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    Colonne Sonore e Tutela del repertorio – SIAE – ASCAP – PRS – Copyright

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    Oggi parliamo di un argomento che mi avete richiesto in molti: il rapporto dei compositori con la SIAE ed in generale quali sono i metodi per proteggere la paternità del proprio lavoro. E’ raccomandata per questo la SIAE o è meglio rivolgersi a qualche altra associazione sua pari?

    Io sono stato in passato molto critico nei confronti di questa società, nel mio sito potete leggere diversi articoli in cui tratto l’argomento. Il suo principale difetto è quello di essere un’associazione di vecchio stampo, non aggiornata, anche se qualcosa ultimamente sta cambiando, in meglio ovviamente.

    Tutelare e proteggere le proprie opere è un conto, mentre tutt’altra faccenda è richiedere ad una società di occuparsi di quello che riguarda lo sfruttamento del diritto d’autore delle proprie opere. Nessuna associazione che conoscete (SIAE, BMI, ASCAP, PRS) si occupa di entrambe le cose.

    Tutte queste associazioni si occupano di raccogliere i soldi derivanti dal diritto d’autore e di ridistribuirli agli associati in base a quanto l’opera viene sfruttata, riprodotta e sincronizzata. Nessuna di queste associazioni tutela l’opera. Quando si tratta di fare una causa legale contro chi ha copiato un nostro lavoro, la SIAE non si preoccupa di sostenerci in quella causa, semplicemente non è il suo compito. Può portare delle prove, come ad esempio lo spartito, indicando il giorno in cui è stato depositato, però questo non è sicuramente sufficiente per vincere una causa e tutelarsi.

    Se il vostro intento è quello di proteggere le vostre opere in modo che non se ne possa appropriare qualcun altro, queste associazioni risultano essere insufficienti. Esse garantiscono un livello di tutela che è pari alla cosiddetta “tutela del povero” che si usava una volta (e che qualcuno usa tutt’ora) che consiste nello spedirsi i CD o le partiture della propria musica, per avere il timbro postale che fa fede della data di creazione dell’opera. Quella busta chiusa certifica, laddove servisse una prova futura in tribunale, che quell’opera esisteva in quella specifica data. Questa prova in tribunale ha la stessa valenza di quello che può fare la SIAE. E’ già qualcosa, ma non è sufficiente.

    Se volete tutelare le vostre opere dovete inviare tutto all’associazione americana del copyright. Ci sono anche altre associazioni, ma la migliore è sicuramente questa. Potete mandare il vostro materiale direttamente online, il costo è di circa 60 dollari per ogni upload che può arrivare a massimo un giga in totale, il che corrisponde ad un bell’archivio se mandiamo soprattutto spartiti in pdf ed mp3. Inviando il materiale si sancisce la proprietà dello stesso, senza possibilità di mettere in discussione la cosa.

    Qualcuno di voi mi chiede anche se quando invio il materiale demo ai registi è già protetto da copyright. Quando si lavora con un regista c’è di mezzo un contratto. Quando si lavora con un contratto alla fine il materiale prodotto è anche di proprietà del regista ed in questo caso non c’è il rischio che venga rubato. Se si comunica col registra tramite email c’è lo scambio epistolare che certifica la proprietà del materiale. Quindi se sto lavorando con un regista sotto contratto registro tutto solo alla fine anche perché quando si lavora ad un film non si ha davvero tempo di preoccuparsi della burocrazia (a meno che non avete una serie di collaboratori che si occupano di questi dettagli. Inoltre il materiale potrebbe essere modificato diverse volte prima di arrivare alla versione definitiva.

    Se invece sto facendo ascoltare al regista dei provini, e non c’è ancora un rapporto di collaborazione contrattualizzato la questione è un po’ diversa. Se si tratta di brani abbozzati, nemmeno in questo caso registro, se però il brano per il provino è già corposo, ci ho lavorato molto ed è già concluso e con un’identità ben precisa, allora faccio una preregistrazione, non all’ufficio del copyright, ma magari alla SIAE e alle altre associazioni alle quali sono associato. Quindi un po’ mi tutelo, anche se non è la mia priorità, che è invece scrivere.

    Attualmente sono iscritto alla SIAE, all’ASCAP e alla PRS, alcuni di voi mi hanno chiesto se è possibile essere iscritti a più associazioni ed eventualmente quale consiglio.

    Dipende tutto da come lavorate e quali sono le vostre esigenze primarie.

    Io sono iscritto alla SIAE dal ‘93 – ‘94, quindi ho un corpus ingente di opere depositato.

    Sono iscritto alla SIAE, che tutela il mio repertorio per tutto il mondo, ma ho richiesto, attraverso un modulo, il distacco per alcuni territori. Le mie opere quindi vengono tutelate dalla SIAE in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti e nel Canada, dove ho affidato la tutela delle mie opere all’ASCAP, e in Irlanda e Gran Bretagna, dove vengono tutelate dalla PRS.

    Attualmente sono mandante per la SIAE e non socio. La differenza tra mandante e socio è che il socio può votare alle elezioni della SIAE, ma è un voto inutile perché il mio voto ha un diverso valore in base a quanto riesco a guadagnare all’anno di diritti d’autore. Il mio voto avrà quindi un valore diverso da quello di Mogol, che guadagna più di me. Non è una società tra pari ma un’oligarchia in cui il voto di pochi conterà molto più di quello di tutti gli altri soci.

    Ho deciso così di rinunciare ad essere socio per essere mandante. Disiscrivermi avrebbe infatti comportato tutta una serie di problemi, cioè avrei dovuto tutelare nuovamente tutto il mio repertorio e sarebbe stata una cosa complessa perché cominciavo ad avere più di cinquecento brani in repertorio. L’altro motivo per cui non mi sono distaccato completamente dalla SIAE è che lavoro molto in Italia. Ho rapporti con RAI, Mediaset, alcuni registi indipendenti italiani e dal punto di vista burocratico se sono iscritto alla SIAE semplifico molto le operazioni ai miei datori di lavoro italiani. Nel nostro mestiere occorre essere dei collaboratori che risolvono i problemi, non persone che ne creano.

    Per lo stesso motivo mi sono iscritto all’ASCAP. Se vado a spiegare ad un regista o a un produttore americano quanto sono complicate alcune operazioni in SIAE loro diventano completamente matti e la volta successiva che devono fare un lavoro preferiscono lavorare con un compositore americano iscritto all’ASCAP. Essere iscritto a più società per me significa semplificare la vita alle persone con cui lavoro. Il mio agente a Los Angeles, quando abbiamo fatto il contratto per un film un paio di anni fa, è stata contentissima quando ha scoperto che ero iscritto all’ASCAP perché il lavoro burocratico di ore o addirittura giorni si è ridotto ad un lavoro di pochi minuti.

    L’ASCAP è anche molto veloce, sia nel rispondere alle mail che nel risolvere i problemi. Questa è una cosa molto americana.

    Tra l’altro iscriversi all’ASCAP ha un costo irrisorio. Sono circa 36 dollari una tantum, non come alla SIAE, dove il pagamento è annuale. Sotto i 30 anni l’iscrizione alla SIAE è gratuita, superati i trenta bisogna iniziare a pagare la quota annua che è sugli 80 – 100 €. Quando mi sono iscritto io negli anni 90 era previsto anche un esame.

    Anche alla PRS si paga una quota iniziale, forse un po’ più alta, e poi più niente.

    L’ASCAP è molto brava nel attirare a sé nuovi iscritti. Crea anche una serie di opportunità, organizza corsi per i soci, di cui molti gratuiti, programmi di tutorship, premi in denaro per gli iscritti. Ci tengono molto a creare lavoro e a far girare soldi, in questo modo anche loro guadagnano.

    Quindi un’associazione in realtà vale l’altra a livello di tutela. I vantaggi sono un po’ quelli che vi ho detto, oltre anche alla distribuzione del denaro. Se lavorate con ASCAP e PRS avendo la residenza fiscale in Italia, su quello che vi verrà inviato dovrete pagare una serie di tasse in Italia.

    Altro vantaggio è la velocità con cui effettuano i pagamenti. La SIAE è molto lenta nel collezionare i soldi e altrettanto lenta nel ridistribuirli. Ho fatto una serie che è andata in onda nel settembre 2015 e ho ricevuto i diritti d’autore più di un anno e mezzo dopo. L’ASCAP è molto più precisa in questo. Dal sito vedi quando è andato in onda il tuo brano e dopo poco ti arriva il denaro.

    Non è tanto una questione di denaro. Lavoro poco con la televisione, quindi non parliamo di grandi cifre. E’ però importante per me sapere in tempi brevi quali brani funzionano e quali no, quali brani sono stati depositati e finiscono in onda e quali no.

    Certo è un po’ stressante dover registrare i brani in tre diverse associazioni, ma forse l’ASCAP sta risolvendo anche questo problema. Qualche anno fa parlavo con un responsabile ASCAP per l’Europa e diceva che stanno lavorando a dei sistemi per travasare automaticamente tutti i brani dalla SIAE all’ASCAP.

    In sintesi: per tutelare i brani bisogna registrarli sul sito copyright.gov. Per la raccolta dei diritti d’autore SIAE, ASCAP, PRS e altre società consorelle vanno bene tutte. La SIAE mi sento di consigliarvela se lavorate prevalentemente in Italia, ovviamente tutela anche i lavori che fate all’estero. Inizialmente iscrivetevi alla SIAE, poi se lavorate tanto con l’estero prendete in considerazione di iscrivervi anche all’ASCAP.

    Se pensate di lavorare prevalentemente all’estero e il territorio italiano non vi interessa o vi interessa solo marginalmente, iscrivetevi direttamente all’ASCAP perchè ne avrete molti vantaggi e tanta praticità.

    Spezzo una lancia a favore della SIAE comunque perché negli ultimi due anni ha velocizzato molto le operazioni di deposito grazie al deposito online di spartiti ed mp3, fino a non molto tempo fa occorreva inviare faldoni pieni di spartiti e moduli per depositare le proprie opere.

    Iscrivetevi ad almeno una di queste associazioni. Non mandate solo i brani all’ufficio del copyright per proteggerli. Diversamente, se il vostro brano dovesse finire su un film famosissimo, non vedreste nemmeno un soldo di diritto d’autore. Pretendete sempre dalle persone con cui lavorate di conservare i diritti d’autore, non è una cosa scontata perché alcuni produttori vi chiederanno una parte o la totalità dei diritti d’autore dei brani che scrivete per quel film. Se siete agli inizi iscrivetevi alla SIAE. Ha però un costo annuale che dovete valutare se riuscite a ripagare con i lavori che fate. Se siete ancora a livello amatoriale, iscrivetevi all’ASCAP, facendo una spesa unica. Dovete però essere ferrati con l’inglese. Le pratiche non sono complicate, ma un po’ di dimestichezza con l’inglese dovete averla.

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    Attenti al Lupo! Mai lavorare Gratis…

    Ogni singolo musicista ha almeno una volta ricevuto la richiesta di suonare gratis…e praticamente tutti, almeno una volta, per le ragioni più diverse abbiamo accettato. Il problema è un pò più grave quando a chiedere di lavorare gratis sono le produzioni cinematografiche, che hanno budget comunque più alti del pub sotto casa e che davvero a volte non riesce a pagare per la musica dal vivo.

    Il più brevemente possibile vi spiego perchè è sbagliato prestare i propri servizi gratuitamente e come gestirsi quando ci viene richiesto

    1. Il regista o la produzione ci dicono che sono arrivati alla post-produzione senza un soldo e devono per forza chiederci di lavorare senza poter pagare il lavoro. Fuggire da queste produzioni, se non hanno previsto nel budget iniziale una percentuale da destinare alla post- produzione ed alla musica significa che o non sono dei professionisti, o ancora peggio, se lo sono, che non ritengono la musica importante per il loro film. Lavorando gratis ad un film del genere avvaloriamo la loro testi…e verremo trattati con la stessa importanza che loro riservano alla musica, ovvero nessuna.
    2. Il regista ci chiede di lavorare gratis, per questa volta, il prossimo film ci sarà un budget decente. Per la mia esperienza personale non è mai vero, la seconda volta semplicemente cercheranno un altro musicista che lavorerà gratis, al posto nostro. Oppure nel caso abbiano un budget decente chiamano un nome più conosciuto del vostro…se posso spendere perchè chiamare uno sconosciuto? Il consiglio in tal caso è di firmare un contratto a nostra tutela. Mi è capitato giusto questa estate, una produzione mi ha chiesto 10 minuti di musica per un piccolo lavoro, assicurandomi in cambio il lavoro retribuito sul successivo cortometraggio. Una volta consegnato il lavoro (“Sei stato bravissimo…grazie eh!” quell “Eh!” alla fine mi ha terrorizzato) e partita la produzione del corto, finanziato molto bene dal MIBACT tra l’altro, hanno detto che la musica non occorreva (“grazie eh!”).
    3. Il regista ci dice che tutti hanno lavorato gratuitamente e dunque anche il compositore deve farlo. Questo discorso può anche starmi bene, per una produzione piccolissima posso anche concedere i miei servizi gratis, ma le REGISTRAZIONI della colonna sonora devono venire pagate, così come i musicisti che partecipano. Non credo infatti che al negozio di attrezzature abbiano affittato gratuitamente le camere, o che le memorie e gli hard disk siano stati regalati, o che il benzinaio abbia offerto il carburante gratuitamente per gli spostamenti della troupe.
    4. Se proprio vogliamo offrire i nostri servizi gratuitamente, al progetto di un caro amico, o ad un documentario che sposa una causa alla quale teniamo particolarmente ad esempio, pretendiamo SEMPRE di mantenere i diritti d’autore sul nostro lavoro e la non esclusiva sui brani. Questo vuol dire che in un secondo momento possiamo sempre licenziare il lavoro fatto per altri progetti e guadagnare due centesimi grazie ai diritti d’autore.
    5. Se prestiamo i nostri servizi gratis chiediamo qualcosa in cambio. Io posso offrirti la mia musica, tu regista o produttore dammi una mano montando e preparando per me uno showreel che consenta di veicolare la mia musica. Offriamo un servizio? Chiediamone in cambio uno di pari valore!
    6. Se i soldi sono effettivamente finiti, proponiamo di diventare co-produttori del film. Io ti cedo dei brani, tu mi cedi una quota degli incassi futuri. Se davvero credi tanto nel tuo progetto da lavorare gratis, permetti che rischi anche io, ma che in caso di successo ne tragga anche un vantaggio economico. Visto mai che quel filmetto indipendente non diventa un cult?
    7. Il regista ci chiede della musica gratis, ma non ha budget, il progetto è però effettivamente bello ed è interessante legare il proprio nome a quel film. Offriamo della nostra musica pre-esistente. A noi non costerà nulla, e se il progetto è veramente bello ci consentirà di utilizzarlo come biglietto da visita.
    8. Ultimo punto, legato al precedente, chiediamo SEMPRE di vedere una copia lavoro del progetto. Delle volte offriamo la nostra musica gratuitamente per progetti che sono talmente brutti da non essere utilizzabili a livello promozionale ma anzi dannosi per la nostra carriera futura.

    Il post in questione è nato dopo l’ennesima richiesta di un regista, del quale non faccio il nome per pudore, al quale con molta gentilezza mi sono offerto di venire incontro.

    Il budget era finito (vedi punto 1), ma il progetto sembrava interessante anche per i nomi coinvolti. Ho dunque offerto di utilizzare dei miei brani pre-esistenti. Il regista voleva dei brani in esclusiva e non presenti in altri film precedenti. Ho quindi proposto dei brani composti ma mai sincronizzati (un’ottima occasione dunque per far “girare” dei brani che sono comunque chiusi in un cassetto).

    A questo punto mi viene chiesto di firmare un contratto. Ho pensato inizialmente che ci fosse qualcosa che non andava, ma poi mi sono detto “caspita che professionalità! in effetti è un buon modo per garantire che dopo aver utilizzato i brani il mio nome compaia effettivamente nei credits, devono essere molto seri per interessarsi così a me”.

    Leggendo poi il contratto, in inglese ovviamente, ho notato dei punti che nessun compositore dovrebbe mai accettare.

    Il contratto è il seguente, ometto per Privacy i dati sensibili

    For value received, I agree and consent exclusive rights to LA PRODUZIONE TAL DEI TALI or company nominees and assigns to use the music pieces I recorded on my own, or any reproduction thereof, in any form, together with any writing and/or other advertising and/or publicity material in connection therewith, including the use of my name as the company may select.
    I understand that my talents and/or services and any related advertising and publicity materials are to be used in connection with the project: TAL DEI TALI . In compensation for my work, I’ll receive credit for the music used in the film on the film official website, imdb.com and in the film itself.
    I agree to transfer the rights to Produzione tal dei Tali of the following tracks below. I also agree to remove them from my website and all websites where I have control of, upon signing this Release Form.

    TITOLI DEI BRANI SCELTI
    I’ll have the option to add thirty second samples of each music piece on my website at a time convenient to me.
    I give permission to PRODUZIONE TAL DEI TALI  to replace the name of the music pieces to adjust to the film where they will be used, and to cut them as they are needed in the film TITOLO DEL FILM
    This consent is given by me without limitations upon any use for projection, playback, reprints, rerun, broadcast, telecast, or publication of every kind, including the advertising and publicity connected therewith. I agree that I shall receive no monetary compensation whatsoever. I also agree that the originals and copies therefrom shall be and remain the exclusive property of PRODUZIONE TAL DEI TALI or its nominees and assigns. I agree NOT to use any of the music stated above, for my own purpose unless it is provided by PRODUZIONE TAL DEI TALI after they are edited and film have been released to the general public.

    In neretto ho evidenziato i punti più critici.

    Se avessi firmato tale contratto avrei ceduto, PER SEMPRE ed IN ESCLUSIVA i miei brani alla produzione che ne diventava la legale proprietaria, a tal punto che avrebbe potuto rinominarli o ricomporli a proprio piacimento. Non solo, non avrei nemmeno potuto più utilizzarli come demo sui miei siti internet e se avessi voluto utilizzarli per altri scopi avrei dovuto chiedere ogni volta il permesso a tale produzione.

    Capirete da voi che una proposta del genere, a meno che non ci sia un compenso di diverse migliaia di euro, non è , e non deve essere, accettabile per nessun musicista, anche il più scalcinato ed in cerca di visibilità.

    Avrei potuto rispondere in malomodo a tale proposta, ma sono una persona che si sforza di essere estremamente diplomatica, gentile e disponibile, magari il produttore non si rendeva conto della richiesta che stava facendo (può capitare…).

    Ho così proposto il seguente contratto.

    COMPOSER AGREEMENT

    Agreement between PRODUZIONE TAL DEI TALI (Producer) and Kristian Sensini (Composer) to confirm the mutual agreement whereby Producer has hired Composer to furnish an original musical score for the motion picture tentatively entitled TITOLO DEL PROGETTO

    the Composer authorize the Non – exclusive rights to use the following tracks for the project TITOLO DEL PROGETTO

    Producer has right to use the compositions and recordings in connection with the picture, prequel, sequel, remake and promotions thereof in perpetuity throughout the universe in all media now known or hereafter devised without any further payment. Composer shall own and administer One Hundred Percent (100%) of the music master recordings and music publishing.

    The Composer hereby warrants that all material written, composed, prepared or submitted by him during the term hereof or any extensions, shall be wholly original with Composer and shall not be copies in whole or part from any other work.Producer shall accord Composer billing on a separate card by the phrase, “MUSIC BY KRISTIAN SENSINI”

    Composer will be rewarded receiving credit for the music used in the film on the film official website, imdb.com and in the film itself.

    Composer have the option to add no more than thirty second samples of each music piece on his website for 6 months, after this term the full tracks can be uploaded on the website.

    Con questo tipo di contratto mantengo la proprietà dei brani, consento alla produzione di utilizzarli come preferiscono, ottengo i credits che mi spettano e posso oltretutto licenziarli per altri film. Una soluzione che dovrebbe accontentare tutti no? A questo contratto allego la seguente mail

    Ciao ti invio il contratto standard che posso concedere, fammi sapere se per te va bene, non posso dare l’esclusiva o cedere tutti i diritti ma come leggerai, in questa maniera ti consento di utilizzare i brani come vuoi, gratuitamente oltretutto. E’ una soluzione giusta sia per me che per te.
    Ricordate il punto dove dicevo che se lavoriamo gratis veniamo trattati con la stessa importanza con la quale il regista tratta la musica?
    Ecco la risposta del suddetto professionista (in un italiano stentato, ma fa del suo meglio poverino non critichiamolo anche per questo).
    No, non e quello che abbiamo accordato per SCRITTO su FB.  La prima cosa che ti ho proposto e la ‘donazione’ dei brani, la seconda ‘sclussivita”. Vai leggere, cosi vedi.  Ma ho una fila di musicisti, allora dimentica perche neanche sono granche i brani che c’hai.
    Ovvero non solo non si accontenta ma procede all’insulto perchè non è stato avallata la sua proposta. Ora i brani che erano talmente preziosi da volerli in esclusiva “neanche sono granche”.
    Altre persone si sarebbero inalberate, ma sono paziente e gentile e rispondo, anzi vengo ulteriormente incontro proponendo un’esclusiva per un periodo di tempo limitato (sono o non sono un angelo?).
    Non è molto professionale quello che scrivi, nè la richiesta, nè il tuo modo di reagire.
    A te non cambia nulla con il contratto che ti propongo, ti dono l’utilizzo dei brani e non ti chiedo niente in cambio, mi sembra di essere disponibile no? L’esclusività posso concederla per un periodo di tempo, un anno ad esempio, non per sempre, non sarebbe corretto non credi?
    Sono contento che tu abbia la fila di musicisti e sono convinto siano anche molto bravi.
    Il tuo giudizio sui miei brani non è molto educato, mi spiace fartelo notare, se non sono granchè perchè me li chiedi (oltretutto in esclusiva) ? Rimango comunque a disposizione, a presto!
    Have a good day 🙂
    E la risposta definitiva è stata

    Adesso mi insulti?  E il tuo attegiamento che non e professionale, dici una cosa, ma quando arriva il momento di firmare cambi quelo che hai accordato per scritto.  Donare significa ‘rigalare’, prendi un dizionario in qualsiasi lingua per capire.  Sclussiva per un periodo?  Ma, con chi pensi chi stai parlando?  Si, non sono granche, solo accettabile, e considerabile come donazione sclussiva, se non fosse cosi gia qualcuno ti aveva pagato un euro, al meno, no?  Ti ho detto, che gia c’ho la musica, solo ho il desiderio di cambiare qualcun brani, che gia ho comprato in forma non sclussiva. Allora, cosa cambiarebbe con tu storta proposta? Non abbiamo niente da che parlare, ti ho cancellato la tua mail, e non vedro mai se scrivi di nuovo.  Ti sei perso una grande opportunita d’essere in un film storico.  Addio!

    Giudicate voi…ma nel frattempo rileggetevi le regole di cui parlavo prima, vi saranno utili per la vostra carriera.

    Il vostro lavoro vale, non lasciate che nessuno si approfitti di voi, della vostra arte e del vostro entusiasmo!

    Kristian che scrive musiche che non sono un “granche” ma comunque non lo fa gratis 😉

     

  • NEWS - PRESS

    “La Sorpresa” Ost – Review at Film Music Magazine

    La Sorpresa ‪Ost‬ is one of March ‪Soundtrack‬ Picks at ‪‎FilmMusicMagazine‬ along with Zootopia (Michael Giacchino) , Batman v Superman (Hans Zimmer Junkie XL), London Has Fallen (Trevor Morris )

    You can buy limited edition signed copies of the soundtrack at http://www.cdbaby.com/cd/kristiansensini3

    http://www.filmmusicmag.com/?p=15918

    Having quirkily played mental illness with his score for the generational madness of the fest favorite “Rocks in My Pockets” (its soundtrack on Movie Score Media) Italian composer Kristian Sensini creates another memorably individualistic soundtrack for “La Sorpresa” (“The Sunrise”). Here, the musical anguish is subtly inward and far less humorous, if no less enticing, as a daughter finds her father’s male nurse has far more of an emotional connection to the ailing man than she does. Sensini thematically plumbs her pained struggle towards a relationship in an impressively subdued variety of styles. Poignant chamber music mixes with alternative acoustical rhythm, child-like percussion hints of the past, while religious female voices sing a haunting chant. Even mod synthesizers and a tango come into this fraught, family bond. There’s an inventive, often meditative beauty throughout “La Sorpresa” that makes it a transfixing listen and Sensini an individualist talent to watch for, his classical training and studies with Ennio Morricone and Nicola Piovani evident in one of the rare, interestingly melodic scores that can tenderly capture inner emotion. Having cd signed and hand-numbered by Sensini adds a further nice touch for his unique, enticing score that bridges the classical and alt. family ties of film music.

     

    Film Music Magazine - La Sorpresa

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    I 10 problemi del Cinema italiano Contemporaneo

    “Il cinema Italiano è in crisi!” è il ritornello, quasi rassicurante, che si ripete da poco dopo l’invenzione del cinema da parte dei fratelli Lumiére. Il cinema non è in crisi, o almeno se lo è lo è più per le idee che ne stanno alla base che per i finanziamenti mancati e gli spettatori che disertano le sale.

    In tempi di social vanno tanto di moda le liste, da cinefilo (e spettatore praticante del cinema italiano) ecco la mia elencazione dei problemi evidenti che stanno assassinando, in particolare negli ultimi 20 anni, il nostro amato cinema.

    1. Le commedie. Non sono un intellettuale e penso che la commedia in Italia sia uno dei generi più geniali e rispettati in tutto il mondo (non erano commedie la maggior parte delle pellicole di Fellini?). Il problema è la commedia “becera”quella che strappa un sorriso, a malapena, quando è infarcita di luoghi comuni e parolacce forzate. Di per sè anche queste commedie devono avere il loro spazio, non la totalità dello stesso, altrimente facciamo passare il messaggio che il cinema italiano è solo quello (poi non lamentiamoci dicendo “il pubblico è ignorante”). Oltretutto negli anni d’oro del cinema le commedie, ed il film di genere per estensione, erano produzioni a basso costo, realizzate con il preciso scopo di “fare cassetta” e finanziare poi film di diversa caratura artistica e culturale.
    2. I Cast. Produttori, registi, responsabili dei casting: Basta! Davvero non è pensabile avere 3 film a stagione con lo stesso identico cast di attori che passa da un film all’altro. Crea una confusione enorme, quando passano i trailer si ha la sensazione  di vedere lo stesso film con il titolo diverso. Lo dico nell’interesse dei film stessi che avrebbero un buon potenziale  anche senza “lo stesso identico attore” che fa la stessa identica parte in ogni pellicola. Come corollario aggiungo che molte volte (senza distinzione tra esordienti e professionisti consumati) si prova imbarazzo a sentir recitare alcuni attori, assenza di dizione totale che rende incomprensibili anche i dialoghi.
    3. I Titoli dei film che riprendono le canzoni. Poteva essere un’idea interessante, ora ha un pò rotto… Registi e distributori, ma pensate ancora sia una botta di genio intitolare il film con lo stesso titolo di una canzone italiana o con un verso tratto da essa? Manca solo che qualcuno intitoli la sua prossima pellicola “Osteria Numero Mille” e abbiamo davvero esaurito i titoli del Canzoniere da spiaggia.
    4. Le tematiche. Crisi della famiglia (sottocategorie, crisi della coppia e conflitto generazionale). Immigrazione. Gay. Malattia. Emarginazione. Il tutto raccontato in una maniera talmente mediocre che la sensazione che si ha è che siano svolgimenti di temi scritti da ragazzi delle medie o dei primi anni delle superiori (oltretutto poco dotati). Perchè non scriviamo un film con soggetto “Parla della Pioggia”, con il seguente svolgimento “Quando piove sono triste perchè non posso uscire a giocare, però sono felice per i contadini che così possono annaffiare i campi”? In alternativa suggerisco il sempreverde “Parla del tuo compagno di banco”.
    5. La sovrabbondanza di tematiche. A corollario di quanto detto sopra, esistono film che affrontano CONTEMPORANEAMENTE, tutte le tematiche sopra descritte, in maniera banale e quantomeno confusa. Va bene, viviamo nella società della complessità, ma sceneggiature gestite in maniera del genere nascondono una malcelata incapacità di decidere quale direzione far prendere al film.
    6. Assenza di Storytelling. Non so come tradurlo in italiano, ma i personaggi che hanno reso grande il Cinema Italiano, erano tutti artisti che avevano una storia da raccontare e che soprattutto sapevano farlo in maniera originale ed affascinante. Storie che avresti potuto ascoltare a bocca aperta anche semplicemente tramandate a voce senza l’ausilio del mezzo visivo. A mio parere se un film non parte da questo punto fisso, ha a priori dei problemi e dei buchi che è impossibile poi “tappare” con la sovrabbondanza di temi o con cast che richiamano pubblico (vedi sopra). Se la storia c’è poi è importante farla raccontare a chi sa farlo, molti registi dovrebbero fare molti passi indietro, esistono tanti mestieri, non è detto che si debba per forza fare Cinema a tutti i costi ( o che occorra per forza farlo dietro la macchina da presa ).
    7. La Musica. Ma davvero i registi pensano di aver finito un film senza aver pensato ad un budget decente per la musica? Attenzione non parlo di filmetti indipendenti o di studenti, parlo di film italiani che hanno un bel budget a disposizione e che dopo aver strapagato “il medesimo cast” non si preoccupano di investire una cifra minima per la composizione e soprattutto la registrazione della colonna sonora, delegando questo compito alle case editrici. Questo meccanismo poteva funzionare venti anni fa, quando le case editrici potevano contare su un ritorno dovuto dalla vendita dei dischi, ma ora è una pretesa semplicemente ridicola. Finchè non si è lavorato anche alla colonna sonora il film non è finito. Punto. Ah dimenticavo, basta spendere migliaia di euro per ottenere licenze di utilizzo di canzoni più o meno note, anche per brani che non sono funzionali (alla fine dei conti) alla narrazione del film. Investiamo quei soldi per far registrare qualche orchestra, per i musicisti in carne ed ossa. Come corollario, basta anche riciclare musicisti pop e fargli scrivere colonne sonore. Per scrivere musica per film occorre innanzitutto una conoscenza ed un amore nei confronti del cinema, non è pensabile chiamare il cantautore di turno per scrivere una colonna sonora, perchè magari “attira gente in sala”.
    8. La distribuzione. Si possono girare tutti i bei film che vogliamo, ma se non vengono distribuiti in maniera seria e decente, non li vedrà nessuno. Che novità! Vogliamo concedere una quota di sale ai film italiani (non solo alle commedie natalizie)? Il pubblico va educato e messo in condizioni di fruire del nostro cinema.
    9. I Contributi ai progetti di interesse culturale. Molto probabilmente occorre rivedere e riconsiderare  i parametri che rendono “Culturalmente Interessante” un film, perchè troppo spesso vediamo in sala film che ottengono questo riconoscimento finanziario ma che di culturale non hanno niente. O, ancor peggio, vediamo film che, pur di ottenere tale riconoscimento, mettono nel calderone di tutto (vedi punti 4 e 5).
    10. L’autoreferenzialità. E’ una mia personale impressione o il nostro cinema è inesorabilmente ripiegato su se stesso ? Difficilmente mi capita di vedere film esportabili all’estero che trasmettano messaggi universalmente comprensibili pur parlando la nostra lingua e della nostra terra. Pretendo troppo? Negli anni ’70 ed ’80 molti film italiani, anche di serie Z, venivano girati direttamente in inglese ed i nomi dei registi venivano storpiati in improbabili nomi dal suono Anglofono, nella speranza di vendere i diritti all’estero. Non mi si parli dello strapotere del cinema USA, citerei come esempi molti film spagnoli degli ultimi 15 anni, distribuiti ( e spesso coprodotti) negli USA e con grande successo. Questione di idee originali e condivisibili con un pubblico più ampio.

    Ovviamente i punti sovraespressi non colpiscono indiscriminatamente tutta la produzione italiana, diciamo la maggior parte dei film che escono in sala. Il che non è tutta la produzione italiana, esistono centinaia di bravissimi attori e registi, molti appena usciti da scuole come il Centro Sperimentale di Cinematografia, con tantissime idee originali e con tanta voglia di raccontarle in maniera nuova e fresca. Esistono film che non esistono (direbbe Maccio Capatonda) o meglio che non vedono la luce (anzi il buio) delle sale perchè c’è chi non li produce sedotto dalla mediocrità dei film che puntano su una cifra stilistica basata quasi esclusivamente sul decalogo sopra elencato. Che poi alcuni esordienti abbiano un’idea di cinema che affonda le sue radici proprio nella cinematografia che sto analizzando…beh è un altro problema.

    Quel decalogo può andar bene per le produzioni televisive, le fictions a basso costo. No neanche per quelle alla fine, perchè se guardiamo alle produzioni televisive estere ci si accorge immediatamente dell’estrema qualità delle Series, che spesso superano per cinematografia, inventiva e narrazione, le produzioni cinematografiche.

    Ultima considerazione (la sintesi non è il mio forte) ma davvero pensiamo di risollevare il Cinema (non solo quello nostrano), senza un’educazione seria (alla cinematografia ed alla legalità) che andrebbe fatta già a scuola? Non dimentichiamoci che gli spettatori non mancano, tutti vedono gli ultimi film, sia quelli più beceri che quelli più ricercati, l’unica differenza è che non sono spettatori paganti: oggi i film li si “scaricano” (parola odiosa che ricorda più lo sciacquone del cesso che altro). Senza un intervento educativo al rispetto del Cinema e alla sua comprensione, non si uscirà mai dalla crisi “economica” del cinema.

    Per quanto riguarda le idee, prima di iniziare a girare, dare un’occhiata ai punti qui sopra può essere un utile momento di riflessione ed autocritica.

  • NEWS - Uncategorized

    P.O.E. : Poetry of Eerie

    Ciao a tutti, alcune novità circa dei lavori realizzati lo scorso anno.

    Il film “P.o.e. : Project of Evil” (seguito di “Poetry of Eerie” del quale parleremo più approfonditamente in seguito), verrà presentato il 13 Giugno al 33esimo Fantafestival.

    locandina-fantafestival-2013-240x309

    Per questo film ho scritto i titoli di testa che potete ascoltare qui di seguito

    Il primo film dedicato a Poe “Poetry of Eerie” esce in sala agli inizi di giugno

    Qui di seguito potete ascoltare titoli di testa e di coda (nonchè musiche del trailer) del film, per il quale ho scritto anche le musiche di uno degli episodi.

    Le musiche sono incluse come bonus tracks nel cd “Hyde’s Secret Nightmare”

    Di seguito alcuni articoli riguardanti il film pubblicati negli scorsi giorni


    http://clanstranevisioni.blogspot.it/2013/05/poe-poetry-of-eerie.html

    P.O.E. Poetry of Eerie non è un semplice lavoro indipendente . P.O.E. è di fatti un progetto corale, ideato inizialmente dai registi  Domiziano Cristopharo  e Giovanni Pianigiani , che ha inglobato poi  altri registi del circuito indipendente, come Edo Tagliavini, Bruno di Marcello, Angelo e Giuseppe Capasso,Paolo Gaudio,Paolo Fazzini,Alessandro Giordani,Matteo Corazza,Manuela Sica,Giuliano Giacomelli,Rosso Fiorentino,Simone Barbetti e “Yumiko Sakura Itou” (il famoso tredicesimo regista).
    Ogni episodio racchiude l’identità di ciascun regista,ispiratosi alla suggestiva e cupa poetica, di uno dei personaggi più controversi della storia.
    E’ giusto precisare però che ogni regista ha volutamente adattare il suo episodio non in maniera fedele ai racconti di Edgar Allan Poe . Proprio questo rende il lavoro particolarmente interessante ma soprattutto innovativo, vista la coraggiosa voglia di reinterpretare con stili variegati l’intero contesto. Si passa infatti dal famoso ” humour nero ”  al dramma esistenziale dell’uomo medio tutto però racchiuso da quell’alone tetro e spettrale che ha contraddistinto i racconti di E.A.Poe.
    P.O.E. dunque è un precursore del panorama horror italiano indipendente, una nuova realtà del genere  apprezzabile con tutti i suoi pregi e i suoi difetti . Un lavoro non dozzinale che apre a nuove frontiere per quanto riguarda il genere.
    Il film sarà distribuito nelle sale del circuito di DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE da venerdì 7 giugno 2013.Maggiori info e dettagli li trovate sul sito http://www.distribuzioneindipendente.it/articoli/elenco-sale
    Dal 14 giugno 2013 on demand su OWN AIR  troverete la versione INTEGRALE del film http://www.ownair.it/


    http://www.filmforlife.org/recensioni-film/p_o_e_poetry_of_eerie_recensione_film-5868.html

    NOVE REGISTI INDIPENDENTI RIUNITI PER UN CORALE LUNGOMETRAGGIO CHE TRASPONE ALCUNE TRA LE PIÙ BELLE STORIE DELLO SCRITTORE AMERICANO

    GENERE: horror DATA DI USCITA: 7 giugno

    Non credete a nulla di quanto sentito dire e non credete che alla metà di ciò che vedete scrisse Edgar Allan Poe nel suo Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma.

    Tra la metà delle cose in cui bisogna credere, dopo averle viste, fa sicuramente parte P.O.E. Poetry of Eerie un lungometraggio corale che vede alla regia 9 dei registi italiani indipendenti più capaci (Domiziano Cristopharo, Giovanni Pianigiani e Bruno di Marcello, Paolo Gaudio, Alessandro Giordani, Paolo Fazzini, Fratelli Capasso, Edo Tagliavini e Yumiko Sakura Itou) che rileggono, reinterpretano e, in maniera totalmente diversa l’uno dall’altro, traspongono per il grande schermo alcuni dei racconti più importanti del maestro dell’horror rendendo le paure umane protagoniste un una pellicola interessante per la contrapposizione di stili e per la sua stessa realizzazione.

    Il film è composto da otto storie che prendono spunto da quelle dello scrittore americano ma che, nella maggior parte dei casi, vengono del tutto stravolte riuscendo a colpire lo spettatore ogni volta che sembra sentirsi sicuro di conoscere ciò che sta per accadere.

    Degli otto episodi quello più singolare risulta essere la trasposizione di una delle storie maggiormente conosciute dell’autore Il gatto nero che Paolo Gaudio ripropone decidendo di utilizzare l’animazione in stop motion e inserendo in essa anche lo stesso Poe. Sicuramente quantomeno da citare è anche L’uomo della folla in cui il regista Paolo Fazzini con una forte inventiva e molta originalità usa come ambientazioni una Londra e una Roma entrambe, seppur diverse, funzionali al racconto che lo stesso cineasta stravolge nel finale.

    Per giudicare un lavoro come P.O.E. Poetry of Eerie non si può non tenere conto del bassissimo budget a disposizione e del breve tempo in cui è stato creato. Sicuramente è affascinante la sperimentazione ed è ottima l’idea di partenza come lo è il fatto che lo spettatore si trovi davanti a qualcosa di non categorizzabile e, proprio per la quantità di registi che hanno partecipato al progetto, molto dinamico.

    Il lavoro ha tutto sommato una dignità che è riscontrabile prima di tutto nel coraggio e nell’intraprendenza dei nove cineasti.


    http://151.1.186.243/dossier/dossier.asp?id=7721

    Quando si parla di Edgar Allan Poe, la mente di ogni appassionato si riempie dell’immagine di Vincent Price che alza le sopracciglia e con un sorriso ambiguo si dedica all’arte del male. Stiamo ovviamente parlando dei film che Roger Corman ha tratto, negli anni Sessanta, dai più famosi racconti dello scrittore americano La caduta della casa degli Usher, Il pozzo e il pendolo, La tomba di Ligeia: pellicole che evocano una stagione d’oro dell’horror che da poco aveva scoperto il colore.

    Corman, il mago del cinema a basso costo, amava le ricostruzioni barocche e sottolineava le passioni sotterranee che circolano nei testi di Poe. E soprattutto si circondava di attori straordinari: oltre allo shakespeariano Vincent Price, anche il vecchio Peter Lorre, la bellissima Barbara Steele , un giovanissimo Jack Nicholson che esordiva perché figlio
    del produttore James. Ma la fortuna che la letteratura di Poe ha avuto da sempre nel cinema si perde nella notte dei tempi – Tim Burton, John Carpenter, George Romero, Dario Argento, Stuart Gordon, per citare i più famosi autori che si sono cimentati con le sue opere – arrivando fino a noi, oggi, attraverso P.O.E – Poetry of Eerie, film a episodi firmato da dieci registi diversi, appartenenti al panorama del cinema indipendente italiano.

    Ideatore dell'”esperimento cinematografico”, che all’ombra di Poe ha unito cineasti che hanno lavorato singolarmente e liberamente su testi scelti da loro, è Domiziano Cristopharo (con lui anche Giovanni Pianigiani) performer e artista visivo che dice: “Ci siamo messi insieme per dimostrare che l’horror italiano non è morto, che i registi ci sono e che anche a basso costo, ma con tante idee si può fare un cinema che piace e che emoziona”. Unico neo del progetto, “quella sì una cosa davvero horror – scherza il presidente di Distribuzione Indipendente, Giovanni Costantino- la censura che senza dettagliate motivazioni ha vietato il film ai minori di 18 anni. “Un vero scandalo – commenta Cristopharo – un polverone sollevato solo perché molto probabilmente dimostriamo che si possono fare film con pochi soldi e mettiamo in difficoltà i tanti raccomandati”.

    P.O.E uscirà quindi solo per i maggiorenni nelle sale del circuito di Distribuzione Indipendente (a Roma al Circolo del cinema Zero in condotta, all’Urbana 47 al Fusolab e al Filmstudio) a partire dal 7 giugno, proponendo otto episodi che, alcuni in maniera ironica, altri con una struttura più drammatica si ispirano liberamente alle opere del poeta diventato ormai un simbolo, in tutte le discipline, del genere gotico. Si alternano quindi sullo schermo: Il giocatore di scacchi di Maelzel, di Cristopharo; Le avventure di Gordon Pym, di Giovanni Pianigiani e Bruno di Marcello; Il gatto nero (unico film d’animazione), di Paolo Gaudio; La sfinge, di Alessandro Giordani; L’uomo della folla di Paolo Fazzini; Silenzio, dei fratelli Capasso; La verità sul caso Valdemar, di Edo Tagliavini; e Canto, di Yumiko Sakura Itou (pseudonimo dello stesso Cristopharo).
    Di questo film esiste però anche una versione integrale (13 episodi) che per motivi di durata e di “disomogeneità stilistiche – sottolinea Costantino – si è preferito lanciare solo on demand dal 14 giugno su Own Air (www.ownair.it). Intanto si sta già lavorando all’uscita di P.O.E 2 anche quello in attesa di arrivare in sala”.


    http://www.ecodelcinema.com/arriva-nelle-sale-poe-poetry-of-eerie-il-nuovo-horror-italiano.htm

    Arriva nelle sale ‘P.O.E. Poetry of Eerie’, il nuovo horror italiano

    I registi hanno presentato la loro personale rivisitazione di otto racconti del maestro Edgar Allan Poe

    Oggi alla Casa del Cinema a Roma i registi Domiziano Cristopharo, Paulo Gaudio, Paolo Fazzini e Edo Tagliavini hanno presentato in anteprima alla stampa il loro ultimo lavoro corale, “P.O.E. – Poetry of Eerie”.

    Dieci registi del panorama indipendente italiano raccontano e reinterpretano i classici dello scrittore Edgar Allan Poe. Il maestro indiscusso della letteratura horror, rivive al cinema grazie a un gruppo di giovani e talentuosi registi, pronti a trasferire sullo schermo le ancestrali e più archetipiche paure dell’uomo. Un lavoro corale, caratterizzato da stili e approcci diversi, atto a reinterpretare, sviscerare e riscrivere la suggestiva poetica di un autore sempiterno, che ha popolato sogni e incubi di intere generazioni, ispirato e influenzato romanzieri, pittori, musicisti e perfino linee di gioielli.

    La conferenza stampa si è aperta in maniera molto sentita con l’incredulità da parte dei registi e della distribuzione di aver appena ricevuto il divieto al film per i minori di 18 anni. Il regista Cristopharo ha spiegato fin da subito la nascita di questo progetto, avvenuta attraverso gli incontri in diversi festival con gli altri registi: “L’idea di unirci per un progetto è nata in maniera spontanea affinché questo progetto potesse essere per tutti un’opportunità di farci conoscere meglio dal pubblico. Come comune denominatore abbiamo utilizzato l’amore per Edgar Allan Poe”.

    Tagliavini ha proseguito chiarendo come l’idea di base sia stata portata avanti in maniera autonoma da ogni regista che ha dovuto fare i conti con un budget quasi inesistente e con tempi di lavorazione strettissimi. Molti degli otto racconti sono infatti stati girati nel tempo record di tre giorni.

    Paolo Gaudio ha motivato la scelta di girare il suo corto, tratto da uno dei più famosi racconti di Poe “Il gatto nero”, in stop motion per avere così più possibilità di risvolti grotteschi e bizzarri e per potersi permettere il lusso di avere come protagonista lo stesso scrittore.

    Alla considerazione critica di una giornalista riguardo al fatto che molti racconti si discostano in maniera significativa dagli scritti originari di Poe, Domiziano Cristopharo ha replicato che in realtà il pensiero di fondo del film non è quello di realizzare, come altri registi in passato, una trasposizione letteraria di alcuni racconti e saggi dello scrittore, bensì di dare una personale reinterpretazione di ogni storia in piena autonomia, cercando di essere il più attuali possibile.

    “P.O.E. – Poetry of Eerie” è stato girato un anno e mezzo fa e ne esiste un seguito che è stato presentato in diversi festival tra cui a Torino e che seguirà a breve distanza l’uscita del primo. L’edizione cinematografica che sarà possibile vedere dal 7 giugno nelle sale del Circuito Indipendente contiene solo otto episodi mentre quella integrale, con tredici episodi, sarà disponibile dal 14 giugno on demand su OWN AIR.

    Miriam Reale


    http://www.movieplayer.it/film/articoli/p-o-e-presentato-il-nuovo-horror-ispirato-ai-racconti-del-maestro_10922/

    P.O.E.: presentato il nuovo horror ispirato ai racconti del maestro

    a cura di Marco Minniti pubblicato il 31 maggio 2013


    P.O.E.: presentato il nuovo horror ispirato ai racconti del maestro

    Trasportare sul grande schermo il mondo e le ossessioni di uno scrittore come Edgar Allan Poe non è mai stato un compito facile; ma è da dire che non era questo lo scopo principale, e il senso, di un progetto come questo P.O.E. – Poetry of Eerie. Questo progetto collettivo, di produzione italiana, ha voluto piuttosto prendere degli spunti, idee, a volte una semplice suggestione, da alcuni dei più noti racconti del maestro americano; per poi sviluppare questi ultimi in direzioni personali, frutto delle sensibilità e dell’approccio al cinema di ognuno dei registi coinvolti. Il risultato è interessante, affascinante anche se a volte disarmonico, ennesima prova di un “sottobosco” (purtroppo siamo ancora co
    stretti a chiamarlo così) che nell’horror italiano continua a muoversi e a produrre opere valide. L’incredibile decisione, da parte della commissione di censura, di applicare a questo film (già destinato a una ristretta cerchia di spettatori) il divieto ai minori di 18 anni, certamente non aiuta. Anche di questo si è parlato, oltre che del film e della sua genesi, nell’incontro stampa organizzato da Distribuzione Indipendente, presente nella figura del suo presidente Giovanni Costantino: nell’incontro, inoltre, abbiamo potuto confrontarci con quattro dei registi coinvolti, ovvero Domiziano Cristopharo, Paolo Gaudio, Paolo Fazzini ed Edo Tagliavini.
    E’ incredibile la decisione della commissione censura“, ha esordito Domiziano Christopharo, ideatore del progetto e autore dell’adattamento del racconto Il giocatore di scacchi di Maelzel. “In questo film non ci sono scene di nudo, non c’è violenza eccessiva o volgarità: è assurdo che passino cose come i vari Vacanze di Natale, e il nostro film venga invece vietato. Forse dà fastidio il fatto che sia fatto con zero soldi, e senza finanziamenti pubblici?
    P.O.E. - Poetry of Erie: un'immagine tratta dall'episodio ispirato a Il giocatore di scacchi di Maelzel, scritto da E. A. Poe Potete parlarci del percorso produttivo e postproduttivo del film?
    Domiziano Christopharo: Due anni fa alcuni di noi si sono incontrati in un piccolo festival indipendente, così abbiamo pensato sarebbe stato bello fare un progetto tutti insieme, superando la dimensione individuale. L’idea ha raccolto consensi da subito, anche su Internet: persone come Edo, raggiunte attraverso la rete, si sono subito offerte di partecipare. L’idea era quella di avere un prodotto il più possibile omogeneo, anche sacrificando un po’ la libertà di ognuno. Proprio perché Poe era stato usato abbondantemente dal cinema, abbiamo deciso di presentarlo come una novità, evitando i castelli e le ambientazioni alla Roger Corman; cogliendone il senso, e trasportandolo ai nostri tempi. Anche la misteriosa autrice dell’episodio finale, Yumiko Sakura Itou, sono io. Dovevano esserci in tutto tredici episodi, e ce ne serviva uno per completare il film.
    Cosa potete dirci sul sequel del film, già visto al Festival di Torino?
    Sì, P.O.E. 2 è stato già realizzato e presentato in alcuni festival, e ha vinto anche un premio a Torino. E’ più spiccatamente horror, mentre questo è letteralmente “poesia del lugubre“. La decisione della censura ci fa pensare: se questo è stato vietato ai minori, il rischio è che il sequel non passi proprio. Degli episodi che lo compongono, uno in Australia è stato proprio bannato.
    P.O.E. - Poetry of Erie: una scena dell'episodio ispirato a Il giocatore di scacchi di Maelzel, scritto da E. A. Poe Cosa vi ha portato a scegliere i rispettivi racconti? Si tratta, in tutti i casi, di rivisitazioni molto particolari…
    Edo Tagliavini: Diciamo la verità, il fattore economico ha influito molto. Si tratta di lavori autoprodotti, e ammetto che sono andato a cercare un racconto con meno personaggi possibile. Ho scelto Valdemar, e pensando alle sua possibilità di attualizzazione, è nata questa mia variante ironica. L’ironia nell’horror mi è sempre piaciuta, d’altronde anche lo stesso Poe aveva venature ironiche.
    Paolo Fazzini: Il primo racconto a cui ho pensato era proprio L’uomo della folla: non leggevo Poe da moltissimo tempo, ma quel racconto era quello che mi era rimasto più impresso. La cosa importante era renderlo attuale, ma è stato molto naturale: l’uomo della folla di Poe, in fondo, è proprio quello di oggi. Nel racconto il finale era sospeso, non c’era una chiusura “cinematografica”: io ho cercato di farla a mio modo. Questa storia mi dava la possibilità di girare di notte, e inserire nel film tanta musica; è nato tutto in modo sincero e spontaneo.
    Paolo Gaudio: Il mio è l’unico episodio animato, realizzato in stop motion. Il gatto nero è tra i racconti più famosi di Poe, e io avevo bisogno di questo per essere libero ed esprimermi nella chiave che volevo utilizzare. Mi serviva un “link” immediato con lo spettatore, doveva riconoscere subito di cosa si stava parlando. Inoltre avevo la possibilità di usare lo stesso Poe come protagonista, per giocare un po’ con i suoi tratti e renderlo un po’ più buffo. Certo, avere un divieto ai minori di 18 anni, per uno che fa cartoni animati, è un po’ paradossale.
    Domiziano Cristopharo: Il nostro unico vincolo era girare senza soldi, in tre giorni al massimo: lo abbiamo dato proprio per armonizzare il lavoro di tutti ed evitare i dislivelli.
    Non manca, secondo voi, un po’ del senso di decadenza poetica dei racconti di Poe?
    Edo Tagliavini: Poe non è solo decadente, in realtà. E comunque bisogna sottolineare che ogni regista ha riletto gli episodi a suo modo.
    Paolo Gaudio: La vera sfida era riproporre un autore di 200 anni fa in una salsa meno vista, meno trita. Altrimenti avremmo fatto un film simile a quelli che si facevano negli anni ’70, o primo. Si trattava di prendere un autore classico e rifarlo in un contesto moderno.
    Domiziano Cristopharo: Abbiamo voluto raccontare noi stessi attraverso Poe. Potevamo raccontare Poe davvero in qualsiasi salsa, c’era libertà totale per interpretarlo. Volevamo farlo nostro, ed attualizzarlo. Io ho inserito una mia visione dell’automa del racconto, che ovviamente non è quella dell’epoca.
    P.O.E. - Poetry of Erie: un'immagine tratta dall'episodio ispirato a Storia di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe Ad esempio l’episodio La sfinge, di Alessandro Giordani, ha molto poco del racconto originale…
    Domiziano Cristopharo : L’approccio di Giordani era l’abbaglio e l’alterazione della percezione: questo è stato trasportato in due personaggi isolati, per i quali l’errore di percezione è mentale. La nostra è poesia del lugubre, c’era libertà di reinterpretare l’autore. Ma poi, avete presente i film di Corman? Anche lui mise in scena cose che non avevano nulla a che fare con Poe.
    Durante la lavorazione dei singoli episodi vi consultavate o no?
    Paolo Gaudio: In realtà eravamo liberi. Ogni tanto ci mandavamo delle still per aggiornarci sul lavoro fatto, ma non avevamo condizionamenti esterni. Abbiamo anche provato a non prenderci troppo sul serio, e soprattutto ci siamo divertiti: il nostro è quello che i francesi chiamano divertissment.
    Edo Tagliavini: Io, per esempio, ho appreso del progetto da Intern
    et. L’idea, è bene ribadirlo, era prendere un racconto di Poe, anche un solo elemento di questo, e poi costruire da questa base ciò che si voleva.
    Domiziano Cristopharo: L’idea era anche unirsi per dire che ci siamo: stando insieme si è forse più forti. Si parla tanto di rinascita dell’horror italiano, ma la verità è che l’horror italiano non è mai morto: i film si continuano a fare, il problema è che il più delle volte non escono qui ma solo all’estero. Il problema è ridare un po’ di visibilità al genere.
    Voi siete tutti registi di horror, o no?
    Domiziano Cristopharo: Beh, nei tredici episodi di cui il progetto iniziale si compone, ci sono anche dei documentaristi; Edo viene da altri generi, Fazzini ha un approccio un po’ più drammatico, Gaudio fa i cartoon… il nostro in realtà non voleva essere proprio un horror, semmai è nel sequel che abbiamo voluto tirar fuori la componente più orrorifica.
    Il progetto iniziale era di tredici episodi, ma la versione che vedremo in sala ne conta solo otto. Potremo vedere quelli restanti?
    Giovanni Costantino: Sì. Abbiamo deciso di fare un’edizione ridotta per il cinema e una, che sarà distribuita nella piattaforma On Air, che sarà integrale.
    P.O.E. - Poetry of Erie: un'immagine tratta dall'episodio ispirato a La verità sul caso di Mr. Valdemar, scritto da E. A. Poe Secondo voi il divieto ai minori di 18 anni da cosa è dipeso? Potrà in qualche modo essere “sfruttato”, servirà a far parlare di più del film?
    Giovanni Costantino: Il problema, secondo me, è la grandissima leggerezza che c’è negli uffici ministeriali. Certo, a questo punto il divieto lo sfrutteremo: si gioca? Allora giochiamo anche noi. Visto che questo, quest’anno, è stato l’unico film horror vietato ai minori, lo presenteremo come l’unico horror della stagione. Comunque aspettiamo le motivazioni dalla commissione censura.
    Quale metro di giudizio avete usato per scegliere gli otto episodi rimasti nel film?
    Giovanni Costantino: Abbiamo preso quelli che, vuoi per tempo, ritmi, e via dicendo, erano più vicini l’uno all’altro, che si amalgamavano meglio. In alcuni degli altri c’era uno stacco stilistico più evidente, che avrebbe portato nel tutto una certa disarmonia.

  • NEWS - PRESS

    New Interview on Runmovies.eu

    http://www.runmovies.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=682:kristian-sensini-horror-fan-boy&catid=35:interviews

    Kristian Sensini An Interview with Kristian Sensini by John Mansell © 2012/2013

    Kristian Sensini is a piano and flute player with a background in classical and jazz music. He has composed scores for numerous film and television productions and has been nominated in   successive years at the Jerry Goldsmith International Film Music Awards. He studied for his Degree in Jazz at Pesaro Conservatory, Italy and follows Master classes and Workshop of Composition with: Ennio Morricone, Michael Giacchino, Nathan Barr, Dave Grusin and Christopher Lennertz. He has a natural ability to feel and interpret film, being able to enhance a project with his talent and creative ability. Kristians credits include: 7 GIORNI DELLA FINE DEL MONDO, HYDE’S SECRET NIGHTMARE, BRIGHTSIDE, WARSPEAR, P.O.E. POETRY OF EERIE.

    John Mansell: Where and when were you born?
    Kristian Sensini: I was born in Loreto, a city in the center of Italy, on November 18th, 1976.

    John Mansell: What are you earliest memories of music of any kind?
    Kristian Sensini: It’s hard to tell, my memories are mixed with the memory of the stories my parents told me. They say I was attracted to music since I was just some months old, and even if my parents weren’t musicians our house used to be full of music every day. I have some videos of myself pretending to play an old organ, and singing and dancing too. I had, and still have, a collection of vinyl records (mostly cartoon themes from the 70s and the 80s) and I remember I would use them to play music but also as Frisbees! I can remember my first, really boring, piano lessons when I was six or seven years old and the day my father bought me a grand piano, which is now in my studio.

    John Mansell: Was writing music for film something that you always wanted to do?
    Kristian Sensini: Writing music is something I’ve always done, and I’ve been a movie lover since I was kid, thanks to my father who showed me many great movies on vhs (well we had a Betamax…) and brought me to the cinema at least once a week. So, I think writing music for movies simply unites two of my passions: music and movies.

    John Mansell: Are you from a family background that involves music at all?
    Kristian Sensini: As I said, my parents never studied music and they can’t play any instrument, but they are very good in drawing, sculpting and painting, things I really can’t do. My grandfather was an amateur accordionist, or to be more precise, a fisarmonica player: I still have his fisarmonica, an amazing instrument dating back to the early 1900s. Unluckily, he died before I was born so I never met him: I hope some of his “music genes” have been passed down to me.

    John Mansell: What musical education did you receive?
    Kristian Sensini: I started studying piano at six, seven years old, but I got bored after a month or two. Then I continued as an autodidact, mostly, and I occasionally had some piano lessons but not for long periods of time. Growing up, I started studying the flute too and approaching the jazz language. I studied Musicology at the University of Bologna, Jazz at Berklee Summer Courses (on that occasion, I also won a scholarship) and I got my Jazz Degree at the Conservatory of Pesaro where I studied classical flute as well. Most recently, I’ve attended master-classes and workshops with great composers such as Morricone, Giacchino, Grusin, Bource and many others.

    John Mansell: A number of your scores are for Horror films, is this a genre you are particularly attracted to or is this something that has just occurred because maybe producers associate you with horror pictures because your music has been successful within them?
    Kristian Sensini: Well… both I think! I mean, I’ve been a huge horror fan since I was about 11 years old, I think I have seen nearly every horror movie released in the 80s and in the 90s. Even now I don’t miss a movie of that genre. I’m a fan of the Universal Monsters movies, I love the Nightmare series and the Friday the 13th saga, I’ve got a crush on Troma Flicks. Some of my favourite writers are Poe, Lovecaft and Stephen King. So I’m a kind of Horror Fan-boy, I’m really attracted to horror movies and I like to score them. It’s good to be associated with that genre and to receive such offers from producers and directors, because horror movies give you a lot of freedom when it comes to music: you can experiment strange harmonies, odd orchestrations and be really melodic at same time. Soundtracks for this kind of movies are not so popular among the critics; in fact the only horror score to win an Academy Award was the one for The Omen, by the amazing Jerry Goldsmith. People think that they don’t deserve much attention just because they are… commercial horror movies. To be honest, I think that writing a good score in that genre is really difficult; you play with people expectations, with their feelings and primordial fears. You often anticipate or show what can’t yet be seen on screen, it’s like being a magician who plays tricks to the audience to make them enjoy the show.

    John Mansell: What composers either from the world of film or outside of it would you say have either influenced you or served as an inspiration to you and the way that you approach scoring a film ?
    Kristian Sensini: I have a huge list but the following ones are particularly important to me: Hermann, Williams, Goldsmith, Shore, Morricone, Trovajoli, Rota and mo
    st recently Giacchino, Marianelli and Greenwood. Outside the film field, the most influential composers are Mozart, Ravel, Dvorak, Debussy, Stravinskij and Bartòk. I’m also influenced by great jazz composers such as Mingus and Ellington and great rock bands such as Queen, Beatles and Pink Floyd.

    John Mansell: HYDE’S SECRET NIGHTMARE has just been issued onto compact disc, this is on Kronos records, the score is certainly an atmospheric one and well suited to the films subject matter. Did you have any involvement in the production of the CD, by this I mean were you responsible for selecting what music would go onto the disc?
    Kristian Sensini: I just did it all my self, say, composed, performed and recorded. I’m responsible of part of the graphics as well. I decided to include every single note I had played for this movie, so there isn’t a real selection. I like the idea that if someone buys a record, this record should be of the maximum length possible, so I’ve also inserted some bonus materials and previously unreleased tracks.

    John Mansell: What size orchestra did you utilize on HYDE’S SECRET NIGHTMARE and where was the score recorded?
    Kristian Sensini: The orchestra you listen to on the record is all digital samples, except for the flute, which is played by me. The budget didn’t allow the use of a real orchestra, so I used a variety of ensembles, big orchestras in some cues (overdubs and overdubs of orchestral sections that make a huge sound), prog-rock ensembles (in the style of horror soundtracks from the 70s), small chamber ensembles, jazz combos and so on. As I said, horror scores give a lot of freedom to a composer. Being all digital, I’ve recorded everything in my own home studio.

    John Mansell: Do you orchestrate all of your own music and do you ever perform on any of your scores?
    Kristian Sensini: I orchestrate every single cue and I perform, through a keyboard, or on my flute, every single note you hear in the soundtrack. This is a great thing, the good part of not working with a real orchestra. The bad part is that there are no real instruments… I’d like to work on movies where a real, even small, orchestra is hired. Unluckily, nowadays this happens very rarely, as directors and producers think that a good sample orchestra is good enough. And this happens not only with small/medium composers like me…

    John Mansell: Do you conduct at all, if so do you conduct all of your film scores or are there times when you have a conductor so that you can monitor things from the control booth?
    Kristian Sensini: I especially like to conduct choirs or jazz groups, but this isn’t usually the case in my soundtracks.

    John Mansell: When writing a score how many times would you normally view the film or project before you began to get fixed ideas about what music you will compose or how much music etc. will be needed?
    Kristian Sensini: I try to be… “Pure” and trust my first impressions: I usually watch the movie cue by cue and start writing some ideas or improvising something after the very first “view”. Having studied and practised improvisation, I’ve learnt to trust my instinct. Sometimes my first ideas are good enough, some other times they aren’t, so I go back on my steps and try something different.

    John Mansell: Do you work out your musical ideas on the keyboard before you commit them to the score or do you utilize computer etc to do this?
    Kristian Sensini: It depends on if I’m in a rush or not… sometimes directors ask you a full orchestrated digital mockup of a specific cue to be ready in a day or even in a few hours. In such cases composition, orchestration and recording are the same process. When I have time I prefer to sit on my grand piano and compose with paper, pencil… and eraser…

    John Mansell: What do you feel is the purpose of music within film?
    Kristian Sensini: To help the narration of the story, to unveil facts, places, feelings and characters that are not visible as far as “images” are concerned. It’s a great way to save time when you tell a story: with just a couple of notes or the use of a particular timbre you can put a scene in a specific time in the past or future, on in a specific land or country. It’s pure magic!

    John Mansell: Do you buy Compact Discs at all, if so what music features prominently within your collection, is it a mixture of all types of music?
    Kristian Sensini: I love to buy compact discs and vinyl; I get nostalgic with those… I have a bit of everything, lots of jazz recordings, soundtracks and classical music, early medieval music and rock.

    John Mansell: What are you working on at the moment?
    Kristian Sensini: I’ve just written some string quartets for a commercial and I’m recording an album of instrumental music, mostly for piano, with a cinematic taste. I’m dealing with a couple of projects that will start really soon, but I can’t talk about them until they’re confirmed… I’m a little bit superstitious on this!

     

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