesgadas, que no mal fundadas: la “resplandeciente” banda sonora de Wendy Carlos para The Shining (1980) es una obra maestra entre las músicas de películas de terror. Alessandro Antonaci rescata (o rinde homenaje) a la esquizofrenia de Kubrick en su adaptación del texto de Stephen King.

    La música de Karma tiene un poco de mucho, pero es estrictamente fiel a la naturaleza de las escenas. Acreditado junto al propio Antonaci y Andrea Dentico como responsable de las músicas de Karma, Kristian Sensini se inspira en Carlos para conseguir una partitura efectista y sucinta al clima y el ritmo (poco convencionales) de la película.

    Carlos partía en The Shining de una pieza clásica totémica, el “Totentanz” de Franz Liszt. En Karma, esta base clásica parte de la habanera célebre de Carmen, “L’amour est un oiseau rebelle”, que Georges Bizet incluyó en su ópera escrita en 1875 y que, con posterioridad, reconoció que había plagiado de una canción titulada “El arreglito”, de la que es autor el navarro Sebastián Iradier… Puede que se trate de la habanera más famosa de todos los tiempos y, para más inri, es la pieza más emblemática de la ópera Carmen.

    El escenario de Karma no son las Montañas Rocosas, sino un chalé en las afueras de Metz, cerca de Luxemburgo: Forêt Avril. Los protagonistas no son un matrimonio joven con hijo, sino una pandilla de jóvenes italianos muy modernos, desinhibidos, algo dados a los juegos equívocos, a beber y a fumar… El viejo chalé tiene, encerrado en el clásico baúl de un altillo siniestro un álbum de fotos con la historia desgarradora de un parricidio (que acabó en masacre) ocurrido allí mismo hace unos años y todavía sin resolver. De pronto, nadie de los cinco protagonistas es en realidad quien dice ser y todo se complica con sádicos apuñalamientos de por medio.

    Si Antonaci trata de reivindicar el contraste psicológico de luces y sombras, de perspectivas abiertas y cerradas, laberínticas, que Kubrick postuló en The Shining, Sensini no se limita a despachar los requerimientos escénicos con estrofas atonales de Ligeti, Bartók o Penderecki. Pianista y flautista avezado en la composición de partituras para animación, documentales y piezas dramáticas, Sensini profundiza en sus conocimientos clásicos y de jazz para crear el mismo efecto impecable de Carlos en The Shining, pero con mucha mayor libertad creativa. Ganador del Global Music Award del 2013 a la mejor banda sonora de terror con su partitura para Hyde’s Secret Nightmare, este compositor sabe sacar punta al silencio y los efectos auditivos claustrofóbicos para conseguir el mejor empeño de la música de terror: preparar para el gran susto, la sorpresa terrible que puede producirse en cualquier momento…

    Se trata de un músico muy joven y con pocos títulos en su haber; sin embargo, ha tomado parte en talleres de composición junto a los verdaderos “dioses” del género: Ennio Morricone, Michael Giacchino, Dave Grusin, Howard Shore, Alan Silvestri o Chistopher  Lennertz. Lleva años formándose en centros de Italia, Austria y Estados Unidos. En Karma, Sensini pone en solfa las impresiones abstractas del director de fotografía Federico Alotto y despliega una gama musical muy versátil, con momentos pastorales en vistas aéreas y exteriores de gran atractivo turístico, junto a detalles de una oscuridad casi total, cimentando el escalofrío de que cuanto puede ocurrir es siempre peor que cuanto ocurre en apariencia. Los cambios de ritmo son muy frecuentes, a menudo súbitos, impactantes. La tensión sigue un desarrollo lento a la par que espasmódico, difícil de musicar. Sensini aporta su “resplandor” particular a la película con un esfuerzo creativo notable.

    LO MEJOR: El terror psíquico, sin efectos especiales ni trucos de ordenador, da mucha cancha a la música y los efectos de sonido.

    LO PEOR: Sensini ensaya varias instrumentaciones en las escenas más oscuras sin afianzar ningún tema. La banda sonora adolece de uniformidad de estilo.

    EL MOMENTO: Las filmaciones exteriores en contrapicado (muy al estilo del arranque de The Shining) se apoyan en una música enigmática de corte muy clásico.

     

    KARMA BSOSPIRIT

  • NEWS - PRESS

    Recensione “La Sorpresa”– Colonnesonore.net

    Condivido con un certo orgoglio la bella recensione di ColonneSonore.net (Massimo Privitera) della mia partitura per il film La Sorpresa di Ivan Polidoro

    http://www.colonnesonore.net/recensioni/cinema/4546-la-sorpresa.html

    Il cd è disponibile (a tiratura limitata) al seguente indirizzo http://www.cdbaby.com/cd/kristiansensini3
    La versione digitale invece la trovate in tutti gli stores…digitali.

     

    Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

    Kristian Sensini
    La sorpresa (2015)
    Keyestudios
    15 brani – Durata: 38’10”

    Kristian Sensini, vincitore del nostro Premio dei lettori nel 2014, nella categoria Migliore Musica per Film Straniero, per la pellicola d’animazione lituana Rocks In My Pockets, si approccia musicalmente a questo dramma familiare di Ivan Polidoro con una grazia sospesa colma di trepidazione emotiva. Fin dalla prima traccia, “Attese”, si tratteggia l’andatura sonora della score, con violino, viola e violoncello (tutti suonati accoratamente da Cristiano Giuseppetti) che lenti, quasi timidi, cantano amaramente il tema portante, ed il flauto (suonato da Sensini), col suo sopraggiungere mesto e desolato, ne marca ulteriormente il carattere drammatico.

    Elettronica ancestrale e un piano astratto si addentrano nei segreti nascosti del film, in “La sorpresa 1”, nel mentre “Come sospesa” tra sintetismi, flauto e chitarra (Jan Mozzorecchia) cerca di rasserenare questa complicata storia di un rapporto a tre (padre, figlia e infermiere che cura il primo gravemente ammalato) con un secondo tema fondamentalmente malinconico ma che ricerca qualche spiraglio di vitalità. Cameristico per archi viene eseguito il tema principale in “Devotio”, divenendo ancor di più elemento straniante e amareggiato. Un piano gocciolante e cantilenante (“Figlia del padre”) su effetti ritmici a pioggia raffigura la figura della figlia ventenne che non trova alcun punto di contatto con il padre che ormai stanco, desidera solo morire. Liturgico e angelico il canto per voce sdoppiata eterea di Laura Bruno in “Ana Yelena”. “Padre” assegna il compito ad una viola con effetto eco accentuato di cantare dolorosamente il leitmotiv di questo padre che solo nelle cure dell’infermiere trova le amorevoli attenzioni di un figlio non figlio che la sua vera figlia non riesce a offrirgli. Una nenia sintetica, quindi lontana nel suo suono metallico freddo, interpreta il tema principale in “La sorpresa 2”. Una “Ragnatela” metaforica più che reale nel canto straziato degli archi, della chitarra e di ritmiche asettiche prova a scavare nelle microtrame di questa vicenda piena di dolori e segreti. “Ana Yelena 2” rincontra il canto religioso di Laura Bruno con sfumature liturgico-orrorifiche tra Schubert e Keith Emerson. “Surprise me” gioca su ritmiche ipnotiche e synth anni ’80 carpenteriani. “La sorpresa” ondeggia glassianamente tra il suono insistito degli archi, liquescenze ritmiche e un piano ribattuto. “Un tango”, lo dice il titolo stesso, è un ballabile appassionato dalle ritmiche moderne intriso di reminiscenze piazzolliane: molto bello e virtuoso! In “Ana Yelena 3” il canto raddoppiato della Bruno assume valenze più incorporee insieme al controcanto del piano. Chiude il CD “La sorpresa piano” nel quale il leitmotiv primario mostra tutta la sua grazia addolorata in cerca di redenzione. Una partitura che entra sottopelle dopo svariati ascolti e che fa rivivere in noi ciò che di più nascosto risiede nel nostro animo.

    La sorpresa - colonnesonore