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    Audio Intervista su Arena Musicale

    Al seguente Link la lunga intervista riguardante la mia esperienza di compositore per il cinema e la televisione

    http://www.arenamusicale.it/guadagnare-con-le-colonne-sonore/

    Ecco un’anteprima delle domande

    • Quanto si può guadagnare
    • Caratteristiche della musica per colonne sonore
    • Tipi di accordi tra compositore e committente
    • Rapporti con la SIAE
    • Strumenti tecnologici da non farsi mancare
    • Prospettive di lavoro in Italia e all’estero
    • Consigli per farsi conoscere in questo settore
    • Chi contattare e come

     

    Kristian Sensini

    Compositore di colonne sonore

    Kristian è un autore pluri-premiato di molta musica creata appositamente come colonna sonora e ha condiviso con noi di ArenaMusicale alcuni aspetti della sua esperienza.

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    “Una grande lezione di musica per film” – Parte Prima

    Ringrazio la redazione di Colonne Sonore, che ancora una volta ha voluto rendere omaggio al mio lavoro con questa intervista.

    Per leggere la versione completa delle risposte di tanti miei prestigiosi colleghi andate al seguente link

    http://www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/interviste/http:/www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/reportage/3806-una-grande-lezione-di-musica-per-film-parte-prima.html

    “Una grande lezione di musica per film” – Parte Prima

    Scritto da Massimo Privitera

    Martedì 23 Giugno 2015

    Colonne Sonore, per dare risposta alle molteplici richieste di giovani lettori che stanno studiando composizione e che vorrebbero in futuro intraprendere la carriera di compositori di musica applicata, ha deciso di farsi aiutare da coloro i quali vivono in prima persona l’Ottava Arte e la creazione di musica per immagini, chiedendo ai compositori stessi di rispondere a sei domande che la nostra redazione ha ritenuto interessanti ed esaurienti sul come divenire autori di musica per film.

    Di seguito, quindi, le sei identiche domande a cui molti compositori italiani e stranieri hanno risposto per aiutare i futuri giovani colleghi che si confronteranno con la Settima Arte e la sua musica:

    Domande:
    1) Che metodologia usate nell’approcciarvi alla creazione di una colonna sonora?

    1) Ancora prima di iniziare a scrivere una nota cerco di immaginare la “tavolozza sonora”, cerco l’idea che possa essere alla base della colonna sonora.
    Penso a quale potrebbe essere il colore, l’impasto sonoro che renda speciale quel particolare progetto. Potrebbe essere uno score solo esclusivamente elettronico, o suonato da un quartetto d’archi, o solo da strumenti a fiato. Avere in mente un suono mi consente poi di sperimentare, è importante imporsi delle limitazioni per stimolare la creatività.
    Una volta scelto il tipo di suono che voglio ottenere mi immergo nella storia e nei personaggi, inizio a scrivere i temi che li caratterizzeranno e che li faranno interagire da un punto di vista musicale.
    Per la parte compositiva vera e propria, su scena, cerco di vedere il cue da musicare una sola volta e cerco inizialmente di reagire musicalmente a quanto vedo, anche iniziando ad improvvisare sulla scena. Di solito la prima impressione è quella vincente, reagisco mettendomi nei panni dello spettatore. In una seconda fase approfondisco con il regista le varie possibilità delle singole scene e mi concentro sui sync.

    2) Qualora non abbiate la possibilità, per motivi di budget o semplicemente vostri creativi, di usare un organico orchestrale, come vi ponete e quali sono le tecnologie che vi vengono maggiormente in aiuto per portare a compimento un’intera colonna sonora?

    2) Uso da sempre Cubase, i virtual instruments e tutte le tecnologie che ci vengono offerte. Vorrei sinceramente scrivere sempre con matita e carta, ma ci riesco di rado, per ragioni di tempo. Al giorno d’oggi i registi (e soprattutto i produttori…) ancor prima di approvare qualsiasi scelta artistica, vogliono sentire provini pressochè perfetti già suonati e realistici. Manca una componente fondamentale che è la fiducia nella competenza e nel gusto del singolo compositore, quando è presente nascono dei capolavori. Le tecnologie aiutano a “percepire” quello che la colonna sonora può essere potenzialmente. Il problema è che spesso, per ragioni di budget o di fretta (ma soprattutto di ignoranza e cattivo gusto) ci si ferma ai suoni campionati e non si arriva mai ad avere musicisti veri che suonano strumenti veri. Preferisco parlare chiaro con i registi e dire: “Il budget è minimo? Usiamo pochissimi strumenti, anche uno solo o due, ma registriamoli veri. L’alternativa è utilizzare suoni totalmente sintetici, che hanno un loro carattere in quanto tali, ma che non vadano a scimmiottare quelli acustici”.

    3) Descriveteci l’iter che vi porta dalla sceneggiatura alla partitura finale, soprattutto passando per il rapporto diretto con il regista e il montatore che talvolta usano la famigerata temp track sul premontato del loro film, prima di ascoltare la vostra musica originale?

    3) Se ho la fortuna di essere coinvolto nel progetto con largo anticipo mi piace molto leggere la sceneggiatura, per farmi appunto un’idea dei temi e del colore che voglio dare all’orchestrazione, anche se spesso quello che scrivo in questa fase iniziale è molto lontano da quello che propongo al regista dopo la visione del montato.
    Per quanto concerne le indicazioni preferisco quelle che riguardano il significato (esplicito o nascosto) della scena o dei rapporti tra i personaggi, quando si parla invece di sentimenti, o di concetti musicali c’è sempre il rischio di non capirsi fino in fondo e di perdere giorni a scrivere e riscrivere la stessa scena senza che nè io nè il regista siamo alla fine soddisfatti. A detta delle persone con le quali ho lavorato (e anche di buona parte della critica…) i miei lavori migliori sono quelli nei quali il regista mi ha concesso il lusso (rarissimo…) di avere totale carta bianca. Questo non perchè sia particolarmente bravo, ma perchè se si ha la fiducia incondizionata nel compositore (uno dei motivi fondamentali per sceglierlo come collaboratore), ci si sente molto più responsabili e creativi nei confronti del progetto.
    La temp track è un male necessario, laddove (per ragioni di tempo e di rapida comunicazione) ci da l’idea del ritmo della scena e del mood generale. Spesso però i registi meno creativi (e più banali) chiedono una “copia carbone” di quella musica, è drammatico dover “ricalcare” musiche di altri colleghi, soprattutto se hanno uno stile molto lontano dal proprio o se (peggio ancora) sono molto riconoscibili.

    4) Avete una vostra score che vi ha creato particolari difficoltà compositive? Se sì, qual è e come avete risolto l’inghippo?

    4) Ogni score ha le sue difficoltà, esplicite o implicite che siano. Non mi sono trovato mai in “guai seri”, a volte, come tutti, ho dovuto magari affrontare il terrore della pagina bianca, che tutti i creativi sperimentano prima o poi. Ho risolto di solito non scoraggiandomi e lasciandomi trasportare dalle immagini, magari improvvisando al pianoforte per cercare di entrare meglio nel mood del film. In casi estremi schiarirsi la mente con una bella passeggiata è un’ottima soluzione…

    5) Come siete diventati compositori di musica per film e perchè?

    5)  Ho iniziato come tanti suonando il pianoforte, ho una formazione sostanzialmente da autodidatta sullo strumento. Dopo aver suonato in tante formazioni rock mi sono dedicato al Jazz e ho iniziato a studiare flauto traverso (mi sono diplomato in Flauto Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro). Ho sempre scritto musica, è per me un modo di andare oltre la partitura scritta da altri musicisti, ho sempre trovato intellettualmente noioso fermarsi a suonare solo musica di altri. Nel mio piccolo è un modo di fermare la musica, lasciando minuscole tracce, ho sempre il timore che la musica sia inafferrabile e trasparente. Scrivere è l’unica maniera che abbiamo per rendere la musica più concreta. Trovo inoltre più semplice esprimermi tramite il
    suono che con le parole, è un linguaggio molto più ricco e complesso e forse per questo si lascia esplorare meglio.
    Prima ancora di iniziare a lavorare per il cinema molte persone mi avevano fatto notare come le mie composizioni avessero una qualità narrativa particolare, evocativa di immagini. Di conseguenza il passaggio alla composizione di Musica per Immagini è stato il passo successivo. Questo è avvenuto oltretutto in un periodo nel quale ho iniziato ad abbandonare l’ambito live come flautista jazz, deluso in parte dal fatto che il pubblico nei locali incominciava ad essere in numero inferiore a quello dei musicisti presenti sul palco e dal fatto che il jazz aveva incominciato ad involversi e ad essere restio alle sperimentazioni ed alle innovazioni. Inaspettatamente ho trovato molta più libertà compositiva nella musica per film.

    6) Che importanza ha per voi vedere pubblicata una vostra colonna sonora su CD fisico oggi che sempre di più si pensa direttamente al digital download?

    6) Sono un nostalgico…il mio obiettivo al momento è riuscire a pubblicare  una mia soundtrack in vinile (lo dico molto seriamente…).
    Vedere pubblicato un proprio CD fisico è fondamentale, il digital download, spotify e youtube magari possono rendere lo score visibile e fruibile ad un’audience illimitata, ma sono troppo volatili per “rimanere”. Il supporto fisico credo possa dare maggiormente il senso di quanto un particolare score sia apprezzato o no dagli appassionati.

     

    Lezione Musica da Film Colonne Sonore

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    Intervista con Red Ronnie – Barone Rosso

    Lunedì 19 Gennaio sono stato ospite di Red Ronnie nella trasmissione “Barone Rosso” .

    Non mi limito a condividere il video (che trovate in replica qui di seguito), ma voglio sottolineare perchè questa intervista è stata particolarmente importante per il sottoscritto.

    Rinunciando fin da ora all’opzione di intavolare un discorso organico, mi limito a fare una lista dei…

    I 6 MOTIVI PER I QUALI L’INTERVISTA CON RED RONNIE E’ STATA UN EVENTO DA RICORDARE

    1. Essere intervistati da Red Ronnie è come essere invitati ad un pranzo vegano cucinato da Paul McCartney (oppure è come suonare un brano dei Beatles con il medesimo). Voglio dire…Red ha intervistato i più grandi, Paul incluso per rimanere in tema. Anzi, ha anche portato a casa una delle rarissime interviste a George Harrison nel periodo post-Beatles (tanto rara che compare anche nel documentario che Martin Scorsese ha dedicato al chitarrista). La lista dei nomi è veramente imponente (David Bowie, Mick Jagger, Fidel Castro per citarne alcuni).
    2. Red è uno dei giornalisti che si è sempre battuto per mantenere una voce indipendente (da tutto e da tutti) e che ha sempre cavalcato, anzi anticipato, tutte le forme di comunicazione. A partire dalla carta stampata, alla radio, alla televisione, fino ai supporti multimediali ed ora lo streaming.
    3. La trasmissione “Barone Rosso” è per me un sunto di tante cose che amo e con le quali sono cresciuto. Le pareti stipate di vinili, il logo che ricorda sia l’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” che “Il circo volante dei Monty Python”, per non parlare di Bonvi e delle Sturmtruppen (fumetti che ho letto grazie alla collezione di papà Andrea).
    4. Il tono colloquiale, amichevole e scanzonato dell’intervista. Non amo chi si prende “troppo” sul serio, e a mia volta mi sento in imbarazzo a parlare troppo seriamente del mio lavoro (facciamo musica non chirurgia cardiaca…). Red è un intervistatore amico, nel senso che colloquia come si farebbe con un caro conoscente, parlando del più e del meno. Ma attenzione…se deve fare una domanda scomoda non si tira indietro e qui è la differenza con tanta stampa specializzata (in Italia come all’estero) che tende ad osannare tutto e tutti durante le interviste, pur di garantirsi la presenza nelle grazie di questo o quel musicista. E’ amichevole ma non amicone (c’è una bella differenza…)
    5. E’ uno dei pochissimi che sostiene (da sempre e comunque) la musica indipendente. Pur avendo una colonna sonora ed un film in gara agli Academy Awards, nessuna testata specializzata (nè di cinema nè di musica) si è degnata di diffondere la notizia. Gli unici sono stati alcuni blog di settore, gli immancabili Colonnesonore.net e Cinemaitaliano.info, qualche cronaca locale ed il sito della SIAE. Silenzio assoluto da parte del resto della stampa. Red Ronnie, informato della notizia (che avevo chiesto semplicemente di diffondere in rete) è andato oltre dedicando a me e soprattutto alla mia musica un’ora di trasmissione.
    6. Perchè sono uno di quei musicisti che da studente si prendeva delle “lunghe pause studio” per guardare Help e Roxybar, e che hanno subissato Red di demo in musicassetta ( si, prima del cd e molto prima degli mp3 e della musica “liquida”). Il signor Ronnie è uno dei responsabili della formazione musicale di tanti di noi, musicisti e/o appassionati di buona musica.

    Il tutto, è il caso di ricordarlo, per amore della musica e dei musicisti. Quante volte ci chiedono di fare concerti o di scrivere musica per “fare promozione” o “ottenere visibilità” quando il realtà lo scopo è quello di non investire budget di alcun tipo sulla musica? Beh il signor Ronnie è uno di quelli che offre veramente visibilità e che lavora ogni giorno da decine di anni affinchè gli artisti possano esprimersi.

    Grazie Red

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    Rocks In My Pockets Interview on The Audio Spotlight

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    http://theaudiospotlight.com/kristian-sensini-interview/

     

    Tell us a little about yourself and how did you get into scoring for films?

    I’m a cinephile and I have a true passion for movies and storytelling. I was lucky enough to grow up in the eighties, a great decade for movies for young audience, with amazing orchestral scores (think about Star Wars, Back To The Future, The Goonies and so on…). I have written music since I was very young and even when I was pursuing a career as a jazz musician people kept telling me that my music had visual qualities, and could be good music for images. As a matter of fact my inspiration, even when I write music not attached to any movie, usually comes from images or stories. So I guess that writing music for movies was sort of my destiny.

    What is your usual process for creating audio content for different media?

    It’s always different, depending on each project. I usually try and immerse myself in the world of the specific project I’m working on, I do musical and technical researches on instruments in order to create a unique palette of sounds that I think can be good and original. Then I cross my fingers and hope for inspiration to come… and I’m often very lucky.

    How did you get involved with “Rocks In My Pockets”?

    I was searching for animation projects to score and I had contacted Bill Plympton, a well know director and animator. He’s a friend of Signe Baumane’s (director of “Rocks in my Pockets”) and suggested she contact me to score her debut feature movie. She did and it all worked out.

    How long did it take you to score “Rocks In My Pockets”?

    It took about three weeks to score this film. That was the deadline to submit the movie to some major festivals.

    What would you consider to be your favorite track to score in “Rocks In My Pockets”?

    Probably “Anna’s Theme”, which became the main theme of the movie. It is a rather simple track, a bouncy waltz, funny but at the same time a melancholic tune. At first, when I was trying to find a tune for Anna’s character, it was coming out really sad and melancholic (I was probably influenced by the Beatles’ song “She’s Leaving Home”, as in the movie we have this story of a young girl who left her home). The director then showed me another point of view, that this girl leaves her home and family to start an amazing adventure, that is to say the discovery of her adult life. So I trashed the old cue and started from scratch, and the result was so good that “Anna’s Theme” became a reoccurring melody in the movie, even in the end titles.

    You have mostly scored films. If you were to score a television show, what would be your ideal show?

    Great question! Probably something like “Black Mirror”, “Utopia” or “Twilight Zone”, projects where you can use different musical approaches and even a bit of humor here and there.

    Your first project you scored was “The Mongol King” in 2005. How do you think your work has changed since that project?

    I think I’m maybe more conscious of what I’m doing. I’ve built a workflow that helps me save time and stay focused on the projects I’m working on at the time. Hopefully I’ve developed a personal voice as a composer.

    Any specific “lessons learned” on a project that you could share?

    Every project is a lesson, because working for film is an intimate and collaborative experience between artists, you share ideas, feelings, and you correlate with other people’s lives. I love this job because there’s something to learn on every project. The greatest lesson I’ve learned is that the best thing is to be honest with yourself and your music, while trying not to imitate any other composer (something that people do all the time for the desire to find an easy consent). This way, in the end, you know that your time is well spent because you’ve created something new and original.

    If your budget was endless for “Rocks In My Pockets”, what would you have done different musically?

    Nothing, from a creative point of view. Monetary wise, maybe I would have recorded in London, at Abbey Road, just for the pleasure of working there for a couple of days.

    Any tips, hints or motivational speeches for the readers?

    Be original, the world needs new beautiful music, not something “already heard” elsewhere. Try to push yourself to experiment as much as possible and be brave to defend your ideas and your musical identity. Also, pray that you find a good director who loves your music and believes in you as much as you do.

    Kristian Sensini interview audio spotlight

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    Intervista su Suonidigitali

    Intervista di fine anno su http://www.suonidigitali.it/66-intervista-al-compositore-kristian-sensini/

    Chi è Kristian Sensini? Potresti presentarti ai nostri lettori?
    Un musicista, un sognatore, una persona che ama ascoltare e raccontare storie, attraverso la musica.

    Come inizia il tuo percorso musicale? Quando e come è nata in te la necessità di comporre?
    Ho iniziato come tanti suonando il pianoforte, ho una formazione sostanzialmente da autodidatta sullo strumento. Dopo aver suonato in tante formazioni rock mi sono dedicato al Jazz e ho iniziato a studiare flauto traverso (mi sono diplomato in Flauto Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro). Ho sempre scritto musica, è per me un modo di andare oltre la partitura scritta da altri musicisti, ho sempre trovato intellettualmente noioso fermarsi a suonare solo musica di altri. Nel mio piccolo è un modo di fermare la musica, lasciando minuscole tracce, ho sempre il timore che la musica sia inafferrabile e trasparente. Scrivere è l’unica maniera che abbiamo per rendere la musica più concreta. Trovo inoltre più semplice esprimermi tramite il suono che con le parole, è un linguaggio molto più ricco e complesso e forse per questo si lascia esplorare meglio.

    Sei un compositore per musiche da film. IMDB presenta una lunga lista di tue partecipazioni cinematografiche. Quale film ti ha dato maggiori soddisfazioni dal punto di vista compositivo? Quale più difficoltà? Perché?
    Senza dubbio “Rocks in my Pockets”: è un film drammatico che però sfrutta il medium del disegno e dell’animazione. Questo mi ha consentito di scrivere una partitura molto varia con momenti molto poetici, alcuni drammatici e alcuni che strizzano l’occhio alla commedia ed al cinema di animazione classico. La difficoltà è invece dovuta al fatto che nel film è onnipresente una voce narrante che racconta la storia. Quando un compositore si trova a scrivere musica in un contesto del genere deve far attenzione a non sopraffare il suono della voce e la sua intellegibilità, cercando di accompagnarla nel modo migliore possibile. E’ stata un’ottima palestra per la composizione e per l’ego. I compositori spesso hanno il timore che il proprio lavoro rimanga in sottofondo e non venga notato, e lavorare ad un progetto del genere ti insegna a scrivere in economia di mezzi, valutando con molta attenzione gli equilibri e gli spazi dove la musica può emergere e quelli nei quali è meglio lavori in maniera più subliminale.

    rocks

    Dal tuo Home Studio fino a Los Angeles. Attualmente sei in corsa per gli oscar 2015 per la colonna sonora di Rocks in my Pockets. Come nasce questo sogno? Te lo saresti mai aspettato?
    Ancora adesso fatico a leggere il mio nome a fianco a quello degli altri compositori in gara, Michael Giacchino, Howard Shore, Alexandre Desplat, Danny Elfman, Hans Zimmer, Marco Beltrami, Alberto Iglesias , Johnny Greenwood, Thomas Newman, James Newton Howard, Bruno Coulais, Philip Glass, Gustavo Santaolalla e Dario Marianelli (l’unico altro italiano in gara). Prima di essere “musicista per lo schermo” sono un vero cinefilo e ho sempre seguito con passione gli Academy Awards, per cui farne parte (anche se solo nella pre-selezione) è un onore immenso. Il sogno nasce in maniera molto semplice, ho semplicemente deciso, dopo tanti anni di gavetta, di concentrarmi su progetti più raffinati e di lavorare con registi che avessero storie interessanti da raccontare. Signe Baumane, la regista di “Rocks in My Pockets” è una di loro: Bill Plympton (regista di animazione premio Oscar) ci ha presentati, sapendo che io stavo cercando un nuovo progetto al quale lavorare e Signe un compositore per il suo lungometraggio. Da li è nata una bellissima collaborazione, molto stimolante dal punto di vista creativo, e ci ha portato agli Academy Awards. Il film è uno dei 20 progetti che sono in gara nella categoria miglior Film di Animazione, e la colonna sonora è una delle 114 in gara come miglior Musica Originale.

    Nella tua carriera hai musicato opere cinematografiche di vario genere. Spazi dall’horror al thriller e fino all’animazione. Quale genere rispecchia maggiormente la tua personalità? Quale tra questi è quello che trovi più stimolante musicare?
    Non ho limiti, se il progetto è interessante, la storia stimolante e il regista rifugge dagli stereotipi (e non mi chiede di imitare per l’ennesima volta Hans Zimmer…) allora vale la pena valutare una collaborazione.
    La cosa interessante è riuscire a far percepire la propria personalità musicale nei generi più vari: horror o film di animazione che sia, se trattiamo con rispetto la pellicola, e abbiamo la fiducia incondizionata del regista, si ottengono risultati eccellenti e sia la musica che il film ne guadagnano.

    Come nasce una tua opera musicale per il cinema?
    Cerco di procedere cronologicamente quando compongo, mi metto nei panni dello spettatore innanzitutto e cerco di memorizzare alla prima visione quali emozioni la pellicola trasmette. In un secondo momento lascio da parte le emozioni, che possono distrarci e portarci anche fuori strada, e affronto la pellicola in maniera più analitica. Parlo molto con i registi, cercando di entrare nel loro mondo di capire scena per scena cosa vogliono trasmettere, quali concetti vogliono far arrivare allo spettatore e propongo loro ulteriori chiavi di lettura che la musica può offrire. E’ questo il punto fondamentale, ci sono centinaia di compositori bravissimi al giorno d’oggi, musicisti che scrivono benissimo e che hanno anni di esperienza alle spalle. Quello che voglio offrire al regista è il mio punto di vista musicale, la mia interpretazione del mondo.

    La tecnologia aiuta in particolar modo i compositori per il cinema. Puoi dirci quanto è importante per te l’uso del computer in una tua colonna sonora?
    E’ fondamentale oggigiorno. Mi piacerebbe moltissimo poter scrivere utilizzando solo matita e pentagramma, come fanno Williams o Morricone, ma semplicemente non è possibile. I budget per la musica sono sempre bassissimi, in particolar modo in Italia che sono quasi zero, e utilizzare strumenti virtuali e campionati è in molti casi l’unica maniera per poter registrare una colonna sonora.
    Anche laddove c’è un piccolo budget per la registrazione di musicisti veri la tecnologia è importante, i registi (e i produttori che investono il proprio denaro) vogliono ascoltare la colonna sonora completa registrata con gli strumenti virtuali prima di dare il via alle registrazioni dell’orchestra. Da un certo punto di vista questo consente ai compositori di avere un po’ meno di responsabilità, una volta il rapporto era molto basato sulla fiducia e i registi potevano giudicare il lavoro svolto solo una volta che la partitura era stata già registrata dall’orchestra (ed il budget era stato già speso). Ora è possibile effettuare ogni tipo di modifica sulle orchestrazioni MIDI, il compositore si deresponsabilizza ma d’altra parte chiunque può permettersi di intervenire chiedendo di modificare questo o quello strumento. Diventa un progetto quasi collaborativo e penso che questo sia
    dannoso per la creatività del compositore che spesso vede la propria “voce” sommersa e non ha realmente modo di esprimersi.
    Sarà per questo motivo che molte colonne sonore moderne si assomigliano e non portano realmente elementi innovativi né musicalmente né a livello di narrazione.
    Detto questo… non potrei comunque fare a meno del computer per lavorare, è grazie alle nuove tecnologie se dal mio studio di registrazione in provincia posso lavorare a progetti con registi in ogni parte del mondo.

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    Quali sono i plugin che apprezzi maggiormente e di cui non potresti mai fare a meno? Potresti brevemente illustrarci come è composto il tuo Home Studio?
    Il mio homestudio è molto standard, utilizzo una workstation della Hp con doppio monitor, una “vecchia” scheda audio della MOTU con dei buoni pre e utilizzo una Nord Stage 2 come Master Keyboard. La mia DAW di riferimento è Cubase (aggiornato di recente alla versione 8), sono un endorser della Steinberg, ed utilizzo i loro prodotti da sempre. In particolare “Rocks in My Pockets” è stato realizzato utilizzando esclusivamente Cubase, dalla fase compositiva alla realizzazione degli spartiti, fino alla registrazione degli strumenti, al mixaggio ed al mastering. E’ uno strumento potentissimo e davvero completo.
    Come plugin utilizzo soprattutto libraries che girano su Kontakt, in particolare tutti i prodotti della Native Instruments, per i bassi Trillian e per i suoni synth Omnisphere. Adoro i suoni orchestrali della Vienna Library che utilizzo soprattutto per gli archi.
    Non mi sono però ancora “fermato” ad un setup unico, amo mescolare le sonorità di vari VST per ottenere dei mockups midi i più realistici possibili.
    In passato utilizzavo molto di più strumenti come Symphobia (che uso ancora come rinforzo di alcune sezioni), trovo però che siano poco naturali perché “suonano” fin troppo bene e non aiutano il compositore, soprattutto il neofita, ad avere una cognizione precisa delle dinamiche dell’orchestra. Se utilizziamo una sezione di strings su un canale MIDI e suoniamo due melodie contemporaneamente, quanti primi violini abbiamo che suonano ogni singola linea melodica? Sono tutti fattori che si tengono poco in considerazione e che stanno modificando (in negativo) il modo nel quale si scrive per orchestra. La maggior parte dei giovani compositori hanno una conoscenza del suono orchestrale che deriva esclusivamente dall’uso dei VST, è come dire che un artista conosce le tecniche di pittura utilizzando solo Microsoft Paint… è ridicolo.
    Oltre a tutto l’arsenale digitale presente nel PC ho ovviamente in studio moltissimi strumenti acustici che amo suonare io stesso, molto male per lo più.

    Chi si occupa del mixaggio e del mastering del tuoi brani?
    Per il film io, è una cosa che odio fare, sono molto poco obiettivo quando mixo i miei lavori, ma allo stesso tempo molto geloso del materiale di base. Quando compongo e registro ho un particolare suono in mente, suono che a mio parere contribuisce molto alla narrazione cinematografica, e non posso permettere che questo suono venga snaturato dalle idee di altri musicisti o tecnici (anche se magari sono migliori delle mie). E’ una questione di personalità. Probabilmente sono un po’ maniaco del controllo… anzi sicuramente lo sono. Per il mastering dei cd delle colonne sonore che escono su cd o in digitale lascio che se ne occupino i diretti responsabili, sicuramente conoscono meglio di me le dinamiche necessarie per una pubblicazione editoriale.

    Domanda fatidica: studi, esperienza o genio? Cosa è più importante oggi per emergere dall’infinita schiera di musicisti per il cinema?
    Bella domanda, nessuna delle tre! La cosa fondamentale è riuscire ad intessere una fitta rete di public relations con registi, produttori, montatori, giornalisti e critici. Per emergere è la cosa più importante. Alla base dovrebbero esserci gli studi giusti, una buona dose di gavetta e ovviamente il talento. Ma non sono importanti purtroppo. Se invece mi chiedi cosa è importante per scrivere della bella musica, beh questo è un altro discorso, ci vuole studio e talento, la capacità di non desistere, di essere costanti nello scrivere ogni giorno e di affrontare nel migliore dei modi ogni opportunità che ti si presenta davanti.

    Hai vinto svariati riconoscimenti internazionali. Ti va di parlarcene?
    Ad essere sincero i premi e le gare mi lasciano un po’ indifferente, spesso sono più utili per le pubbliche relazioni che per altro. Confrontare due compositori è come chiedere se sono più buone le arance o il formaggio svizzero, è praticamente impossibile al di fuori del contesto specifico. Sono anche poco utili alla musica e all’arte, essendo l’espressione della volontà di standardizzare la creatività. Se davvero i premi fossero meritocratici Williams avrebbe vinto molti più premi Oscar, al contrario alcuni vincitori sarebbero giustamente degli emeriti sconosciuti.
    Se qualcuno dei lettori però fosse particolarmente curioso al riguardo può consultare il mio sito…

    Progetti per il futuro in ambito musicale?
    Moltissimi ma nessuno dei quali posso parlare al momento per ragioni di riservatezza contrattuale. Al di fuori dei progetti cinematografici ho nel cassetto da anni ormai un progetto di musiche per quartetto d’archi che spero di poter registrare durante il 2015, i brani sono già tutti pronti, manca il tempo materiale per rifinire arrangiamenti e trascrizioni e per entrare in studio. Si tratta di un progetto di musica assoluta, ma che ha una forte ispirazione derivante da storie lette o ascoltate, immagini e in alcuni casi anche sogni.

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    “Rocks in my Pockets” intervista su Cineblog.it

    Colonna Sonora disponibile su Itunes.
    http://www.cineblog.it/post/445234/rocks-in-my-pockets-blogo-intervista-lautore-di-colonne-sonore-kristian-sensini
    Blogo intervista Kristian Sensini autore della colonna sonora di “Rocks in My Pockets”, il film d’animazione che rappresenterà la Lettonia agli Oscar 2015.

    Cineblog dedica spesso spazio alle colonne sonore cinematografiche e così abbiamo colto l’occasione di intervistare il musicista e autore di colonne sonore Kristian Sensini.

    Sensini grazie alle musiche realizzate per l’acclamato film d’animazione Rocks in My Pockets, candidato per la Lettonia ai prossimi Oscar 2015, si è guadagnato una nomination per il prestigioso Jerry Goldsmith Film Music Award.

    Scopriamo il lavoro di Sensini, il suo background musicale e le sue fonti di ispirazione tra cui non poteva mancare il grande maestro Ennio Morricone.

    L’amore per il Cinema e quello per la Musica, non credo sinceramente ci siano altre strade per avvicinarsi seriamente a questa professione.

    Sensini inizia da adolescente a studiare pianoforte e flauto traverso e dopo aver ottenuto la maturita’ classica studia presso il Dipartimento di Musica e spettacolo (Dams) indirizzando i suoi studi verso il campo dell’educazione e dell’antropologia musicale.

    Dal 1996 al 1999 si occupa della Direzione Musicale di diversi spettacoli teatrali; nel 2003 collabora alla produzione e registrazione di spot pubblicitari e Jingles; nel 2007 si diploma in Jazz presso il Conservatorio di Pesaro; nel 2009 consegue l’abilitazione all’insegnamento dell’Educazione Musicale; nel 2013 compone musiche destinate all’utilizzo televisivo e musiche destinate alle trasmissioni di giornalismo d’inchiesta delle reti RAI.

    Per quanto riguarda le composizioni da film Sensini ha musicato il docufilm Tamburini la Costruzione del potere, l’antologia horror Poetry of Eerie, il dramma Butterfly Rising di Tanya Wright e gli horror House of Flesh Mannequins, The Museum of Wonders e Hyde’s Secret Nightmare tutti diretti da Domiziano Cristopharo.

     

    Rocks in my Pockets è un lungometraggio d’animazione che tratta il tema della depressione attraverso una storia di mistero e di redenzione.

    Il film è basato su eventi realmente accaduti che coinvolgono la regista newyorkese di origini lettoni Signe Baumane e le donne della sua famiglia nella loro lotta contro la follia.

    Il film che solleva questioni come quanto la genetica e la famiglia determinino chi siamo e se è fattibile superare in astuzia il proprio DNA è ricco di metafore visive, immaginario surreale e un contorto senso dell’umorismo che fa parte della personalità della regista.

    La Baumane ha optato per l’animazione perchè lo ha visto come un mezzo capace di esprimere pienamente la sua immaginazione e ci tiene a spiegare che l’animazione è spesso erroneamente considerata per bambini quando invece può essere un mezzo di narrazione molto sofisticato, in cui i sentimenti interiori e pensieri possono essere rappresentati in modo astratto e con sfumature che una macchina da presa non potrebbe mai cogliere, e per ribadire tale concetto la regista cita Walt Disney: “L’animazione è in grado di spiegare tutto ciò che la mente umana può concepire“.

    Sito ufficiale del film

    Conosciamo meglio Kristian Sensini

    Prima di inoltrarci nella parte in cui Sensini ci spiega la genesi dello score composto per Rocks in my Pockets poniamogli qualche domanda per meglio conoscere il suo backgound da musicista.

    Cosa è che ti ha fatto avvicinare alla musica da film?

    Sarò banale… l’amore per il Cinema e quello per la Musica, non credo sinceramente ci siano altre strade per avvicinarsi seriamente a questa professione. Ci sono molti musicisti che si “improvvisano” musicisti per il cinema, ma non hanno una cultura consolidata in materia (e frequentano anche poco le sale cinematografiche o i festival), altri sono veri cinefili ma non hanno la preparazione musicale necessaria (sono quelli che scrivono esclusivamente musica al computer… o meglio che “suonano” musica al computer). Posso ritenermi fortunato nel definirmi una via di mezzo tra le due categorie. Prima ancora di iniziare a lavorare per il cinema molte persone mi avevano fatto notare come le mie composizioni avessero una qualità narrativa particolare, evocativa di immagini. Di conseguenza il passaggio alla composizione di Musica per Immagini è stato il passo successivo. Questo è avvenuto oltretutto in un periodo nel quale ho iniziato ad abbandonare l’ambito live come flautista jazz, deluso in parte dal fatto che il pubblico nei locali incominciava ad essere in numero inferiore a quello dei musicisti presenti sul palco e dal fatto che il jazz aveva incominciato ad involversi e ad essere restio alle sperimentazioni ed alle innovazioni. Inaspettatamente ho trovato molta più libertà compositiva nella musica per film.

    Chi tra i grandi compositori di colonne sonore ti ha più ispirato?

    Dovrei fare una lista lunghissima… il primo in assoluto è stato John Williams, l’utilizzo narrativo e metalinguistico della musica in Star Wars mi ha aperto un mondo. Poi Rota e Morricone (che tutti ci invidiano…) ed i grandi della Golden Age di Hollywood, Bernard Herrmann, Max Steiner, Franz Waxman e Erich Wolfgang Korngold. Negli ultimi anni sono molto affascinato da quei compositori che sanno lavorare bene anche in economia di mezzi, per formazioni più cameristiche, ad esempio Alexander Desplat, Michael Price, Bruno Coulais, Alberto Iglesias e Abel Korzeniowski, mi interessa molto il suono “Europeo” per così dire.

    Che tipo di musica ti piace abitualmente ascoltare?

    Molti rispondono a questa domanda dicendo “Tutta!”, e di solito è un’esagerazione (ad esempio nessuno vuole ascoltare la musica “brutta”). Diciamo che non sono un esclusivista e che mi porto dietro tanta musica che ho ascoltato durante la mia formazione. Il classic rock ad esempio, ovviamente il jazz (non molto il bebop…), alcune colonne sonore (soprattutto dei Maestri citati nella risposta precedente) e molta musica classica (soprattutto ‘800 e inizi del ‘900). Poi dipende anche dai progetti ai quali sto lavorando, sono uno di quei compositori che prima di immergersi in un progetto fa ricerche musicali. Per “Rocks in my pockets” ad esempio ho ascoltato moltissima musica popolare e colta dei paesi dell’Est Europa, in particolar modo dell’area baltica e della Lettonia (dove è ambientato parte del film).

    Ci puoi descrivere a grandi linee il processo creativo che ti porta a creare le singole tracce per un film?

    Dipende molto dal progetto, l’approccio è sempre un po’ diverso, e dal tempo che ho a disposizione. Se ho molto tempo (e ho la fortuna di poter lavorare sul montato, anche se provvisorio), vedo molte volte il film e parlo molto con il regista per chiarire il suo punto di vista e magari fa
    rgli notare quale potrebbe essere il mio (questo per essere chiari sul messaggio che si vuole far passare, che potrebbe altrimenti essere travisato). Poi inizio a scrivere (carta, matita e gomma, vecchia scuola…) i temi principali e preparo degli sketches per le orchestrazioni, infine procedo all’orchestrazione vera e propria fatta al computer. E’ un metodo molto dispendioso in termini di tempo ma che ti dà modo di entrare davvero dentro le immagini, a livello sia musicale che narrativo, e di restituire emozioni e significato attraverso la musica. Molte volte, troppe volte, non c’è questo tempo e occorre lavorare a tempi record (un’ora di musica composta, arrangiata e registrata in meno di un mese), in casi del genere non si ha tempo per i ripensamenti, e preferisco allora lavorare d’istinto: seguo la cronologia del film e scrivo una scena dopo l’altra cercando di vederla solo una volta e di ricordarmi bene la sensazione emotiva che mi ha dato la prima volta. Se vedo che la scena manca di ritmo o è narrativamente confusa, cerco tramite il mio intervento di renderla più comprensibile e immediata. E’ un qualcosa a metà tra “mestiere” e “ispirazione”.

    Abbiamo notato che hai spesso musicato film horror, hai una qualche predilezione per il genere?

    Assolutamente sì, sono sempre stato un appassionato del genere, fin da bambino. Adoro sia l’horror “old style” (più i mostri della Universal che quelli della Hammer) che i progetti più recenti (Eli Roth ad esempio), senza dimenticare la grande stagione dei Maestri degli anni ‘70 ed ‘80 (periodo nel quale c’era molta più creatività narrativa e di effetti speciali, probabilmente dettata dai budget ristretti…). Il genere oltretutto consente di affrontare musicalmente una vasta gamma di stili, si può essere MOLTO sperimentali in alcune scene, molto melodici nella successiva, mescolare l’orchestra con l’elettronica, utilizzare strumenti musicali rari e poco conosciuti o ancora utilizzare strumenti noti in maniera inusuale.

    Spesso l’importanza di un azzeccato e puntuale contrappunto musicale in un film viene sottovalutata, puoi elencarci cinque colonne sonore che secondo te hanno contribuito inequivocabilmente al successo di un film?

    Devo rispondere in maniera molto scontata, ma gli esempi più conosciuti sono: Jaws (la musica ci fa percepire lo squalo anche quando fisicamente non c’è), Star Wars (potrebbe essere un film addirittura noioso senza la colonna sonora), E.T. (guardate gli ultimi dieci minuti di film senza la colonna sonora, ci emozioniamo ancora nella stessa maniera?), Arancia meccanica (la musica classica riletta in chiave elettronica da Wendy Carlos è il perfetto contrappunto alle atmosfere estranianti di Kubrick) e qualsiasi frutto della collaborazione Fellini/Rota (davvero non saprei scegliere un esempio, regista e compositore sono un’unica persona in quei film).

    Rimanendo nell’ambito di score thriller e horror, i temi principali di “Profondo rosso”, “L’esorcista”, “Lo squalo” e “Halloween” sono partiture musicali di grande effetto evocativo, ma anche notevolmente semplici nella loro struttura, secondo te qual’è il segreto del loro enorme impatto sull’immaginario dello spettatore?

    La semplicità stessa. Una musica “semplice”, o meglio, che noi percepiamo tale, ci mette inconsciamente a nostro agio come spettatori ed allo stesso tempo può risvegliare in noi sensazioni ancestrali, antiche o infantili. Come sostiene Bruno Coulais: “cosa c’è di più terrorizzante dell’infanzia e dei suoi ricordi?”, non è forse per questo motivo che in molti film horror troviamo suoni apparentemente innocui come quello del carillon, o litanie infantili e ninne nanne? Va anche sottolineato che le melodie e le strutture semplici si “incollano” alla memoria (o meglio al subconscio) in maniera più immediata e sono più facilmente gestibili come leitmotif all’interno di una colonna sonora.

    Parlando della colonna sonora di “Rocks in my Pockets” com’è nata la collaborazione con la regista Signe Baumane?

    Come spesso accade nel nostro mestiere, per caso… avevo contattato il regista Bill Plympton per fargli ascoltare alcuni miei lavori e casualmente Signe, amica e collaboratrice di Plympton, stava cercando un compositore per il suo primo lungometraggio animato. Dopo esserci scambiati alcune mail ho preparato dei mockups per due scene del film, sono piaciuti e… ho iniziato immediatamente a lavorare al film.

    Rocks in my Pockets - Colonna sonora - Intervista a Kristian Sensini - Oscar 2015

  • NEWS - PRESS

    New Interview on Runmovies.eu

    http://www.runmovies.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=682:kristian-sensini-horror-fan-boy&catid=35:interviews

    Kristian Sensini An Interview with Kristian Sensini by John Mansell © 2012/2013

    Kristian Sensini is a piano and flute player with a background in classical and jazz music. He has composed scores for numerous film and television productions and has been nominated in   successive years at the Jerry Goldsmith International Film Music Awards. He studied for his Degree in Jazz at Pesaro Conservatory, Italy and follows Master classes and Workshop of Composition with: Ennio Morricone, Michael Giacchino, Nathan Barr, Dave Grusin and Christopher Lennertz. He has a natural ability to feel and interpret film, being able to enhance a project with his talent and creative ability. Kristians credits include: 7 GIORNI DELLA FINE DEL MONDO, HYDE’S SECRET NIGHTMARE, BRIGHTSIDE, WARSPEAR, P.O.E. POETRY OF EERIE.

    John Mansell: Where and when were you born?
    Kristian Sensini: I was born in Loreto, a city in the center of Italy, on November 18th, 1976.

    John Mansell: What are you earliest memories of music of any kind?
    Kristian Sensini: It’s hard to tell, my memories are mixed with the memory of the stories my parents told me. They say I was attracted to music since I was just some months old, and even if my parents weren’t musicians our house used to be full of music every day. I have some videos of myself pretending to play an old organ, and singing and dancing too. I had, and still have, a collection of vinyl records (mostly cartoon themes from the 70s and the 80s) and I remember I would use them to play music but also as Frisbees! I can remember my first, really boring, piano lessons when I was six or seven years old and the day my father bought me a grand piano, which is now in my studio.

    John Mansell: Was writing music for film something that you always wanted to do?
    Kristian Sensini: Writing music is something I’ve always done, and I’ve been a movie lover since I was kid, thanks to my father who showed me many great movies on vhs (well we had a Betamax…) and brought me to the cinema at least once a week. So, I think writing music for movies simply unites two of my passions: music and movies.

    John Mansell: Are you from a family background that involves music at all?
    Kristian Sensini: As I said, my parents never studied music and they can’t play any instrument, but they are very good in drawing, sculpting and painting, things I really can’t do. My grandfather was an amateur accordionist, or to be more precise, a fisarmonica player: I still have his fisarmonica, an amazing instrument dating back to the early 1900s. Unluckily, he died before I was born so I never met him: I hope some of his “music genes” have been passed down to me.

    John Mansell: What musical education did you receive?
    Kristian Sensini: I started studying piano at six, seven years old, but I got bored after a month or two. Then I continued as an autodidact, mostly, and I occasionally had some piano lessons but not for long periods of time. Growing up, I started studying the flute too and approaching the jazz language. I studied Musicology at the University of Bologna, Jazz at Berklee Summer Courses (on that occasion, I also won a scholarship) and I got my Jazz Degree at the Conservatory of Pesaro where I studied classical flute as well. Most recently, I’ve attended master-classes and workshops with great composers such as Morricone, Giacchino, Grusin, Bource and many others.

    John Mansell: A number of your scores are for Horror films, is this a genre you are particularly attracted to or is this something that has just occurred because maybe producers associate you with horror pictures because your music has been successful within them?
    Kristian Sensini: Well… both I think! I mean, I’ve been a huge horror fan since I was about 11 years old, I think I have seen nearly every horror movie released in the 80s and in the 90s. Even now I don’t miss a movie of that genre. I’m a fan of the Universal Monsters movies, I love the Nightmare series and the Friday the 13th saga, I’ve got a crush on Troma Flicks. Some of my favourite writers are Poe, Lovecaft and Stephen King. So I’m a kind of Horror Fan-boy, I’m really attracted to horror movies and I like to score them. It’s good to be associated with that genre and to receive such offers from producers and directors, because horror movies give you a lot of freedom when it comes to music: you can experiment strange harmonies, odd orchestrations and be really melodic at same time. Soundtracks for this kind of movies are not so popular among the critics; in fact the only horror score to win an Academy Award was the one for The Omen, by the amazing Jerry Goldsmith. People think that they don’t deserve much attention just because they are… commercial horror movies. To be honest, I think that writing a good score in that genre is really difficult; you play with people expectations, with their feelings and primordial fears. You often anticipate or show what can’t yet be seen on screen, it’s like being a magician who plays tricks to the audience to make them enjoy the show.

    John Mansell: What composers either from the world of film or outside of it would you say have either influenced you or served as an inspiration to you and the way that you approach scoring a film ?
    Kristian Sensini: I have a huge list but the following ones are particularly important to me: Hermann, Williams, Goldsmith, Shore, Morricone, Trovajoli, Rota and mo
    st recently Giacchino, Marianelli and Greenwood. Outside the film field, the most influential composers are Mozart, Ravel, Dvorak, Debussy, Stravinskij and Bartòk. I’m also influenced by great jazz composers such as Mingus and Ellington and great rock bands such as Queen, Beatles and Pink Floyd.

    John Mansell: HYDE’S SECRET NIGHTMARE has just been issued onto compact disc, this is on Kronos records, the score is certainly an atmospheric one and well suited to the films subject matter. Did you have any involvement in the production of the CD, by this I mean were you responsible for selecting what music would go onto the disc?
    Kristian Sensini: I just did it all my self, say, composed, performed and recorded. I’m responsible of part of the graphics as well. I decided to include every single note I had played for this movie, so there isn’t a real selection. I like the idea that if someone buys a record, this record should be of the maximum length possible, so I’ve also inserted some bonus materials and previously unreleased tracks.

    John Mansell: What size orchestra did you utilize on HYDE’S SECRET NIGHTMARE and where was the score recorded?
    Kristian Sensini: The orchestra you listen to on the record is all digital samples, except for the flute, which is played by me. The budget didn’t allow the use of a real orchestra, so I used a variety of ensembles, big orchestras in some cues (overdubs and overdubs of orchestral sections that make a huge sound), prog-rock ensembles (in the style of horror soundtracks from the 70s), small chamber ensembles, jazz combos and so on. As I said, horror scores give a lot of freedom to a composer. Being all digital, I’ve recorded everything in my own home studio.

    John Mansell: Do you orchestrate all of your own music and do you ever perform on any of your scores?
    Kristian Sensini: I orchestrate every single cue and I perform, through a keyboard, or on my flute, every single note you hear in the soundtrack. This is a great thing, the good part of not working with a real orchestra. The bad part is that there are no real instruments… I’d like to work on movies where a real, even small, orchestra is hired. Unluckily, nowadays this happens very rarely, as directors and producers think that a good sample orchestra is good enough. And this happens not only with small/medium composers like me…

    John Mansell: Do you conduct at all, if so do you conduct all of your film scores or are there times when you have a conductor so that you can monitor things from the control booth?
    Kristian Sensini: I especially like to conduct choirs or jazz groups, but this isn’t usually the case in my soundtracks.

    John Mansell: When writing a score how many times would you normally view the film or project before you began to get fixed ideas about what music you will compose or how much music etc. will be needed?
    Kristian Sensini: I try to be… “Pure” and trust my first impressions: I usually watch the movie cue by cue and start writing some ideas or improvising something after the very first “view”. Having studied and practised improvisation, I’ve learnt to trust my instinct. Sometimes my first ideas are good enough, some other times they aren’t, so I go back on my steps and try something different.

    John Mansell: Do you work out your musical ideas on the keyboard before you commit them to the score or do you utilize computer etc to do this?
    Kristian Sensini: It depends on if I’m in a rush or not… sometimes directors ask you a full orchestrated digital mockup of a specific cue to be ready in a day or even in a few hours. In such cases composition, orchestration and recording are the same process. When I have time I prefer to sit on my grand piano and compose with paper, pencil… and eraser…

    John Mansell: What do you feel is the purpose of music within film?
    Kristian Sensini: To help the narration of the story, to unveil facts, places, feelings and characters that are not visible as far as “images” are concerned. It’s a great way to save time when you tell a story: with just a couple of notes or the use of a particular timbre you can put a scene in a specific time in the past or future, on in a specific land or country. It’s pure magic!

    John Mansell: Do you buy Compact Discs at all, if so what music features prominently within your collection, is it a mixture of all types of music?
    Kristian Sensini: I love to buy compact discs and vinyl; I get nostalgic with those… I have a bit of everything, lots of jazz recordings, soundtracks and classical music, early medieval music and rock.

    John Mansell: What are you working on at the moment?
    Kristian Sensini: I’ve just written some string quartets for a commercial and I’m recording an album of instrumental music, mostly for piano, with a cinematic taste. I’m dealing with a couple of projects that will start really soon, but I can’t talk about them until they’re confirmed… I’m a little bit superstitious on this!

     

    soundtrack cinemascore

  • NEWS - PRESS

    New Interview !

    Here’s a preview of the interview i did for a multimedia project by Reese Spykerman

    1. Why did you choose to become a composer?


    I didn’t choose it really. I mean from a philosophical point of view… I think it’s something you can’t choose, it is like breathing. A deep need to express yourself. Some people write poems or paint, so it’s just the choice of the medium… I remember that even when I was a child I enjoyed improvising short melodies more than playing other people’s music. Growing up I’ve played some rock and jazz and people have always told me that my music could have been good as a movie soundtrack. I’ve been a big movie fan since I was really young, that’s simply my favourite way to spend time. So I guess that becoming a professional film composer was in some way something I was destined to.

    2. When you were learning about composition, what things that you learned
    surprised you the most?

    That creating music is often to assimilate really rigid rules, and then forget them and break every rule you learnt. Talking about Art, the best ideas and solutions come when you push the limit imposed by tradition.

    3. In your education, was the focus mostly on technical? Or did issues such
    as crafting a story through music, and principles like balance, contrast,
    and audience energy play a role?

    I have a strong jazz background, so I’ve got a really instinctive and quite improvisational approach when crafting soundtracks. I’ve also studied classical music and orchestration to “speed-up” my work and to understand
    what could be good or wrong in a specific contest. Listening to the great masters of film music is still an amazing training for me, I tend to trust my ears when I have to choose a solution or another. If I feel that something doesn’t work, then technical studies help me find what it is. But the first thing is of course to tell a story with the music, or better, help the movie to tell the story. This is about feeling and no school can teach you how to do it.

    4. How do you utilize contrast in your work, both macro and micro?

    I use both of them, maybe more in a micro way. That’s because I usually keep some common elements in my projects, little clues which let listeners know that different tracks come from the same project. But, of course, when I
    work on big projects like a feature movie I like to add variety to the tracklist. As a listener, I do love it when I can listen to a soundtrack and enjoy the album even if I didn’t see the movie. That’s the reason why I always try and add some contrast in the style of the various tracks: it is meant to work as a metalanguage in the context of each single cue/scene, when that helps the scene itself. Sometimes the use of contrast can be just useless or a way to impose a composer’s art over the movie.

    5. Can you explain some techniques composers use to introduce contrast?
    (e.g. change in tempo, layering, pauses, etc)

    Being the jazz musician that I am, I like to use pauses, not regarded as absence of music, but as a way to enhance the dialogue of instruments. My focus is often on the harmonic contrast as well, or on the use and interaction of instruments.

    6. Why is contrast in music important?

    Because if we don’t use it, music could be really… boring. Think about a persons who always talks in the same “vocal-tone”, like a robot. That person could tell you the most amazing story you’ve ever heard, but after a minute or two you just stop listening… Using contrast helps tell the story and holds the listener’s attention!

    7. Is contrast more difficult to accomplish in shorter pieces? Is it more
    important in longer pieces?

    It’s the same… in shorter pieces you may have less time to build up the athmosphere and to create different contrasts, it really depends which way you choose. Rhythmic contrasts work less in this case, it’s better to use harmonic contrast for shorter pieces.

    8. What are some of your favorite modern pieces of music (aside from your
    work) that have great contrast in them?

    I really like the “mood incongruency” that is used for the iconic contrast in movies, expecially in comedies and animation: it happens when the emotive meaning of music conflicts with the one of the film. I think Danny Elfman is a master in this art.

  • NEWS - Uncategorized

    Hyde’s Secret Nightmare su Horrormagazine.it

    La rivista online www.horrormagazine.it ha pubblicato un articolo riguardante il crowfunding per la colonna sonora di Hyde’s Secret Nightmare, grazie alla redazione!

    www.horrormagazine.it/notizie/6694

    Hyde’s Secret Nightmare: soundtrack

    Un progetto indipendente per la colonna sonora del nuovo film di Domiziano Cristopharo…

    Parte dal compositore Kristian Sensini il primo tentativo di un crowfunding per far uscire una colonna sonora di un film horror. Si tratta del soundtrack dell’ultimo film di Domiziano Cristopharo (leggi qui la nostra intervista al regista) Hyde’s Secret Nightmare; le bonus track sono invece riferite ai titoli del film P.o.e. Poetry of Eerie.
    La colonna sonora può essere in pratica preordinata e la si riceve per posta appena stampata. Un’opzione per i filmaker permette di fare una donazione maggiore e ricevere in cambio i diritti per utilizzare le musiche del CD nei propri film, o per ricevere una colonna sonora realizzata su misura.
    La scommessa di Sensini è quella di produrre in maniera indipendente il CD, dal compositore ai fan, senza case discografiche intermediarie, ed è anche un modo per dimostrare quanto il genere horror abbia un pubblico interessato alla buona musica.
    Le musiche si ispirano a grandi compositori quali Alex North, Ennio Morricone, Fabio Frizzi, Goblin, Claudio Simonetti, Pino Donaggio, Bernard Hermann, ed esplorano generi che spaziano dalla musica da camera al progressive rock, nello stile del cinema horror degli anni ’70.
    Sensini ha anche composto la musica per il trailer del film, che lo scorso anno ha ricevuto una nomination nella categoria “Music for Promotion” all’International Film Music Awards “Jerry Goldsmith”. Qui è possibile visionarlo e ascoltarlo:

    new "HYDE'S SECRET NIGHTMARE" - official trailer #2 - english

     

    Ecco qui il link di riferimento per il porgetto:
    www.indiegogo.com/Secretnightmare 

     

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