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    Quanto costa fare il compositore?

    Oggi voglio parlarvi di quanto costa fare il compositore di colonne sonore e, come a breve vedrete, si tratta di un bel tuffo nella realtà perché parliamo di un mestiere che non è soltanto fonte di guadagni ma si accompagna anche a tutta una serie di costi che devono essere sostenuti.

    Per fare chiarezza sull’argomento vi parlerò nello specifico di quelle che sono le spese più o meno fisse o ricorrenti e che sono strettamente correlate ai vari servizi digitali necessari alla professione.

    Il primo di questi strumenti è Google One. Google One è la suite a pagamento di Google che permette di ottenere più spazio di archiviazione per conservare i propri dati su Google Drive, Gmail e Google Foto rispetto ai 15 GB di storage offerti gratuitamente da Google a tutti i suoi utenti. Google One ha un costo di 1,99€/mese (24€/anno) e offre uno spazio di archiviazione di 100 GB. Perché personalmente ho deciso di acquistare quest’espansione? Non tanto per avere più spazio su Google Drive quanto per averne di più dedicato alle mail che sono lo strumento principale che utilizzo per lavoro dovendo scambiare file con i registi, produttori, montatori. Quindi capite bene che mi si rende necessario avere anche un archivio dello storico online delle conversazioni intercorse nonché di tutti gli allegati.

    A Google One si aggiunge Cubase, un software per compositori che copre tutte le fasi della produzione musicale: dalla composizione al mastering. Il costo base di Cubase è di 570€  ma è un costo che non metto in budget perché una volta acquistato resta vostro a vita. Il costo da mettere in budget, invece, è quello relativo ai suoi upgrade che escono solitamente una volta l’anno ed hanno un costo di circa 100€. Quindi c’è da mettere in conto che per avere l’ultima versione di Cubase ogni anno dobbiamo spendere 100€ e dobbiamo averla perché ogni upgrade apporta dei notevoli miglioramenti che semplificano e velocizzano il nostro lavoro. Quindi ai 24€/anno di Google One sommiamo i 100€/anno di Cubase e siamo ad un totale di costi di 124€/anno.

    Altro programma da acquistare è Dorico, programma di notazione musicale che io utilizzo molto quando compongo. Anche qui il discorso è il medesimo, la base d’acquisto è di 570€ con aggiornamenti annuali di 100€ che sommati ai precedenti costi calcolati ci danno un totale annuo di 224€.

    Veniamo adesso a SoundCloud che è la piattaforma (gratuita o a pagamento) che ci consente di caricare le nostre creazioni musicali e diffonderle in streaming. Anche se non proprio economica la ritengo molto utile perché molti Music Supervisor la frequentano e possono creare playlist in cui inserire anche i nostri brani andandoli ad incorporare (cosa che non potrebbero fare se fossero caricati unicamente sul nostro sito). In questo modo la nostra musica ha la possibilità di raggiungere molte più persone e in luoghi chiave della produzione cinematografica e della discografia, quindi ve lo consiglio. Potrete inoltre realizzare le vostre playlist dove aggiungere/eliminare brani, vedere quali sono i più ascoltati e avere altre opzioni quali 3-4 mastering dei brani effettuati al mese. Principalmente io utilizzo questa piattaforma per caricare il mio archivio da far ascoltare o per creare playlist per i registi a cui inviarne il link affinché possano ascoltarle ovunque. Il servizio base di SoundCloud è gratuito e consente di caricare un totale di 2 ore di musica, ma capite bene che per chi non è proprio agli esordi ma ha un repertorio più vasto queste risultano insufficienti. Per ovviare al problema è disponibile la versione a pagamento che offre un minutaggio illimitato con un costo di 8,25€/mese (99€/anno), per cui il nostro totale dei costi arriva a 324€/anno.

    Per la gestione del sito internet, poi, avremo bisogno di WordPress la cui versione base (che è un blog “nome”.wordpress.com) è gratuita, ma spendendo 4€/mese (48€/anno) si può ottenere un  dominio personale (“nome”.com). Io vi consiglio di avere sempre un vostro sito personalizzato e credo che quella di WordPress sia la soluzione più economica e pratica che possiate avere a disposizione. E così i nostri costi complessivi salgono a 372€/anno. Quella di WordPress ovviamente è la soluzione più economica ma ne esistono anche altre. Personalmente io sono passato da WordPress ad Aruba (sempre un sistema WordPress), quindi ho caricato il software WordPress su server Aruba. Perché io ho fatto questa scelta?

    1. In questo modo ho ottenuto una mail aggiuntiva personale (info@kristiansensini.com) che conferisce una certa professionalità.
    2. Sul blog WordPress non potevo andare a caricare dei file molto pesanti poiché c’è un limite di dimensioni che con Aruba viene meno.

     

    Parliamo poi di IMDB (Internet Movie DataBase) la cui versione Pro costa 135€/anno. E’ il posto nel quale si deve essere! all’estero se non siete su IMDB non esistete, non siete professionisti del cinema! Quindi cercate di lavorare innanzitutto per avere dei credits su IMDB, assicuratevi che i lavori piccoli o grandi che fate siano listati in questo sito che è il contenitore assoluto del cinema soprattutto americano. La quota annuale di 135€/anno di IMBD Pro vi consente di poter gestire il vostro account mettendo foto, di poter aggiornare liberamente il vostro curriculum e tutto quello che riguarda la vostra attività, di inserire dei brevi showreel (anche se non di elevatissima qualità). Sommando anche questo importo arriviamo ad un totale di costi complessivi di 507€/anno.

    Altri costi sono quelli collegati alla SIAE in cui è fondamentale essere presenti perché è una società di collecting che si occupa di incassare per noi le royalties del diritto d’autore. Il costo dell’iscrizione annuale alla SIAE è di 150€, costo che però potrebbe anche andare ad azzerarsi nel momento in cui i diritti di autore incassati lo vadano ad eguagliare come importo. Se così non fosse, però, questo costo si sommerebbe a tutti i precedenti arrivando al totale di 657€/anno.

    In più io faccio parte almeno di una paio di associazioni i cui una è l’Acmf (Associazione compositori di musica per film) il cui costo d’iscrizione come socio sostenitore è di 150€. Potete andare sul loro sito (http://www.acmf.it/) per verificare le varie quote disponibili dato che potete partecipare all’associazione anche come associati con costi diversi. Io vi consiglio vivamente di prenderne parte perché ci aiuta a combattere delle piccole battaglie che come compositori sono per noi fondamentali.

    Un’altra associazione americana a cui sono iscritto è la Scl (Society of Composers & Lyricists ) il cui costo è di 58€ (208€/anno) che aggiunto ai costi precedenti porta ad un totale complessivo di 865€/anno.

    Veniamo ora ai costi legati al commercialista tenendo conto che le cifre di cui vi parlerò possono variare in base al luogo in cui voi abitate e da dove si trova il commercialista a voi più vicino, così come dal tipo di pratiche deve fare ecc. Tenendo conto di quella che è la mia gestione (per un compositore un commercialista non deve fare tantissimo in realtà, le pratiche necessarie non richiedono lunghe tempistiche) calcolo circa 600€/anno che sommati agli altri costi ci portano a 1465€/anno.

    Altra componente fondamentale è l’Energia necessaria al funzionamento delle nostre macchine, per gli strumenti e per la Workstation soprattutto che consuma anche parecchio. Ebbene sì, noi compositori consumiamo molta energia per tutta la nostra attrezzatura! Tenendomi basso ho calcolato un costo di 180€/mese (2160€/anno) che sommati ai costi già visti ci portano a 3625€/anno. Personalmente il gestore di energia elettrica che io ho scelto di utilizzare è NeN. NeN prevede il pagamento ogni mese della stessa cifra come se fosse un abbonamento e poi a fine anno la rata viene ricalcolata sulla base dei consumi effettivi rilevati nell’anno precedente. NeN consente di gestire tutto tramite app e con una piccola spesa aggiuntiva ci installa sul contatore un dispositivo (Robo) che a mezzo dell’ app analizza gli elettrodomestici e ne monitora i consumi. Per tutte queste ragioni ritengo che NeN sia un valido sistema per tenere d’occhio la bolletta e per gestire il nostro lavoro, perché se io so che spendo 180€ al mese dovrò lavorare e guadagnare almeno…180€ al mese. Quindi tutte queste cifre ci servono proprio per comprendere quanto è percorribile la carriera del compositore (o del musicista in generale) perché dobbiamo riuscire a guadagnare più di quanto spendiamo! Se volete passare anche voi a NeN usufruendo di uno sconto potete farlo utilizzando il mio codice sconto @maclura161.

    Parliamo adesso di Spotify, strumento che possiamo scegliere di avere o meno poiché non indispensabile per il nostro lavoro di compositori. Personalmente io utilizzo Spotify ma “obtorto collo” perché non mi piace la politica dell’azienda, non mi piace quanto vengono pagati i musicisti per ogni streaming poiché ce ne vuole più di un migliaio per disco per ottenere la stessa cifra che si otterrebbe dalla vendita di un singolo CD! Ma per noi compositori di musica per film Spotify è ahimè un male necessario. Questo perché molti supervisor e molti registi lo frequentano e si fanno le playlist lì, quindi pubblicare su Spotify è utile per questo come lo è anche per noi perché ci consente di: – creare le nostre personali playlist suddivise per aree tematiche in cui raccogliere i brani che più ci interessano – creare playlist dove caricare la musica prodotta da noi da far ascoltare. Spotify è disponibile in versione gratuita (quindi con tutte le pubblicità possiamo andare comunque a fruire della musica) ma io ritengo un gesto di buona volontà sceglierne la versione a pagamento perché almeno quei 99€/anno di abbonamento vengono distribuiti tra i musicisti che si va ad ascoltare. Quindi adesso il nostro totale complessivo di costi è di 3724€/anno.

    Veniamo a CrashPlan, sistema di backup online dove fare l’upload protetto di tutto il nostro archivio musicale e non su un server dedicato. Il costo è di appena 108€/anno e lo ritengo una cosa fondamentale. Personalmente spendo molto più volentieri 100€/anno per CrashPlan che per Spotify o IMDB proprio perché mi consente di conservare tutto il materiale di cui potrei sempre usufruire anche se avessi in studio un crash mostruoso che mi facesse saltare il NAS e tutti gli hard disk! Aggiungendo quindi ai costi complessivi CrashPlan arriviamo a 3832€/anno.

    Altra spesa da sostenere è l’affitto/mutuo con una spesa di 6000€/anno (mi sono tenuto molto basso, poi dipende da dove si abita). Questo perché se non abitiamo a casa di mamma e papà l’affitto/mutuo è una cosa che dobbiamo tenere in considerazione, è una cifra da inserire sia che lavoriate da casa sia che affittiate uno spazio apposito per farne il vostro studio. E siamo a 9832€/anno di spese.

    Poi c’è la Fibra poiché chiaramente del collegamento internet non se ne può fare a meno dovendo lavorare con i file da inviare ai compositori colleghi, ai registi e produttori. Qui dipende da quali sono le offerte dei vostri gestori e quindi genericamente quantifico questa spesa in 30€/mese (360€/anno) che ci portano a 10198€/anno di spese.

    Poi ancora c’è Distrokid, il sistema che uso per pubblicare su Spotify e su tutti gli Store digitali. Con 32€/ anno tutto incluso Distrokid ci consente i pubblicare tutto quello che vogliamo in qualsiasi momento. E’ chiaro che poi i guadagni che si hanno dallo streaming e dalla distribuzione digitale sono veramente miserrimi, però è importante esserci, è importante che il nostro nome giri su: iTunes,   Apple Music, Amazon Music, Spotify, perché vuol dire che lavoriamo.

     

    Arriviamo così a un totale finale di 10230€/anno e qui mi fermo.

     

    Ma quindi tutto ciò cosa vuol dire?

    Considerando che un compositore per un progetto quale un film indipendente guadagna in Italia come premio partitura all’incirca 10000€, si può pensare che facendo un film all’anno si possa vivere tranquillamente andando a sopperire ai costi poc’anzi calcolati… In realtà non è così! Non è così perché poi dovrete anche vivere, mangiare, sostenere i costi della macchina ad esempio o altre spese non necessariamente connesse all’attività di compositore. Quindi fare un film all’anno non basta! Anche perché quei 10000€ li devo fatturare e quindi devo pagare una serie di tasse. Quindi se io faccio un film per 10000€ per via della legislazione fiscale italiana in realtà ne guadagno circa la metà. Poi è chiaro che dobbiamo organizzarci per guadagnare di più per essere tranquilli, e qui si apre una parentesi enorme ovvero il dover avere dei guadagni che sono alternativi a quelli derivanti dallo scrivere e pubblicare una colonna sonora. Devo avere guadagni di SIAE, devo avere guadagni di royalties (quindi pubblicare e fornire brani alle music libraries), avere tutta una serie di introiti cosiddetti “passivi”, cioè che entrano mensilmente o annualmente senza che voi facciate “niente” (il diritto d’autore è uno di questi).

    Se volete fare i liberi professionisti (noi compositori siamo tali) il mio consiglio fondamentale è di avere comunque un secondo lavoro che vi consenta di avere degli introiti facendovi vivere il vostro lavoro di compositore in tranquillità e al riparo da piccoli problemi che possono esserci (un film che vi è stato promesso che poi invece salta, ad esempio). Io stesso combino l’attività di insegnante di musica part-time nella scuola a quella di compositore e avere questo stipendio fisso mi consente di stare tranquillo, di poter gestire la mia attività di compositore lavorando come dico io, con i miei tempi e rifiutando lavori che in passato non avrei mai potuto rifiutare perché avrei avuto solo spese insomma. Sinceramente vi dico che attualmente guadagno più come compositore che come insegnante di, però laddove mi saltassero una serie di impegni in studio o di progetti per i motivi più vari diversi (vedi i recenti anni di pandemia o l’attuale guerra mondiale alle porte) avrei comunque una sorta di “paracadute” a proteggermi. Molto poi dipende anche dal vostro regime fiscale. Se avete una partita IVA tradizionale alcune delle spese citate le potrete scaricarle, se invece siete nel regime dei minimi (fatevi consigliare dal vostro commercialista…) no. Naturalmente se siete agli inizi considerate che passerà del tempo prima che iniziate a guadagnare, avrete più spese che guadagni per poi pian piano andarvi ad assestare. In conclusione non prendete quanto qui detto come un modo per volervi scoraggiare bensì ma come una “doccia di realtà”!

    Spero che i consigli derivanti dalla mia esperienza personale che ho voluto condividere con voi  possano tornarvi utili nella gestione delle spese annuali o ricorrenti derivanti dalla vostra attività di compositori.

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    COLONNE SONORE E CONTRATTI PER COMPOSITORI


    Come si firma un contratto, cosa bisogna scrivere? Chi deve farlo, questo contratto, lo faccio io oppure lo fa la casa produttrice, il regista etc.?

    Premessa: ogni progetto è un discorso a sé stante. Ogni progetto ha le sue caratteristiche, le sue esigenze, ogni produttore ha le sue necessità. Io vi do qui, in questo articolo, alcuni consigli per tirarne fuori le penne nella maniera più dignitosa possibile.

    Innanzitutto, dipende se stiamo parlando di progetti internazionali o in Italia. Questo perché, per mia esperienza, i contratti in Italia spesso “valgono poco”, per buchi legislativi che abbiamo nel nostro settore e anche per come funziona qui la giustizia.

    In Italia i budget per i film non sono mostruosi. Ci sono, ma non sono incredibili, quindi, a corti discorsi, laddove il produttore o regista non rispetti il contratto: che faccio? Faccio causa, chiamo l’avvocato, affronto tutte le spese del caso per “pochi euro”? Oltretutto, pregiudicandomi tante possibilità lavorative. Non che, se un regista non rispetti un contratto, io debba cedere e farmi star bene la cosa, per paura poi di non lavorare più con lui. Anzi, se un regista non paga, meglio non lavorare con lui in futuro. Dico che, nonostante il contratto, sarà una cosa complicata, poi, vedere quei soldi se il regista o la produzione hanno “deciso” di non pagare.

    Mi è capitato più volte, con diversi registi o produzioni, non di non essere pagato ma di non veder rispettate delle clausole del contratto che avevo ben indicato, che avevo tenuto a specificare. Ad esempio, in un contratto fatto un paio di anni fa, era previsto (io lo metto in tutti i miei contratti) che mi venisse inviata la copia digitale del film per approvare come erano state sincronizzate le musiche, e chiaramente alcune copie del DVD. Io ancora questo film non l’ho visto e sono passati anni. Cosa faccio? Faccio causa al regista che non mi ha inviato i DVD anche se questa clausola era parte integrale del contratto?

    Un contratto va rispettato in tutti i suoi aspetti, e non c’è clausola più o meno importante. Perché mettiamola dal mio punto di vista: se in un contratto c’è scritto che devo scrivere e consegnare le musiche registrate, non è che se le scrivo e basta e invio la partitura al regista e non consegno i brani registrati, allora sono a posto. Devo rispettare la clausola, quindi anche il regista o la produzione, sono tenuti a rispettarle a loro volta.

    Questo non avviene spesso, però ripeto: cosa fai? Poi fai causa al regista perché non ti ha mandato dei DVD? Purtroppo non è possibile. 

    Questa superficialità l’ho notata anche per grandi produzioni o network. Mi è capitato di firmare il contratto per un grande lavoro, con una grande produzione, mesi dopo la messa in onda del film, ci rendiamo conto? Il contratto (che dovrebbe essere stipulato a priori) redatto e firmato mesi dopo la messa in onda (!?).

    Lavorando molto con l’estero, invece, devo dire che io, tutte le volte, ho potuto notare un rispetto estremo di quanto era scritto nel contratto e tutto si è svolto nel migliore dei modi, alla perfezione. Questo perché fuori c’è un concetto diverso del rispetto di un contratto, di legalità, perché ci sono effettivamente delle conseguenze se uno non rispetta dei tempi o delle clausole. C’è anche una differenza tra contratti italiani e quelli americani. Io, anche per progetti enormi e molto ben pagati, all’estero ho fatto contratti di una pagina, di una semplicità e di una linearità indescrivibile. In Italia, anche per il contratto più sciocco, per poche centinaia di euro, mi è capitato di stampare venti pagine, venticinque pagine, contenenti oltretutto clausole che poi non vengono rispettate.

    Detto questo, come si fa di solito il contratto? Qualcuno mi ha chiesto: “ma occorre andare da un avvocato?”. No, il contratto è un documento che si fa tra una produzione e te, che tu sia un privato o meno, dove vengono scritte una serie io cose che una persona chiede e che vuole ottenere dall’altra. Di solito, a scanso di equivoci, il contratto lo preparo io a meno che non si tratti di una produzione estremamente grande. In quel caso preferisco che se ne occupi il mio agente (che a sua volta magari si affida per una consulenza specifica ad un avvocato specializzato nel settore).

    Ci sono dei punti fermi che chiedo nel contratto, potete segnarveli così la prossima volta anche voi potrete fare richieste simili.

    • Chiedo di mantenere i diritti. Mantenere sia i diritti d’autore sia i diritti di riproduzione meccanica (ovvero sia il master sia le edizioni, perché io risulto anche come editore per l’ASCAP) quindi richiedo di tenere tutti i diritti. In questa maniera posso sfruttare successivamente, nella maniera in cui preferisco, la colonna sonora che ho registrato.

    Questo è un dettaglio fondamentale per tutti i lavori che andiamo a fare, perché delle volte si firmano contratti dove noi rinunciamo a parte dei diritti (delle volte anche a tutti i diritti). Ad esempio, se io ho un editore, al quale cedo parte dei diritti dei brani che compongo (questo avviene anche al di fuori del cinema), io poi non ho più il controllo, se non in parte, di quei brani. Ovvero: io scrivo un brano, poi cedo alla casa editrice parte dei diritti del brano, così che poi possa pubblicarlo come preferisce. Se poi, un giorno, bussa alla mia porta Spielberg (faccio sempre il suo esempio perché adoro i suoi lavori) e mi dice: “senti, vorrei utilizzare quel brano, posso?”. Io personalmente direi “sì”, però bisogna prima sentire la casa editrice, che dice: “Io voglio che Spielberg mi dia TOT soldi per utilizzare quel brano”. L’utilizzo dei brani, a quel punto, non è più pensiero solo nostro ma se ne occupa anche la casa editrice, che può mettere tutti i veti che vuole perché ha il diritto di farlo. Per questo motivo, io, se possibile, chiedo di mantenere i diritti anche sulle edizioni.

    Che uno debba mantenere il diritto d’autore sembra una cosa ovvia, ma non lo è così tanto perché alcuni (e capita soprattutto all’estero) chiedono di firmare un contratto “for hire”: tu vieni assunto per scrivere e registrare le musiche, magari vieni pagato anche bene, però cedi ogni tipo di diritto. I brani, praticamente, non sono più tuoi. Questa è una scelta da fare, alla quale io di solito dico no. Forse mi è capitato una volta agli inizi, per inesperienza, di firmare un contratto del genere.

    Per alcune case produttrici, soprattutto quelle indipendenti più piccole che non vogliono grane, è la scelta più rapida e più comune. Ti dicono: “io ti do soldi, ti pago bene però non voglio più sapere niente da te, e con i brani faccio tutto quello che voglio”.

    Oltretutto questa cosa, per noi che abitiamo sul territorio italiano e che siamo iscritti alla SIAE (se non siete iscritti, dovreste esserlo almeno ad altre società per proteggere il vostro lavoro), non è legalmente possibile. Penso ci siano anche delle scappatoie, ma di base, se siamo iscritti alla SIAE, il nostro diritto alla paternità dei brani è inalienabile. Se noi ne scriviamo uno e siamo iscritti, siamo tenuti per forza a depositarlo. Accetto smentite, ma a me risulta così. Una volta mi era capitato di non aver depositato un brano perché volevo concederlo, regalarlo ad un lavoro di un amico, e la SIAE dalla sede di Roma mi telefonò e mi disse: “guarda che tu non puoi non depositare un brano. Se sei iscritto devi per forza depositarlo. È un diritto inalienabile per la legislazione attuale”.

    Vi faccio un altro esempio: anni fa, la colonna sonora di “Up” scritta da Giacchino, che per il film ha ottenuto l’Oscar, era in mano come diritti totalmente alla Disney, che aveva scelto di non pubblicare il CD, pensando non fosse utile o economicamente vantaggioso. Dopo la vittoria agli Academy Awards è stato stampato. Purtroppo il compositore non poteva intervenire in tal senso, e stiamo parlando di un compositore di Serie A…

    Quindi, per questa prima parte del contratto, di solito scrivo una clausola dove non è che dico: “il compositore mantiene il diritto d’autore, di edizione etc etc.”. No, semplicemente sancisco che: “io compositore cedo alla produzione o al regista il diritto di UTILIZZO dei brani”. Vuol dire che i brani sono miei, le edizioni sono mie, e loro possono utilizzare i brani in quel film, cortometraggio etc. È una cosa ben diversa e questa clausola si spiega da sé.

    • Concedo la possibilità di utilizzare il mio lavoro e dopo, a seconda del budget a disposizione, specifico di quanto vengo retribuito. Poi aggiungo ulteriori clausole, ovvero: limitazioni di tempo, progetto o piattaforma. Ad esempio, cedo l’utilizzo dei brani per tre anni, quattro anni, cinque anni. Posso mettere questo se utilizzo un brano per una pubblicità: non voglio che la utilizzino in eterno. Dopo gli anni scelti, si fa un nuovo contratto (dove magari posso chiedere anche di più per quell’utilizzo e dunque ricontrattare il pagamento).
    • In un altra clausola specifico che il lavoro è solo per la composizione dei brani, e quindi io vengo retribuito solo per quello. Potenzialmente, una volta consegnate le partiture io ho finito il mio lavoro, e questa è una delle cose che preferisco perché si separano l’ambito della composizione (che è il mio ambito principale), dall’ambito della produzione, registrazione e magari anche dell’arrangiamento.

    Io compongo, faccio i provini e aspetto che siano approvati dalla produzione. Poi, una volta che è tutto approvato, io ho, teoricamente, finito il mio lavoro. È compito della produzione poi  provvedere economicamente alla registrazione dei brani, a chiamare l’orchestra, il copista, pagare lo studio, pagare i musicisti, pagare i music editor pagare chi mixa l’orchestra, insomma tutte le maestranze che ci vogliono per portare a termine un lavoro che sia dignitoso. Di conseguenza ho meno responsabilità, posso concentrarmi esclusivamente sulla composizione e tutto il budget deve gestirlo poi la produzione. Questo ci consente di lavorare con molta libertà.

    L’alternativa (che in realtà per piccoli progetti è lo standard) è quello che gli americani chiamano il buy-out, ovvero: io ti pago “qualcosa” di più però tu devi provvedere a tutto. Mi devi consegnare la colonna sonora finita, gli stems vari per poi fare il mix finale. In questa maniera posso guadagnare di più perché posso trovare un modo per risparmiare, perché lavoro con un orchestra o con uno studio determinato da tanto tempo, per questioni d’amicizia o clientelismo (inteso nell’accezione migliore possibile). Però delle volte può essere il contrario. Può essere che la produzione ha già accesso a questi servizi  a costi minori di quanto possa fare io. Magari guadagno un  po’ di più, però ho tutto il rischio d’impresa e non sappiamo cosa può andare storto…

    Ad esempio, il regista potrebbe chiederti: “guarda, sì, tu hai già registrato, hai già fatto tutto ma questo pezzo dobbiamo rifarlo, perché io ho ulteriormente lavorato al montaggio di quelle scene, ho tagliato o ho aggiunto, etc.”. Allora un conto è che il regista ti dice “ho aggiunto una scena mi devi scrivere un nuovo brano”. Ci sta, fa parte del contratto. Ma un conto è che quel brano, oltre a comporlo, io debba di nuovo registrarlo con l’orchestra, rientrare in studio etc. Quindi, sia al livello di costi di studio che di musicisti rischio di “andare in rosso”, è pericolosissima come opzione. Può farci guadagnare molto se siamo tanto “potenti” a livello produttivo (se ad esempio ho un studio di registrazione mio, dove registro con l’orchestra, ed ho una serie di musicisti regolari che lavorano con me e che sono a stipendio), allora in quel caso non ci sono troppi problemi nell’aggiungere sezioni di registrazione.

    Io tendo ad evitare questa opzione, così come ad esempio il costo per l’acquisizione di brani esterni, perché può capitare che nella colonna sonora del film ci sia la necessità, del regista, di mettere un brano o una citazione o un arrangiamento nuovo di un brano più o meno conosciuto (o addirittura l’acquisizione dei diritti per mettere l’originale). Allora bisogna chiarire che questi sono tutti costi dei quali non si occupa il compositore e che sono quindi a parte, che sono quindi responsabilità della produzione.

    • Poi inserisco la data di consegna del lavoro, fondamentale perché altrimenti potrebbero chiederci all’improvviso (o peggio in continuazione) nuovi materiali. Il lavoro del compositore non può essere “aperto” ed infinito, è necessario per entrambe le parti sancire un momento di chiusura della collaborazione.
    • La data di consegna dovrebbe sancire anche la data di pagamento, e di solito io inserisco nel contratto che parte del lavoro viene pagata alla firma dell’accordo, quindi immediatamente o una settimana dopo da quando si firma, e l’altra parte viene pagata una volta che viene consegnato il lavoro, quindi le partiture con i demo o negli altri casi le registrazioni. Questo è fondamentale perché delle volte, se noi indichiamo il pagamento alla consegna, con i progetti cinematografici non sappiamo mai come va a finire. Capita con progetti piccoli, ma delle volte anche grandi, che il film vada per le lunghe, si trascini per anni. Quindi, se io vengo pagato alla consegna alla fine del film e nel frattempo lo mettono in standby, io magari ho lavorato tante ore, tanti giorni o mesi e poi non vedo niente per anni. Quello che faccio è dire: metà della cifra pattuita alla firma, e metà alla fine del lavoro quando viene consegnato tutto, in modo che il regista sia soddisfatto (questa è una cosa che tengo a specificare).
    • Come detto prima, chiedo di approvare grossomodo come viene gestito il mix.
    • Chiedo copie finali del lavoro.
    • Esistono poi alcuni casi particolari, dove magari il budget non è enorme come nel caso di un film indipendente nel quale ci sono pochissimi soldi a disposizione.  Il progetto magari è bellissimo ed ha delle ottime potenzialità, cosa faccio? Accetto di lavorare gratis pur di prenderne parte? Chiaramente no… Se io credo molto in quel progetto e scommetto su di esso, magari posso chiedere una percentuale come produttore. Sì, mi paghi non moltissimo per la musica, però mi dai un 3% o un 4% della produzione del film. Vuol dire che da quel film, che ritengo sia una cosa molto bella e penso che possa andare avanti, poi posso ottenere dei guadagni successivi sulla messa in onda o sullo sfruttamento di eventuali diritti- Posso diventare a tutti gli effetti co-produttore di un film e questo, qualche volta, mi è capitato di farlo per progetti veramente indipendenti, piccolissimi, come gesto anche di incoraggiamento per un film che ritenevo interessante.

    In alcune produzioni i registi fanno un po’ i furbi dicendo: “Abbiamo finito il budget del film, lo abbiamo già chiuso e adesso dobbiamo fare la musica ma non abbiamo più soldi”. Premesso che il film non è finito finché non avete lavorato alla musica e al suono, perché, come dice George Lucas, la musica e il suono sono la metà del film. Se un regista finisce il film e poi alla fine pensa alla colonna sonora secondo me è una persona che non ha capito niente di Cinema. E non lo dico per amor del nostro mestiere ma perché è la realtà dei fatti. La Colonna Sonora di un film è non solo importante ma è davvero metà del lavoro di una pellicola (altrimenti lavoreremmo ancora nell’epoca del Cinema Muto). Se ci si pensa proprio alla fine, vuol dire che tu, regista o produttore, non ritieni la Musica ed il suono elementi importanti e allora io, chiaramente,  non ho interesse a lavorare per il tuo film.

    Quindi a priori fuggite da progetti del genere, dove vi chiamano alla fine e non hanno il budget, l’hanno consumato tutto per pagare gli attori o per registrare in 4K HD e poi la musica la fanno fare al vicino di casa con i le tastierine.

    • Un’altra clausola che io metto per serietà è che libero la produzione e il regista (di solito la inseriscono loro, altrimenti provvedo io) da responsabilità nei confronti di terzi. Se io scrivo un brano e cito la melodia di un altro compositore, firmo dicendo che ci ho pensato io a tenere tutte le autorizzazioni del caso e quindi tu, regista, legalmente sei libero da ogni responsabilità. Questo, ovviamente, se decido io di mettere qualche tipo di citazione o di utilizzare un campionamento di un’artista per non so quale motivo. Se è una cosa che richiede il regista o la produzione, allora è loro responsabilità preoccuparsi di avere tutte le autorizzazioni del caso.

    Sottolineo la responsabilità nei confronti dei terzi perché non riguarda solo le citazioni o l’utilizzo di campionamenti nei brani, ma riguarda anche se, ad esempio, mi occupo della registrazione dell’orchestra o anche di un solista, di tutte le autorizzazioni. Quando lavoro con dei musicisti devo fargli firmare un documento che dice che io ho il diritto di utilizzare le registrazioni che ho fatto nella maniera che più preferisco. Altrimenti, se non ho queste attenzioni e mi occupo di registrare un musicista o un orchestra, quando esce il film in sala il violinista solista potrebbe dirmi: “ah no, senti, io ho registrato sì il tuo brano, ma non ti ho dato l’autorizzazione di utilizzarlo in quella colonna sonora”. Quindi, se mi occupo io della registrazione anche di un unico solista, devo fargli firmare tutte le autorizzazioni del caso.  Diventa una responsabilità mia se metto questa clausola, perché libero la produzione da tutte queste grane, altrimenti, se non la metto, il musicista potrebbe non voler aver rivalse economiche su di me ma sulla produzione. Quindi bisogna essere molto precisi anche da questo punto di vista.

    La responsabilità nei confronti di terzi vuol dire anche l’utilizzo di library, di strumenti campionati. Attenzione, e spero che nessuno di voi faccia utilizzo di software contraffatto, perché è una cosa che mi trova totalmente contrario, è una pratica che trovo raccapricciante soprattutto se a farlo sono dei professionisti, delle persone che poi traggono un vantaggio economico dall’utilizzo di quella library. Il produttore di quel VST potrebbe riconoscere quel determinato suono nel film e poi riscontrare che il compositore che l’ha utilizzato non ne ha licenza, quindi può chiedergli i danni (a lui o alla produzione). Quindi, quando si fanno dei lavori a qualsiasi livello di professionalità, utilizzate tutti software originali perché si solleva anche la produzione da ogni tipo di problema.

    Questi sono i principali dettagli che inserisco. Ovviamente, più entriamo nello specifico, più garantiamo una certa serietà da parte nostra e avremo meno problemi successivi, possiamo quindi concentrarci esclusivamente sul nostro lavoro. Ci capiteranno contratti più approfonditi, ed occhio a leggerli in tutte le loro forme, le famose scritte piccole insomma, perché potrebbe esserci qualcosa che ci sembra potenzialmente innocuo ma che in realtà poi va a danneggiare il nostro lavoro o alcuni dei nostri diritti. Non esiste un contratto unico ma esiste un contratto che è più adatto alle nostre esigenze e a come vogliamo gestire la nostra immagine, i diritti che abbiamo sulla nostra musica.

    Spero di avervi dato un’idea di quello che è importante chiedere in un contratto. È una cosa molto semplice: cerchiamo di capire cosa vogliamo, su cosa possiamo, vogliamo e dobbiamo cedere e su cosa invece no. In base a questo firmiamo o non firmiamo qualcosa.

    Delle volte mi è capitato di rinunciare a lavori perché venivano chieste delle cose sulle quali assolutamente io non volevo cedere, alle quali non volevo rinunciare. Dobbiamo essere abbastanza ferrei, darci delle regole morali e poi rispettarle il più possibile.

    Ciao a tutti e alla prossima!

  • NEWS - PRESS - Uncategorized

    Review of “Karma” OST on BuySoundtrack

    http://buysoundtrax.com/larsons_soundtrax-7-25-18.html

    KARMA/Kristian Sensini/Records DK – digital
    KARMA is an independent Italian supernatural horror film made in 2017. It received a limited release in Italy, but it was shortened to a 24-minute version which has been posted to Facebook. It’s a pretty provocative movie, and very nicely scored by Kristian Sensini (HYDE’S SECRET NIGHTMARE, ROCKS IN MY POCKETS), whose music has been released as a digital soundtrack. The plot has to do with six teenage boys who, over the course of a weekend, will soon have to face off against their karma, as an evil entity seeks to punish them for their mistakes. “The music I wrote for the movie has a sort of ‘woodish’ quality,” Sensini told Soundtrax. “I’ve extensively used strings (particularly the low textures of cellos and basses) and woodwinds because they remind me of the warm and dark nature of the wood that has a special part in this movie. I’ve tried to avoid the classical horror soundtrack clichés and give each cue in the movie its unique “breath,” in the true sense of the word: if you listen carefully, you can actually feel a mysterious and ominous breath (done with instruments). It’s as if the soundtrack itself is the Evil, a character that is watching the young boys and waiting in the Darkness, ready to hit.”
    The digital soundtrack is available from amazon, iTunes, and can be heard on Spotify.
    For more information on the composer, see www.kristiansensini.com.

     

    Buy Soundtrax KARMA

  • NEWS - Uncategorized

    L’anno che verrà

    Il 2016 verrà ricordato come l’ Annus Horribilis della Musica perchè ci ha portato via tanti musicisti eccellenti.
    Non posso però non ricordarlo come il mio anno Creativo per eccellenza.
    Non solo ho lavorato a tanti progetti interessantissimi (che ho incominciato a selezionare con molta più attenzione che in passato), ma ho speso molte energie per la mia Opera d’Arte più importante, il piccolo Leo che è nato appena un mese fa. Ovviamente sono stato supportato dalla mia co-autrice preferita, Agnese, la mamma di Leo.

    Ho trovato il tempo per rinnovare il mio sito ed inserire samples di tutti i progetti ai quali ho collaborato ad oggi, li potete ascoltare, catalogati per film alla seguente pagina:
    https://www.kristiansensini.com/credits-2/ .

    Ho anche rinnovato il mio canale http://www.youtube.com/kristiansensini nel quale, su suggerimento di molti di voi, ho iniziato pian piano a caricare dei video che riguardano il backstage del lavoro di compositore e soprattutto consigli e suggerimenti per chi sta intraprendendo questa carriera.

    Il 2017 si prospetta un anno pieno di impegni, ho inziato la pre-produzione di un film Italiano (“Il Bagno di Venere”), di una serie televisiva e del prossimo film di animazione di Signe Baumane con la quale ho avuto il piacere di collaborare per “Rocks in my Pockets”. Ho invece appena terminato la colonna sonora del cortometraggio “Sharpe” un piccolo capolavoro canadese girato interamente in 16mm.

    In primavera pubblicherò anche il mio secondo libro, dal titolo “Il Jazz è un gioco da Ragazzi”, un trattato dedicato ai musicisti ed agli insegnanti che spiega quanto sia importante e positivo (nella quotidianità e nell’insegnamento) imparare ad improvvisare…senza improvvisarsi. E’ il tentativo di riscoprire la creatività che è in ognuno di noi fin da bambini e che crescendo spesso dimentichiamo di coltivare.
    Il mio augurio per il nuovo anno è che possiate essere felici, in pace ed in salute, e che nel complicatissimo periodo storico nel quale ci troviamo a vivere possiamo riscoprire la compassione e l’ascolto del prossimo, vivendo con più attenzione possibile e pienezza ogni singolo momento presente.
    Del resto è tutto quello che abbiamo.

    Kristian
    p.s. vi ricordo la mia pagina Facebook se volete essere aggiornati, più o meno quotidianamente sui miei lavori 🙂

  • NEWS - Uncategorized

    Attenti al Lupo! Mai lavorare Gratis…

    Ogni singolo musicista ha almeno una volta ricevuto la richiesta di suonare gratis…e praticamente tutti, almeno una volta, per le ragioni più diverse abbiamo accettato. Il problema è un pò più grave quando a chiedere di lavorare gratis sono le produzioni cinematografiche, che hanno budget comunque più alti del pub sotto casa e che davvero a volte non riesce a pagare per la musica dal vivo.

    Il più brevemente possibile vi spiego perchè è sbagliato prestare i propri servizi gratuitamente e come gestirsi quando ci viene richiesto

    1. Il regista o la produzione ci dicono che sono arrivati alla post-produzione senza un soldo e devono per forza chiederci di lavorare senza poter pagare il lavoro. Fuggire da queste produzioni, se non hanno previsto nel budget iniziale una percentuale da destinare alla post- produzione ed alla musica significa che o non sono dei professionisti, o ancora peggio, se lo sono, che non ritengono la musica importante per il loro film. Lavorando gratis ad un film del genere avvaloriamo la loro testi…e verremo trattati con la stessa importanza che loro riservano alla musica, ovvero nessuna.
    2. Il regista ci chiede di lavorare gratis, per questa volta, il prossimo film ci sarà un budget decente. Per la mia esperienza personale non è mai vero, la seconda volta semplicemente cercheranno un altro musicista che lavorerà gratis, al posto nostro. Oppure nel caso abbiano un budget decente chiamano un nome più conosciuto del vostro…se posso spendere perchè chiamare uno sconosciuto? Il consiglio in tal caso è di firmare un contratto a nostra tutela. Mi è capitato giusto questa estate, una produzione mi ha chiesto 10 minuti di musica per un piccolo lavoro, assicurandomi in cambio il lavoro retribuito sul successivo cortometraggio. Una volta consegnato il lavoro (“Sei stato bravissimo…grazie eh!” quell “Eh!” alla fine mi ha terrorizzato) e partita la produzione del corto, finanziato molto bene dal MIBACT tra l’altro, hanno detto che la musica non occorreva (“grazie eh!”).
    3. Il regista ci dice che tutti hanno lavorato gratuitamente e dunque anche il compositore deve farlo. Questo discorso può anche starmi bene, per una produzione piccolissima posso anche concedere i miei servizi gratis, ma le REGISTRAZIONI della colonna sonora devono venire pagate, così come i musicisti che partecipano. Non credo infatti che al negozio di attrezzature abbiano affittato gratuitamente le camere, o che le memorie e gli hard disk siano stati regalati, o che il benzinaio abbia offerto il carburante gratuitamente per gli spostamenti della troupe.
    4. Se proprio vogliamo offrire i nostri servizi gratuitamente, al progetto di un caro amico, o ad un documentario che sposa una causa alla quale teniamo particolarmente ad esempio, pretendiamo SEMPRE di mantenere i diritti d’autore sul nostro lavoro e la non esclusiva sui brani. Questo vuol dire che in un secondo momento possiamo sempre licenziare il lavoro fatto per altri progetti e guadagnare due centesimi grazie ai diritti d’autore.
    5. Se prestiamo i nostri servizi gratis chiediamo qualcosa in cambio. Io posso offrirti la mia musica, tu regista o produttore dammi una mano montando e preparando per me uno showreel che consenta di veicolare la mia musica. Offriamo un servizio? Chiediamone in cambio uno di pari valore!
    6. Se i soldi sono effettivamente finiti, proponiamo di diventare co-produttori del film. Io ti cedo dei brani, tu mi cedi una quota degli incassi futuri. Se davvero credi tanto nel tuo progetto da lavorare gratis, permetti che rischi anche io, ma che in caso di successo ne tragga anche un vantaggio economico. Visto mai che quel filmetto indipendente non diventa un cult?
    7. Il regista ci chiede della musica gratis, ma non ha budget, il progetto è però effettivamente bello ed è interessante legare il proprio nome a quel film. Offriamo della nostra musica pre-esistente. A noi non costerà nulla, e se il progetto è veramente bello ci consentirà di utilizzarlo come biglietto da visita.
    8. Ultimo punto, legato al precedente, chiediamo SEMPRE di vedere una copia lavoro del progetto. Delle volte offriamo la nostra musica gratuitamente per progetti che sono talmente brutti da non essere utilizzabili a livello promozionale ma anzi dannosi per la nostra carriera futura.

    Il post in questione è nato dopo l’ennesima richiesta di un regista, del quale non faccio il nome per pudore, al quale con molta gentilezza mi sono offerto di venire incontro.

    Il budget era finito (vedi punto 1), ma il progetto sembrava interessante anche per i nomi coinvolti. Ho dunque offerto di utilizzare dei miei brani pre-esistenti. Il regista voleva dei brani in esclusiva e non presenti in altri film precedenti. Ho quindi proposto dei brani composti ma mai sincronizzati (un’ottima occasione dunque per far “girare” dei brani che sono comunque chiusi in un cassetto).

    A questo punto mi viene chiesto di firmare un contratto. Ho pensato inizialmente che ci fosse qualcosa che non andava, ma poi mi sono detto “caspita che professionalità! in effetti è un buon modo per garantire che dopo aver utilizzato i brani il mio nome compaia effettivamente nei credits, devono essere molto seri per interessarsi così a me”.

    Leggendo poi il contratto, in inglese ovviamente, ho notato dei punti che nessun compositore dovrebbe mai accettare.

    Il contratto è il seguente, ometto per Privacy i dati sensibili

    For value received, I agree and consent exclusive rights to LA PRODUZIONE TAL DEI TALI or company nominees and assigns to use the music pieces I recorded on my own, or any reproduction thereof, in any form, together with any writing and/or other advertising and/or publicity material in connection therewith, including the use of my name as the company may select.
    I understand that my talents and/or services and any related advertising and publicity materials are to be used in connection with the project: TAL DEI TALI . In compensation for my work, I’ll receive credit for the music used in the film on the film official website, imdb.com and in the film itself.
    I agree to transfer the rights to Produzione tal dei Tali of the following tracks below. I also agree to remove them from my website and all websites where I have control of, upon signing this Release Form.

    TITOLI DEI BRANI SCELTI
    I’ll have the option to add thirty second samples of each music piece on my website at a time convenient to me.
    I give permission to PRODUZIONE TAL DEI TALI  to replace the name of the music pieces to adjust to the film where they will be used, and to cut them as they are needed in the film TITOLO DEL FILM
    This consent is given by me without limitations upon any use for projection, playback, reprints, rerun, broadcast, telecast, or publication of every kind, including the advertising and publicity connected therewith. I agree that I shall receive no monetary compensation whatsoever. I also agree that the originals and copies therefrom shall be and remain the exclusive property of PRODUZIONE TAL DEI TALI or its nominees and assigns. I agree NOT to use any of the music stated above, for my own purpose unless it is provided by PRODUZIONE TAL DEI TALI after they are edited and film have been released to the general public.

    In neretto ho evidenziato i punti più critici.

    Se avessi firmato tale contratto avrei ceduto, PER SEMPRE ed IN ESCLUSIVA i miei brani alla produzione che ne diventava la legale proprietaria, a tal punto che avrebbe potuto rinominarli o ricomporli a proprio piacimento. Non solo, non avrei nemmeno potuto più utilizzarli come demo sui miei siti internet e se avessi voluto utilizzarli per altri scopi avrei dovuto chiedere ogni volta il permesso a tale produzione.

    Capirete da voi che una proposta del genere, a meno che non ci sia un compenso di diverse migliaia di euro, non è , e non deve essere, accettabile per nessun musicista, anche il più scalcinato ed in cerca di visibilità.

    Avrei potuto rispondere in malomodo a tale proposta, ma sono una persona che si sforza di essere estremamente diplomatica, gentile e disponibile, magari il produttore non si rendeva conto della richiesta che stava facendo (può capitare…).

    Ho così proposto il seguente contratto.

    COMPOSER AGREEMENT

    Agreement between PRODUZIONE TAL DEI TALI (Producer) and Kristian Sensini (Composer) to confirm the mutual agreement whereby Producer has hired Composer to furnish an original musical score for the motion picture tentatively entitled TITOLO DEL PROGETTO

    the Composer authorize the Non – exclusive rights to use the following tracks for the project TITOLO DEL PROGETTO

    Producer has right to use the compositions and recordings in connection with the picture, prequel, sequel, remake and promotions thereof in perpetuity throughout the universe in all media now known or hereafter devised without any further payment. Composer shall own and administer One Hundred Percent (100%) of the music master recordings and music publishing.

    The Composer hereby warrants that all material written, composed, prepared or submitted by him during the term hereof or any extensions, shall be wholly original with Composer and shall not be copies in whole or part from any other work.Producer shall accord Composer billing on a separate card by the phrase, “MUSIC BY KRISTIAN SENSINI”

    Composer will be rewarded receiving credit for the music used in the film on the film official website, imdb.com and in the film itself.

    Composer have the option to add no more than thirty second samples of each music piece on his website for 6 months, after this term the full tracks can be uploaded on the website.

    Con questo tipo di contratto mantengo la proprietà dei brani, consento alla produzione di utilizzarli come preferiscono, ottengo i credits che mi spettano e posso oltretutto licenziarli per altri film. Una soluzione che dovrebbe accontentare tutti no? A questo contratto allego la seguente mail

    Ciao ti invio il contratto standard che posso concedere, fammi sapere se per te va bene, non posso dare l’esclusiva o cedere tutti i diritti ma come leggerai, in questa maniera ti consento di utilizzare i brani come vuoi, gratuitamente oltretutto. E’ una soluzione giusta sia per me che per te.
    Ricordate il punto dove dicevo che se lavoriamo gratis veniamo trattati con la stessa importanza con la quale il regista tratta la musica?
    Ecco la risposta del suddetto professionista (in un italiano stentato, ma fa del suo meglio poverino non critichiamolo anche per questo).
    No, non e quello che abbiamo accordato per SCRITTO su FB.  La prima cosa che ti ho proposto e la ‘donazione’ dei brani, la seconda ‘sclussivita”. Vai leggere, cosi vedi.  Ma ho una fila di musicisti, allora dimentica perche neanche sono granche i brani che c’hai.
    Ovvero non solo non si accontenta ma procede all’insulto perchè non è stato avallata la sua proposta. Ora i brani che erano talmente preziosi da volerli in esclusiva “neanche sono granche”.
    Altre persone si sarebbero inalberate, ma sono paziente e gentile e rispondo, anzi vengo ulteriormente incontro proponendo un’esclusiva per un periodo di tempo limitato (sono o non sono un angelo?).
    Non è molto professionale quello che scrivi, nè la richiesta, nè il tuo modo di reagire.
    A te non cambia nulla con il contratto che ti propongo, ti dono l’utilizzo dei brani e non ti chiedo niente in cambio, mi sembra di essere disponibile no? L’esclusività posso concederla per un periodo di tempo, un anno ad esempio, non per sempre, non sarebbe corretto non credi?
    Sono contento che tu abbia la fila di musicisti e sono convinto siano anche molto bravi.
    Il tuo giudizio sui miei brani non è molto educato, mi spiace fartelo notare, se non sono granchè perchè me li chiedi (oltretutto in esclusiva) ? Rimango comunque a disposizione, a presto!
    Have a good day 🙂
    E la risposta definitiva è stata

    Adesso mi insulti?  E il tuo attegiamento che non e professionale, dici una cosa, ma quando arriva il momento di firmare cambi quelo che hai accordato per scritto.  Donare significa ‘rigalare’, prendi un dizionario in qualsiasi lingua per capire.  Sclussiva per un periodo?  Ma, con chi pensi chi stai parlando?  Si, non sono granche, solo accettabile, e considerabile come donazione sclussiva, se non fosse cosi gia qualcuno ti aveva pagato un euro, al meno, no?  Ti ho detto, che gia c’ho la musica, solo ho il desiderio di cambiare qualcun brani, che gia ho comprato in forma non sclussiva. Allora, cosa cambiarebbe con tu storta proposta? Non abbiamo niente da che parlare, ti ho cancellato la tua mail, e non vedro mai se scrivi di nuovo.  Ti sei perso una grande opportunita d’essere in un film storico.  Addio!

    Giudicate voi…ma nel frattempo rileggetevi le regole di cui parlavo prima, vi saranno utili per la vostra carriera.

    Il vostro lavoro vale, non lasciate che nessuno si approfitti di voi, della vostra arte e del vostro entusiasmo!

    Kristian che scrive musiche che non sono un “granche” ma comunque non lo fa gratis 😉

     

  • NEWS - PRESS

    Intervista su Moveorama

    http://www.moveoramag.com/intervista-kristian-sensini/

    Tra i compositori più attivi nell’eterogeneo panorama cinematografico indipendente italiano c’è sicuramenteKristian Sensini. Dal 2009 ad oggi ha ufficialmente all’attivo 20 collaborazioni (le più recenti, “Fighting for Death” e “L’esodo”, quest’ultimo ancora in fase di lavorazione), tra cortometraggi e lungometraggi ma anche una serie tv nazionale come “Provaci ancora prof!” (6 episodi).

    Una collaborazione particolarmente solida è poi quella con il regista Domiziano Cristopharo, fin dall’esordio di quest’ultimo dietro la macchina presa con “House of Flesh Mannequins – La casa dei manichini di carne” e proprio per il regista romano ha prestato servizio nella trilogia “P.O.E.

    Ispirandosi ai racconti di Edgar Allan Poe un pugno di autori sono stati coinvolti da Cristopharo (a sua volta autore) a realizzare dei cortometraggi che, messi insieme, hanno dato vita ad una vera e propria raccolta cinematografica. Un’operazione importante dal punto di vista produttivo (ha di fatto aperto la strada alla realizzazione, nel cinema indipendente italiano, di altri film a episodi) che partita nel 2011 con “P.O.E. Poetry of Eerie” ha partorito anche “P.O.E. : Project of Evil” (2012) e “P.O.E. Pieces of Eldritch (P.O.E. 3)” (2014). Titoli che, come detto, hanno visto la costante presenza proprio di Kristian Sensini.

    Noi gli abbiamo posto alcune domande sull’argomento ma non solo. Ecco cosa ci ha risposto.

    Scorrendo la tua biografia si legge che già all’inizio degli anni ’90 collaboravi come tastierista in numerose band. Una passione quella nei confronti della musica (oltre che un mestiere) che ti accompagna da oltre vent’anni. Come è nata?

    Ho iniziato a suonare a 7 anni circa, le classiche lezioni di pianoforte che si fanno per “provare” . Ho resistito appena qualche mese, probabilmente stressato dal solfeggio che terrorizza molti studenti (se insegnato male…). Ho poi proseguito da autodidatta, grazie al pianoforte a mezza coda che mio papà (nell’entusiasmo delle lezioni iniziali) decise di comprarmi. Avere uno strumento così ingombrante in casa ha fatto si che ogni tanto tornassi a metterci le mani sopra, suonando più che altro ad orecchio. Crescendo ho iniziato a formare i primi “complessini” con gli amici e di li non ho più smesso.

    Nel 2013 hai vinto il Global Music Award per “Hyde’s Secret Nightmare” di Domiziano Cristopharo. Come è nata la collaborazione con lui?

    Ho contattato Domiziano su Facebook, sapevo che lavorava come regista a progetti interessanti e semplicemente mi sono proposto di collaborare ad uno dei prossimi. Abbiamo iniziato con un brano per “The Museum of Wonders” e da li abbiamo collaborato a diversi progetti insieme, “Hyde’s Secret Nightmare” è forse quello al quale tengo di più perché ho lavorato alla colonna sonora nella sua interezza (tranne che per un brano, composto dal grande Alexander Cimini, quella scena non riuscivo proprio a risolverla).

    Parliamo del tuo lavoro sulla serie di “P.O.E.”, l’antologia horror curata da Domiziano. Innanzitutto quali sono state le suggestioni a cui hai attinto per questo lavoro?

    Non ho lavorato direttamente sulle immagini, ma ho cercato di ricreare le atmosfere delle colonne sonore horror degli anni ’80 di maestri come Frizzi e Simonetti, con un occhio anche al lavoro realizzato da Morricone per le musiche di Carpenter. Ho dunque utilizzato un mix di strumenti acustici ed elettrici, con l’aggiunta di synth rigorosamente vintage.

    Ci racconti del tuo lavoro su “P.O.E.”?

    Domiziano mi ha lasciato moltissima libertà per questo lavoro, mi sono occupato delle musiche dei trailer delle tre antologie, dei titoli di testa e di coda e di alcuni episodi girati dallo stesso Domiziano, per gli altri ogni regista ha portato nel progetto un diverso compositore. Sono stato sempre appassionato di letteratura Horror, in particolare di Poe e Lovecraft, lavorare ad un progetto del genere è stata una grande opportunità di “restituire” musicalmente quello che ho immaginato per tanti anni leggendo i racconti del maestro di Baltimora. Ho cercato però di aggiornare le sonorità ai giorni nostri per rendere la musica più in linea con l’intero progetto.

    Che tipo di rapporto si è stabilito fra regista e compositore?

    Quando lavoro con Domiziano o ci capiamo subito…o affatto, quando le nostre visioni si allineano lavoriamo benissimo e molto rapidamente. Domiziano ha una cultura musicale sconfinata (sicuramente maggiore della mia) ed è sempre un piacere seguire le sue indicazioni. Come detto in questo caso ho avuto carta bianca e la massima fiducia nel mio lavoro. Evidentemente è funzionato tutto alla perfezione.

    Come è cambiato, se è cambiato, il tuo approccio dal punto di vista lavorativo/creativo per i singoli capitoli?

    Non ho lavorato all’antologia nella sua interezza, è l’opera di diversi registi ed ognuno di essi ha coinvolto i compositori con i quali collaborano normalmente. Nelle 3 diverse antologie ho scritto titoli di testa o di coda, alcuni capitoli dell’antologia (in particolare quelli diretti di Domiziano) e alcuni dei trailers.

    locandine-poe

    Da compositore di successo pluripremiato, quai sono i tuoi consigli a chi vuole intraprendere questa carriera?

    Cercare di avere una solida cultura cinematografica innanzitutto, ci sono tanti musicisti bravissimi ma che spesso non sanno guardare al film ed alla musica con l’occhio del filmmaker. Poi è fondamentale smettere di ascoltare colonne sonore, a mio parere, se non nel contesto del film, e di impegnarsi seriamente nell’intento di trovare una propria voce, l’originalità che li distinguerà tra tutti gli altri compositori e li renderà unici e desiderabili.

    In base alla tua formazione ed esperienza a 360 gradi nel campo della composizione musicale, quali sono difficoltà nel realizzare una colonna sonora per un film?

    Di base trovare il regista che ami talmente il tuo lavoro e che si fidi talmente tanto da lasciarti totalmente carta bianca! Capita molto raramente, ma quando accade si riesce ad essere molto creativi e ad apportare un contributo veramente creativo al film. Per il resto la difficoltà principale è cercare di trovare il “ritmo” giusto per ogni scena, cercando di non soffocarla con la musica ma di sollevarla grazie ad essa. Poi ovviamente dipende da film a film e da scena a scena, in alcune ci sono magari problemi di ritmo, di narrazione o di montaggio che solo la musica può risolvere (più che altro perché è l’ultimo elemento in ordine di tempo che può intervenire). Altra difficoltà è riuscire ad essere creativi nel pochissimo tempo che di solito si ha per comporre, orchestrare e registrare il proprio lavoro. Un artista pop/rock può lavorare ad un album anche per anni, noi compositori che ci occupiamo di cinema abbiamo di solito 3, 4 settimane di tempo.

    Passando in rassegna la Storia del Cinema, qual è, secondo te, la miglior colonna sonora e perché?

    Domanda difficilissima, ed impossibile da rispondere. Posso dire che la trilogia di Star Wars mi ha influenzato molto e per prima mi ha fatto capire l’importanza della musica cinematografica come metalinguaggio. E’ un lavoro dettagliatissimo e meticoloso e l’uso del tematismo di John Williams è molto raffinato (spesso subliminale) nel dare ulteriori chiavi di lettura alla narrazione della trama.

    Qual è il segreto per creare una colonna sonora di successo?

    Riuscire a lavorare ad un film di successo, con attori di successo ed un regista molto popolare. Ci sono colonne sonore obiettivamente non belle ( o non particolarmente originali ) che hanno avuto successo internazionale perché legate ad un film di successo o del quale si è parlato molto. D’altra parte ci sono colonne sonore eccezionali che quasi nessuno conosce perché legate ad un film indipendente, non sufficientemente distribuito o reclamizzato.

    La Storia del Cinema è ricca di colonne sonore memorabili, che restano impresse nella memoria degli spettatori, ma che sembrano però appartenere più al passato che al presente. Secondo te, partendo da questa osservazione, negli ultimi 40 anni come è cambiato, se è cambiato, l’approccio alle colonne sonore?

    E’ cambiato l’approccio alla cinematografia, tutto è molto più chiassoso oggi, il montaggio, il mix del suono, i dialoghi, per non parlare degli effetti sonori che spesso coprono tutto con il loro volume esagerato. Il pubblico è sempre più distratto (basti pensare a quanti in sala controllano ogni due minuti il telefonino o il tipo di visione che si ha in casa dove ci sono mille distrazioni), di conseguenza molto cinema mainstream lavora sulla velocità e chiassosità della colonna sonora (nella sua interezza) per mantenere l’attenzione ad un livello accettabile. Questo discorso vale per i blockbusters ovviamente, la musica di conseguenza è diventata molto rumorosa, poco melodica e sovrabbondante di percussioni ed effetti “speciali”. Il rischio è che in questa maniera tutte le soundtrack stanno diventando simili e molto poco originali. C’è poi il rischio opposto, quello dove la musica è una presenza fin troppo invisibile, ridotta a soundscape, senza melodia o interesse, si tratta di colonne sonore che al di fuori del film non hanno alcun peso o interesse ad essere ascoltate. In conclusione, mancano i temi, le melodie riconoscibili al giorno d’oggi e sono a mio parere più importanti (e sottovalutate…) di tanti altri elementi che possono fare di un film mediocre un ottimo film.

    Moveorama intervista

  • NEWS - PRESS

    “La Sorpresa” review by Film Score Monthly

    http://www.filmscoremonthly.com/fsmonline/main.cfm?issueID=133

    Soundtrack Available Digitally on Itunes https://itunes.apple.com/us/album/la-sorpresa-original-soundtrack/id1069855608

    Limited Edition (100) Cds available at http://www.cdbaby.com/cd/kristiansensini3

    KRISTIAN SENSINI
    Promo
    15 tracks – 38:08 

    La Sorpresa, directed by Ivan Polidoro, follows a daughter whose increasingly ill father requires more attention than she can provide. Enter Rocco, a male nurse who begins to care for him as the daughter looks for answers as to why her relationship with her father has disintegrated over the years. The score is by Kristian Sensini, who garnered some attention for the recent Rocks in My Pocket.

    Sensini’s intimate opening cue, “Attese,” begins with a string quartet setting of a series of harmonic pulses, and a low flute for contrast. The writing here has an almost chorale-like quality as it begins to reveal a thematic thread. In the first title track, the music takes on a more melancholy tone, with muted keyboard and electric violin. The material can be quite touching, partly due to the small chamber style, as in the beautiful “Devotio.”  

    A jazzier feel comes into play in tracks like “Figlia del Padre,” which features a pained motif against a stark backdrop. The haunting vocal in “Ana Yelena” has an almost medieval quality, a flavor continued via the string ensemble in “Ragnetela.” The hypnotic “Surprise Me” provides a slightly more contemporary vibe, similar to trance music. “Un Tango” is a nice change of pace with more of an emphasis on rhythm, before the disc closes with a piano version of the title theme.

    La Sorpresa is a haunting little score with ideas that unfold slowly in a mesmerizing, quasi-minimalist fashion. There’s a bit too much repetition of material across the album’s brief playing time, but the tracks are well sequenced. —Steven A. Kennedy

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  • NEWS - Uncategorized

    Perchè hanno scelto un altro compositore e non me?

    In questa lista di 50 punti Richard Kraft (manager di tanti compositori famosi come Desplat, Bacalov, Badalamenti, Beltrami, Debney, Elfman, Menken, Yared e tanti altri)  prova a rispondere alla domanda che tutti almeno una volta ci siamo posti: “Perchè hanno scelto lui e non me?”

    Come leggerete ci sono decine di ragioni…e quasi la maggior parte non riguarda le vostre capacità di musicisti o la vostra musica. E’ triste constatare quanto poco conti? Un poco si ma è così che funzione Hollywood…quindi fate attenzione a cosa desiderate!!! Occhiolino

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    REASONS WHY THEY HIRED SOMEONE ELSE:

    1. L’altra persona ha più esperienza

    2. L’altra persona ha più credits, o credits migliori

    3.La musica dell’altra persona piaceva di più

    4. L’altra persona aveva una relazione di lavoro precedente con una delle persone coinvolte nel progeto

    5. L’altra persona ha avuto modo di incontrare registra e produttore…e tu no

    6. L’incontro dell’altra persona con il regista o il produttore è andato meglio del tuo

    7. L’altra persona ha composto un demo da far ascoltare

    8. Il demo dell’altra persona è piaciuto di più

    9. L’altra persona ha una reputazione migliore

    10. L’altra persona è nota per scrivere di solito il tipo di musica che stavano cercando

    11. L’altra persona ha un management migliore

    12. L’altra persona ha spinto meglio per ottenere quel lavoro

    13. L’altra persona conosceva le persone giuste…che hanno messo una buona parla

    14. L’altra persona ha fatto di recente qualcosa di buono per una delle persone coinvolte nella decisione

    15. L’altra persone aveva delle idee migliori dal punto di vista della creatività.

    16. L’altra persona ha fatto una proposta di affari migliore

    17. La musica dell’altra persona è stata utilizzata come “temp” music nel progetto

    18. L’altra persona…è più famosa

    19. L’altra persona è “percepita” come più talentuosa

    20. Hanno pensato che l’altra persona fosse più alla mano lavorativamente

    21. Hanno chiesto all’altra persona di risolvere un problema…e lo ha fatto

    22. L’altra persona piaceva di più a quanti hano preso la decisione finale

    23. L’altra persona è stata percepita come più “unica”

    24. L’altra persona ha mostrato più passione nei confronti del progetto

    25. L’altra persona è più richiesta al momento

    26. L’altra persona è musicalmente più duttile

    27. L’altra persona ha la personalità giusta (secondo le persone coinvolte)

    28. L’altra persona ha già la musica che stavano cercando

    29. L’altra persona è sembrata più sicura di se

    30. L’altra persona ha dato l’idea di essere meno “un rischio”

    31. L’altra persona era più “geograficamente desiderabile”

    32. L’agenda di impegni dell’altra persona era migliore per quel progetto

    33. L’altra persona ha proposto collaboratori o musicisti più desiderabili

    34. L’altra persona si è presentata al posto giusto nel momento giusto.

    35. L’altra persona è più tecnologicamente avanzata

    36. L’altra persona è percepita più “alla moda”

    37. L’altra persona ha cercato quel lavoro in maniera migliore, o più intelligente

    38. L’altra persona è nota perchè si lavora bene con lei

    39. L’altra persona ha idee migliori

    40. L’altra persona si occupa meglio di Public Relations e Marketing

    41. L’altra persona è in un momento migliore della sua carriera

    42. L’altra persona ha migliore accesso alle persone coinvolte.

    43. L’altra persona ha trovato la giusta maniera di essere proattiva ma non invadente

    44. L’altra persona è reduce da un lavoro più conosciuto del tuo

    46. L’altra persona ha trovato un modo migliore del tuo di far dire SI.

    47. L’altra persona ci ha messo un’energia migliore/maggiore

    48. L’altra persona era una scelta più semplice

    49 L’altra persona….è stata semplicemente più fortunata questa volta

  • NEWS - Uncategorized

    Bagliori d’Autore 2015–Shakespeare

    Sono stato invitato a partecipare all’edizione 2015 del Festival “Bagliori d’Autore” per parlare del ruolo della musica nel cinema shakespeariano e del mio lavoro di compositore per lo schermo.

    http://www.baglioridautore.com/

    Bagliori Perugia

    Sabato 21 Marzo sarò al cinema Zenith di Perugia (ore 17)

    Giovedì 26 Marzo presso l’auditorium del Liceo Da Vinci di Civitanova Marche ( ore 17, 15)

     

    Senza titolo-1

    Non potendo affrontare, per ragioni di tempo, tutto l’opus cinematografico che si ispira agli scritti del Bardo, mi concentrerò sulle colonne sonore delle pellicole dedicate ai due amanti di Verona.

    Romeo and Juliet (1936) regia di George Cukor musica di Herbert Stothart

    Romeo and Juliet (1954) regia di Richard Castellani musica di Roman Vlad

    Romeo and Juliet (1964) regia di Riccardo Freda musiche di Rachmaninoff e Tchaikovsky

    Romeo and Juliet (1968) regia di Franco Zeffirelli musica di Nino Rota

    Romeo + Juliet (1996) regia di Baz Luhrmann musica di Marius de Vries e Craig Armstrong

    Romeo and Juliet (2013) regia di Carlo Carlei musica di Abel Korzeniowski

  • NEWS - PRESS

    Intervista con Red Ronnie – Barone Rosso

    Lunedì 19 Gennaio sono stato ospite di Red Ronnie nella trasmissione “Barone Rosso” .

    Non mi limito a condividere il video (che trovate in replica qui di seguito), ma voglio sottolineare perchè questa intervista è stata particolarmente importante per il sottoscritto.

    Rinunciando fin da ora all’opzione di intavolare un discorso organico, mi limito a fare una lista dei…

    I 6 MOTIVI PER I QUALI L’INTERVISTA CON RED RONNIE E’ STATA UN EVENTO DA RICORDARE

    1. Essere intervistati da Red Ronnie è come essere invitati ad un pranzo vegano cucinato da Paul McCartney (oppure è come suonare un brano dei Beatles con il medesimo). Voglio dire…Red ha intervistato i più grandi, Paul incluso per rimanere in tema. Anzi, ha anche portato a casa una delle rarissime interviste a George Harrison nel periodo post-Beatles (tanto rara che compare anche nel documentario che Martin Scorsese ha dedicato al chitarrista). La lista dei nomi è veramente imponente (David Bowie, Mick Jagger, Fidel Castro per citarne alcuni).
    2. Red è uno dei giornalisti che si è sempre battuto per mantenere una voce indipendente (da tutto e da tutti) e che ha sempre cavalcato, anzi anticipato, tutte le forme di comunicazione. A partire dalla carta stampata, alla radio, alla televisione, fino ai supporti multimediali ed ora lo streaming.
    3. La trasmissione “Barone Rosso” è per me un sunto di tante cose che amo e con le quali sono cresciuto. Le pareti stipate di vinili, il logo che ricorda sia l’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” che “Il circo volante dei Monty Python”, per non parlare di Bonvi e delle Sturmtruppen (fumetti che ho letto grazie alla collezione di papà Andrea).
    4. Il tono colloquiale, amichevole e scanzonato dell’intervista. Non amo chi si prende “troppo” sul serio, e a mia volta mi sento in imbarazzo a parlare troppo seriamente del mio lavoro (facciamo musica non chirurgia cardiaca…). Red è un intervistatore amico, nel senso che colloquia come si farebbe con un caro conoscente, parlando del più e del meno. Ma attenzione…se deve fare una domanda scomoda non si tira indietro e qui è la differenza con tanta stampa specializzata (in Italia come all’estero) che tende ad osannare tutto e tutti durante le interviste, pur di garantirsi la presenza nelle grazie di questo o quel musicista. E’ amichevole ma non amicone (c’è una bella differenza…)
    5. E’ uno dei pochissimi che sostiene (da sempre e comunque) la musica indipendente. Pur avendo una colonna sonora ed un film in gara agli Academy Awards, nessuna testata specializzata (nè di cinema nè di musica) si è degnata di diffondere la notizia. Gli unici sono stati alcuni blog di settore, gli immancabili Colonnesonore.net e Cinemaitaliano.info, qualche cronaca locale ed il sito della SIAE. Silenzio assoluto da parte del resto della stampa. Red Ronnie, informato della notizia (che avevo chiesto semplicemente di diffondere in rete) è andato oltre dedicando a me e soprattutto alla mia musica un’ora di trasmissione.
    6. Perchè sono uno di quei musicisti che da studente si prendeva delle “lunghe pause studio” per guardare Help e Roxybar, e che hanno subissato Red di demo in musicassetta ( si, prima del cd e molto prima degli mp3 e della musica “liquida”). Il signor Ronnie è uno dei responsabili della formazione musicale di tanti di noi, musicisti e/o appassionati di buona musica.

    Il tutto, è il caso di ricordarlo, per amore della musica e dei musicisti. Quante volte ci chiedono di fare concerti o di scrivere musica per “fare promozione” o “ottenere visibilità” quando il realtà lo scopo è quello di non investire budget di alcun tipo sulla musica? Beh il signor Ronnie è uno di quelli che offre veramente visibilità e che lavora ogni giorno da decine di anni affinchè gli artisti possano esprimersi.

    Grazie Red

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