• NEWS - Uncategorized

    Bagliori d’Autore 2015–Shakespeare

    Sono stato invitato a partecipare all’edizione 2015 del Festival “Bagliori d’Autore” per parlare del ruolo della musica nel cinema shakespeariano e del mio lavoro di compositore per lo schermo.

    http://www.baglioridautore.com/

    Bagliori Perugia

    Sabato 21 Marzo sarò al cinema Zenith di Perugia (ore 17)

    Giovedì 26 Marzo presso l’auditorium del Liceo Da Vinci di Civitanova Marche ( ore 17, 15)

     

    Senza titolo-1

    Non potendo affrontare, per ragioni di tempo, tutto l’opus cinematografico che si ispira agli scritti del Bardo, mi concentrerò sulle colonne sonore delle pellicole dedicate ai due amanti di Verona.

    Romeo and Juliet (1936) regia di George Cukor musica di Herbert Stothart

    Romeo and Juliet (1954) regia di Richard Castellani musica di Roman Vlad

    Romeo and Juliet (1964) regia di Riccardo Freda musiche di Rachmaninoff e Tchaikovsky

    Romeo and Juliet (1968) regia di Franco Zeffirelli musica di Nino Rota

    Romeo + Juliet (1996) regia di Baz Luhrmann musica di Marius de Vries e Craig Armstrong

    Romeo and Juliet (2013) regia di Carlo Carlei musica di Abel Korzeniowski

  • NEWS - PRESS

    Intervista con Red Ronnie – Barone Rosso

    Lunedì 19 Gennaio sono stato ospite di Red Ronnie nella trasmissione “Barone Rosso” .

    Non mi limito a condividere il video (che trovate in replica qui di seguito), ma voglio sottolineare perchè questa intervista è stata particolarmente importante per il sottoscritto.

    Rinunciando fin da ora all’opzione di intavolare un discorso organico, mi limito a fare una lista dei…

    I 6 MOTIVI PER I QUALI L’INTERVISTA CON RED RONNIE E’ STATA UN EVENTO DA RICORDARE

    1. Essere intervistati da Red Ronnie è come essere invitati ad un pranzo vegano cucinato da Paul McCartney (oppure è come suonare un brano dei Beatles con il medesimo). Voglio dire…Red ha intervistato i più grandi, Paul incluso per rimanere in tema. Anzi, ha anche portato a casa una delle rarissime interviste a George Harrison nel periodo post-Beatles (tanto rara che compare anche nel documentario che Martin Scorsese ha dedicato al chitarrista). La lista dei nomi è veramente imponente (David Bowie, Mick Jagger, Fidel Castro per citarne alcuni).
    2. Red è uno dei giornalisti che si è sempre battuto per mantenere una voce indipendente (da tutto e da tutti) e che ha sempre cavalcato, anzi anticipato, tutte le forme di comunicazione. A partire dalla carta stampata, alla radio, alla televisione, fino ai supporti multimediali ed ora lo streaming.
    3. La trasmissione “Barone Rosso” è per me un sunto di tante cose che amo e con le quali sono cresciuto. Le pareti stipate di vinili, il logo che ricorda sia l’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” che “Il circo volante dei Monty Python”, per non parlare di Bonvi e delle Sturmtruppen (fumetti che ho letto grazie alla collezione di papà Andrea).
    4. Il tono colloquiale, amichevole e scanzonato dell’intervista. Non amo chi si prende “troppo” sul serio, e a mia volta mi sento in imbarazzo a parlare troppo seriamente del mio lavoro (facciamo musica non chirurgia cardiaca…). Red è un intervistatore amico, nel senso che colloquia come si farebbe con un caro conoscente, parlando del più e del meno. Ma attenzione…se deve fare una domanda scomoda non si tira indietro e qui è la differenza con tanta stampa specializzata (in Italia come all’estero) che tende ad osannare tutto e tutti durante le interviste, pur di garantirsi la presenza nelle grazie di questo o quel musicista. E’ amichevole ma non amicone (c’è una bella differenza…)
    5. E’ uno dei pochissimi che sostiene (da sempre e comunque) la musica indipendente. Pur avendo una colonna sonora ed un film in gara agli Academy Awards, nessuna testata specializzata (nè di cinema nè di musica) si è degnata di diffondere la notizia. Gli unici sono stati alcuni blog di settore, gli immancabili Colonnesonore.net e Cinemaitaliano.info, qualche cronaca locale ed il sito della SIAE. Silenzio assoluto da parte del resto della stampa. Red Ronnie, informato della notizia (che avevo chiesto semplicemente di diffondere in rete) è andato oltre dedicando a me e soprattutto alla mia musica un’ora di trasmissione.
    6. Perchè sono uno di quei musicisti che da studente si prendeva delle “lunghe pause studio” per guardare Help e Roxybar, e che hanno subissato Red di demo in musicassetta ( si, prima del cd e molto prima degli mp3 e della musica “liquida”). Il signor Ronnie è uno dei responsabili della formazione musicale di tanti di noi, musicisti e/o appassionati di buona musica.

    Il tutto, è il caso di ricordarlo, per amore della musica e dei musicisti. Quante volte ci chiedono di fare concerti o di scrivere musica per “fare promozione” o “ottenere visibilità” quando il realtà lo scopo è quello di non investire budget di alcun tipo sulla musica? Beh il signor Ronnie è uno di quelli che offre veramente visibilità e che lavora ogni giorno da decine di anni affinchè gli artisti possano esprimersi.

    Grazie Red

    foto

    foto

    foto2

  • NEWS - PRESS

    Intervista su Suonidigitali

    Intervista di fine anno su http://www.suonidigitali.it/66-intervista-al-compositore-kristian-sensini/

    Chi è Kristian Sensini? Potresti presentarti ai nostri lettori?
    Un musicista, un sognatore, una persona che ama ascoltare e raccontare storie, attraverso la musica.

    Come inizia il tuo percorso musicale? Quando e come è nata in te la necessità di comporre?
    Ho iniziato come tanti suonando il pianoforte, ho una formazione sostanzialmente da autodidatta sullo strumento. Dopo aver suonato in tante formazioni rock mi sono dedicato al Jazz e ho iniziato a studiare flauto traverso (mi sono diplomato in Flauto Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro). Ho sempre scritto musica, è per me un modo di andare oltre la partitura scritta da altri musicisti, ho sempre trovato intellettualmente noioso fermarsi a suonare solo musica di altri. Nel mio piccolo è un modo di fermare la musica, lasciando minuscole tracce, ho sempre il timore che la musica sia inafferrabile e trasparente. Scrivere è l’unica maniera che abbiamo per rendere la musica più concreta. Trovo inoltre più semplice esprimermi tramite il suono che con le parole, è un linguaggio molto più ricco e complesso e forse per questo si lascia esplorare meglio.

    Sei un compositore per musiche da film. IMDB presenta una lunga lista di tue partecipazioni cinematografiche. Quale film ti ha dato maggiori soddisfazioni dal punto di vista compositivo? Quale più difficoltà? Perché?
    Senza dubbio “Rocks in my Pockets”: è un film drammatico che però sfrutta il medium del disegno e dell’animazione. Questo mi ha consentito di scrivere una partitura molto varia con momenti molto poetici, alcuni drammatici e alcuni che strizzano l’occhio alla commedia ed al cinema di animazione classico. La difficoltà è invece dovuta al fatto che nel film è onnipresente una voce narrante che racconta la storia. Quando un compositore si trova a scrivere musica in un contesto del genere deve far attenzione a non sopraffare il suono della voce e la sua intellegibilità, cercando di accompagnarla nel modo migliore possibile. E’ stata un’ottima palestra per la composizione e per l’ego. I compositori spesso hanno il timore che il proprio lavoro rimanga in sottofondo e non venga notato, e lavorare ad un progetto del genere ti insegna a scrivere in economia di mezzi, valutando con molta attenzione gli equilibri e gli spazi dove la musica può emergere e quelli nei quali è meglio lavori in maniera più subliminale.

    rocks

    Dal tuo Home Studio fino a Los Angeles. Attualmente sei in corsa per gli oscar 2015 per la colonna sonora di Rocks in my Pockets. Come nasce questo sogno? Te lo saresti mai aspettato?
    Ancora adesso fatico a leggere il mio nome a fianco a quello degli altri compositori in gara, Michael Giacchino, Howard Shore, Alexandre Desplat, Danny Elfman, Hans Zimmer, Marco Beltrami, Alberto Iglesias , Johnny Greenwood, Thomas Newman, James Newton Howard, Bruno Coulais, Philip Glass, Gustavo Santaolalla e Dario Marianelli (l’unico altro italiano in gara). Prima di essere “musicista per lo schermo” sono un vero cinefilo e ho sempre seguito con passione gli Academy Awards, per cui farne parte (anche se solo nella pre-selezione) è un onore immenso. Il sogno nasce in maniera molto semplice, ho semplicemente deciso, dopo tanti anni di gavetta, di concentrarmi su progetti più raffinati e di lavorare con registi che avessero storie interessanti da raccontare. Signe Baumane, la regista di “Rocks in My Pockets” è una di loro: Bill Plympton (regista di animazione premio Oscar) ci ha presentati, sapendo che io stavo cercando un nuovo progetto al quale lavorare e Signe un compositore per il suo lungometraggio. Da li è nata una bellissima collaborazione, molto stimolante dal punto di vista creativo, e ci ha portato agli Academy Awards. Il film è uno dei 20 progetti che sono in gara nella categoria miglior Film di Animazione, e la colonna sonora è una delle 114 in gara come miglior Musica Originale.

    Nella tua carriera hai musicato opere cinematografiche di vario genere. Spazi dall’horror al thriller e fino all’animazione. Quale genere rispecchia maggiormente la tua personalità? Quale tra questi è quello che trovi più stimolante musicare?
    Non ho limiti, se il progetto è interessante, la storia stimolante e il regista rifugge dagli stereotipi (e non mi chiede di imitare per l’ennesima volta Hans Zimmer…) allora vale la pena valutare una collaborazione.
    La cosa interessante è riuscire a far percepire la propria personalità musicale nei generi più vari: horror o film di animazione che sia, se trattiamo con rispetto la pellicola, e abbiamo la fiducia incondizionata del regista, si ottengono risultati eccellenti e sia la musica che il film ne guadagnano.

    Come nasce una tua opera musicale per il cinema?
    Cerco di procedere cronologicamente quando compongo, mi metto nei panni dello spettatore innanzitutto e cerco di memorizzare alla prima visione quali emozioni la pellicola trasmette. In un secondo momento lascio da parte le emozioni, che possono distrarci e portarci anche fuori strada, e affronto la pellicola in maniera più analitica. Parlo molto con i registi, cercando di entrare nel loro mondo di capire scena per scena cosa vogliono trasmettere, quali concetti vogliono far arrivare allo spettatore e propongo loro ulteriori chiavi di lettura che la musica può offrire. E’ questo il punto fondamentale, ci sono centinaia di compositori bravissimi al giorno d’oggi, musicisti che scrivono benissimo e che hanno anni di esperienza alle spalle. Quello che voglio offrire al regista è il mio punto di vista musicale, la mia interpretazione del mondo.

    La tecnologia aiuta in particolar modo i compositori per il cinema. Puoi dirci quanto è importante per te l’uso del computer in una tua colonna sonora?
    E’ fondamentale oggigiorno. Mi piacerebbe moltissimo poter scrivere utilizzando solo matita e pentagramma, come fanno Williams o Morricone, ma semplicemente non è possibile. I budget per la musica sono sempre bassissimi, in particolar modo in Italia che sono quasi zero, e utilizzare strumenti virtuali e campionati è in molti casi l’unica maniera per poter registrare una colonna sonora.
    Anche laddove c’è un piccolo budget per la registrazione di musicisti veri la tecnologia è importante, i registi (e i produttori che investono il proprio denaro) vogliono ascoltare la colonna sonora completa registrata con gli strumenti virtuali prima di dare il via alle registrazioni dell’orchestra. Da un certo punto di vista questo consente ai compositori di avere un po’ meno di responsabilità, una volta il rapporto era molto basato sulla fiducia e i registi potevano giudicare il lavoro svolto solo una volta che la partitura era stata già registrata dall’orchestra (ed il budget era stato già speso). Ora è possibile effettuare ogni tipo di modifica sulle orchestrazioni MIDI, il compositore si deresponsabilizza ma d’altra parte chiunque può permettersi di intervenire chiedendo di modificare questo o quello strumento. Diventa un progetto quasi collaborativo e penso che questo sia
    dannoso per la creatività del compositore che spesso vede la propria “voce” sommersa e non ha realmente modo di esprimersi.
    Sarà per questo motivo che molte colonne sonore moderne si assomigliano e non portano realmente elementi innovativi né musicalmente né a livello di narrazione.
    Detto questo… non potrei comunque fare a meno del computer per lavorare, è grazie alle nuove tecnologie se dal mio studio di registrazione in provincia posso lavorare a progetti con registi in ogni parte del mondo.

    sensini2

    Quali sono i plugin che apprezzi maggiormente e di cui non potresti mai fare a meno? Potresti brevemente illustrarci come è composto il tuo Home Studio?
    Il mio homestudio è molto standard, utilizzo una workstation della Hp con doppio monitor, una “vecchia” scheda audio della MOTU con dei buoni pre e utilizzo una Nord Stage 2 come Master Keyboard. La mia DAW di riferimento è Cubase (aggiornato di recente alla versione 8), sono un endorser della Steinberg, ed utilizzo i loro prodotti da sempre. In particolare “Rocks in My Pockets” è stato realizzato utilizzando esclusivamente Cubase, dalla fase compositiva alla realizzazione degli spartiti, fino alla registrazione degli strumenti, al mixaggio ed al mastering. E’ uno strumento potentissimo e davvero completo.
    Come plugin utilizzo soprattutto libraries che girano su Kontakt, in particolare tutti i prodotti della Native Instruments, per i bassi Trillian e per i suoni synth Omnisphere. Adoro i suoni orchestrali della Vienna Library che utilizzo soprattutto per gli archi.
    Non mi sono però ancora “fermato” ad un setup unico, amo mescolare le sonorità di vari VST per ottenere dei mockups midi i più realistici possibili.
    In passato utilizzavo molto di più strumenti come Symphobia (che uso ancora come rinforzo di alcune sezioni), trovo però che siano poco naturali perché “suonano” fin troppo bene e non aiutano il compositore, soprattutto il neofita, ad avere una cognizione precisa delle dinamiche dell’orchestra. Se utilizziamo una sezione di strings su un canale MIDI e suoniamo due melodie contemporaneamente, quanti primi violini abbiamo che suonano ogni singola linea melodica? Sono tutti fattori che si tengono poco in considerazione e che stanno modificando (in negativo) il modo nel quale si scrive per orchestra. La maggior parte dei giovani compositori hanno una conoscenza del suono orchestrale che deriva esclusivamente dall’uso dei VST, è come dire che un artista conosce le tecniche di pittura utilizzando solo Microsoft Paint… è ridicolo.
    Oltre a tutto l’arsenale digitale presente nel PC ho ovviamente in studio moltissimi strumenti acustici che amo suonare io stesso, molto male per lo più.

    Chi si occupa del mixaggio e del mastering del tuoi brani?
    Per il film io, è una cosa che odio fare, sono molto poco obiettivo quando mixo i miei lavori, ma allo stesso tempo molto geloso del materiale di base. Quando compongo e registro ho un particolare suono in mente, suono che a mio parere contribuisce molto alla narrazione cinematografica, e non posso permettere che questo suono venga snaturato dalle idee di altri musicisti o tecnici (anche se magari sono migliori delle mie). E’ una questione di personalità. Probabilmente sono un po’ maniaco del controllo… anzi sicuramente lo sono. Per il mastering dei cd delle colonne sonore che escono su cd o in digitale lascio che se ne occupino i diretti responsabili, sicuramente conoscono meglio di me le dinamiche necessarie per una pubblicazione editoriale.

    Domanda fatidica: studi, esperienza o genio? Cosa è più importante oggi per emergere dall’infinita schiera di musicisti per il cinema?
    Bella domanda, nessuna delle tre! La cosa fondamentale è riuscire ad intessere una fitta rete di public relations con registi, produttori, montatori, giornalisti e critici. Per emergere è la cosa più importante. Alla base dovrebbero esserci gli studi giusti, una buona dose di gavetta e ovviamente il talento. Ma non sono importanti purtroppo. Se invece mi chiedi cosa è importante per scrivere della bella musica, beh questo è un altro discorso, ci vuole studio e talento, la capacità di non desistere, di essere costanti nello scrivere ogni giorno e di affrontare nel migliore dei modi ogni opportunità che ti si presenta davanti.

    Hai vinto svariati riconoscimenti internazionali. Ti va di parlarcene?
    Ad essere sincero i premi e le gare mi lasciano un po’ indifferente, spesso sono più utili per le pubbliche relazioni che per altro. Confrontare due compositori è come chiedere se sono più buone le arance o il formaggio svizzero, è praticamente impossibile al di fuori del contesto specifico. Sono anche poco utili alla musica e all’arte, essendo l’espressione della volontà di standardizzare la creatività. Se davvero i premi fossero meritocratici Williams avrebbe vinto molti più premi Oscar, al contrario alcuni vincitori sarebbero giustamente degli emeriti sconosciuti.
    Se qualcuno dei lettori però fosse particolarmente curioso al riguardo può consultare il mio sito…

    Progetti per il futuro in ambito musicale?
    Moltissimi ma nessuno dei quali posso parlare al momento per ragioni di riservatezza contrattuale. Al di fuori dei progetti cinematografici ho nel cassetto da anni ormai un progetto di musiche per quartetto d’archi che spero di poter registrare durante il 2015, i brani sono già tutti pronti, manca il tempo materiale per rifinire arrangiamenti e trascrizioni e per entrare in studio. Si tratta di un progetto di musica assoluta, ma che ha una forte ispirazione derivante da storie lette o ascoltate, immagini e in alcuni casi anche sogni.

  • NEWS - PRESS

    Marianelli e Sensini nella pre-lista degli Oscar alle colonne sonore

    http://www.cinemaitaliano.info/news/27439/marianelli-e-sensini-nella-pre-lista-degli.html

    L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha reso noti i nomi dei compositori ed i titoli delle colonne sonore che sono candidate al premio Oscar e che aspirano ad entrare nella cinquina delle nomination che verranno annunciate il prossimo 15 gennaio.
    Due sono gli Italiani in gara, il già premio Oscar: Dario Marianelli e Kristian Sensini. Entrambi concorrono con una colonna sonora scritta per un film di animazione, Marianelli ha scritto la soundtrack per il film "Boxtrolls", mentre Sensini ha lavorato allo score per il film "Rocks in my Pockets" diretto da Signe Baumane.
    Rocks in my Pockets è un lungometraggio d’animazione che tratta il tema della depressione attraverso una storia di mistero e di redenzione, è basato su eventi realmente accaduti che coinvolgono la regista newyorkese di origini lettoni Signe Baumane e le donne della sua famiglia nella loro lotta contro la follia. Il film, che solleva questioni come quanto la genetica e la famiglia determinino chi siamo e se è fattibile superare in astuzia il proprio DNA è ricco di metafore visive, di un immaginario surreale e un contorto senso dell’umorismo che fa parte della personalità della regista.
    La colonna sonora è stata premiata negli scorsi giorni ai Global Music Awards e nei mesi passati ha ricevuto nomination a premi importanti come i Jerry Goldsmith Awards e gli Hollywood Music in Media Awards.

    15/12/2014, 08:35

    Marianelli e Sensini nella pre-lista degli Oscar alle colonne sonore

  • NEWS - PRESS

    Recensione “Rocks in my Pockets” su ColonneSonore.net

    image

    Il cd può essere ascoltato ed acquistato su Itunes al seguente link https://itunes.apple.com/it/album/rocks-in-my-pockets-original/id923017808

     

    http://www.colonnesonore.net/recensioni/cinema/3475-rocks-in-my-pockets.html

    Scritto da Roberto Pugliese

    Mercoledì 10 Dicembre 2014

    cover_rocks_in_my_pockets.jpg

    Kristian Sensini
    Rocks in my Pockets (2014)
    MovieScore Media MMS14019
    24 brani – Durata: 52‘56”

    La carriera di Kristian Sensini si sta sviluppando in una direzione e secondo una linea di ricerca tra le più originali del panorama italiano. Definire il 38enne compositore marchigiano un “emergente” è senz’altro fargli torto; la sua poetica è già ampiamente compiuta, il suo stile – meglio ancora, il suo polistilismo – chiaramente definito, le sue scelte e i suoi riferimenti mostrano una nitida connessione e familiarità con modelli “alti” non meno che con il patrimonio “leggero”, in una sorta di approccio poliglotta e libertario a tecniche, generi (cinematografici e musicali), linguaggi e contenitori diversissimi tra loro.
    Nondimeno, Sensini non è certo un musicista “mainstream”, almeno sinora; la sua filmografia, già copiosa, abita nelle regioni della produzione indipendente, a volte laboratoriale, sia di fiction (anche di genere, come l‘horror) che documentaristica. Un territorio vasto e poco affollato, dove operano registi orgogliosamente dediti ad un cinema “alternativo” ma comunicativo, come Domiziano Cristopharo.
    Coerentemente con questa linea Sensini va affermandosi anche sul piano internazionale, attraverso scelte sempre molto rigorose e distanti dai facili corridoi del prodotto “popolare”. Non sorprende dunque ascoltarlo affrontare una nuova sfida nel firmare questa deliziosa, limpidissima e toccante partitura “minimal” per il film d‘animazione della scrittrice, disegnatrice e regista newyorkese ma di origine lèttone Signe Baumane: dove, in una confezione “leggera” e stilizzata, l‘autrice affronta in realtà temi drammatici come la depressione e il suicidio, attraverso la storia di cinque donne della sua famiglia. Il film, meritatamente in corsa per un nomination ai prossimi Oscar quale miglior pellicola straniera, ha già procurato a Sensini un‘altra nomination, quella per la miglior partitura, ai Jerry Goldsmith Awards ed appartiene al filone “adulto” del cinema d‘animazione, opzione che – se possibile – raddoppia le difficoltà, già notevoli, per il compositore. Si tratta infatti di trovare uno stile, un linguaggio che rispondano alla doppia esigenza di calzare sui tempi e i ritmi, particolarissimi, di un cartoon, ed in più di rendere – anche per contrasto – l‘atmosfera psicologica e tematica del film,
    Ed è proprio su questo terreno che Sensini ci spiazza felicemente, lui compositore così avvezzo e sapiente nel reparto elettronico, optando innanzitutto per un piccolo organico quasi bandistico: pianoforte, tuba, batteria, xilofono, fisarmonica, violoncello. Accompagnato da Stefano Mora al contrabbasso, Marco Messa al clarinetto, Federico Perpich al violoncello e da Sanita Sprūža, musicista e virtuosa del Kokle, uno strumento a corde percosse della tradizione lèttone, Sensini ha curato personalmente le parti di pianoforte e flauto affidando il rimanente ad un reparto da orchestrina di paese, con una ripartizione solistica di ruoli ben precisa e un “colore” strumentale che a tratti ricorda il “Pulcinella” o addirittura l‘”Histoire du soldat” stravinskyani, Si presenta così, in apertura, il lungo “How to no commit”: una marcetta legnosa, marionettistica, con la tuba in buffo primo piano, poi una serie di variazioni per xilofono, un valzerino, una serie di disincantati ballabili… Il senso del grottesco viene immediatamente trasfigurato e alleviato in gioco quasi infantile, in movenza danzante e sorridente, appena venata di malinconia. Ma per far questo Sensini sembra guardare anche a certo Nino Rota e a un repertorio popolare di disarmante, quasi provocatoria semplicità strutturale. Il valzerino pianistico dell‘”Anna‘s theme” è in tal senso esemplare nelle sue innumerevoli variazioni timbriche e ritmiche, e ancor più “Indulis”, con un gioco di rimandi fra tuba, xilofono e percussioni; si fa largo, con decisione, una dote che sinora non s‘era avuto modo di apprezzare nei lavori di Sensini, ossia il senso dell‘umorismo. E tuttavia, il caldo, intenso, duetto di cello e basso di “Divorce Latvian style”, che subito riprende un‘andatura saltellante e sogghignante appoggiandosi anche all‘intervento del clarinetto, introduce un nuovo colore timbrico ammiccante e nitido, così come i pizzicati che fanno da controcanto al clarinetto e al flauto in “The secretary and the entrepreneur”; la precisione delle scansioni ritmiche, basate su tempi semplici in levare, concorre a dare l‘impressione di un giocattolo meccanico dall‘energia motoria fissa, stabile e inesauribile. Un‘ombra di malinconia francesizzante si affaccia nell‘armonica di “New wife, new life” mentre il pianoforte e il vibrafono declamano in solitaria uno dei malinconici temi principali in “Back home”, aprendo un gioco di raddoppi struggente.”Russians, Germans, Partisans” fa il verso, coro e Kokle compresi, a marcette militar-nazionaliste di agevole attribuzione etnica, contrapponendosi idealmente a “Jealousy” e “Helpless creatures”, pagine trasognate, liquescenti. In un‘atmosfera sempre più magica e tintinnante, prosegue il dialogo clarinetto-violoncello in “Forest” sino a che il piano non riprende il tema portante e valzeristico di Anna. Nuovi echi e allusioni russeggianti affiorano in “Partisans” mentre il “Miranda‘s theme” si apre con una cadenza del cello a introdurre una pagina commossa e sentimentalmente melodica. Celesta, piano e cello divagano ad altezze siderali in “Center of the universe” mentre “Son” ha un andamento più severamente monodico, quasi liturgico. Di nuovo l‘ormai familiare valzerino lunare, felliniano in “Signe and Anna”, e di nuovo il recitativo severo del cello in duo col pianoforte, cui si aggiunge poi il clarinetto, nel malinconico “Miranda‘s solstice”, ma non c‘è tempo per intristirsi perché il “Linda‘s theme” evoca quasi “Petruška” di Stravinsky anche nella scelta lucida di un politonalismo spigoloso. Ecco però che “The bride var” torna a raccogliersi intorno al mesto canto del violoncello, prima che “Like a clown” ci trasporti senza mediazioni in un universo circense e  onirico. Il ritmo di valzer viene piegato ad una meditazione ombrosa per cello in “Irbe‘s voices”, così come il piano si lascia andare ad uno “slow” carezzevole in “I hear music”. L’intervento – sin qui raro – dell‘elettronica contribuisce alla rarefazione di “Finale”, prima di lasciare spazio al piano su lunghi pedali del cello che ricordano un pò certi momenti di Teho Teardo. Il conclusivo “Rocks in my pockets” r
    allenta e distilla nel clarinetto il tema portante, in netta dissonanza iniziale con l‘accompagnamento, per lasciarlo poi srotolarsi liberamente nell‘ensemble strumentale in una ricapitolazione finale luminosa e affermativa.
    Partitura preziosa, questa dunque di Sensini, che coniuga una piacevolezza all‘ascolto oggi non comune con un percorso linearmente coerente alla struttura apparentemente contraddittoria del film (un cartoon sulla depressione!), in un risultato tanto straordinariamente maturo quanto sostanzialmente innovativo.

    Rocks in my Pockets - Colonne Sonore