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    Randall Larson review of “Hyde’s Secret Nightmare” OST

    Amazing review, really proud of it !

    You can buy the soundtrack at Kronos Records Website

    or on Itunes in Digital Format

    From the Website buysoundtrax.com

    HYDE’S SECRET NIGHTMARE/Kristian Sensini/Kronos


    Kronos Records  has released a CD of Kristian Sensini’s eloquent orchestral score for this “granguignolesque and erotic” horror reinterpretation of the Dr. Jekyll and Mr. Hyde saga.  The film is from Italian director Domiziano Cristopharo, who first began to recover the tradition of erotic horror in his 2009 film, HOUSE OF FLESH MANNEQUINS, which was also his first collaboration with composer Sensini.  The two worked again on 2010’s THE MUSEUM OF WONDERS; Cristopharo described their collaboration on HYDE’S SECRET NIGHTMARE as their best collaboration to date.   “HYDE’S SECRET NIGHTMARE was something complex to make music for, but I wrote it out of instinct, thanks to the evocative power of the images,” wrote Sensini in a composer’s note in the album booklet.  “From my part, it’s a personal tribute to the many international Masters (Goldsmith, Herrmann, North) and Italian composers (Morricone, Simonetti, Frizzi) who made this genre a great one.”  Sensini created the score in his own studio.  “I didn’t try to imitate a real orchestra through technology,” he said.  “On the contrast, I wanted to use the digital sound palette I had at my disposal in a creative way, in order to recreate a new sound floating above dream, reality, and nightmare.”  Eschewing specific themes, Sensini chose to use a simple three-note descending melody, which is omnipresent throughout the film in a wide number of very different variations.  The score embraces a kind of dark allure, fitting the director’s mix of seduction and suspense, eroticism and alarm.  Its central 3-note phrase reappears throughout like an unwanted evil spirit, emerging from the shadows to evoke the tendrils of its melody or evoked in a passionate pianistic triad with voice and woodwind, such as the dark sensuality of “Love you Madly,” which grows and erupts into an oppressive siren-song of imminent doom, the glint of sharp teeth reflected in its gathered cacophony and wailing melisma.  The score creeps along this way in a variety of guises, from haunting solo piano pieces (“Truth or Dare,” “Mother”) and spooky mélanges of acoustic piano and synthesized ambiance (“Bad Memories,” “Twinge of Love” which also adds a distant operatic voice, Thereminlike, into the mix), to rocking grooves (“Elektro Dark”) and minimalistic progressions of piano and winds (“Beyond the Mirror”).  “Sad-uction” is a particularly striking track: opening quietly with low, pensive piano notes and reverberating scraped piano strings, the main melody is gently played on acoustic guitar while a quiet flute wafts in the background.  The cue grows in emphasis, progressively rising in power, until its formal structure is shed and the cue becomes a frightening array of fragmented shards of its former design, the piano melody transformed into malicious harpsichord notes, the flute piping aimlessly, the 3-note motif erupting in a viciously thrice-segmented declarative grimace, until all dissolves into a rushing spray of eruptive cymbal.   “Death Lover” is a sensuous cue embraced within a rocking electric bass rhythm, progressing into a sturdier mélange of urgently fingered piano arpeggios, very giallo in style.  It’s quite a captivating score with an interesting mixture of styles, each evoking a kind of gloomy longing in which desire seeks constantly to trump caution and danger lurks with each enticing curve of shadow.  The composer’s sure hand keeps the musical momentum from spiraling out of control, and the progressive textures and enigmatic appeal of the sound design is constantly appealing.  Bonus tracks on the album include Sensini’s quite thrilling developing ambiance for the film’s trailer, and two tracks he wrote for Cristopharo’s segment of the subsequent 2011 anthology film, P.O.E. POETRY OF EERIE.

     

    I am quite amazed to read my name near the one of “Johnny” Williams

    hyde review buysoundtrax

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    Colonnesonore.net recensisce “Hyde’s Secret Nightmare”

    Ringrazio Roberto Pugliese e la redazione di Colonne Sonore per la stupenda recensione e l’analisi attenta del mio lavoro.

    Tanta attenzione per una mia creazione vale molto di più di mille premi.

    Il cd può essere acquistato (edizione limitata) presso il sito della Kronos Records http://www.kronosrecords.com/shop/, oppure su Itunes (in formato digitale ovviamente)  https://itunes.apple.com/us/album/hydes-secret-nightmare/id541356836

     

    http://www.colonnesonore.net/recensioni/cinema/2439-hydes-secret-nightmare.html

    Hyde’s Secret Nightmare

    Scritto da Roberto Pugliese  Lunedì 18 Febbraio 2013

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    Kristian Sensini
    Hyde’s Secret Nightmare (Id. – 2011)
    Kronos Records KRONCD011 – Edizione limitata 250 copie
    20 brani + 3 bonus tracks – Durata: 59’14”

    Anche se esibisce titoli anglosassoni, parla inglese e sfoggia nei suoi protagonisti nomi esotici, l’horror indipendente italiano segna una fortissima discontinuità con l’analoga produzione d’oltreoceano e sembra piuttosto avere come modello quella stagione tra gli anni ’60 e ’70 in cui il genere conobbe un autentico rinascimento stilistico grazie soprattutto a Dario Argento, ma visse anche una fase di popolarità molto “pulp” con autori quali Lucio Fulci, Mario Bava, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi, Antonio Margheriti e altri: artigiani – chi più chi meno talentuoso – dello splatter e del gore, immediatamente e imprudentemente assurti al rango di “maestri” da stuoli di fan ma, al di là dei giudizi di valore, in ogni caso fautori di una “laicizzazione” e legittimazione del genere in senso gioiosamente e anarchicamente libertario, senza cascami spiritualistici o misticheggianti, retroterra simbolisti o religiosi, alibi esistenziali o filosofici.

    Un tripudio di sangue, di finzione, di incubi, di suggestioni letterarie e non, di estremismo linguistico e di efferatezze scenografiche che – per una breve stagione – restituirono il genere al suo aspetto ludico, infantile, crudele, senza preoccuparsi troppo né dei “messaggi” né del “buon gusto”.
    Acqua – e sangue – sotto i ponti ne è passata tanta da allora, e da allora l’horror con le sue varianti è divenuto una pratica geneticamente modificata, mutante, estensiva, che ha conosciuto sviluppi imprevedibili sia grazie al progresso delle tecnologie (il digitale) sia a causa dell’irruzione sulla scena di altre “scuole” oltre a quella statunitense, in particolare da Oriente e dalla Spagna. In Italia, come fa osservare spesso Argento, l’horror non si fa per due motivi molto semplici: perché costa, e perché servono idee.
    Al primo problema si può rimediare, al secondo no. Per “idee” ovviamente non s’intende la pretesa d’inventarsi in materia ogni volta qualcosa di nuovo, di inedito, impresa francamente ardua, ma la capacità di innovare con fantasia, coraggio, originalità il linguaggio, i temi, le ossessioni che hanno fatto la storia e la leggenda del genere nel corso di un secolo di cinema. Dall’Estremo Oriente alla Spagna, passando per la Francia e la “scuola” tarantiniana negli States, questa ventata di rinnovamento ha spazzato negli ultimi dieci-quindici anni l’horror & dintorni, spesso e volentieri verso direzioni estreme, ultimative in termini di indipendenza produttiva, radicalità splatter, strategie e tattiche della paura. In Italia, più che nella produzione “mainstream”, ancora vincolata a impossibili eredità argentiane o fulciane, va segnalata la volenterosa ostinazione di alcuni giovani cineasti superindipendenti, spesso autoprodottisi nei propri territori (in particolare tra Veneto e Friuli), che si sono rivolti al genere con sguardo per nulla abbassato riprendendone situazioni e “tòpoi” con veemenza espressiva e dovizia di citazioni, ma facendo spesso tesoro di una politica del “basso costo” che ne ha, non a caso, moltiplicato la fantasia e le risorse narrative.
    Artista multimediale, scenografo, attore, poeta e “performer”, Domiziano Cristopharo è senz’altro una delle rivelazioni più recenti su questo fronte, già premiato e salito alla ribalta di numerosi festival specializzati, divenuto oggetto di culto per i fan grazie ai suoi film “low budget” sanguinosissimi ma estremamente stilizzati, rituali, straripanti sangue e sesso e tuttavia per nulla caratterizzati da quella artificiosa adrenalina di montaggio cui molti neofiti pensano di potersi impunemente rivolgere per cavarsela in ogni situazione… Da parte sua Kristian Sensini, classe 1976, studi classici al Conservatorio di Pesaro, una formazione di pianista e flautista classico e jazz, è sin da The Museum of Wonders (2010) l’alter ego musicale di Cristopharo: con una passione parallela per il jazz, la musica sperimentale e l’elettronica, alle spalle numerosi workshop interdisciplinari con personalità quali Ennio Morricone, Salvatore Sciarrino, Michael Giacchino, Goran Bregovic, Dave Grusin, ed ulteriori studi con Paolo Buonvino, Carlo Siliotto e Carlo Crivelli, Sensini è per sua stessa ammissione un fan dei soundtrack “classici” di Herrmann, Goldsmith e North, ma anche (e segnatamente al genere in questione) di Morricone e dei Goblin, mentre contemporaneamente coltiva una vena laboratoriale e “alternativa” molto in linea con lo stile di Cristopharo, che lo conduce ad un utilizzo del tutto particolare della cosiddetta “tavolozza digitale”, tentando di andare oltre la semplice mimesi dell’orchestra tradizionale e inseguendo invece un suono creativo più eterodosso, che a precisi riferimenti acustici, timbrici e realistici alterna paesaggi sonori onirici, astratti, inafferrabili.
    In questo quadro di riferimento, una nuove versione di quell’autentico ipertesto del gotico e dell’horror che è il racconto di Robert Louis Stevenson “Strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde”, pubblicato la prima volta nel 1886, non può che costituire una sfida temeraria ma entusiasmante sul piano del linguaggio, inserendosi in una filmografia che sull’argomento conta almeno un’ottantina di titoli dai primi del ‘900 a oggi (senza considerare le variazioni, le citazioni, le allusioni, le parodie ecc.ecc.). Oltretutto la sceneggiatura di Cristopharo e Andrea Cavaletto, riproponendo la variante grazie alla quale il dottor Jekyll si trasforma in un Hyde-donna, non fa che riagganciarsi ad un’idea già percorsa nel 1971 da Roy Ward Baker e dallo sceneggiatore Brian Clemens in Dr. Jekyll and Sister Hyde, prodotto in Gran Bretagna dalla leggendaria Hammer, interpretato da Ralph Bates e Martine Beswick con musiche di uno dei grandi specialisti all’epoca sotto contratto per quella casa, David Whitaker.
    In questo caso però Cristopharo, che ha iniziato come aiuto sul set di Umberto Lenzi, “maestro” dello sfruttamento a basso costo di qualsiasi genere (porno, horror, western, poliziesco…), e che dedica esplicitamente il suo film a Joe D’Amato (al secolo Aristide Massaccesi, 1936-1999), indiscusso e oggi idolatrato re del “porno-horror-trash” italiano, non ha esitazioni nel definire il proprio lavoro, anche per spiegarne le comprensibili difficoltà di distribuzione, «un porno-horror estremo e grandguignolesco», nel quale il protagonista di nome Chag
    all (Cristopharo è, come dicevamo, anche artista figurativo) sta cercando un siero contro l’impotenza e nello sperimentarlo si trova trasformato in una bellissima fanciulla ninfomane (la interpreta la pornostar Roberta Gemma), con le conseguenze facilmente immaginabili…
    Negli oscuri e sovente deliranti labirinti dell’erotic-horror di serie B (e lettere anche successive…) sappiamo che il ruolo dei musicisti è spesso stato storicamente decisivo in termini di originalità, innovazione e spesso riscatto qualitativo: si veda, a tale proposito, il recente e imprescindibile libro “Così nuda così violenta” di Alessandro Tordini (Arcana, 2012) di cui ci occupammo qui tempo addietro. Sappiamo anche che la produzione del film si era bizzarramente assicurata per il soundtrack i diritti di alcune partiture di Nino Rota per i film di Fellini!…: con un esito a contrasto che sarebbe forse stato divertente, ma che francamente non sapremmo immaginarci.
    Chiuso nei suoi KeyeStudioS di Porto Potenza Picena, provincia di Macerata, Sensini – che è attivo tra cinema e tv dalla metà degli anni 2000 – ha viceversa provveduto ad una partitura decisamente lussuosa e ambiziosa, molto ispirata agli score anni ’70 del “giallo all’italiana” (Goblin in primis), e decisamente la più elaborata tra quelle sinora prodotte per il cinema di Cristopharo (il cui cantiere, peraltro, è in fervente attività…). Ora, pur rispondendo a verità che Sensini non ha inseguito semplici procedimenti “imitativi” dell’orchestra, non è men vero che l’imponente spessore delle sonorità evocate punta a precisi riferimenti timbrici. Lo schiacciante, perentorio incipit di “Bad dreams”, fondato sull’unico leitmotiv della partitura, una elementare figura discendente di quattro note, evoca tube wagneriane e percussioni violente (usiamo i riferimenti strumentistici per semplicità…), così come “Hyde’s nightmare” sostiene la cantilena iniziale di tipo vibrafonico con un effetto-archi poderoso che sfocia in un tipico stacco rock-sinfonico con tanto di coro. Quanto dire che Sensini si pone come uomo-orchestra (o uomo-synt), non diversamente da quanto fecero a suo tempo John Carpenter o Vangelis, ma alternando percorsi sonori più “tradizionali” e chiaramente debitori ai grandi modelli del soundtrack (da Goldsmith a Goldenthal) a excursus più liberi di sperimentazione (“Bed of horrors”). E qui annotiamo che oltre a indubbi riferimenti al Goblin-sound appaiono anche elaborazioni “astratte”, esplorazioni nei territori dell’avanguardia e della contemporaneità (la ragnatela percussiva che avvolge “Vintage tension”) che sembrano guardare a quanto faceva negli anni ’60 e ’70 Morricone alle prese con film e generi analoghi.
    Pertanto lo score assume tre aspetti fondamentali: uno spiccatamente, aggressivamente e magistralmente “sinfonico” (“Transformation ok” ripropone il leitmotiv principale scandendolo con brutalità su “ottoni” e “timpani”), un secondo politonale e vitreo, molto inquietante e allusivo, intessuto di timbri più morbidi, pianistici, chitarristici o addirittura settecentesci (“Truth or dare”, la spinetta di ”Seduction”), un terzo dichiaratamente proiettato nelle spire dell’avanguardia, atonale o anti-tonale, a tratti addirittura omaggiante i decorsi dodecafonici (il pianoforte iniziale di “Death lover”) e basato sulla commistione di elementi a conflitto e sull’instabilità assoluta degli orizzonti sonori. Se tutto questo può sembrare un lusso, o financo uno spreco, per un film aureolato di “maledettismo” e definito porno-horror dal suo stesso regista, non va dimenticato che analogo discorso fu fatto a suo tempo per i tanti B-movie morriconiani, o i numerosi horror-thriller indipendenti e low budget musicati da Pino Donaggio o – ancora più indietro – per analoghi prodotti a firma di Bernard Herrmann. Parafrasando Pascal verrebbe da dire che “la musica per film conosce ragioni che il cinema non conosce”.
    Fatto sta che l’assetto della partitura di Sensini finisce con assumere un profilo incredibilmente “alto”, complesso e strutturalmente articolato nelle sue diverse componenti: gli accordi pianistici di “Mother” offrono una solennità quasi chiesastica, il techno-rock di “Electro dark” ha una funzione che si direbbe liberatoria, “Twinge of love” si immobilizza in pedali degli archi, rintocchi lontani, dissonanze spettrali e fatate e “Love you madly”, brano altrettanto misterioso e notturno, chiama una “voce” femminile a sfidare percussioni e ottoni gravi mentre “Beyond the mirror” è una mesta ballata pianistica fondata su un bel tema iterato e armonicamente dolcissimo. Molto “morriconiano” nella parte centrale appare “Serial Killer”, laddove quella finale ricorda piuttosto certi effetti alla Marco Beltrami. Se “Love bites” e “Original sin” si muovono ancora nei territori sommessi della suspence lirica, cantilenando fra scampanìi, rintocchi e ricercate indeterminatezze tonali, “Revelation” è ancora un brano molto vintage e debitore a “mastro Ennio”, soprattutto nella sapiente apocalisse rock-sinfonica che ne domina lo sviluppo e nel rallentando carillonistico del finale; e gli “Hyde’s end titles” sfoggiano la ricostruzione di tecniche strumentali dell’avanguardia storica (negli effetti degli archi e delle percussioni) in un tripudio conclusivo di apparentemente caotico, in realtà sorvegliatissimo e catartico, rumorismo.
    I tre bonus tracks di questo pregevole album riguardano innanzitutto il pezzo scritto da Sensini per il trailer del film, e nominato ai “Jerry Goldsmith Awards”, scampolo di rock progressive con batteria, organo e quant’altro serva a ribadire l’omaggio al gruppo di Simonetti, Morante & Co. Gli altri due cut invece provengono da POE Poetry Of Eerie, un film collettivo che tredici giovani registi emergenti e indipendenti italiani hanno realizzato nel 2011 basandosi sulla libera (molto libera…) reinterpretazione di altrettanti racconti di Edgar Allan Poe, quindi ancora una volta avventurandosi con piglio per nulla assoggettato o intimidito su un terreno molto battuto: a questo film tra l’altro è seguito nel 2012 POE Project Of Evil, altro lavoro collettivo di otto cineasti…. Da parte sua Cristopharo si è accostato a “Il giocatore di scacchi di Maelzel”, sorta di racconto-saggio breve che Poe pubblicò nell’aprile del 1836 sulla rivista Southern Literary Messenger e Sensini, che ha scritto la musica insieme ad altri, offre in “Poe short titles” un altro brevissimo, icastico saggio della propria maestria assemblativa, con quarantasette secondi di effetti brucianti e progressione dinamica soffocante. Più sviluppato “Poetry of Eerie”, basato su un incipit ossessivamente ritmato su una nota sola da un basso e una chitarra indie riverberata, sul quale un effetto piano-spinetta manipolati ripropone il semplice (Sensini non si complica la vita con inutili labirintismi leitmotivici) tema di tre note già udito nel fulmineo brano precedente. La ripetizione quasi meccanica di questo schema è assediata da tremoli, vibrazioni, brividi sonori e rimbombi assortiti, finché il tema non viene “abbreviato” e accelerato in coda, spegnendosi sull’inamovibile ritmo di accompagnamento, simile sin dall’inizio ad un battico cardiaco…
    Consapevoli di evocare un luogo comune, saremmo ovviamente incuriositi dall’ascoltare questo dotatissimo compositore in prove di maggior impegno produttivo e dal punto di vista del “testo” filmico, anche per comprenderne meglio la capacità di farsi trasmettitore sonoro delle immagini rimanendo fedele alla propria onnivora curiosità linguistica. Ma la libertà espressiva e comunicativa di cui Sensini, tecnicamente prodigioso, ha qui goduto non gli sarebbe probabilmente altrettanto garantita. Vecchia storia, anche questa, lo sappiamo: da sempre i generi “forti”, anzi fortissimi, e i linguaggi “estremi” stimolano l’autonomia e l’inventiva dei compositori. Quindi per il momento accontentiamoc
    i. Anzi, congratuliamoci con un talento di prim’ordine.

    recensione Hydes colonne sonore

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    “Hyde’s Secret Nightmare” review on Filmscore Monthly

    Avalaible on the January 2013 number of

    image

    Album Review: Hyde’s Secret Nightmare

    Review by Steven A. Kennedy

    KRISTIAN SENSINI   Kronos 011 23 tracks – 59:30

    Domiziano Cristopharo’s new film Hyde’s Secret Nightmare (2011) is a more erotic take on the classic Robert Louis Stevenson Jekyll and Hyde story. The Italian film features both porn and “normal” actors in its cast, and was released on DVD earlier this year in Italy. The score is by Kristian Sensini, who has collaborated with Cristopharo on each of his prior films, including House of Flesh Mannequins (2009).

    Sensini’s effective use of samples gives a fairly accurate representation of an acoustic ensemble. He leans on a short motivic idea that floats through textures in what is often a gothic horror style (“Hyde’s Nightmare”), but also touches on rock, in a mix reminiscent of the work of Goblin.

    “Bed of Horrors” delivers electronic textures and other unusual sounds, with electric guitar thrown in for good measure. In some respects, this score comes across like a blend of the old AIP horror genre with Italian giallo films. There’s even a little techno in “Elektro Dark,” and female vocalise in “Love You Madly.”

    The final two tracks are “bonuses” from the film P.O.E. Poetry of Eerie. Fans of similar fare may enjoy Sensini’s work here. —Steven A. Kennedy

     

    fsmonline

     

    http://filmscoremonthly.com/fsmonline/story.cfm?maID=3979

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    Hyde's Secret Nigtmare OST review

    Here’s a great review published on MUNDO BSO
    http://www.mundobso.com/es/verbandasonora.php?id=13777&fb_source=message

    The cd is avalaible on Itunes
    http://itunes.apple.com/us/album/revelation/id541356836?i=541356957

    and as limited edition on
    http://www.kronosrecords.com/catalogue.html

    In Taxi Driver (76) composer Bernard Herrmann wrote one of the referential scores in the duality Jekyll/Hyde, which is exactly how he saw and applied the music in the character of Travis Bickle, in the form of a constant struggle theme/countertheme that set out who was dominating the character´s mind. In other films, and directly out from Stevenson´s story, the music tended to be more environmental than psychological.

    This soundtrack of the young Italian composer Kristian Sensini is a great surprise in an environment as codified as the current in film music. He does not use the game of dueling theme/countertheme (among other reasons because it worked very well at its time but now it might be too basic, not being he a genius as Bernard Herrmann), but Sensini neither eludes to take to the musical field the war between two warring personalities of one only person. He does this first establishing the environment in which it will be developed the battle: the aged and wistful psychedelia of the glorious years of Giallo, among other styles that he applies for the sorrounding. On respect to the duel, he does not face one theme to another but a group of themes against others. Thus, his music dark, sinister, also perverse serves to expose the evil and the danger in it, while the human side and not demonic is exposed with a music that is fragile and distressed, comparatively weaker. He does it with a calculated imbalance without reference themes that may serve to help the spectators to rationalize the character behaviors and, conversely, creating a very controlled and ordered chaos. Each of his themes is laboriously worked and altogether makes an exemplary soundtrack.

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