• COLONNE SONORE E CONTRATTI PER COMPOSITORI


    Come si firma un contratto, cosa bisogna scrivere? Chi deve farlo, questo contratto, lo faccio io oppure lo fa la casa produttrice, il regista etc.?

    Premessa: ogni progetto è un discorso a sé stante. Ogni progetto ha le sue caratteristiche, le sue esigenze, ogni produttore ha le sue necessità. Io vi do qui, in questo articolo, alcuni consigli per tirarne fuori le penne nella maniera più dignitosa possibile.

    Innanzitutto, dipende se stiamo parlando di progetti internazionali o in Italia. Questo perché, per mia esperienza, i contratti in Italia spesso “valgono poco”, per buchi legislativi che abbiamo nel nostro settore e anche per come funziona qui la giustizia.

    In Italia i budget per i film non sono mostruosi. Ci sono, ma non sono incredibili, quindi, a corti discorsi, laddove il produttore o regista non rispetti il contratto: che faccio? Faccio causa, chiamo l’avvocato, affronto tutte le spese del caso per “pochi euro”? Oltretutto, pregiudicandomi tante possibilità lavorative. Non che, se un regista non rispetti un contratto, io debba cedere e farmi star bene la cosa, per paura poi di non lavorare più con lui. Anzi, se un regista non paga, meglio non lavorare con lui in futuro. Dico che, nonostante il contratto, sarà una cosa complicata, poi, vedere quei soldi se il regista o la produzione hanno “deciso” di non pagare.

    Mi è capitato più volte, con diversi registi o produzioni, non di non essere pagato ma di non veder rispettate delle clausole del contratto che avevo ben indicato, che avevo tenuto a specificare. Ad esempio, in un contratto fatto un paio di anni fa, era previsto (io lo metto in tutti i miei contratti) che mi venisse inviata la copia digitale del film per approvare come erano state sincronizzate le musiche, e chiaramente alcune copie del DVD. Io ancora questo film non l’ho visto e sono passati anni. Cosa faccio? Faccio causa al regista che non mi ha inviato i DVD anche se questa clausola era parte integrale del contratto?

    Un contratto va rispettato in tutti i suoi aspetti, e non c’è clausola più o meno importante. Perché mettiamola dal mio punto di vista: se in un contratto c’è scritto che devo scrivere e consegnare le musiche registrate, non è che se le scrivo e basta e invio la partitura al regista e non consegno i brani registrati, allora sono a posto. Devo rispettare la clausola, quindi anche il regista o la produzione, sono tenuti a rispettarle a loro volta.

    Questo non avviene spesso, però ripeto: cosa fai? Poi fai causa al regista perché non ti ha mandato dei DVD? Purtroppo non è possibile. 

    Questa superficialità l’ho notata anche per grandi produzioni o network. Mi è capitato di firmare il contratto per un grande lavoro, con una grande produzione, mesi dopo la messa in onda del film, ci rendiamo conto? Il contratto (che dovrebbe essere stipulato a priori) redatto e firmato mesi dopo la messa in onda (!?).

    Lavorando molto con l’estero, invece, devo dire che io, tutte le volte, ho potuto notare un rispetto estremo di quanto era scritto nel contratto e tutto si è svolto nel migliore dei modi, alla perfezione. Questo perché fuori c’è un concetto diverso del rispetto di un contratto, di legalità, perché ci sono effettivamente delle conseguenze se uno non rispetta dei tempi o delle clausole. C’è anche una differenza tra contratti italiani e quelli americani. Io, anche per progetti enormi e molto ben pagati, all’estero ho fatto contratti di una pagina, di una semplicità e di una linearità indescrivibile. In Italia, anche per il contratto più sciocco, per poche centinaia di euro, mi è capitato di stampare venti pagine, venticinque pagine, contenenti oltretutto clausole che poi non vengono rispettate.

    Detto questo, come si fa di solito il contratto? Qualcuno mi ha chiesto: “ma occorre andare da un avvocato?”. No, il contratto è un documento che si fa tra una produzione e te, che tu sia un privato o meno, dove vengono scritte una serie io cose che una persona chiede e che vuole ottenere dall’altra. Di solito, a scanso di equivoci, il contratto lo preparo io a meno che non si tratti di una produzione estremamente grande. In quel caso preferisco che se ne occupi il mio agente (che a sua volta magari si affida per una consulenza specifica ad un avvocato specializzato nel settore).

    Ci sono dei punti fermi che chiedo nel contratto, potete segnarveli così la prossima volta anche voi potrete fare richieste simili.

    • Chiedo di mantenere i diritti. Mantenere sia i diritti d’autore sia i diritti di riproduzione meccanica (ovvero sia il master sia le edizioni, perché io risulto anche come editore per l’ASCAP) quindi richiedo di tenere tutti i diritti. In questa maniera posso sfruttare successivamente, nella maniera in cui preferisco, la colonna sonora che ho registrato.

    Questo è un dettaglio fondamentale per tutti i lavori che andiamo a fare, perché delle volte si firmano contratti dove noi rinunciamo a parte dei diritti (delle volte anche a tutti i diritti). Ad esempio, se io ho un editore, al quale cedo parte dei diritti dei brani che compongo (questo avviene anche al di fuori del cinema), io poi non ho più il controllo, se non in parte, di quei brani. Ovvero: io scrivo un brano, poi cedo alla casa editrice parte dei diritti del brano, così che poi possa pubblicarlo come preferisce. Se poi, un giorno, bussa alla mia porta Spielberg (faccio sempre il suo esempio perché adoro i suoi lavori) e mi dice: “senti, vorrei utilizzare quel brano, posso?”. Io personalmente direi “sì”, però bisogna prima sentire la casa editrice, che dice: “Io voglio che Spielberg mi dia TOT soldi per utilizzare quel brano”. L’utilizzo dei brani, a quel punto, non è più pensiero solo nostro ma se ne occupa anche la casa editrice, che può mettere tutti i veti che vuole perché ha il diritto di farlo. Per questo motivo, io, se possibile, chiedo di mantenere i diritti anche sulle edizioni.

    Che uno debba mantenere il diritto d’autore sembra una cosa ovvia, ma non lo è così tanto perché alcuni (e capita soprattutto all’estero) chiedono di firmare un contratto “for hire”: tu vieni assunto per scrivere e registrare le musiche, magari vieni pagato anche bene, però cedi ogni tipo di diritto. I brani, praticamente, non sono più tuoi. Questa è una scelta da fare, alla quale io di solito dico no. Forse mi è capitato una volta agli inizi, per inesperienza, di firmare un contratto del genere.

    Per alcune case produttrici, soprattutto quelle indipendenti più piccole che non vogliono grane, è la scelta più rapida e più comune. Ti dicono: “io ti do soldi, ti pago bene però non voglio più sapere niente da te, e con i brani faccio tutto quello che voglio”.

    Oltretutto questa cosa, per noi che abitiamo sul territorio italiano e che siamo iscritti alla SIAE (se non siete iscritti, dovreste esserlo almeno ad altre società per proteggere il vostro lavoro), non è legalmente possibile. Penso ci siano anche delle scappatoie, ma di base, se siamo iscritti alla SIAE, il nostro diritto alla paternità dei brani è inalienabile. Se noi ne scriviamo uno e siamo iscritti, siamo tenuti per forza a depositarlo. Accetto smentite, ma a me risulta così. Una volta mi era capitato di non aver depositato un brano perché volevo concederlo, regalarlo ad un lavoro di un amico, e la SIAE dalla sede di Roma mi telefonò e mi disse: “guarda che tu non puoi non depositare un brano. Se sei iscritto devi per forza depositarlo. È un diritto inalienabile per la legislazione attuale”.

    Vi faccio un altro esempio: anni fa, la colonna sonora di “Up” scritta da Giacchino, che per il film ha ottenuto l’Oscar, era in mano come diritti totalmente alla Disney, che aveva scelto di non pubblicare il CD, pensando non fosse utile o economicamente vantaggioso. Dopo la vittoria agli Academy Awards è stato stampato. Purtroppo il compositore non poteva intervenire in tal senso, e stiamo parlando di un compositore di Serie A…

    Quindi, per questa prima parte del contratto, di solito scrivo una clausola dove non è che dico: “il compositore mantiene il diritto d’autore, di edizione etc etc.”. No, semplicemente sancisco che: “io compositore cedo alla produzione o al regista il diritto di UTILIZZO dei brani”. Vuol dire che i brani sono miei, le edizioni sono mie, e loro possono utilizzare i brani in quel film, cortometraggio etc. È una cosa ben diversa e questa clausola si spiega da sé.

    • Concedo la possibilità di utilizzare il mio lavoro e dopo, a seconda del budget a disposizione, specifico di quanto vengo retribuito. Poi aggiungo ulteriori clausole, ovvero: limitazioni di tempo, progetto o piattaforma. Ad esempio, cedo l’utilizzo dei brani per tre anni, quattro anni, cinque anni. Posso mettere questo se utilizzo un brano per una pubblicità: non voglio che la utilizzino in eterno. Dopo gli anni scelti, si fa un nuovo contratto (dove magari posso chiedere anche di più per quell’utilizzo e dunque ricontrattare il pagamento).
    • In un altra clausola specifico che il lavoro è solo per la composizione dei brani, e quindi io vengo retribuito solo per quello. Potenzialmente, una volta consegnate le partiture io ho finito il mio lavoro, e questa è una delle cose che preferisco perché si separano l’ambito della composizione (che è il mio ambito principale), dall’ambito della produzione, registrazione e magari anche dell’arrangiamento.

    Io compongo, faccio i provini e aspetto che siano approvati dalla produzione. Poi, una volta che è tutto approvato, io ho, teoricamente, finito il mio lavoro. È compito della produzione poi  provvedere economicamente alla registrazione dei brani, a chiamare l’orchestra, il copista, pagare lo studio, pagare i musicisti, pagare i music editor pagare chi mixa l’orchestra, insomma tutte le maestranze che ci vogliono per portare a termine un lavoro che sia dignitoso. Di conseguenza ho meno responsabilità, posso concentrarmi esclusivamente sulla composizione e tutto il budget deve gestirlo poi la produzione. Questo ci consente di lavorare con molta libertà.

    L’alternativa (che in realtà per piccoli progetti è lo standard) è quello che gli americani chiamano il buy-out, ovvero: io ti pago “qualcosa” di più però tu devi provvedere a tutto. Mi devi consegnare la colonna sonora finita, gli stems vari per poi fare il mix finale. In questa maniera posso guadagnare di più perché posso trovare un modo per risparmiare, perché lavoro con un orchestra o con uno studio determinato da tanto tempo, per questioni d’amicizia o clientelismo (inteso nell’accezione migliore possibile). Però delle volte può essere il contrario. Può essere che la produzione ha già accesso a questi servizi  a costi minori di quanto possa fare io. Magari guadagno un  po’ di più, però ho tutto il rischio d’impresa e non sappiamo cosa può andare storto…

    Ad esempio, il regista potrebbe chiederti: “guarda, sì, tu hai già registrato, hai già fatto tutto ma questo pezzo dobbiamo rifarlo, perché io ho ulteriormente lavorato al montaggio di quelle scene, ho tagliato o ho aggiunto, etc.”. Allora un conto è che il regista ti dice “ho aggiunto una scena mi devi scrivere un nuovo brano”. Ci sta, fa parte del contratto. Ma un conto è che quel brano, oltre a comporlo, io debba di nuovo registrarlo con l’orchestra, rientrare in studio etc. Quindi, sia al livello di costi di studio che di musicisti rischio di “andare in rosso”, è pericolosissima come opzione. Può farci guadagnare molto se siamo tanto “potenti” a livello produttivo (se ad esempio ho un studio di registrazione mio, dove registro con l’orchestra, ed ho una serie di musicisti regolari che lavorano con me e che sono a stipendio), allora in quel caso non ci sono troppi problemi nell’aggiungere sezioni di registrazione.

    Io tendo ad evitare questa opzione, così come ad esempio il costo per l’acquisizione di brani esterni, perché può capitare che nella colonna sonora del film ci sia la necessità, del regista, di mettere un brano o una citazione o un arrangiamento nuovo di un brano più o meno conosciuto (o addirittura l’acquisizione dei diritti per mettere l’originale). Allora bisogna chiarire che questi sono tutti costi dei quali non si occupa il compositore e che sono quindi a parte, che sono quindi responsabilità della produzione.

    • Poi inserisco la data di consegna del lavoro, fondamentale perché altrimenti potrebbero chiederci all’improvviso (o peggio in continuazione) nuovi materiali. Il lavoro del compositore non può essere “aperto” ed infinito, è necessario per entrambe le parti sancire un momento di chiusura della collaborazione.
    • La data di consegna dovrebbe sancire anche la data di pagamento, e di solito io inserisco nel contratto che parte del lavoro viene pagata alla firma dell’accordo, quindi immediatamente o una settimana dopo da quando si firma, e l’altra parte viene pagata una volta che viene consegnato il lavoro, quindi le partiture con i demo o negli altri casi le registrazioni. Questo è fondamentale perché delle volte, se noi indichiamo il pagamento alla consegna, con i progetti cinematografici non sappiamo mai come va a finire. Capita con progetti piccoli, ma delle volte anche grandi, che il film vada per le lunghe, si trascini per anni. Quindi, se io vengo pagato alla consegna alla fine del film e nel frattempo lo mettono in standby, io magari ho lavorato tante ore, tanti giorni o mesi e poi non vedo niente per anni. Quello che faccio è dire: metà della cifra pattuita alla firma, e metà alla fine del lavoro quando viene consegnato tutto, in modo che il regista sia soddisfatto (questa è una cosa che tengo a specificare).
    • Come detto prima, chiedo di approvare grossomodo come viene gestito il mix.
    • Chiedo copie finali del lavoro.
    • Esistono poi alcuni casi particolari, dove magari il budget non è enorme come nel caso di un film indipendente nel quale ci sono pochissimi soldi a disposizione.  Il progetto magari è bellissimo ed ha delle ottime potenzialità, cosa faccio? Accetto di lavorare gratis pur di prenderne parte? Chiaramente no… Se io credo molto in quel progetto e scommetto su di esso, magari posso chiedere una percentuale come produttore. Sì, mi paghi non moltissimo per la musica, però mi dai un 3% o un 4% della produzione del film. Vuol dire che da quel film, che ritengo sia una cosa molto bella e penso che possa andare avanti, poi posso ottenere dei guadagni successivi sulla messa in onda o sullo sfruttamento di eventuali diritti- Posso diventare a tutti gli effetti co-produttore di un film e questo, qualche volta, mi è capitato di farlo per progetti veramente indipendenti, piccolissimi, come gesto anche di incoraggiamento per un film che ritenevo interessante.

    In alcune produzioni i registi fanno un po’ i furbi dicendo: “Abbiamo finito il budget del film, lo abbiamo già chiuso e adesso dobbiamo fare la musica ma non abbiamo più soldi”. Premesso che il film non è finito finché non avete lavorato alla musica e al suono, perché, come dice George Lucas, la musica e il suono sono la metà del film. Se un regista finisce il film e poi alla fine pensa alla colonna sonora secondo me è una persona che non ha capito niente di Cinema. E non lo dico per amor del nostro mestiere ma perché è la realtà dei fatti. La Colonna Sonora di un film è non solo importante ma è davvero metà del lavoro di una pellicola (altrimenti lavoreremmo ancora nell’epoca del Cinema Muto). Se ci si pensa proprio alla fine, vuol dire che tu, regista o produttore, non ritieni la Musica ed il suono elementi importanti e allora io, chiaramente,  non ho interesse a lavorare per il tuo film.

    Quindi a priori fuggite da progetti del genere, dove vi chiamano alla fine e non hanno il budget, l’hanno consumato tutto per pagare gli attori o per registrare in 4K HD e poi la musica la fanno fare al vicino di casa con i le tastierine.

    • Un’altra clausola che io metto per serietà è che libero la produzione e il regista (di solito la inseriscono loro, altrimenti provvedo io) da responsabilità nei confronti di terzi. Se io scrivo un brano e cito la melodia di un altro compositore, firmo dicendo che ci ho pensato io a tenere tutte le autorizzazioni del caso e quindi tu, regista, legalmente sei libero da ogni responsabilità. Questo, ovviamente, se decido io di mettere qualche tipo di citazione o di utilizzare un campionamento di un’artista per non so quale motivo. Se è una cosa che richiede il regista o la produzione, allora è loro responsabilità preoccuparsi di avere tutte le autorizzazioni del caso.

    Sottolineo la responsabilità nei confronti dei terzi perché non riguarda solo le citazioni o l’utilizzo di campionamenti nei brani, ma riguarda anche se, ad esempio, mi occupo della registrazione dell’orchestra o anche di un solista, di tutte le autorizzazioni. Quando lavoro con dei musicisti devo fargli firmare un documento che dice che io ho il diritto di utilizzare le registrazioni che ho fatto nella maniera che più preferisco. Altrimenti, se non ho queste attenzioni e mi occupo di registrare un musicista o un orchestra, quando esce il film in sala il violinista solista potrebbe dirmi: “ah no, senti, io ho registrato sì il tuo brano, ma non ti ho dato l’autorizzazione di utilizzarlo in quella colonna sonora”. Quindi, se mi occupo io della registrazione anche di un unico solista, devo fargli firmare tutte le autorizzazioni del caso.  Diventa una responsabilità mia se metto questa clausola, perché libero la produzione da tutte queste grane, altrimenti, se non la metto, il musicista potrebbe non voler aver rivalse economiche su di me ma sulla produzione. Quindi bisogna essere molto precisi anche da questo punto di vista.

    La responsabilità nei confronti di terzi vuol dire anche l’utilizzo di library, di strumenti campionati. Attenzione, e spero che nessuno di voi faccia utilizzo di software contraffatto, perché è una cosa che mi trova totalmente contrario, è una pratica che trovo raccapricciante soprattutto se a farlo sono dei professionisti, delle persone che poi traggono un vantaggio economico dall’utilizzo di quella library. Il produttore di quel VST potrebbe riconoscere quel determinato suono nel film e poi riscontrare che il compositore che l’ha utilizzato non ne ha licenza, quindi può chiedergli i danni (a lui o alla produzione). Quindi, quando si fanno dei lavori a qualsiasi livello di professionalità, utilizzate tutti software originali perché si solleva anche la produzione da ogni tipo di problema.

    Questi sono i principali dettagli che inserisco. Ovviamente, più entriamo nello specifico, più garantiamo una certa serietà da parte nostra e avremo meno problemi successivi, possiamo quindi concentrarci esclusivamente sul nostro lavoro. Ci capiteranno contratti più approfonditi, ed occhio a leggerli in tutte le loro forme, le famose scritte piccole insomma, perché potrebbe esserci qualcosa che ci sembra potenzialmente innocuo ma che in realtà poi va a danneggiare il nostro lavoro o alcuni dei nostri diritti. Non esiste un contratto unico ma esiste un contratto che è più adatto alle nostre esigenze e a come vogliamo gestire la nostra immagine, i diritti che abbiamo sulla nostra musica.

    Spero di avervi dato un’idea di quello che è importante chiedere in un contratto. È una cosa molto semplice: cerchiamo di capire cosa vogliamo, su cosa possiamo, vogliamo e dobbiamo cedere e su cosa invece no. In base a questo firmiamo o non firmiamo qualcosa.

    Delle volte mi è capitato di rinunciare a lavori perché venivano chieste delle cose sulle quali assolutamente io non volevo cedere, alle quali non volevo rinunciare. Dobbiamo essere abbastanza ferrei, darci delle regole morali e poi rispettarle il più possibile.

    Ciao a tutti e alla prossima!

  • Compositori di Colonne Sonore – è utile partecipare a premi e concorsi?

    ennio-morricone

    Vale la pena per un compositore di colonne sonore partecipare a concorsi? Ha senso? Ha un’utilità? Cosa può portare di buono? Sono una perdita di tempo? Non servono a niente?

    Io ho un’opinione ben precisa al riguardo. Premetto che io ho partecipato a molti concorsi. Alcuni sono andati meglio, alcuni sono andati peggio. Fa chiaramente piacere quando si vincono mentre si hanno delusioni quando non si vincono, ma essi non ci danno il valore della nostra arte e del nostro lavoro perché quello che viene giudicato è esclusivamente personale, soprattutto se parliamo  di musica per le immagini.

    Lo stesso Morricone ha detto più volte che si è trovato molto in difficoltà quando ha fatto parte di alcune giurie perché in realtà non esiste un modo unico di musicare una scena, ci sono tanti modi quanti sono i compositori che musicano quella scena e tutti a modo loro sono adeguati ed esatti. Morricone diceva che aveva difficoltà a decidere perché tutti andavano bene. Poi c’erano alcuni che potevano piacergli di più e altri di meno, però tutti andavano bene: il giudizio finale è un elemento relativo perché dipende dal gusto di chi fruisce  dell’opera.

    Se io dovessi fare il giurato in un concorso lo farei in base ai miei gusti personali, al mio background, alla musica che mi piace ascoltare, indipendentemente da come viene gestita la scena: la musica arriva “prima” ed in maniera subconscia. Poi ovviamente ci sono casi di clamorosi errori di sincrono o di interpretazione, ma sono abbastanza rari.

    Quando partecipiamo ad un concorso lo facciamo non tanto per affermare che il nostro modo di gestire la scena è migliore di quello degli altri. Partecipare ai concorsi è un modo per mettersi alla prova e per avere degli stimoli ben precisi. Parlo soprattutto per quei compositori che non hanno una grande esperienza ovvero non hanno ancora fatto un film completo o un documentario, che hanno fatto solo piccoli lavori e cortometraggi. Il consiglio è di partecipare ai concorsi perché sono utili per mettersi alla prova.

    Sono innanzitutto un banco di prova per la gestione del tempo. Se devo partecipare ad un concorso non posso perdere troppo tempo a lavorare alla musica perché le scadenze di consegna dei concorsi di solito sono abbastanza strette. Questo mi sarà utile perché quando mi trovo a lavorare ad un film a livello professionale la data di consegna è rigida ed improrogabile. Partecipare ai concorsi dunque ci abitua a lavorare in economia di tempo.

    In secondo luogo sono una fonte di ispirazione inaspettata spesso ci vengono già dati filmati sui quali lavorare (uguali per tutti) è dunque un modo per ascoltare il lavoro degli altri partecipanti, vedere come hanno interpretato le scene, i sincroni e che soluzioni tecniche e narrative hanno utilizzato.

    Questo indipendentemente dal risultato perché i risultati vi assicuro che sono veramente indipendenti dalla nostra bravura. Parlo dei premi più piccoli, fino ai più grandi.

    Per quanto riguarda gli Oscar ad esempio non sono convinto che i cinque che arrivano alla nomination siano i migliori score dell’anno. Ci sono vari parametri che andranno ad influenzare il giudizio finale. La colonna sonora di “La La Land” ad esempio è stato favorita perché il film è un musical, ha un background molto forte, incentrato su un certo tipo di jazz, e, conoscendo i membri votanti dell’Accademy, probabilmente questo è stato un fattore decisivo. Se vado ad inseguire i gusti posso guadagnarmi le grazie dei votanti. Non vince la migliore colonna sonora, vince quella che in quel momento, quegli specifici giurati ritengono più adeguata e più vicina alla propria sensibilità musicale.

    I concorsi sono importanti da fare, fateli, ma indipendentemente dal risultato. Poi se arrivano premi e riconoscimenti, ci fanno piacere e vanno a compensare le tante sofferenze che il compositore patisce di giorno in giorno.

    Hanno un’influenza grande sulla nostra carriera? In realtà penso di no. Il prossimo regista con cui andremo a lavorare è in realtà più interessato alla musica che stiamo scrivendo che ai premi che vinciamo. E’ difficile che un regista scelga un compositore perché ha vinto tanti premi. Per un discorso di public relations il vostro agente sarà contento vedervi vincere molti premi perché gli darà modo di pubblicizzarvi meglio, ma il regista in realtà è disinteressato a questo, anche ad alti livelli. Il produttore di un’importante casa cinematografica vi considererà sempre l’ultimo arrivato anche se avete vinto vari riconoscimenti.

    I riconoscimenti ci fanno lavorare di più? Sinceramente non ne sono convinto. Esiste ad esempio la “maledizione” del vincitore all’Oscar. Molti compositori, dopo aver vinto il prestigioso premio, hanno lavorato meno di altri colleghi.

    Molti mi chiedono se possono partecipare ad un concorso se non hanno mai lavorato ad un film o ad un cortometraggio. I consigli che vi do sono di vari tipi. Se non avete un cortometraggio fatto da un vostro amico o da un regista che conoscete che necessiti di una musica originale, prendete qualcos’altro di avulso. Cercate su Youtube e troverete una marea di materiale. La prima cosa che mi viene in mente sono i film muti. Io qualche anno fa ho scritto una colonna sonora per Nosferatu. Basta che cercare “silent movie” e troverete una quantità incredibile di materiali

    Bisogna avere i diritti d’autore per utilizzare questi film? In realtà no perché perché sono ad uso personale, per ragioni di studio a tutti gli effetti, ovviamente meglio selezionare film che sono di pubblico dominio. Al seguente link trovate una lista incredibile di pellicole di questo tipo http://publicdomainflix.com .

    Prendete uno di questi film e scaricatelo. Per farlo da Youtube ci sono mille applicazioni che vi permettono di scaricare in formato mp4, dopodichè lo importate su Cubase (o sulla DAW che utilizzate normalmente) e iniziate a lavorare.

    Un’altra idea è prendere una scena famosa di un film conosciuto e lavorare su quella. Basta togliere la musica dal video originale e iniziare a lavorarci. Per basta mettere in mute la traccia audio. Una volta terminato il processo di composizione potete montare insieme video ed audio con Movie Maker ad esempio, un programma gratuito disponibile per Windows, ci sono ovviamente programmi gemelli sulla piattaforma Apple. Consiglio di prendere dei film che non hanno una musica già troppo iconica (lascerei stare ad esempio qualsiasi cosa composta da John Williams o Morricone, le immagini sono inseparabili dalla musica in quei casi, almeno a livello di immaginario comune). Guardate le scene del film senza ascoltare la musica, che potrebbe influenzarvi troppo, e poi scrivete la musica.

    Un’altra idea che vi posso dare è di utilizzare film degli anni 70 e 80, che hanno molta meno musica dei film che si girano oggi. In essi abbiamo scene in cui c’è il dialogo, ma non c’è la musica. Io qualche anno fa avevo presentato dei lavori su film dotati già di colonna sonora, lavorando su scene dove la colonna sonora era assente.

    Un altro punto di partenza potrebbe essere prendere video di scene di vita reale e non di fiction. Ad esempio, per lavorare su una musica d’azione si può prendere una scena di un incontro di box o un filmato sportivo in generale, potreste studiare come si accompagna un dialogo provando a musicare il discorso d’insediamento di uno dei presidenti degli Stati Uniti. In rete trovate anche molti cortometraggi di animazione sui quali potete lavorare, ovviamente togliendo la musica originale.

    I concorsi mi sono serviti tantissimo per comporre delle musiche e cimentarmi in alcuni generi che diversamente non avrei mai affrontato. Oltretutto mi hanno consentito di accumulare molto materiale originale (audio) e di avere diversi filmati che, una volta montati insieme, sono andati a formare i miei primi show-reel che ho utilizzato per mostrare ai registi le mie potenzialità.

     

    Di seguito alcuni link a concorsi italiani ed internazionali:

    http://faculty.oticons.com

    https://www.filmmusiccompetition.ch/en/

    http://filmmusicfestival.org/en/jerry-goldsmith/

    http://www.masawards.com/international/

    https://www.worldsoundtrackawards.com/en

    http://www.lavagninofestival.it/

     

     

     

     

  • La routine quotidiana del Compositore di Colonne Sonore

     

    Oggi è un occasione speciale, per festeggiare i Mille iscritti al canale e, contemporaneamente, il mio compleanno ho preparato questo video contenente i miei personali consigli su come gestire al meglio le ore che dedichiamo al lavoro di composizione.

    Penso sia utile per tutte le persone che fanno della Musica il proprio mestiere, confrontarsi su come utilizzare il proprio tempo, cercando il più possibile di evitare distrazioni e allo stesso tempo ottimizzando le proprie energie.

    Di seguito vi linko del materiale del quale parlo nel Video, sperando vi sia altrettanto utile.

    – Carta da Musica per arrangiamenti orchestrali LINK

    – Carta da Musica per sketch orchestrali (la stessa usata da John Williams) LINK

    – Alcune App che utilizzo per la Meditazione e lo Yoga

     

    – L’App gratuita Yamaha Piano Diary (per prendere appunti MIDI)

    Buon ascolto e come sempre, se volete, vi invito a scrivermi commenti o domande sulla mia pagina Facebook www.facebook.com/kristiansensini o sul canale Youtube www.youtube.com/kristiansensini

  • “Una grande lezione di musica per film” – Parte Prima

    Ringrazio la redazione di Colonne Sonore, che ancora una volta ha voluto rendere omaggio al mio lavoro con questa intervista.

    Per leggere la versione completa delle risposte di tanti miei prestigiosi colleghi andate al seguente link

    http://www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/interviste/http:/www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/reportage/3806-una-grande-lezione-di-musica-per-film-parte-prima.html

    “Una grande lezione di musica per film” – Parte Prima

    Scritto da Massimo Privitera

    Martedì 23 Giugno 2015

    Colonne Sonore, per dare risposta alle molteplici richieste di giovani lettori che stanno studiando composizione e che vorrebbero in futuro intraprendere la carriera di compositori di musica applicata, ha deciso di farsi aiutare da coloro i quali vivono in prima persona l’Ottava Arte e la creazione di musica per immagini, chiedendo ai compositori stessi di rispondere a sei domande che la nostra redazione ha ritenuto interessanti ed esaurienti sul come divenire autori di musica per film.

    Di seguito, quindi, le sei identiche domande a cui molti compositori italiani e stranieri hanno risposto per aiutare i futuri giovani colleghi che si confronteranno con la Settima Arte e la sua musica:

    Domande:
    1) Che metodologia usate nell’approcciarvi alla creazione di una colonna sonora?

    1) Ancora prima di iniziare a scrivere una nota cerco di immaginare la “tavolozza sonora”, cerco l’idea che possa essere alla base della colonna sonora.
    Penso a quale potrebbe essere il colore, l’impasto sonoro che renda speciale quel particolare progetto. Potrebbe essere uno score solo esclusivamente elettronico, o suonato da un quartetto d’archi, o solo da strumenti a fiato. Avere in mente un suono mi consente poi di sperimentare, è importante imporsi delle limitazioni per stimolare la creatività.
    Una volta scelto il tipo di suono che voglio ottenere mi immergo nella storia e nei personaggi, inizio a scrivere i temi che li caratterizzeranno e che li faranno interagire da un punto di vista musicale.
    Per la parte compositiva vera e propria, su scena, cerco di vedere il cue da musicare una sola volta e cerco inizialmente di reagire musicalmente a quanto vedo, anche iniziando ad improvvisare sulla scena. Di solito la prima impressione è quella vincente, reagisco mettendomi nei panni dello spettatore. In una seconda fase approfondisco con il regista le varie possibilità delle singole scene e mi concentro sui sync.

    2) Qualora non abbiate la possibilità, per motivi di budget o semplicemente vostri creativi, di usare un organico orchestrale, come vi ponete e quali sono le tecnologie che vi vengono maggiormente in aiuto per portare a compimento un’intera colonna sonora?

    2) Uso da sempre Cubase, i virtual instruments e tutte le tecnologie che ci vengono offerte. Vorrei sinceramente scrivere sempre con matita e carta, ma ci riesco di rado, per ragioni di tempo. Al giorno d’oggi i registi (e soprattutto i produttori…) ancor prima di approvare qualsiasi scelta artistica, vogliono sentire provini pressochè perfetti già suonati e realistici. Manca una componente fondamentale che è la fiducia nella competenza e nel gusto del singolo compositore, quando è presente nascono dei capolavori. Le tecnologie aiutano a “percepire” quello che la colonna sonora può essere potenzialmente. Il problema è che spesso, per ragioni di budget o di fretta (ma soprattutto di ignoranza e cattivo gusto) ci si ferma ai suoni campionati e non si arriva mai ad avere musicisti veri che suonano strumenti veri. Preferisco parlare chiaro con i registi e dire: “Il budget è minimo? Usiamo pochissimi strumenti, anche uno solo o due, ma registriamoli veri. L’alternativa è utilizzare suoni totalmente sintetici, che hanno un loro carattere in quanto tali, ma che non vadano a scimmiottare quelli acustici”.

    3) Descriveteci l’iter che vi porta dalla sceneggiatura alla partitura finale, soprattutto passando per il rapporto diretto con il regista e il montatore che talvolta usano la famigerata temp track sul premontato del loro film, prima di ascoltare la vostra musica originale?

    3) Se ho la fortuna di essere coinvolto nel progetto con largo anticipo mi piace molto leggere la sceneggiatura, per farmi appunto un’idea dei temi e del colore che voglio dare all’orchestrazione, anche se spesso quello che scrivo in questa fase iniziale è molto lontano da quello che propongo al regista dopo la visione del montato.
    Per quanto concerne le indicazioni preferisco quelle che riguardano il significato (esplicito o nascosto) della scena o dei rapporti tra i personaggi, quando si parla invece di sentimenti, o di concetti musicali c’è sempre il rischio di non capirsi fino in fondo e di perdere giorni a scrivere e riscrivere la stessa scena senza che nè io nè il regista siamo alla fine soddisfatti. A detta delle persone con le quali ho lavorato (e anche di buona parte della critica…) i miei lavori migliori sono quelli nei quali il regista mi ha concesso il lusso (rarissimo…) di avere totale carta bianca. Questo non perchè sia particolarmente bravo, ma perchè se si ha la fiducia incondizionata nel compositore (uno dei motivi fondamentali per sceglierlo come collaboratore), ci si sente molto più responsabili e creativi nei confronti del progetto.
    La temp track è un male necessario, laddove (per ragioni di tempo e di rapida comunicazione) ci da l’idea del ritmo della scena e del mood generale. Spesso però i registi meno creativi (e più banali) chiedono una “copia carbone” di quella musica, è drammatico dover “ricalcare” musiche di altri colleghi, soprattutto se hanno uno stile molto lontano dal proprio o se (peggio ancora) sono molto riconoscibili.

    4) Avete una vostra score che vi ha creato particolari difficoltà compositive? Se sì, qual è e come avete risolto l’inghippo?

    4) Ogni score ha le sue difficoltà, esplicite o implicite che siano. Non mi sono trovato mai in “guai seri”, a volte, come tutti, ho dovuto magari affrontare il terrore della pagina bianca, che tutti i creativi sperimentano prima o poi. Ho risolto di solito non scoraggiandomi e lasciandomi trasportare dalle immagini, magari improvvisando al pianoforte per cercare di entrare meglio nel mood del film. In casi estremi schiarirsi la mente con una bella passeggiata è un’ottima soluzione…

    5) Come siete diventati compositori di musica per film e perchè?

    5)  Ho iniziato come tanti suonando il pianoforte, ho una formazione sostanzialmente da autodidatta sullo strumento. Dopo aver suonato in tante formazioni rock mi sono dedicato al Jazz e ho iniziato a studiare flauto traverso (mi sono diplomato in Flauto Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro). Ho sempre scritto musica, è per me un modo di andare oltre la partitura scritta da altri musicisti, ho sempre trovato intellettualmente noioso fermarsi a suonare solo musica di altri. Nel mio piccolo è un modo di fermare la musica, lasciando minuscole tracce, ho sempre il timore che la musica sia inafferrabile e trasparente. Scrivere è l’unica maniera che abbiamo per rendere la musica più concreta. Trovo inoltre più semplice esprimermi tramite il
    suono che con le parole, è un linguaggio molto più ricco e complesso e forse per questo si lascia esplorare meglio.
    Prima ancora di iniziare a lavorare per il cinema molte persone mi avevano fatto notare come le mie composizioni avessero una qualità narrativa particolare, evocativa di immagini. Di conseguenza il passaggio alla composizione di Musica per Immagini è stato il passo successivo. Questo è avvenuto oltretutto in un periodo nel quale ho iniziato ad abbandonare l’ambito live come flautista jazz, deluso in parte dal fatto che il pubblico nei locali incominciava ad essere in numero inferiore a quello dei musicisti presenti sul palco e dal fatto che il jazz aveva incominciato ad involversi e ad essere restio alle sperimentazioni ed alle innovazioni. Inaspettatamente ho trovato molta più libertà compositiva nella musica per film.

    6) Che importanza ha per voi vedere pubblicata una vostra colonna sonora su CD fisico oggi che sempre di più si pensa direttamente al digital download?

    6) Sono un nostalgico…il mio obiettivo al momento è riuscire a pubblicare  una mia soundtrack in vinile (lo dico molto seriamente…).
    Vedere pubblicato un proprio CD fisico è fondamentale, il digital download, spotify e youtube magari possono rendere lo score visibile e fruibile ad un’audience illimitata, ma sono troppo volatili per “rimanere”. Il supporto fisico credo possa dare maggiormente il senso di quanto un particolare score sia apprezzato o no dagli appassionati.

     

    Lezione Musica da Film Colonne Sonore

  • Rocks in My Pockets vince il premio ColonneSonore 2014

    Cari amici, sono stati annunciati ieri i vincitori del premio ColonneSonore 2014.
    Sono lieto di comunicarvi che “Rocks in My Pockets” ha vinto il premio come Miglior Colonna Sonora per film straniero.
    Come vedete i voti sono stati tantissimi, e di questo non posso che ringraziarvi
    http://www.colonnesonore.net/news/premi-e-concorsi/3612-premio-colonnesonorenet-2014-i-vincitori.html

    “E’ ancora un compositore italiano a conquistare il premio nella categoria Migliore Musica per Film Straniero 2014: il giovane Kristian Sensini vince per la colonna sonora del film d’animazione lituano Rocks In My Pockets, sbaragliando illustrissimi nominati nella medesima categoria. La sensibilità mostrata dal compositore lauretano per questo piccolo e insolito film lo porta a diventare una delle voci più interessanti tra i giovani talenti nostrani. Alexandre Desplat, fresco vincitore del Premio Oscar, viene insignito del premio come Migliore Compositore Straniero 2014 in un’annata che lo ha visto assoluto protagonista del panorama cine-musicale internazionale grazie a partiture eccellenti per film come The Grand Budapest Hotel, The Imitation Game, The Monuments Men e il mega-blockbuster Godzilla. Desplat sta diventando rapidamente il più celebre compositore di musica applicata a livello mondiale e anche il premio dei nostri lettori ne è una testimonianza.”
    La mia colonna sonora è la migliore tra i film stranieri del 2014? Obiettivamente no, tra i concorrenti c’erano musicisti molto più meritevoli di me, ma mi fa sinceramente piacere che tante persone abbiano votato e sostenuto il mio lavoro.
    Spero che un premio del genere riesca a dare visibilità alla mia musica e che possa tornare presto a scrivere musica per il Cinema Italiano, che pur con le sue mille idiosincrasie merita il nostro affetto e la nostra attenzione.

    Vi ricordo che se volete potete ascoltare la colonna sonora su Itunes e Spotify

    L’elenco completo dei vincitori
    Migliore Compositore Italiano 2014
    GIORDANO CORAPI
    Migliore Compositore Straniero 2014
    ALEXANDRE DESPLAT
    Migliore Musica per Film Italiano 2014
    GIORDANO CORAPI  Take Five
    Migliore Musica per Film Straniero 2014
    KRISTIAN SENSINI  Rocks In My Pockets
    Migliore Canzone per Film Italiano 2014
    MARCO TESTONI, EDOARDO DE ANGELIS e MARIA CRISTINA DI GIUSEPPE, “Io credo, io penso, io spero”, interpretata da ANTONELLA RUGGIERO – dal film BlackOut
    Migliore Musica per Fiction Italiana 2014
    STEFANO LENTINI  Braccialetti rossi

  • Top Scores 2014: Critic’s Choice

    Critics love “Rocks in my Pockets”: the soundtrack is one of the top 30 of the year.

    I’m really happy to see my name and my score in this chart at 27th position surrounded by my favourite composers

    http://www.soundtrackgeek.com/v2/top-scores-2014-critics-choice/

    image

    Welcome to the ultimate Top Scores 2014: Critic’s Choice list!

    How does this work?
    This is a list based on a number of review sites, including my own. The ranking is based on the average of each score. Each score must have at least 3 reviews to be counted. TOTR which stands for Total Rating, which is the average of all reviews, and REVIEWS which is the number of reviews the final score is based on.

  • Concorso di Composizione Lavagnino 2014

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    Con molto piacere vi annuncio che la Colonna Sonora che ho scritto per il corto di animazione “Il Naturalista” è arrivata in finale al concorso di composizione Lavagnino, uno dei più importanti in Italia dedicati alla Musica per Immagini.

    Ho pensato di realizzare il seguente video dove, più che alle immagini del bellissimo cartoon, lascio spazio alla partitura completa per quintetto d’archi, clarinetto e voce.

    La giuria selezionatrice dei finalisti era composta da

    Luis Bacalov – Presidente (Compositore – Docente di composizione di Musica per Film presso l’Accademia Chigiana di Siena, Premio Oscar per la colonna sonora del film "Il postino", Premio Nino Rota, Nastro d’Argento, David di Donatello, Globo d’Oro, Premio BAFTA)
    Franco Piersanti (Compositore – 3 David di Donatello, Premio Nino Rota, Ciak d’oro, Grolla d’oro, Nastro d’argento)
    Luigi Giachino (Compositore – Docente di composizione presso il Conservatorio "Nicolò Paganini" di Genova)
    Paolo Paltrinieri (Responsabile produzioni musicali Direzione Area Musica RTI-Mediaset)
    Federico Savina (Docente di Tecnica del Suono presso il Centro Sperimentale di Cinematografia in Roma)
    Marie-Pierre Duhamel Müller (Critico cinematografico, curatrice, traduttrice di film e testi di cinema, membro del Comitato di selezione del Festival Internazionale del film di Roma)
    Angela Colombo (Pianista, Direttore del Conservatorio "Antonio Vivaldi" di Alessandria)
    Luciano Girardengo (Violoncellista – Direttore artistico del concorso)

    Per avere ulteriori informazioni sul cartoon diretto da Giulia Barbera, Gianluca Lo Presti, Federica Parodi e Michele Tozzi,

    vi invito a visitare il seguente sito http://naturalistanimated.blogspot.it/

    Festival Internazionale A. F. Lavagnino - Musica e Cinema short

  • “Rocks in my Pockets” intervista su Cineblog.it

    Colonna Sonora disponibile su Itunes.
    http://www.cineblog.it/post/445234/rocks-in-my-pockets-blogo-intervista-lautore-di-colonne-sonore-kristian-sensini
    Blogo intervista Kristian Sensini autore della colonna sonora di “Rocks in My Pockets”, il film d’animazione che rappresenterà la Lettonia agli Oscar 2015.

    Cineblog dedica spesso spazio alle colonne sonore cinematografiche e così abbiamo colto l’occasione di intervistare il musicista e autore di colonne sonore Kristian Sensini.

    Sensini grazie alle musiche realizzate per l’acclamato film d’animazione Rocks in My Pockets, candidato per la Lettonia ai prossimi Oscar 2015, si è guadagnato una nomination per il prestigioso Jerry Goldsmith Film Music Award.

    Scopriamo il lavoro di Sensini, il suo background musicale e le sue fonti di ispirazione tra cui non poteva mancare il grande maestro Ennio Morricone.

    L’amore per il Cinema e quello per la Musica, non credo sinceramente ci siano altre strade per avvicinarsi seriamente a questa professione.

    Sensini inizia da adolescente a studiare pianoforte e flauto traverso e dopo aver ottenuto la maturita’ classica studia presso il Dipartimento di Musica e spettacolo (Dams) indirizzando i suoi studi verso il campo dell’educazione e dell’antropologia musicale.

    Dal 1996 al 1999 si occupa della Direzione Musicale di diversi spettacoli teatrali; nel 2003 collabora alla produzione e registrazione di spot pubblicitari e Jingles; nel 2007 si diploma in Jazz presso il Conservatorio di Pesaro; nel 2009 consegue l’abilitazione all’insegnamento dell’Educazione Musicale; nel 2013 compone musiche destinate all’utilizzo televisivo e musiche destinate alle trasmissioni di giornalismo d’inchiesta delle reti RAI.

    Per quanto riguarda le composizioni da film Sensini ha musicato il docufilm Tamburini la Costruzione del potere, l’antologia horror Poetry of Eerie, il dramma Butterfly Rising di Tanya Wright e gli horror House of Flesh Mannequins, The Museum of Wonders e Hyde’s Secret Nightmare tutti diretti da Domiziano Cristopharo.

     

    Rocks in my Pockets è un lungometraggio d’animazione che tratta il tema della depressione attraverso una storia di mistero e di redenzione.

    Il film è basato su eventi realmente accaduti che coinvolgono la regista newyorkese di origini lettoni Signe Baumane e le donne della sua famiglia nella loro lotta contro la follia.

    Il film che solleva questioni come quanto la genetica e la famiglia determinino chi siamo e se è fattibile superare in astuzia il proprio DNA è ricco di metafore visive, immaginario surreale e un contorto senso dell’umorismo che fa parte della personalità della regista.

    La Baumane ha optato per l’animazione perchè lo ha visto come un mezzo capace di esprimere pienamente la sua immaginazione e ci tiene a spiegare che l’animazione è spesso erroneamente considerata per bambini quando invece può essere un mezzo di narrazione molto sofisticato, in cui i sentimenti interiori e pensieri possono essere rappresentati in modo astratto e con sfumature che una macchina da presa non potrebbe mai cogliere, e per ribadire tale concetto la regista cita Walt Disney: “L’animazione è in grado di spiegare tutto ciò che la mente umana può concepire“.

    Sito ufficiale del film

    Conosciamo meglio Kristian Sensini

    Prima di inoltrarci nella parte in cui Sensini ci spiega la genesi dello score composto per Rocks in my Pockets poniamogli qualche domanda per meglio conoscere il suo backgound da musicista.

    Cosa è che ti ha fatto avvicinare alla musica da film?

    Sarò banale… l’amore per il Cinema e quello per la Musica, non credo sinceramente ci siano altre strade per avvicinarsi seriamente a questa professione. Ci sono molti musicisti che si “improvvisano” musicisti per il cinema, ma non hanno una cultura consolidata in materia (e frequentano anche poco le sale cinematografiche o i festival), altri sono veri cinefili ma non hanno la preparazione musicale necessaria (sono quelli che scrivono esclusivamente musica al computer… o meglio che “suonano” musica al computer). Posso ritenermi fortunato nel definirmi una via di mezzo tra le due categorie. Prima ancora di iniziare a lavorare per il cinema molte persone mi avevano fatto notare come le mie composizioni avessero una qualità narrativa particolare, evocativa di immagini. Di conseguenza il passaggio alla composizione di Musica per Immagini è stato il passo successivo. Questo è avvenuto oltretutto in un periodo nel quale ho iniziato ad abbandonare l’ambito live come flautista jazz, deluso in parte dal fatto che il pubblico nei locali incominciava ad essere in numero inferiore a quello dei musicisti presenti sul palco e dal fatto che il jazz aveva incominciato ad involversi e ad essere restio alle sperimentazioni ed alle innovazioni. Inaspettatamente ho trovato molta più libertà compositiva nella musica per film.

    Chi tra i grandi compositori di colonne sonore ti ha più ispirato?

    Dovrei fare una lista lunghissima… il primo in assoluto è stato John Williams, l’utilizzo narrativo e metalinguistico della musica in Star Wars mi ha aperto un mondo. Poi Rota e Morricone (che tutti ci invidiano…) ed i grandi della Golden Age di Hollywood, Bernard Herrmann, Max Steiner, Franz Waxman e Erich Wolfgang Korngold. Negli ultimi anni sono molto affascinato da quei compositori che sanno lavorare bene anche in economia di mezzi, per formazioni più cameristiche, ad esempio Alexander Desplat, Michael Price, Bruno Coulais, Alberto Iglesias e Abel Korzeniowski, mi interessa molto il suono “Europeo” per così dire.

    Che tipo di musica ti piace abitualmente ascoltare?

    Molti rispondono a questa domanda dicendo “Tutta!”, e di solito è un’esagerazione (ad esempio nessuno vuole ascoltare la musica “brutta”). Diciamo che non sono un esclusivista e che mi porto dietro tanta musica che ho ascoltato durante la mia formazione. Il classic rock ad esempio, ovviamente il jazz (non molto il bebop…), alcune colonne sonore (soprattutto dei Maestri citati nella risposta precedente) e molta musica classica (soprattutto ‘800 e inizi del ‘900). Poi dipende anche dai progetti ai quali sto lavorando, sono uno di quei compositori che prima di immergersi in un progetto fa ricerche musicali. Per “Rocks in my pockets” ad esempio ho ascoltato moltissima musica popolare e colta dei paesi dell’Est Europa, in particolar modo dell’area baltica e della Lettonia (dove è ambientato parte del film).

    Ci puoi descrivere a grandi linee il processo creativo che ti porta a creare le singole tracce per un film?

    Dipende molto dal progetto, l’approccio è sempre un po’ diverso, e dal tempo che ho a disposizione. Se ho molto tempo (e ho la fortuna di poter lavorare sul montato, anche se provvisorio), vedo molte volte il film e parlo molto con il regista per chiarire il suo punto di vista e magari fa
    rgli notare quale potrebbe essere il mio (questo per essere chiari sul messaggio che si vuole far passare, che potrebbe altrimenti essere travisato). Poi inizio a scrivere (carta, matita e gomma, vecchia scuola…) i temi principali e preparo degli sketches per le orchestrazioni, infine procedo all’orchestrazione vera e propria fatta al computer. E’ un metodo molto dispendioso in termini di tempo ma che ti dà modo di entrare davvero dentro le immagini, a livello sia musicale che narrativo, e di restituire emozioni e significato attraverso la musica. Molte volte, troppe volte, non c’è questo tempo e occorre lavorare a tempi record (un’ora di musica composta, arrangiata e registrata in meno di un mese), in casi del genere non si ha tempo per i ripensamenti, e preferisco allora lavorare d’istinto: seguo la cronologia del film e scrivo una scena dopo l’altra cercando di vederla solo una volta e di ricordarmi bene la sensazione emotiva che mi ha dato la prima volta. Se vedo che la scena manca di ritmo o è narrativamente confusa, cerco tramite il mio intervento di renderla più comprensibile e immediata. E’ un qualcosa a metà tra “mestiere” e “ispirazione”.

    Abbiamo notato che hai spesso musicato film horror, hai una qualche predilezione per il genere?

    Assolutamente sì, sono sempre stato un appassionato del genere, fin da bambino. Adoro sia l’horror “old style” (più i mostri della Universal che quelli della Hammer) che i progetti più recenti (Eli Roth ad esempio), senza dimenticare la grande stagione dei Maestri degli anni ‘70 ed ‘80 (periodo nel quale c’era molta più creatività narrativa e di effetti speciali, probabilmente dettata dai budget ristretti…). Il genere oltretutto consente di affrontare musicalmente una vasta gamma di stili, si può essere MOLTO sperimentali in alcune scene, molto melodici nella successiva, mescolare l’orchestra con l’elettronica, utilizzare strumenti musicali rari e poco conosciuti o ancora utilizzare strumenti noti in maniera inusuale.

    Spesso l’importanza di un azzeccato e puntuale contrappunto musicale in un film viene sottovalutata, puoi elencarci cinque colonne sonore che secondo te hanno contribuito inequivocabilmente al successo di un film?

    Devo rispondere in maniera molto scontata, ma gli esempi più conosciuti sono: Jaws (la musica ci fa percepire lo squalo anche quando fisicamente non c’è), Star Wars (potrebbe essere un film addirittura noioso senza la colonna sonora), E.T. (guardate gli ultimi dieci minuti di film senza la colonna sonora, ci emozioniamo ancora nella stessa maniera?), Arancia meccanica (la musica classica riletta in chiave elettronica da Wendy Carlos è il perfetto contrappunto alle atmosfere estranianti di Kubrick) e qualsiasi frutto della collaborazione Fellini/Rota (davvero non saprei scegliere un esempio, regista e compositore sono un’unica persona in quei film).

    Rimanendo nell’ambito di score thriller e horror, i temi principali di “Profondo rosso”, “L’esorcista”, “Lo squalo” e “Halloween” sono partiture musicali di grande effetto evocativo, ma anche notevolmente semplici nella loro struttura, secondo te qual’è il segreto del loro enorme impatto sull’immaginario dello spettatore?

    La semplicità stessa. Una musica “semplice”, o meglio, che noi percepiamo tale, ci mette inconsciamente a nostro agio come spettatori ed allo stesso tempo può risvegliare in noi sensazioni ancestrali, antiche o infantili. Come sostiene Bruno Coulais: “cosa c’è di più terrorizzante dell’infanzia e dei suoi ricordi?”, non è forse per questo motivo che in molti film horror troviamo suoni apparentemente innocui come quello del carillon, o litanie infantili e ninne nanne? Va anche sottolineato che le melodie e le strutture semplici si “incollano” alla memoria (o meglio al subconscio) in maniera più immediata e sono più facilmente gestibili come leitmotif all’interno di una colonna sonora.

    Parlando della colonna sonora di “Rocks in my Pockets” com’è nata la collaborazione con la regista Signe Baumane?

    Come spesso accade nel nostro mestiere, per caso… avevo contattato il regista Bill Plympton per fargli ascoltare alcuni miei lavori e casualmente Signe, amica e collaboratrice di Plympton, stava cercando un compositore per il suo primo lungometraggio animato. Dopo esserci scambiati alcune mail ho preparato dei mockups per due scene del film, sono piaciuti e… ho iniziato immediatamente a lavorare al film.

    Rocks in my Pockets - Colonna sonora - Intervista a Kristian Sensini - Oscar 2015